Le norme del RICICLO – PartsWeb


Veicoli progettati massimizzando riutilizzo, riciclaggio e recupero; obiettivi vincolanti per l’uso di materiali riciclati nei nuovi mezzi; divieto di esportazione delle auto non idonee alla circolazione.

Queste, in estrema sintesi, le novità normative approvate dal Parlamento Europeo il 18 giugno scorso, relative al potenziamento dell’economia circolare applicata al settore automotive e, in particolare, all’ambito dei veicoli a fine vita e al loro trattamento a sostegno della sostenibilità.

Dopo il via libera del Parlamento Europeo, che sempre il 18 giugno ha approvato in via definitiva le nuove norme UE, le prossime tappe prevedono che il regolamento sia formalmente approvato dal Consiglio prima di entrare in vigore ed essere applicato 24 mesi dopo.

IL CONTESTO

Le nuove norme per un settore automobilistico più sostenibile hanno origine in un contesto temporale che risale al luglio 2023, quando la Commissione Europea presentò una proposta di legge sui requisiti di circolarità per la progettazione dei veicoli e sul miglioramento della gestione dei mezzi fuori uso, in linea con gli obiettivi del Green Deal e del Piano d’azione per l’economia circolare.

Nel 2023 sono stati prodotti nell’UE 14,8 milioni di veicoli a motore, mentre ne sono stati immatricolati 12,4 milioni. Nel 2022, sulle strade dell’UE circolavano 285,6 milioni di veicoli a motore e ogni anno circa 6,5 milioni
di veicoli raggiungevano la fine del loro ciclo vita (fonte ACEA, 2025).

La direttiva, frutto di un accordo raggiunto dal Parlamento e dal Consiglio alla fine del 2025, è stata approvata a giugno con 437 voti a favore, 112 contrari e 20 astensioni.

PROGETTAZIONE CIRCOLARE E USO DI MATERIALI RICICLATI

Secondo questa disciplina, tutti i nuovi veicoli dovranno essere progettati in modo da consentire la facile rimozione del maggior numero possibile di ricambi e componenti. Entro sei anni, le plastiche utilizzate in ogni nuovo tipo di veicolo dovranno contenere almeno il 15% di prodotto riciclato; entro dieci anni, la percentuale dovrà raggiungere il 25%. Almeno il 20% della plastica riciclata dovrà provenire da materiali recuperati da veicoli fuori uso (ELV) o da ricambi usati (il cosiddetto “circuito chiuso”).

Sulla base di studi di fattibilità, la Commissione potrà inoltre introdurre in futuro target per altri materiali, come acciaio riciclato, alluminio, magnesio e materie prime critiche.

VEICOLI USATI NELL’UE E TRASFERIMENTO DI PROPRIETÀ

In caso di vendita di un veicolo usato, le imprese (e non i privati cittadini) dovranno dimostrare che il veicolo non è
fuori uso o presentare un certificato di revisione valido. Per evitare oneri inutili per i cittadini, nelle transazioni tra privati sarà richiesto uno solo di questi due documenti se il veicolo è stato dichiarato perdita economica totale o se la vendita avviene esclusivamente tramite una piattaforma online.

GESTIONE DEI VEICOLI FUORI USO: MISURE PIÙ RIGOROSE

Tre anni dopo l’entrata in vigore delle nuove norme, sarà introdotto il regime di responsabilità estesa dei
produttori, che dovranno coprire i costi della raccolta e del trattamento dei veicoli fuori uso in qualsiasi parte dell’Unione Europea.

NORME SULL’ESPORTAZIONE DI VEICOLI USATI

Per affrontare il problema dei “veicoli scomparsi” e prevenire trattamenti e smantellamenti illegali, la legge vieta l’esportazione di veicoli dichiarati non idonei alla circolazione.

Questa misura si applicherà cinque anni dopo l’entrata in vigore del regolamento.

I COMMENTI POLITICI

I correlatori Jens Gieseke (PPE, Germania), della Commissione per l’Ambiente, e Paulius Saudargas (PPE, Lituania), della Commissione per il Mercato interno, hanno dichiarato: “Stiamo compiendo passi importanti per sostenere la transizione del settore automobilistico verso un’economia circolare.

Rafforziamo la sicurezza delle risorse, proteggiamo l’ambiente e promuoviamo la sostenibilità. Per evitare di gravare eccessivamente sul settore, le nuove norme introdurranno obiettivi realistici, meno oneri amministrativi e una concorrenza più equa”.

Clepa: automotive, tra lavoro e sostenibilità

Il 17 giugno 2026, in vista dell’importante riunione del Consiglio dell’UE del giorno successivo, CLEPA, Associazione europea dei fornitori automotive, ha ricordato in un comunicato la grande preoccupazione condivisa dagli operatori del settore e cioè il bisogno urgente dell’Europa di contare su un quadro legislativo credibile per incentivare la produzione locale nell’ambito dell’Industrial Accelerator Act.

Mentre i negoziati procedevano, CLEPA ha chiesto al Parlamento Europeo e al Consiglio di confermare la definizione della Commissione di ciò che si qualifica come “veicolo europeo” per proteggere dalla concorrenza sleale la catena del valore industriale, comprese le tecnologie critiche, riducendo la pressione sui posti di lavoro nel settore manifatturiero delocalizzato. Oggi, il 75% dei componenti dei veicoli costruiti in Europa è prodotto localmente (fonte Roland Berger). In sostanza, i componenti dei veicoli rappresentano la quota maggiore di creazione di valore, posti di lavoro e investimenti nell’ecosistema automobilistico europeo. Una metodologia che amplia la base di calcolo: mantenere invariata la soglia significa un incentivo molto minore ad approvvigionarsi e produrre componenti in Europa, portando potenzialmente a una maggiore delocalizzazione della produzione.

L’impatto della disparità di condizioni è già visibile. Le importazioni di componenti automobilistici dalla Cina nell’UE hanno raggiunto gli 8,2 miliardi di euro nel 2025, spostando la bilancia commerciale bilaterale dell’UE in questo settore da un surplus di quasi 7 miliardi di euro a un deficit di 0,7 miliardi di euro in soli cinque anni. La posta in gioco per l’industria europea della fornitura automobilistica è eccezionalmente alta: senza una concorrenza leale, l’UE rischia di perdere fino a 350.000 posti di lavoro entro il 2030 e una parte significativa della sua capacità produttiva, il che ha anche un impatto negativo sulla sua autonomia strategica. Perciò, CLEPA ha chiesto che l’Accordo intergovernativo (AIC) copra il mercato dei componenti automobilistici chiudendo le scappatoie che consentono importazioni extra-UE a basso costo.

Ha inoltre chiesto di calibrare le soglie per gli investimenti diretti esteri nelle catene del valore delle batterie e dei veicoli elettrici, per garantire un’effettiva resilienza della catena di approvvigionamento.

di Manuela Battaglino




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