Il Comune di Genova presenta nuove opportunità per imprese, commercianti e artigiani in quattro mercati comunali: fino alle 23.59 del 3 ottobre è infatti possibile presentare la domanda per ottenere in concessione un “posteggio” – come tradizionalmente sono definiti in città i banchi – negli spazi di Terralba, Scio, Dinegro e Treponti.
Lo annuncia la sindaca Silvia Salis con un video e viene confermato dall’assessora al Commercio, Tiziana Beghin in conferenza stampa.
«I nostri mercati di quartiere non sono solo luoghi di commercio: sono il cuore della nostra comunità, dove ci si incontra, si fa due chiacchiere e si vive il territorio. Vogliamo che tornino a essere più vivi che mai – dichiara la sindaca di Genova, Silvia Salis – Per questo abbiamo aperto questi bandi con canoni davvero vantaggiosi per l’assegnazione di una quarantina di banchi liberi. C’è spazio davvero per molte idee e progetti imprenditoriali: dalla gastronomia agli alimentari, passando per le prestazioni di servizi, con la possibilità di dare un tocco di modernità in più attraverso la somministrazione. È un’occasione unica per far crescere le attività commerciali, far rinascere i nostri mercati e far vivere i nostri quartieri».
L’obiettivo dell’Amministrazione è favorire l’insediamento di nuove attività, attraverso condizioni economiche particolarmente accessibili e, allo stesso tempo, rilanciare il ruolo dei mercati come presidi commerciali e sociali all’interno dei quartieri.
Posteggi ai mercati: cosa prevede il bando del Comune di Genova
Il bando si rivolge a ditte individuali, micro, piccole, medie imprese in possesso delle forme giuridiche previste, tra cui i consorzi legittimati a esercitare il commercio su area pubblica e società consortili. Sarà possibile insediare diverse tipologie di attività, nel rispetto della normativa comunale di settore:
- vendita di prodotti alimentari, comprese le produzioni a chilometro zero del territorio;
- somministrazione di cibi e bevande
- commercio di prodotti non alimentari
- prestazione di servizi abbinati alla vendita
La concessione temporanea avrà validità fino al 31 dicembre 2032: gli esercenti che beneficeranno di quest’opportunità potranno recedere attraverso la procedura online senza necessità di preavviso, mentre è vietata la cessione del banco a terzi. Una nuova assegnazione dunque dovrà passare attraverso una selezione analoga a quella lanciata in questi giorni.
Tra gli aspetti più appetibili della proposta si trovano di sicuro i canoni determinati sulla base delle tariffe in vigore: si parte di un affitto mensile che va da 40,00€ per i banchi più piccoli (circa 5mq), fino ad arrivare a circa 330,00 € per quelli di maggiori dimensioni, intorno ai 22 metri quadrati.
I posti liberi in questo momento sono 37: più di un terzo a Terralba (13 banchi), poi Dinegro (11) e a seguire il mercato di piazza Scio alla Foce (9) e quello di piazza Treponti a Sampierdarena (4). Per partecipare, si può visitare la pagina dedicata ai quattro avvisi sul sito del Comune di Genova.
Un’opportunità per salvaguardare e rilanciare una dimensione sociale nei quartieri della città…
Secondo l’assessora Beghin, questa proposta vuole essere «un’opportunità concrete a chi desidera avviare o ampliare la propria attività, riducendo uno degli ostacoli principali rappresentato dai costi di uno spazio commerciale. Pensiamo ai giovani imprenditori, agli artigiani che hanno bisogno di una vetrina per i propri prodotti, a chi oggi vende esclusivamente online, ma vorrebbe sperimentare un punto vendita fisico, così come a chi possiede già un’attività e vuole ampliarla senza assumere i costi e i rischi di un secondo negozio. La nostra sfida inizia da questi primi quattro mercati, per estendersi poi a tutti i mercati comunali che hanno stalli liberi».
