la sfida per le Politiche 2027 parte dalla Puglia


Non le avevano viste arrivare, a destra e sinistra, le due underdog che hanno rotto il tetto di cristallo della politica italiana: Giorgia Meloni ed Elly Schlein, e il lessico da titolo e reel dell’una o dell’altra quasi non fa differenza quando c’è da rivendicare un percorso, un traguardo, una certa capacità di resistere e abbattere barriere di genere o generazionali. Tratti comuni. Ora, in attesa delle elezioni politiche senza data e senza certezze, è tempo per entrambe di mettersi una medaglia al collo, provvisoria, virtuale, forse illusoria, ma pur sempre medaglia: due record di longevità e caparbietà, due diversi racconti che finiscono per intrecciarsi. Anche perché calendari, record e mappe, tutto alla fine porta in Puglia. La premier, venerdì 4, festeggerà a Bari sventolando la bandiera del governo più longevo della storia repubblicana, per quella data saranno 1.413 giorni e allora via alla kermesse oceanica al porto barese, tra orgoglio, un pizzico di sollievo e lo start ufficiale alla lunga, lunghissima campagna elettorale verso le Politiche. Dall’altra parte, Schlein sbarcherà in Puglia 48 ore dopo, domenica 6, indossando la corona di leader Pd più duraturo di sempre: i 1.261 giorni sono stati scollinati già lunedì, e però niente convention celebrative o chissà cos’altro, la segretaria chiuderà la Festa regionale dell’Unità a Martina Franca, tappa del tour settembrino tra i gazebo e le piazze di partito. Un botta e risposta a distanza – fisica e temporale – ravvicinata. Un antipasto del 2027, chissà, e la Puglia torna palcoscenico e fulcro della politica nazionale: si riparte da qui. A margine, per gli appassionati del genere: quanto a durata, Meloni e Schlein hanno sorpassato in volata due grossi calibri come Silvio Berlusconi e Pierluigi Bersani.

I due record

Due record, traiettorie che si intersecano. Giorgia ed Elly polisportive, in atmosfera da Giochi del Mediterraneo: un po’ maratonete e un po’ sprinter, e un domani – forse – pronte magari a incrociare le sciabole da schermitrici sulla pedana delle Politiche. Del resto, è cosa nota il rispetto reciproco tra le due regine della politica italiana: un implicito, tacito e però continuo riconoscersi, scegliersi, legittimarsi. Campionesse di longevità e tenuta nonostante le non poche insidie interne ed esterne, per niente disinnescate: due record, dopo aver rilanciato i rispettivi campi, ma quante incognite. Meloni alle prese col congegno a orologeria della nuova legge elettorale, con le bizze degli alleati che scalciano e inciampano nei sondaggi, con la pancia del Paese che si può ribellare da un momento all’altro, con il rebus Vannacci che da destra-destra e fuori dal perimetro della coalizione divora consensi, e poi con i tanti dossier di governo, dalle impennate dei carburanti al posizionamento internazionale del Paese. La leadership è però incrollabile, e chi la tocca. Schlein, la “testardamente unitaria” Elly, si cruccia per la tenuta del campo largo, forse larghissimo, ma ancora teorico e precario: c’è un problema di scansione di tempi, passaggi e merito delle questioni, tra confini della coalizione, programma, primarie sì, no e come. È la solita corrida a sinistra, e insomma non è proprio detto che sarà la longeva segretaria a guidare il centrosinistra alle Politiche, anche perché Giuseppe Conte affila le armi e quando può (cioè spesso) fa partire bordate che terremotano il campo largo, e poi qui e lì non manca chi evoca un “papa o papessa stranieri” per guidare il gruppone al voto, fino a ipotizzare di correre alle Politiche senza un capofila dichiarato. 

