Sinner e Zverev si sono affrontati quattordici volte, ma mai sull’erba. Domenica pomeriggio, sul Centre Court, arriva il quindicesimo capitolo, e questa volta la superficie è quella che dovrebbe avvicinare i due giocatori più di ogni altra. Sull’erba il servizio pesa, gli scambi si accorciano, chi batte forte comanda. Zverev batte forte. Eppure i numeri raccontano una storia che va nella direzione opposta a quella che la superficie suggerirebbe.
Partiamo dai fatti. Sinner ha vinto nove sfide consecutive contro il tedesco, l’ultimo successo di Zverev risale agli US Open 2023. Nel conto complessivo il numero 1 conduce 10-4. Si sono già trovati di fronte in una finale Slam, agli Australian Open 2025, e finì 6-3 7-6 6-3 senza che il match desse mai l’impressione di poter cambiare padrone. Domenica cambia la superficie, non cambiano i protagonisti né, con ogni probabilità, la gerarchia.
La semifinale che ha rimesso tutto a posto
Per due settimane su Sinner erano rimaste appese le domande nate dal Roland Garros e alimentate dalle prime partite londinesi. Cinque set all’esordio con Kecmanovic, prestazioni sottotono con Borges e Struff, la sensazione di un giocatore che rispondeva mezzo tempo in ritardo rispetto ai suoi standard. Poi è arrivato Djokovic e la versione arrugginita è sparita. Un triplo 6-4 in poco più di due ore, 16 ace, zero doppi falli, l’88% di punti vinti con la prima, 40 vincenti a fronte di appena 15 errori gratuiti. Una sola palla break concessa in tre set, per giunta annullata, al miglior ribattitore che questo sport abbia prodotto. Lo stesso Djokovic, nel dopo partita, ha ammesso di essere stato «uno o forse due livelli» sotto, senza margine per fare qualcosa di diverso in campo.
È il servizio la chiave di lettura di quella prestazione, ed è il servizio la chiave di lettura della finale. Contro Djokovic la battuta di Sinner è diventata un rebus impossibile da decifrare persino per chi in risposta ha costruito una carriera. Prima imprevedibile, seconda profonda e carica di rotazione, pochissimi doppi falli, terzo colpo sempre aggressivo. Chi rispondeva corto si ritrovava immediatamente sulla difensiva. Questa è la fotografia che Zverev deve tenere a mente.
Arriva uno Zverev diverso
Sarebbe un errore liquidare il tedesco come l’ennesima vittima designata. A Parigi, un mese fa, ha finalmente conquistato il primo Slam della carriera battendo Cobolli in finale, e quel titolo lo ha cambiato. A Wimbledon non era mai andato oltre gli ottavi: quest’anno è in finale, primo tedesco da Boris Becker a spingersi fino all’ultimo atto sull’erba di Church Road. Il percorso dice molto: in semifinale ha spazzato via la favola di Arthur Fery con un 7-6(0) 6-2 6-4, ma soprattutto ai quarti ha demolito Taylor Fritz per 6-4 6-4 6-2, uno dei servizi più temibili del circuito sull’erba e avversario contro cui il tedesco aveva un pesante passivo. Contro Fery ha chiuso con 44 vincenti e l’82% di punti vinti con la seconda di servizio.
Il dritto è il colpo che ha cambiato la sua stagione. Zverev lo ha ripetuto per mesi: sta cercando di prendere l’iniziativa, di giocare più aggressivo, e quando quel colpo gira si sente un giocatore difficile da battere. Quando non gira, diventa vulnerabile. È qui che si gioca la finale.
Dove si decide la partita
Il campo di battaglia sarà la diagonale di rovescio. Contro Djokovic, Sinner ha preso il comando dello scambio proprio da quel lato, mandando fuori giri uno che quel colpo lo ha sempre considerato il gioiello della propria corona. Zverev ha un rovescio solido ma non è lì che fa male: il suo tennis vive del dritto a sventaglio e delle accelerazioni lungolinea a inizio scambio, gli stessi colpi con cui ha smontato Fritz e Fery. Il piano del tedesco è chiaro: servire per tenere corti gli scambi, aprirsi il campo col dritto, evitare le maratone da fondo dove Sinner sposta la palla da una parte all’altra con una profondità che pochi reggono.
Il problema è che sull’erba, dove la risposta diventa il colpo che separa i grandissimi dagli ottimi, Sinner è semplicemente più forte in ricezione. E le condizioni previste per domenica, con caldo e umidità bassa, producono punti brevi che teoricamente favoriscono i grandi battitori, quindi Zverev, ma tolgono anche quella componente di logoramento fisico che in passato aveva messo in difficoltà il numero 1. Su una superficie veloce, con la palla che schizza, il servizio di Sinner diventa un’arma pari a quella del tedesco. E a quel punto la differenza la fa tutto il resto.
Il pronostico di Bottadiculo: Sinner in quattro set
I principali operatori quotano il successo di Sinner tra 1,18 e 1,22, quello di Zverev tra 4,25 e 5,00. Numeri che dicono l’ovvio: il campione in carica parte nettissimo favorito, forte di nove vittorie di fila e di una semifinale che ha ricordato a tutti di che pasta è fatto quando alza il livello. Ma il secco 1,18 non ha valore, e chi cerca un pronostico che regga alla prova del campo, come quelli che costruiamo giornalmente su Bottadiculo.it, deve guardare oltre il nome del favorito e ragionare sul come.
La lettura è questa. Il tedesco sta servendo come raramente in carriera, arriva senza il peso dell’eterno secondo che per anni lo ha bloccato, e sull’erba il suo servizio può regalargli almeno un set, con ogni probabilità un tie-break vinto sfruttando i turni di battuta. Difficile immaginare che vada giù senza portare a casa un parziale. La previsione è Sinner in quattro set: il numero 1 chiude la pratica perché è più completo, più solido in risposta e mentalmente padrone di un confronto che domina da tre anni, ma Zverev fa la sua parte e strappa un set. Il risultato esatto 3-1, in lavagna intorno a 3,40, racconta questa finale meglio del favorito annunciato. Se domenica finisce come dicono i numeri, un italiano difenderà il titolo di Wimbledon per la seconda volta di fila: nella storia del torneo ci sono riusciti in nove, Sinner sarebbe il decimo.
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Federico Militello
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