Il Comune punta quindi a riportare i mercati a essere luoghi vivi, frequentati e riconoscibili, capaci di creare opportunità economiche e nello stesso tempo rafforzare la comunità dei quartieri. «Ogni nuova attività che apre contribuisce a rendere questi spazi più attrattivi, sicuri e vissuti, restituendo ai mercati quella funzione di incontro e socialità che storicamente gli appartiene», continua Beghin. «L’iniziativa punta quindi non solo a favorire nuove occasioni di lavoro e sviluppo economico, ma anche a sostenere un modello di mercato sempre più integrato nella vita quotidiana delle delegazioni: uno spazio dove acquistare prodotti e servizi, ma anche incontrarsi, trascorrere tempo e costruire relazioni».
… o rischio di impresa poco appetibile?
Per quanto l’iniziativa trovi il plauso di Maurizio Caviglia, segretario generale della Camera di Commercio di Genova, che osserva che «questa iniziativa si sposa perfettamente con la campagna di comunicazione #comprasottocasa, voluta dalla Camera e dalle associazioni di categoria del commercio per rilanciare il valore dei negozi e dei mercati di quartiere», il canone molto basso potrebbe però scontrarsi con diverse problematiche di tipo logistico, di concorrenza e di tempi e abitudini che cambiano.
Sui social alcuni utenti hanno infatti osservato che molti dei mercati comunali – compreso quello di Terralba coinvolto nel bando – hanno problemi di aerazione e di gestione delle temperature, un problema che tra l’altro potrebbe compromettere la qualità dei prodotti e di conseguenza le attività.
Inoltre i mercati scontano uno dei problemi principale della città – l’assenza di parcheggi nelle immediate vicinanze. Una questione che fa pendere l’ago della bilancia verso la comodità dei tanti ipermercati e centri commerciali sul territorio, che tra l’altro hanno creato una concorrenza difficile da sostenere per tante piccole attività locali.
Cambiano le abitudini e le necessità, mentre la concorrenza dei centri commerciali fa paura
C’è poi da considerare che gli orari tradizionali del mercato ormai sono poco compatibili con i ritmi di vita. Il mercato era il regno della casalinga che di buon mattino, una volta mandati marito e figli rispettivamente al lavoro e a scuola, poteva dedicarsi alla spesa. Oggi al contrario sono sempre di più le persone sole – a livello nazionale, più di un terzo dei nuclei familiari è composto da una sola persona – e che uno stipendio non è più sufficiente per l’autonomia anche per coppie e famiglie con figli, è sempre più difficile per i giovani e i lavoratori andare al mercato nei giorni feriali in mattinata. Rimane lo zoccolo duro dei pensionati fidelizzati nelle abitudini, certo, ma è una frangia di clientela che a maggior ragione necessita di parcheggi.
Senza elogiare i supermercati aperti fino a mezzanotte, orari che spesso comportano delle turnazioni poco favorevoli ai lavoratori, è evidente che gli orari dei mercati (quasi tutti chiudono all’ora di pranzo) sono poco funzionali ai ritmi della società contemporanea. E c’è poi da considerare un altro aspetto della grande distribuzione: nell’ultimo decennio sono proliferati in ogni quartiere supermercati e ipermercati di varie dimensioni, anche in zone dove il piccolo commercio era già in sofferenza.
Non mancano poi i centri commerciali, a cui si è aggiunta da poco anche la nuova struttura del Waterfront di Levante. La spesa diventa spesso un’incombenza da togliersi durante un giro di svago e divertimento – compreso un pasto nelle tante catene di ristoranti e fast food che pullulano in questi spazi – più che una commissione a cui dedicare una o due ore, cercando i prodotti migliori nei singoli banchi e confrontando i prezzi. Prezzi che, peraltro, la grande distribuzione può permettere di influenzare per attirare più clienti con scoutistiche e promozioni insostenibili per una piccola attività.
Non a caso Cavglia conclude dicendo che Confcommercio: «Guardiamo con particolare attenzione ai mercati minori, ancora poco strutturati: il nostro obiettivo è favorire lì la nascita di consorzi tra gli operatori, per superare la frammentazione delle piccole imprese e permettere quella crescita dimensionale che le rende più competitive».
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