Corsi e ricorsi storici (pugliesi) per Meloni

Meloni e Schlein, tra corsi e ricorsi storici pugliesi, e molte sotto-trame. La premier ha ancora l’amaro in bocca dopo l’ultima sortita in Puglia: una settimana fa, Taranto, cerimonia inaugurale dei Giochi allo stadio Iacovone e pioggia di fischi in un paio di passaggi e addebitati al caos Ilva. Spiazzata e desiderosa di riscatto e fiducia: a Bari l’attenderanno in oltre 4mila, stavolta pronti a spellarsi le mani. Il filo tra la premier e la Puglia è d’acciaio, da tempo: il buen retiro estivo in Valle d’Itria, anche quest’anno, il G7 del 2024 a Borgo Egnazia, i saldi legami con il gruppo dirigente pugliese di centrodestra a cominciare da due “colossi” come Raffaele Fitto e Alfredo Mantovano. La scelta di soffiare le candeline del governo più duraturo di sempre a Bari, lanciare ufficialmente la sfida delle Politiche e stringere i bulloni di partito e coalizione dal capoluogo pugliese, non è banale o casuale: ha in sé una doppia chiave di lettura strategica. La prima: la partita elettorale del 2027 si giocherà e deciderà in larga parte al Sud, area del Paese spesso volubile alle urne, e che risente più di altre dei contraccolpi di crisi economiche e congiunture. La seconda chiave: il messaggio è anche interno, scossa a parlamentari, peones, alleati, aspiranti deputati e senatori. Del tipo: ora c’è da trottare, e non ci saranno sconti e indulgenza nella composizione delle liste elettorali. In ottica pugliese, la kermesse sarà pure l’occasione di misurarsi per maggiorenti e capibastone regionali. Sul palco a Bari dovrebbero affacciarsi altri big, programma in evoluzione: l’intervista a Fitto, vicepresidente esecutivo della Commissione europea; e poi i due vicepremier e alleati Antonio Tajani e Matteo Salvini, provando a superare le tensioni su politica estera, tassazione degli extraprofitti, ultime misure di legislatura, legge elettorale a rischio franchi tiratori.

…e per Schlein

Anche per Schlein c’è una certa ricorsività pugliese. Un anno fa, la chiusura (a Bisceglie) della Festa dell’Unità fu una specie di psicodramma: la telenovela della candidatura a governatore di Antonio Decaro, il tira-e-molla fino all’ultimo minuto tra paletti e timori, l’annuncio e il volto terreo dell’ex sindaco barese. Fu una delle prove più dure per la giovane leader. Che, ora, sarà a Martina con altri grattacapi: la coalizione comincia a essere una maionese impazzita, le distanze sui temi di merito si misurano a vista (esempio: il sostegno all’Ucraina) e le primarie vacillano pericolosamente. La linea Schlein è chiara: prima la piattaforma programmatica, poi si pensa alla leadership e a come selezionarla. Reggerà? Intanto, la segretaria ha riposizionato l’agenda, più spostata sui temi dell’economia reale dopo aver ricostruito l’identità di partito: salari, bollette, energia, carburanti, sanità. Marcandosi stretta con lo sfuggente Conte. Un approccio che, domenica 6, Schlein enfatizzerà proprio dalla Puglia, dove governa un centrosinistra pragmatico e di battaglia. Almeno per i governi territoriali, rimane, questa, una regione roccaforte del centrosinistra. Ma attenzione, anche qui il terreno resta scivoloso per Schlein: i cinque stelle al Sud conservano la cassaforte dei consensi, in Puglia Conte gioca molto di sponda con Decaro, e lo stesso governatore è una “mina vagante” per certi versi temuta dalla segretaria. Decaro è lì, sornione, in un angolo: osserva silenzioso gli eventi, e spesso il suo nome riaffiora nelle short list di possibili federatori del campo largo, di certo giocherà un ruolo non solo pugliese quantomeno nella composizione delle liste. Saranno mesi di passione, da destra a sinistra. E l’avvio è proprio, a giorni, dalla Puglia.
 




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