Dopo la prima notte in cella il gioielliere riceve a Bollate la visita del vicepremier («con lui un lungo abbraccio, è sereno») e di Maschio (FdI): «Subito modifiche nel decreto Sicurezza. Non è accettabile che chi subisce un danno perché stupra o rapina possa essere risarcito»
I cancelli del carcere di Bollate si sono aperti ieri per Mario Roggero: per il gioielliere di 72 anni, condannato in via definitiva a 14 anni e 9 mesi per aver ucciso nel 2021 due rapinatori e ferito un terzo, quel suono metallico delle porte blindate che si sono chiuse alla sue spalle segna l’inizio di un percorso detentivo che, dal legale ai politici che si sono dichiarati solidali con lui, in moltissimi si augurano possa essere riveduto e corretto con una formula meno drammatica.
Caso Roggero, il figlio di Torregiani scrive a Mattarella col cuore in mano
E a proposito di violenza tragica, le parole più forti e cariche di verità arrivano in queste ore anche da chi i segni di quella violenza brutale li porta ancora addosso. È Alberto Torregiani, figlio del gioielliere Pierluigi ucciso nel 1979 dai terroristi dei Pac dopo aver reagito a una rapina, che firma una drammatica lettera aperta al Capo dello Stato che tocca cuore e memoria. «Torno a ricordare mio padre, anche lui gioielliere, anche lui con la pistola, anche lui con il disagio dentro le ossa per quel pensiero ossessivo: “Mai premere il grilletto”. Anche lui, come molti altri, subì furti e rapine e l’ultima, quella finita nelle cronache, portò alla sua esecuzione su un marciapiede»…
«La grazia è passo di umanità, difendere un cittadino onesto è un dovere civico»
È con queste parole che Torregiani si unisce al coro di chi chiede la grazia per il commerciante di Grinzane Cavour. Un appello intimo, quello di Torreggiani, che tocca le corde del vissuto personale dello stesso Mattarella, invitato a guardare oltre le logiche asettiche dei codici. «Un “polverone dal sapore “politico” – scrive ancora – si è alzato in nome di Roggero, con una semplice richiesta: grazia per un uomo che nei suoi 72 anni, mai ha superato la linea della illegalità». E aggiunge: «Io, che di quella vendetta porto ancora le cicatrici, mi aggrego alla voce popolare e chiedo al nostro presidente Mattarella di pensare a quel giorno, quando stringendo tra le braccia il fratello morente, il pensiero di rabbia, odio, vendetta, schiacciava un cuore pieno di lacrime».
Per Torregiani, allora, concedere la grazia a Roggero sarebbe «un passo di umanità, di cuore, di buon senso civico». Perché il vero dovere dello Stato deve essere quello di «difendere il cittadino onesto, affermando che chi si macchia di illegalità non può ripararsi dietro lo scudo dei diritti, che dovrebbe essere solo per gli onesti»…
Salvini in visita a Bollate a Roggero: «Con lui un lungo abbraccio, è sereno»
Ma non è tutto. Oggi, infatti, mentre continua a incassare appelli e messaggi di solidarietà, Roggero trascorsa la prima notte in cella ha ricevuto la sua prima visita in carcere dal vicepremier Matteo Salvini, che commentando l’incontro con il 72enne ha raccontando di un lungo e caloroso abbraccio col gioielliere, di cui ha riferito il messaggio destinato ai familiari: «Mario sta bene e ci tiene a farlo sapere ai familiari e agli italiani che gli sono vicino. Ovviamente la prima notte in carcere di un uomo che per 72 anni ha lavorato, per un marito, un padre, un nonno di otto nipoti, non è semplicissima. Però abbiamo parlato più di un’ora di tutto… di quello che è successo, di quello che speriamo succeda da qui ai prossimi mesi, di libri, di cucina, e di una struttura all’avanguardia come quella di Bollate, dove chiunque può rimettersi in gioco».
Il vicepremier: «Sarei orgoglioso di poterlo candidare»
Non solo. Perché se la cronaca in tempo reale registra calma e pazienza come parole d’ordine, sugli scenari futuri il leader del Carroccio si dimostra più possibilista e ottimista: «Come Lega stiamo esaminando tutti i profili legali e se sia possibile candidare Mario Roggero come rappresentante degli italiani che lavorano, che vengono aggrediti e che si difendono. Io sarei orgoglioso di poterlo candidare», ha affermato Salvini all’uscita dal penitenziario milanese, lanciando un sasso nello stagno, e, soprattutto, smorzando a stretto giro le fiammanti polemiche sulla richiesta di clemenza sollevate dalle opposizioni.
