All’Assemblea pubblica di Confindustria Dispositivi Medici, il presidente denuncia un conto stimato di 12,5 miliardi di euro per le imprese tra il 2019 e il 2029 e chiede una soluzione strutturale entro il 31 dicembre. Nel mirino la Manovra 2027, che lascia invariato il meccanismo di ripiano e aumenta il tetto di spesa di appena 0,1 punti percentuali. L’appello al Parlamento: correggere le misure che rischiano di compromettere investimenti, occupazione e continuità delle forniture
Un conto da 12,5 miliardi di euro per le imprese nell’arco di dieci anni, un meccanismo di ripiano della spesa che continua a generare incertezza e un sistema di finanziamento che, secondo l’industria, non tiene conto dei reali fabbisogni del Servizio sanitario nazionale. È un giudizio fortemente critico quello espresso da Fabio Faltoni, presidente di Confindustria Dispositivi Medici, sulla Legge di Bilancio 2027, al centro dell’Assemblea pubblica “Il MedTech per la salute e l’economia dell’Italia”, che si è svolta il 3 novembre a Roma alla presenza di rappresentanti del Governo, del Parlamento, delle Regioni e delle istituzioni europee.
Il nodo principale resta il payback sui dispositivi medici, che la Manovra lascia sostanzialmente invariato, rendendo esigibili in tempi ravvicinati somme che le imprese considerano insostenibili. Una scelta che, secondo Confindustria Dispositivi Medici, rischia di compromettere investimenti, occupazione, capacità produttiva e continuità delle forniture sanitarie, colpendo in particolare le piccole e medie imprese.
Da qui l’appello al Governo e al Parlamento affinché intervengano sulla Manovra, individuando entro il 31 dicembre 2026 una soluzione strutturale per superare il meccanismo.
“Non è troppo tardi per trovare dei correttivi alla manovra che lavorino per lo sviluppo del sistema Paese: finanziare adeguatamente il pilastro tecnologico del SSN e consentire alle imprese che lo forniscono di operare in un quadro economico e normativo coerenti con le prospettive di crescita. La manovra dovrebbe dare una visione strategica di lungo periodo per la sanità e per l’industria del Paese. Ad oggi, con la Legge di Bilancio il Governo lascia intatto il meccanismo del payback, ma rende esigibili in tempi brevissimi somme insostenibili per le imprese. Si tratta di un peso insormontabile, che mette a rischio investimenti, occupazione, capacità produttiva e, in molti casi, la sopravvivenza stessa delle aziende. Dopo aver inserito il settore tra le cinque filiere strategiche per il Paese, il Governo compie una brusca e dolorosa inversione di rotta”.
Payback, 12,5 miliardi di euro il conto stimato per le imprese
La dimensione economica del problema emerge dalle stime presentate da Confindustria Dispositivi Medici. Il conto complessivo del payback per le aziende, nel periodo 2019-2029, ammonterebbe a 12,5 miliardi di euro, con un impatto medio indicato in circa 1,5 miliardi l’anno.
Al centro delle contestazioni anche la destinazione degli 1,4 miliardi di euro previsti dall’intervento statale, che secondo l’Associazione non rappresentano un sostegno alle imprese, ma risorse finalizzate a ripianare i bilanci regionali.
“Presentare l’intervento dello Stato di 1,4 miliardi come un contributo alle aziende – ha dichiarato il Presidente Faltoni – è fuorviante: questa somma è destinata a ripianare le finanze regionali e copre meno di un terzo dei 4 miliardi di payback nel solo periodo 2019-2023. Secondo le nostre stime, il conto complessivo per le aziende è di 12,5 miliardi di euro dal 2019 al 2029 e non aver toccato il meccanismo vuol dire accetterare che questo continui a generare sforamenti da parte delle Regioni che poi le imprese dovranno ripagare. In media si tratta di 1,5 miliardi di euro ogni anno. Come se non bastasse, la prima rata, relativa al 2019, dovrà essere versata entro il 30 luglio 2027”.
Una prospettiva che, secondo la Federazione, impone di affrontare il problema non attraverso interventi temporanei, ma con una revisione complessiva del sistema.
“È inaccettabile – ha continuato il Presidente Faltoni – la scelta di lasciare invariato il payback. Non resteremo in silenzio: chiediamo al Parlamento di modificare profondamente la manovra e stralciare le misure che colpiscono le imprese. Rivolgiamo un appello al Governo affinché si trovi entro il 31 dicembre 2026 una soluzione strutturale, che superi definitivamente il meccanismo del payback. C’è ancora il tempo per correggere la rotta e dare al settore un quadro sostenibile e certo, nell’interesse delle imprese e della tenuta del Servizio sanitario nazionale”.
