cosa insegna a chi fa startup


Tre miliardi e duecento milioni di dollari. È quanto avevano raccolto, e in larga parte bruciato, i cinque campioni del vertical farming falliti o ristrutturati tra il 2023 e il 2025: AppHarvest, Bowery, Plenty, Infarm, AeroFarms. Ad agosto 2026 il conto si è allungato: 80 Acres Farms, citata per anni come il modello di chi ce l’avrebbe fatta, ha cessato le attività dopo oltre 350 milioni di dollari raccolti e un round da 115 milioni chiuso appena diciotto mesi prima. Nello stesso 2026, un’azienda che coltiva soltanto fragole ha incassato altri 150 milioni di dollari. Capire perché la stessa tecnologia produca un funerale e un serie C è il modo più rapido per capire dove sta andando l’agricoltura indoor, e cosa dovrebbe guardare chi ci vuole costruire una startup.

La bolla, capitale a buon mercato contro la bolletta elettrica

Il vertical farming, cioè coltivare al chiuso su più livelli sovrapposti, con luce artificiale e senza suolo, è stato il figlio perfetto del decennio a tassi zero. Tra il 2017 e il 2021 la promessa di “coltivare come si programma”, senza pesticidi, senza stagioni e vicino al consumatore, ha attirato SoftBank, Walmart e i fondi sovrani: Plenty ha raccolto 961 milioni di dollari toccando 1,9 miliardi di valutazione, Bowery ha superato i 700 milioni arrivando a 2,3 miliardi. Poi i tassi sono saliti, l’energia pure, e il modello ha mostrato il suo vizio strutturale: la luce artificiale si paga. Uno studio pubblicato su Frontiers in Sustainable Food Systems a luglio 2026 mette i numeri in fila: produrre un chilo di lattuga in vertical farm costa oggi 3,26 euro contro 2,35 in serra, con un consumo di 7,83 kWh per chilo contro 3,81. Sul pomodoro il divario è una voragine: 5,84 euro contro 1,82. Le stime di settore collocano l’energia tra il 30 e il 40 per cento dei costi operativi. Il capitale, che i conti li sa leggere, ha reagito prima dell’opinione pubblica: la categoria dei novel farming system ha perso il 53 per cento degli investimenti già nel 2024 secondo AgFunder, dentro un agrifoodtech complessivo fermo a 16,2 miliardi di dollari nel 2025, e nel 2024 il round più grande dell’intero comparto è stato quello di un produttore di fragole. Il problema del vertical farming non è mai stato coltivare: è sempre stato pagare la bolletta.

La mappa, chi è caduto, chi incassa ancora

La lista dei caduti è una lezione di selezione naturale. AppHarvest (Kentucky – USA), serre high-tech più che vertical farm in senso stretto, è arrivata al Chapter 11 nel luglio 2023 dopo circa 690 milioni raccolti e una quotazione via Spac da 3,7 miliardi. Bowery Farming (New York – USA) ha spento le luci nel novembre 2024, tra domanda insufficiente e patogeni nei sistemi idroponici. Infarm (Berlino – Germania), 604 milioni raccolti, si è ritirata dall’Europa e rivive in Canada in formato ridotto, dopo che gli asset sono stati ricomprati per 40 milioni di euro. Plenty ha depositato il Chapter 11 (la procedura di fallimento negli USA, ndr) nel marzo 2025 ed è riemersa a maggio con un solo prodotto, le fragole, in un solo impianto in Virginia. AeroFarms, uscita da una prima bancarotta nel 2023, a dicembre 2025 ha annunciato la chiusura e il licenziamento di tutti i 173 dipendenti, salvo retromarcia una settimana dopo grazie a finanza d’emergenza: sopravvive, ma “esplora alternative strategiche”. E ad agosto 2026 è toccato a 80 Acres Farms (Ohio – USA), trascinando con sé Soli Organic, con cui si era fusa nel 2025.

Chi incassa ancora ha tre tratti in comune: prodotto premium, capitale non venture, energia trattata come vincolo di progetto. Oishii (New Jersey – USA) coltiva fragole da 10 dollari a confezione e a maggio 2026 ha chiuso la prima tranche di un serie C da 150 milioni di dollari guidata da Sparx con Nomura, Misumi e Mizuho: capitale industriale e bancario giapponese, non fondi growth americani. GoodLeaf Farms (Canada) ha raccolto 52 milioni di dollari canadesi a novembre 2025 con dentro Farm Credit Canada, il credito agrario pubblico. GrowUp Farms (Regno Unito) ha co-localizzato la farm nel Kent con un impianto a biogas, comprandosi energia a costo controllato. Jungle (Francia) dichiara profittabilità sul suo impianto e contratti con la grande distribuzione, dato aziendale da prendere come tale. Smallhold (New York – USA), funghi specialty, è passata per il Chapter 11 nel 2024 ed è riemersa con un modello opposto a quello che l’aveva affossata: niente farm proprie, una rete di produttori partner, asset leggeri. Intelligent Growth Solutions (Scozia) ha smesso di coltivare: vende tecnologia a chi lo fa, il classico modello di chi vende pale ai cercatori d’oro. La svedese Swegreen ha ridotto la scala fino a farla sparire: micro-farm dentro i supermercati, dove il chilometro zero non è uno slogan ma una corsia. E i più profittevoli del comparto, Gotham Greens e Little Leaf Farms, vertical farm non sono: sono serre idroponiche, che la luce se la fanno dare gratis dal sole.

