#Finsubito news – Lemanik: vendite su AI? Ecco perchè guardare a chip e data center


Ogni rivoluzione tecnologica ha bisogno di qualcuno che fornisca gli attrezzi, e Lemanik Sim cerca proprio lì le occasioni nell’intelligenza artificiale. Marco Sagramoso, amministratore delegato della boutique indipendente, interpreta le recenti vendite sul comparto come una compressione dei multipli che rende interessanti i produttori di semiconduttori, reti e infrastrutture per i data center.

Nell’intervista a Borsa&Finanza il manager indica nei neocloud più indebitati il segmento più vulnerabile della filiera e misura il peso delle prossime scadenze elettorali tra Stati Uniti ed Europa. Per proteggere i portafogli dalla volatilità, Lemanik si affida alla gestione attiva e a due fondi di punta.

 

In questo articolo:

 

  • La lezione delle pale e dei picconi
  • Neocloud, l’anello più fragile secondo Lemanik
  • Le urne dettano il ritmo
  • Lo scudo attivo di Lemanik
  • Quando la filosofia diventa prodotto

 

La lezione delle pale e dei picconi

Dopo il forte rialzo dei titoli legati all’intelligenza artificiale, le vendite più recenti hanno riaperto il dibattito sui ritorni degli investimenti nel settore. Lemanik Sim legge la fase come un riassestamento dei prezzi. “A nostro giudizio, prevale una correzione delle valutazioni, accompagnata da una maggiore attenzione ai ritorni degli investimenti”, afferma Sagramoso. Secondo l’amministratore delegato, le vendite “hanno determinato una compressione dei multipli, creando opportunità interessanti nelle società che continuano a mostrare una crescita degli utili molto sostenuta“.

Le vendite che hanno colpito il comparto si traducono, per Lemanik, in un invito a tornare sul mercato con attenzione. “Riteniamo quindi che gli attuali livelli offrano un’occasione per acquistare selettivamente tecnologia“, prosegue il manager, che spiega di guardare alla catena dell’intelligenza artificiale con un approccio ben preciso. “Privilegiamo l’approccio che gli americani chiamano picks and shovels”, racconta Sagramoso, e cioè scegliere di “investire nei fornitori delle pale e dei picconi necessari allo sviluppo dell’intelligenza artificiale: semiconduttori, reti e infrastrutture per i data center”.

Il motivo, secondo il manager, è che si tratta di “società che beneficiano direttamente degli investimenti dei grandi operatori tecnologici”. Il criterio con cui Lemanik sceglie al loro interno passa dai conti delle aziende. “La selezione resta fondamentale”, sottolinea Sagramoso. “Cerchiamo vantaggi competitivi solidi e capacità di trasformare la crescita dei ricavi in utili e cassa”.

Neocloud, l’anello più fragile secondo Lemanik

Molti osservatori parlano di sovrainvestimento in data center, chip ed energia, e questo porta l’analisi sui punti più esposti della catena. Per Sagramoso il segmento più vulnerabile è quello dei cosiddetti “neocloud”, gli operatori che forniscono capacità di calcolo specializzata per l’intelligenza artificiale, soprattutto quelli più indebitati.

“Queste società stanno investendo somme ingenti, e in genere non dispongono della stessa solidità finanziaria e della diversificazione dei ricavi di gruppi come Microsoft, Amazon, Alphabet e Meta”, osserva il manager. Nel caso di una domanda inferiore alle attese, spiega, “potrebbero trovarsi con infrastrutture sottoutilizzate, prezzi sotto pressione e debiti da finanziare”.

Per questo Lemanik controlla ogni giorno i credit default swap. “Monitoriamo quotidianamente i Cds disponibili, ossia il costo della protezione contro il mancato rimborso del debito: sono un termometro della percezione del rischio di credito”, precisa Sagramoso. Le conseguenze di una frenata andrebbero oltre i neocloud: “Un eventuale ridimensionamento degli investimenti si trasmetterebbe anche ai fornitori di infrastrutture, rendendo ancora più importante distinguere tra le singole società”.

Le urne dettano il ritmo

Oltre ai conti delle aziende, a muovere i mercati nei prossimi mesi saranno anche le urne, dalle elezioni di metà mandato negli Stati Uniti agli appuntamenti elettorali europei del 2027. “Ci aspettiamo possibili fasi di volatilità in prossimità del voto“, dice Sagramoso, ricordando che negli Stati Uniti il periodo successivo alle elezioni di metà mandato “è stato storicamente favorevole al mercato azionario, anche grazie alla riduzione dell’incertezza politica”.

