Pensionati in Sicilia perché il Ragusano può battere Bari


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“Altro che Canarie o Portogallo. La città italiana dove trascorrere la pensione potrebbe essere Bari”. Lo sostiene un articolo pubblicato il 23 agosto da Grazia, che riprende a sua volta l’interesse di alcuni media francesi per il capoluogo pugliese. Mare, clima mite, servizi e un costo della vita ancora inferiore a quello delle grandi città italiane. Con una pensione di 1.200 euro al mese si potrebbe tentare, anche se facendo bene i conti: una stima citata dallo stesso articolo porta infatti a circa 1.360 euro mensili la spesa di un single che vive in affitto.
E allora viene spontanea una domanda: perché non il ragusano? Non necessariamente Ragusa città. L’intera provincia offre combinazioni molto diverse tra loro: il capoluogo per chi vuole avere i principali servizi a portata di mano; Modica e Scicli per chi cerca centri storici vissuti tutto l’anno; Pozzallo, Marina di Ragusa, Scoglitti e la fascia di Santa Croce per chi mette il mare al primo posto; Comiso e Vittoria per chi guarda soprattutto al costo della casa; Chiaramonte Gulfi, Giarratana e Monterosso Almo per chi preferisce la dimensione del piccolo centro.

Il primo vantaggio si vede proprio nel mercato immobiliare. E qui il confronto con Bari, indicata come possibile città ideale per i pensionati, è piuttosto eloquente.
A luglio 2026, secondo i dati di Idealista, una casa in vendita a Ragusa città veniva offerta mediamente a 1.142 euro al metro quadrato, contro i 2.180 euro di Bari. Significa che, facendo una semplice proiezione sui valori medi richiesti, un appartamento di 70 metri quadrati avrebbe un valore di circa 80 mila euro a Ragusa e oltre 152 mila a Bari. Praticamente il doppio.
La distanza è ancora più evidente se si guarda all’intero territorio. La media della provincia di Ragusa è di 991 euro al metro quadrato, contro 1.683 euro nella provincia di Bari. Nel ragusano, inoltre, si passa dai 529 euro al metro quadrato di Comiso ai 600 di Chiaramonte Gulfi, dagli 814 di Vittoria agli 851 di Modica. Più costose, come prevedibile, le località maggiormente legate al mare e al turismo: Pozzallo arriva a 1.389 euro al metro quadrato, mentre Marina di Ragusa rappresenta un mercato a sé, con valori molto più elevati, ben oltre i 3000 euro al metro quadrato.

Il divario riguarda anche gli affitti. Sempre a luglio, a Ragusa città il prezzo medio richiesto era di 6,3 euro al metro quadrato al mese, contro 12,5 euro a Bari. Per un appartamento di 70 metri quadrati significa, in teoria, circa 440 euro mensili a Ragusa contro 875 a Bari. Anche considerando l’intera provincia, il vantaggio resta evidente: 6,7 euro al metro quadrato nel Ragusano contro 10,9 nella provincia barese.
Sono prezzi richiesti, naturalmente, non quelli definitivi delle compravendite o dei contratti di locazione. Ma la differenza è abbastanza ampia da incidere profondamente sul bilancio di un pensionato. Una pensione da 1.200 o 1.500 euro al mese assume un peso molto diverso se per l’abitazione si spendono 400-500 euro invece di 800-900.

Da quest’anno c’è anche un’altra novità. La legge di Stabilità della Regione siciliana ha introdotto un incentivo per chi trasferisce la residenza dall’estero in Sicilia tra il primo gennaio 2026 e il 31 dicembre 2028 e stabilisce nell’Isola il proprio domicilio fiscale. Tra i beneficiari possono esserci anche i pensionati, purché percepiscano redditi tassabili in Italia. Entro dodici mesi dal trasferimento occorre acquistare un immobile in Sicilia oppure effettuare gli interventi edilizi ammessi su un immobile già posseduto. Il meccanismo è significativo: per tre annualità la Regione riconosce un contributo pari al 50 per cento dell’Irpef dovuta e integralmente versata, entro il limite massimo di 100 mila euro l’anno. Nei comuni con meno di 5 mila abitanti la percentuale può salire al 60 per cento. Residenza, domicilio fiscale e proprietà dell’immobile devono essere mantenuti fino al 31 dicembre del secondo anno successivo a quello del trasferimento.