Tetti di spesa e sforamenti regionali: le criticità del sistema
Il superamento del payback rappresenta la prima delle quattro priorità indicate da Confindustria Dispositivi Medici durante l’Assemblea. Le altre riguardano la definizione di tetti di spesa coerenti con i fabbisogni reali, la tutela e l’incentivazione dell’innovazione e la costruzione di una politica industriale per il MedTech.
Nel dettaglio, la Legge di Bilancio prevede dal 2027 un incremento del tetto di spesa per i dispositivi medici di appena 0,1 punti percentuali, portandolo al 4,7%. Una misura giudicata insufficiente dall’Associazione, perché non interviene sulle cause strutturali degli sforamenti.
“Il payback non ha raggiunto nemmeno il suo obiettivo originario: non ha controllato la spesa, ma ha generato e continuerà a generare incertezza, contenziosi e rischi per la continuità delle forniture, colpendo soprattutto le PMI, che sono l’ossatura del settore”, ha sottolineato Faltoni.
Secondo i dati riportati da Confindustria Dispositivi Medici, dal 2019 al 2025 nessuna Regione è riuscita a rispettare il tetto di spesa previsto per i dispositivi medici. Nel solo 2025, inoltre, 14 Regioni avrebbero superato il limite di oltre il 50%.
Una situazione che, nella valutazione dell’industria, dimostra l’inadeguatezza dell’attuale sistema di programmazione della spesa e trasferisce sulle imprese le conseguenze degli scostamenti regionali.
“Più di un’impresa su due ha aumentato il proprio indebitamento. Non è più sostenibile chiedere alle imprese di farsi carico retroattivamente degli sforamenti. Ci aspettiamo dal Governo un percorso concreto di uscita dal meccanismo”, ha detto Faltoni.
Una nuova governance della spesa basata su dati, HTA e valore
Accanto alla richiesta di superamento del payback, Confindustria Dispositivi Medici propone un cambiamento nel modello di governance della spesa sanitaria, fondato su dati, evidenze scientifiche e bisogni di salute.
L’obiettivo è superare una logica centrata sui tetti di spesa e sui ripiani a posteriori, per orientare la programmazione degli investimenti verso una valutazione più complessiva del contributo delle tecnologie sanitarie.
In questa prospettiva, un ruolo centrale viene attribuito all’Health Technology Assessment (HTA), all’integrazione delle informazioni disponibili e alla misurazione dei risultati prodotti dalle tecnologie nella pratica clinica.
Secondo l’Associazione, questi strumenti possono consentire una programmazione più coerente con le necessità del Servizio sanitario nazionale, favorendo scelte di acquisto orientate al valore e una maggiore capacità di valutare l’impatto degli investimenti sull’assistenza.
Politica industriale e innovazione: la sfida per il MedTech
Il confronto sul payback si inserisce in una riflessione più ampia sul ruolo strategico dell’industria dei dispositivi medici per il sistema sanitario e per l’economia italiana.
Per Confindustria Dispositivi Medici, il superamento delle criticità del sistema di finanziamento deve accompagnarsi alla definizione di una politica industriale nazionale ed europea capace di sostenere ricerca, produzione, trasformazione digitale e competitività.
La piena attuazione degli investimenti del PNRR rappresenta, in questa prospettiva, un’opportunità per rendere strutturali nuovi servizi e modelli di assistenza. Ma per valorizzarne il potenziale occorrono, secondo l’Associazione, incentivi stabili alla ricerca e sviluppo, misure di sostegno agli investimenti e un contesto regolatorio più semplice e prevedibile.
La posta in gioco riguarda un settore che, secondo i dati della Federazione, genera un mercato complessivo di quasi 18,1 miliardi di euro tra export e mercato interno, comprende 4.618 aziende e occupa 133.627 addetti. Un tessuto produttivo nel quale convivono grandi gruppi internazionali e piccole imprese altamente specializzate.
Dal 2024 Confindustria Dispositivi Medici ha inoltre avviato, a partire dal paradigma One Health, un percorso di trasformazione sui temi ambientali, sociali e di governance (ESG), con l’obiettivo di accompagnare l’evoluzione del settore.
È in questo quadro che si colloca l’appello lanciato da Faltoni all’Assemblea: superare un meccanismo considerato non più sostenibile e costruire condizioni economiche e normative capaci di sostenere contemporaneamente l’innovazione, la competitività industriale e la tenuta del Servizio sanitario nazionale
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