Il possibile esito delle elezioni di metà mandato porta il manager a guardare ai margini d’azione di Donald Trump. “Se Trump dovesse perdere il controllo di una o di entrambe le Camere, incontrerebbe maggiori ostacoli nell’attuazione dell’agenda interna”, spiega. “In politica estera conserverebbe invece ampi margini d’azione: non ci aspettiamo quindi che un Congresso diviso determini, da solo, un cambiamento radicale della linea americana“.

In Europa l’attenzione di Lemanik va alla tenuta dei governi davanti ai nodi strutturali, “a partire dal costo dell’energia, che pesa sulla competitività delle imprese”. Il passaggio più delicato riguarda Roma e Parigi. “Per Italia e Francia, il rischio maggiore sarebbe l’affermazione di forze radicali con programmi capaci di compromettere la credibilità dei conti pubblici o i rapporti con le istituzioni europee”, afferma l’amministratore delegato. Secondo Sagramoso, al contrario, “maggioranze moderate, stabili e con programmi economici credibili sarebbero accolte favorevolmente dai mercati”.

Lo scudo attivo di Lemanik

Per proteggere un portafoglio in questa fase, Lemanik sceglie di non ampliare la gamma. “In scenari come quello attuale, puntiamo meno su nuovi prodotti e più sull’informazione erogata ai clienti ad opera dei nostri gestori”, spiega Sagramoso. “La nostra filosofia è avere pochi prodotti ma molto validi, che possano funzionare in diversi contesti di mercato”. Lemanik Sim si presenta come una boutique indipendente con un numero limitato di prodotti costruiti su strategie precise, e lascia agli investitori le decisioni di allocazione: “L’asset allocation la fanno i nostri clienti investitori“.

Per Sagramoso tutto si riassume in due parole, “gestione attiva”, che nell’incertezza attuale «recupera il suo valore e ritorna ad essere “attrattiva”. Il primo banco di prova è il mercato obbligazionario, entrato secondo il manager in una nuova fase di volatilità. A spingerla sono i timori sull’inflazione, il rialzo dei rendimenti e la pressione sui titoli di Stato dell’Eurozona, in particolare in Francia, dove si ipotizzano meccanismi d’intervento per evitare un effetto contagio. Nel segmento high yield, intanto, gli spread si sono allargati dopo una fase di forte compressione. “Esistono opportunità in quanto i rendimenti nominali e reali si sono riportati su livelli che non si vedevano da anni”, sottolinea Sagramoso.

Sagramoso ritiene che la gestione attiva faccia la differenza anche rispetto a fondi passivi ed Etf. Questi strumenti replicano indici costruiti in base alla dimensione del debito degli emittenti, e per questo sono costretti ad aumentarne il peso quando gli stessi “constituents” continuano a emettere debito, «”ndipendentemente dal merito di credito reale”.

Spostandosi sull’azionario, il manager descrive un mercato che mostra “un’apparente stabilità ma con segni di nervosismo”. Lo dimostra il mese di ottobre, che si è aperto con forti ribassi, trainati soprattutto dai titoli bancari. Gli indici hanno poi recuperato fino ad avvicinarsi ai livelli di inizio mese. “Anche nel mondo azionario è fondamentale avere una selezione dei titoli, una rotazione dei settori che permetta di costruire portafogli resilienti agli attuali periodi d’incertezza”, conclude Sagramoso.

Quando la filosofia diventa prodotto

La filosofia della boutique prende forma in due prodotti che Sagramoso considera i più rappresentativi della casa. “Ritengo che i nostri due fondi flagship, Lemanik Active Short Term Credit e Lemanik High Growth, interpretino al meglio quanto ho cercato di spiegare”, dice Sagramoso. Lemanik Active Short Term Credit è un portafoglio obbligazionario a cortissima scadenza, con una vita media residua sempre inferiore ai 12 mesi e un rischio duration che il manager definisce “bassissimo”.

Il fondo è molto diversificato e granulare, con 260 emissioni di 229 emittenti. Sagramoso lo descrive come “poco correlato al mercato, con un rendimento medio molto appetibile in termini assoluti e relativi associato a un rischio molto limitato”. La gestione ha un nuovo assetto con l’ingresso di Emanuele Gerletti e Francesco Vicino, entrambi con “una pluriennale esperienza nella gestione obbligazionaria di breve termine e un solido track record nell’ambito delle strategie d’investimento”.

Lemanik High Growth investe invece nell’azionario italiano con un portafoglio molto concentrato, costruito con un’analisi dal basso dei singoli titoli. Il fondo nasce, nelle parole del manager, “con la precisa volontà di discostarsi significativamente dal benchmark di riferimento”.


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