Nel ragusano significa soprattutto Giarratana e Monterosso Almo, gli unici due comuni sotto i 5 mila abitanti: secondo i dati Istat disponibili al primo gennaio 2026 contano rispettivamente circa 3 mila e 2.700 residenti. La misura è ormai entrata nella fase operativa. La Regione ha pubblicato il 12 agosto le modalità per ottenere il beneficio e, per chi ha trasferito la residenza nel corso del 2026, le prime domande potranno essere presentate dal primo settembre al 31 dicembre 2027, dopo la dichiarazione dei redditi relativa al 2026.

Non è l’unico incentivo. Esiste già un regime nazionale destinato ai pensionati che percepiscono una pensione erogata da un soggetto estero e trasferiscono la propria residenza fiscale nel Mezzogiorno. Dal 7 aprile 2026 la soglia demografica prevista dall’articolo 24-ter del Tuir è salita a 30 mila abitanti: chi possiede i requisiti può optare per un’imposta sostitutiva del 7 per cento sui redditi prodotti all’estero.
Nel territorio ibleo, sulla base delle attuali consistenze demografiche, sotto quella soglia si trovano Scicli, Pozzallo, Ispica, Santa Croce Camerina, Acate, Chiaramonte Gulfi, Giarratana e Monterosso Almo. Comiso resta appena fuori: i dati disponibili al primo gennaio 2026 indicano 30.437 residenti. Ragusa, Modica e Vittoria sono invece largamente sopra il limite. Per l’applicazione concreta dell’agevolazione conta comunque il dato Istat previsto dalla normativa fiscale per l’anno di riferimento.
Attenzione però a non sommare vantaggi che la legge non permette di sommare. Il contributo siciliano del 50 o 60 per cento non è cumulabile con altre agevolazioni fiscali statali o regionali previste per attrarre nuovi residenti. Per un pensionato che arriva dall’estero la convenienza tra il regime nazionale al 7 per cento e quello regionale va quindi valutata caso per caso. Sulla carta, dunque, il ragusano qualche carta da giocare ce l’ha: abitazioni ancora acquistabili con cifre che altrove consentono appena di pagare l’anticipo di un mutuo, mare, clima mite, centri di dimensioni contenute e adesso anche una normativa che cerca esplicitamente di attirare nuovi residenti.

Ma sarebbe troppo facile fermarsi qui. Con l’avanzare dell’età contano sempre di più sanità, assistenza domiciliare, trasporto pubblico e possibilità di raggiungere rapidamente strutture specialistiche. Ed è proprio qui che il territorio mostra le sue debolezze. Nell’indagine 2026 del Sole 24 Ore sulla qualità della vita degli anziani, Ragusa si colloca nella fascia intermedia della graduatoria nazionale e presenta criticità soprattutto nell’assistenza domiciliare. L’indice considera venti parametri, dai medici specialisti ai servizi sociali, dai posti nelle Rsa ai trasporti per anziani e disabili.
C’è poi il problema dei collegamenti. Vivere nel ragusano senza automobile non è semplice. L’aeroporto di Comiso rappresenta una risorsa, ma non offre la rete di collegamenti di Bari o Catania. Anche la ferrovia continua a essere un punto debole. Per un pensionato autosufficiente tutto questo può rappresentare un disagio gestibile, per un anziano solo o con frequenti necessità sanitarie può diventare decisivo.

È qui che dovrebbe cominciare una politica territoriale. Perché attirare pensionati dall’Italia o dall’estero non significa semplicemente vendere qualche abitazione vuota. Significa portare residenti che consumano dodici mesi l’anno, frequentano negozi, ristoranti, farmacie e servizi, acquistano o ristrutturano immobili e possono contribuire a mantenere vivi soprattutto i piccoli comuni.
Giarratana e Monterosso Almo, in particolare, potrebbero perfino presentarsi come territori pilota: case a prezzi contenuti, dimensione di paese e incentivo regionale maggiorato. Ma per trasformare una legge fiscale in una politica contro lo spopolamento occorrerebbe organizzare ciò che viene dopo il trasferimento: assistenza, mobilità, sanità di prossimità, servizi quotidiani e iniziative per favorire l’inserimento di chi arriva.
Comunque, per molti aspetti siamo già competitivi.

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