Il lato oscuro della sopravvivenza

Il primo rischio è leggere i sopravvissuti come prova che il modello funziona. La verità è più stretta: funzionano poche nicchie premium, e le nicchie per definizione non assorbono miliardi. Le fragole di Oishii reggono margini da profumeria; l’insalata, che era la promessa di massa del settore, l’hanno vinta le serre. Il secondo rischio riguarda chi c’è dentro adesso: il capitale ha cambiato natura. Via i fondi venture, dentro infrastruttura e corporate: Swiss Life che prende il controllo della piattaforma di Planet Farms, i giapponesi in Oishii, il credito pubblico in GoodLeaf. Capitale più paziente, ma che pretende flussi da infrastruttura, non multipli da software: per i fondatori significa diluizione e perdita di controllo. Il terzo rischio è tecnologico: la bolletta non è stata domata, è stata aggirata scegliendo colture che la ripagano. Lo stesso studio di Frontiers stima che con l’efficienza luminosa di prossima generazione il costo della lattuga potrebbe scendere a 1,67 euro al chilo: se accadrà, sarà la fotonica a salvare il settore, non il marketing. Chi lavora sul problema alla radice, dall’ottimizzazione degli spettri alla genetica per ambienti chiusi, sta facendo il lavoro vero.

Dove si può costruire, se si vuole

L’Italia ha attraversato la bolla con prudenza da secondo arrivato, e per una volta è stato un vantaggio. Planet Farms ha portato la piattaforma in una joint venture con Swiss Life Asset Managers che mette a disposizione fino a 125 milioni di euro per nuove farm in Europa: il fondo prende la quota di controllo, l’azienda resta socio di minoranza e partner tecnico. È il segnale più chiaro della nuova fase: il vertical farming come asset class infrastrutturale, non come startup. Agricola Moderna ha inaugurato ad Agnadello un impianto che punta a 2 milioni di chili l’anno per la grande distribuzione lombarda, mentre su Zero e sul distretto di Capriolo mancano riscontri pubblici recenti, e già questo è un’informazione. Per chi vuole entrare oggi, le porte sensate sono tre, tutte condizionate. La componentistica e il software di controllo climatico, vendendo a chi coltiva invece di coltivare, a condizione di agganciare i player europei ora che ricostruiscono le filiere. Le colture premium con marca italiana, bacche e aromatiche in testa, a condizione di avere la distribuzione prima dell’impianto. E il recupero degli asset in dismissione, capannoni attrezzati che si comprano a sconto, a condizione di avere un conto energetico firmato prima del rogito. Il campo, anche quando è indoor, continua a non mentire: adesso pretende che i conti tornino prima della luce accesa.

Nota per il lettore: l’autore collabora con fondi di investimento attivi nell’ambito agritech, che potrebbero aver sostenuto o sostenere in futuro alcune delle startup menzionate. L’articolo riflette unicamente opinioni personali a fini divulgativi. (foto di Petr su Unsplash)

Riferimenti

AgFunderNews, “Indoor ag heavyweight 80 Acres Farms to cease operations”, 3 agosto 2026: https://agfundernews.com/indoor-ag-heavyweight-80-acres-farms-to-cease-operations

AgFunderNews, “Progress report: where are vertical farming’s biggest leafy green growers now”, 13 febbraio 2025: https://agfundernews.com/progress-report-where-are-vertical-farmings-biggest-leafy-green-growers-now

TechCrunch, “Bowery Farming is ceasing operations”, 4 novembre 2024: https://techcrunch.com/2024/11/04/bowery-farming-is-ceasing-operations/

PR Newswire, “Plenty completes restructuring, emerges from Chapter 11”, 29 maggio 2025: https://www.prnewswire.com/news-releases/plenty-completes-restructuring-emerges-from-chapter-11-302468944.html

PR Newswire, “Oishii announces first closing of $150M in Series C financing”, 13 maggio 2026: https://www.prnewswire.com/news-releases/oishii-announces-first-closing-of-150m-in-series-c-financing-as-it-scales-its-indoor-smart-farm-model-302770199.html

Frontiers in Sustainable Food Systems, studio sui costi di produzione vertical farm vs serra, 8 luglio 2026: https://www.frontiersin.org/journals/sustainable-food-systems/articles/10.3389/fsufs.2026.1833809/full

Swiss Life Asset Managers, comunicato sulla joint venture con Planet Farms, 30 aprile 2025: https://ch.swisslife-am.com/en/home/media/news/switzerland/institutional/2025/0430-joint-venture-planet-farms.html

Cardinal News, “AeroFarms to close Danville-Pittsylvania location”, 16 dicembre 2025: https://cardinalnews.org/2025/12/16/aerofarms-to-close-danville-pittsylvania-location-all-173-employees-will-be-terminated-friday/

Newswire.ca, “GoodLeaf Farms raises $52 million”, novembre 2025: https://www.newswire.ca/news-releases/goodleaf-farms-raises-52-million-for-canadian-capacity-expansion-and-new-agricultural-centre-of-excellence-842679269.html

FruitbookMagazine, “Cresce Agricola Moderna: nuova vertical farm ad Agnadello”, dicembre 2024: https://www.fruitbookmagazine.it/cresce-agricola-moderna-nuova-vertical-farm-ad-agnadello-cr-nel-2025/

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