Salvini su Roggero: «La grazia? Nessuna pressione sul Colle: Mattarella sceglierà liberamente»
«La moglie ha chiesto la grazia e ha fatto bene. E io sono convinto che possa essere presa in considerazione liberamente, nei tempi e nei modi che vorrà, dal presidente della Repubblica, che è l’unico che può decidere modi, tempi e contenuti». Sottolineando poi: «Noi non facciamo pressione su nessuno, non ci sono attacchi nei confronti di nessuno, c’è la convinzione che ci sia in carcere un uomo che ha lavorato una vita e che non può essere giudicato per quelle frazioni di secondo durante le quali può essere che abbia ecceduto, però né lui né io auguriamo al peggior nemico di trovarsi con pistole o coltelli puntati e mogli e figli aggrediti per l’ennesima volta»…
Da Maschio (FdI) in visita a Roggero, la solidarietà personale e del partito al gioielliere
Non solo Salvini. Anche il presidente della Commissione Giustizia della Camera, Ciro Maschio (FdI), ha visitato Roggero esprimendo la massima vicinanza sua e del partito. Parole, quelle dell’esponente di Fratelli d’Italia, che ribadiscono quanto rilevato anche da molti altri, per ultimo il ministro leghista appunto. «Questa mattina sono stato in visita alla casa di reclusione di Bollate a Milano come presidente della Commissione Giustizia della Camera. Con l’occasione ho avuto modo di incontrare Mario Roggero e di esprimergli la solidarietà umana e personale. Posso dire di averlo visto bene, su di morale e trattato bene, in una struttura che è tra quelle eccellenti del sistema penitenziario italiano».
«Ora modificare la normativa sulla legittima difesa»
Osservando subito dopo: «Roggero è una persona perbene, che si è trovato in una situazione drammatica. Facile giudicare da fuori, a tavolino… Ma come avrebbe reagito in quegli istanti chiunque si fosse trovato realmente nella stessa situazione, vedendo minacciati di morte oltre a se stesso, i propri familiari?». Sottolineando quindi in un passaggio successivo: «Non tocca a me e non sono qui a fare le valutazioni sulle sentenze, su un caso complesso. Saranno i suoi legali a valutare se ci sono le condizioni per fare ricorso alla Corte Europea quando sarà pubblicata la motivazione della Sentenza di Cassazione. E non tocca a noi valutare la richiesta di grazia, che ha presentato la moglie, e che compete esclusivamente al Presidente della Repubblica».
Il dado giudiziario al momento è tratto. Sul futuro iter parlamentare connesso al caso però c’è ancora margine di manovra. Stando sempre alle parole di Maschio, del resto, «in attesa dei tempi e degli esiti dell’istruttoria sulla grazia, che è un tema complesso. Considerata anche l’età e le caratteristiche di Mario Roggero, auspichiamo si possano applicare presto misure alternative alla detenzione in carcere e possa uscire e stare con la sua famiglia».
«Non è accettabile che chi subisce un danno perché stupra o rapina possa essere risarcito»
Aggiungendo in calce: «Quello che, invece, possiamo fare è modificare la normativa sulla legittima difesa. Ad esempio, non è accettabile che chi subisce un danno perché stupra o rapina possa essere risarcito. Stiamo cambiando questa norma con il nuovo decreto Sicurezza. E quello che possiamo fare è continuare a far sentire a Mario Roggero la solidarietà nostra, assieme a quella di milioni di cittadini. Anche sostenendo la raccolta firme per lui», ha concluso Maschio».
«Stiamo cambiando questa norma con il nuovo decreto Sicurezza»
Dal canto suo, infine, il legale del gioielliere, Stefano Marcolini, ha confermato la tenuta psicologica del suo assistito, asserendo con serenità che «il signor Roggero paradossalmente posso dire che sta bene, e sta prendendo lentamente consapevolezza di tutte le restrizioni che comporta il trovarsi in carcere». L’avvocato ha infine chiarito la strategia difensiva, che punta sulla sospensione della pena presentata al Tribunale di Sorveglianza di Torino e sull’istruttoria al Quirinale: «La domanda di grazia è una prospettiva interessante, ma anche quella è di medio termine».
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Ginevra Sorrentino
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