Bostrico – Foto Gilles San Martin from Namur, Belgium – Ips typographus galleries – Wikimedia Commons, CC BY-SA 2.0
Nella notte tra il 28 e il 29 ottobre 2018, un ciclone battezzato con il nome di “Vaia” si abbattè con violenza inaudita sul Nord Italia, concentrandosi sulle Alpi del Trentino, del Triveneto, sulle Prealpi e in parte sulla Lombardia orientale. Un evento climatico estremo in grado di lasciare profonde ferite sull’ecosistema alpino, tra raffiche di vento che raggiunsero i 200 km/h e picchi di precipitazioni eccezionali. Impossibile quantificare con precisione i danni inferti a territorio e comunità: si stima che il ciclone abbia causato la distruzione di oltre 14 milioni di alberi e una voragine economica superiore ai 3 miliardi di euro.
A peggiorare un quadro già critico, con legname abbattuto destinato a svalutarsi a livello di mercato e un territorio devastato, si è aggiunto negli anni un nemico silenzioso: il bostrico. Questo piccolo coleottero autoctono, che normalmente contribuisce alla decomposizione delle piante deboli, ha trovato nei milioni di alberi schiantati un habitat ideale. Sostenuto da inverni miti ed estati sempre più lunghe e secche, l’insetto ha iniziato a riprodursi a ritmi vertiginosi (fino a 3-4 generazioni l’anno anziché una), scavando gallerie sotto la corteccia e bloccando la linfa vitale di milioni di piante sane, estendendo in tal modo la devastazione oltre i confini originari della tempesta.
Di fronte a scenari di tale portata è facile cedere allo sconforto. Eppure, i territori colpiti hanno scelto la via della resilienza, trasformando la catastrofe in un’opportunità di crescita e ripensamento ecologico. Nell’arco di 8 anni sono nati numerosi progetti volti a trasformare il territorio colpito da Vaia in un’araba fenice, puntando alla riforestazione attiva, al riciclo del materiale schiantato in un’ottica di economia circolare. In questo solco si va a inserire un nuovo progetto che mira a unire la cura per la terra all’osservazione del cielo.
Dalle ferite di Vaia alla “Foresta delle Stelle”
In Val di Fiemme, una delle aree più colpite dalla tempesta del 2018, ha preso il via il progetto “From wounds to wonder: rebuild, reforest, reconnect”, frutto della collaborazione tra WOWnature di Etifor (spin-off dell’Università di Padova) e la Magnifica Comunità di Fiemme, con il sostegno della Fondazione dei Dipendenti del Gruppo VELUX e di VELUX Italia. Il titolo completo in inglese può sembrare macchinoso: per lasciare intendere il punto di arrivo delle attività che verranno messe in campo, i promotori hanno scelto di sintetizzarlo nel più semplice e poetico progetto della “Foresta delle Stelle”.
L’intervento, i cui lavori sono già iniziati con un completamento previsto per l’autunno del 2027, si sviluppa su una superficie di 10 ettari e prevede un’attenta opera di riforestazione. “Attenta” non è un aggettivo inserito per abbellire l’obiettivo progettuale, ma sottintende un’analisi di chi, dove e come piantare: protagoniste dell’intervento di messa a dimora saranno diverse specie native, per un totale di 15.000 nuovi alberi pronti a crescere in Val di Fiemme. Insieme agli iconici larici e abeti rossi, verranno piantati infatti esemplari di altre specie sia di aghifoglie, come il pino silvestre, sia di latifoglie, come betulla e acero montano. Una metodologia d’intervento che mira a imitare i processi con cui la natura rigenera spontaneamente i boschi, con la finalità di veder crescere una foresta mista e resistente, caratteristica essenziale per far fronte a un futuro all’insegna del cambiamento climatico.
Il piano d’azione comprende inoltre l’accessibilità e il recupero storico del territorio, grazie alla riqualificazione del sentiero E339 — un’ex mulattiera militare che collega la Valmaggiore al Lago di Moregna — migliorandone la sicurezza e la percorribilità tramite la sistemazione del fondo e la realizzazione di canalette e scalini nei punti più scoscesi. Inoltre è prevista la realizzazione di due punti di osservazione del paesaggio, da realizzarsi con il legno recuperato dagli schianti di Vaia.
La luce delle stelle tra le ferite di Vaia
Resta da chiarire il perché della denominazione, alquanto poetica, di “Foresta delle Stelle”, un nome che rimanda al legame profondo tra la terra e il cosmo. La scomparsa di parte della copertura arborea causata da Vaia ha aperto nuove visuali panoramiche verso il cielo notturno. Una ferita per la terra ma anche uno spunto perfetto per costruire un sentiero virtuale e fisico di divulgazione scientifica, un progetto nel progetto che verrà realizzato insieme agli esperti del progetto “Chi ha paura del buio?” e ai professionisti dell’Università di Padova.
Si prevede infatti l’installazione di pannelli informativi dedicati alla crisi climatica e all’astronomia e l’organizzazione di serate di osservazione astronomica guidate. Come sottolineano da Etifor, riprendendo lo spirito dell’iniziativa: “Curare la natura è l’unico modo reale per riconnettersi ad essa”, trasformando la memoria di un disastro in un punto di forza per affrontare con consapevolezza il futuro del nostro Pianeta.
La tempesta Vaia, come evidenziato di recente da Matteo Miluzio, astronomo di “Chi ha paura del buio”, in un reel realizzato in prossimità degli schianti ancora visibili sopra Predazzo, ha rappresentato “un evento meteorologico estremo che è stato amplificato dal riscaldamento globale“, di fatto un assaggio del “possibile futuro che ci aspetta”.
#Adessonews seleziona nella rete articoli di particolare interesse.
Se vuoi leggere l’articolo completo clicca sul seguente link




