E venne il giorno del consiglio comunale sia sul bilancio consolidato 2025, che come da “tradizione” dell’amministrazione Murone giunge in ritardo rispetto al termine previsto (non senza grosse conseguenze data l’attuale situazione in via Perugini che non è florida per sottoscrivere nuovi contratti di dipendenti), che sulla presentazione del piano di riequilibrio che sposta il termine per ripianare il disavanzo dal 2043 attualmente vigente al 2036 (anche se in questi mesi più di un esponente politico ha ignorato che un disavanzo da ripianare esisteva già, pianificato, e non si tratti di dati nuovi).
Nel video qui proposto Alessandro Giordano, il professionista cui anche il Comune di Lamezia Terme si è affidato come consulente tecnico, spiega come una volta deliberata in consiglio comunale l’adesione al piano di riequilibrio (atto avvenuto a luglio nella sala Luisi) non si possa più tornare indietro (pena dissesto, o in alcuni casi scioglimento del consiglio comunale), il che stride con appelli dell’ex sindaco o esponenti di maggioranza/minoranza che invitavano ad un non voto (in alcuni casi evocando restrizioni che arriverebbero proprio non approvando il piano o con la bocciatura dello stesso da parte della Corte dei Conti, con comunque il paradosso di un dissesto di un Comune che non ha abbastanza parametri deficitari per doverlo dichiarare).
Un claim a livello nazionale è “ce lo chiede l’Europa” per spiegare il rigore finanziario, in salsa lametina potrebbe diventare “ce lo chiede la Corte dei Conti”, che nel giro di un anno e mezzo ha portato già variazioni in più sedute di due bilanci e “molta confusione sul fronte occidentale”.
Bilancio consolidato 2025 limitato ad una partecipata chiuso con 1,3 milioni di euro in positivo
Il primo dei 20 punti all’ordine del giorno è però il bilancio consolidato 2025, atto che mette a confronto il rendiconto del bilancio comunale relativo allo scorso anno con il bilancio delle due principali partecipate lametine, anche se per questa versione si tiene conto solo della Lamezia Multiservizi non avendo la LameziaEuropa approvato il proprio bilancio ancora. Nonostante la morbosa attenzione degli organi di indirizzo politico, Sacal non è della partita al pari di Sorical, non rientrando nei criteri previsti dalla norma per raffrontare i bilanci (rimane però l’obbligo di accantonare un fondo per eventuali perdite delle partecipare da ripianare in funzione della percentuale di azioni e quote).
Fila liscia la relazione dell’assessore Nardo, spiegando che la conciliazione delle partite di crediti/debiti tra Comune e società in house già accoglie quanto richiesto dai revisori dei conti nel parere sul piano di riequilibrio. Qualche consigliere comunale si accorge a novembre che già era noto a luglio quali fossero i risultati delle società partecipate sebbene non si fosse proferito verbo a riguardo in aula, in votazione si registrano 2 contrari (Villella, Cristiano), 13 favorevoli (maggioranza), 7 astenuti (minoranza).
Due punti successivi su variazioni di bilancio in merito ad applicazioni di avanzo di amministrazione relativamente a fondi vincolati, e nuovi finanziamenti arrivati (lavori alla caserma dei carabinieri in aeroporto, riqualificazione di locali della polizia locale in Comune): 15 favorevoli alla destra della presidenza, 7 astenuti alla sinistra.
Quarto punto che guarda al bilancio di previsione 2027/209 con il piano delle alienazioni e valorizzazioni dei beni immobili comunali, con stime presunte per eventuali vendite all’asta che non andranno più a coprire quote di disavanzo ma invece a sostenere spese di manutenzione straordinaria. Dalla minoranza si scopre che gli ex villaggi agricoli, passati dal demanio al Comune nel 2017, sono in procinto di essere ceduti regolarizzando le posizioni degli inquilini come previsto già negli anni precedenti e non solo nel 2026. Punto che passa con l’aula divisa tra 11 favorevoli (maggioranza) e 9 contrari (minoranza e Futuro Nazionale).
Si passa poi al main event, ovvero il piano di riequilibrio. Il dibattito parte dalla genesi di quanto emerso nel rendiconto 2025 volendo accogliere le richieste della Corte dei Conti, le posizioni divergenti politiche anche di chi ha scoperto dopo essere eletto che c’era un disavanzo però noto, il tema presentato come “dissesto che non c’è, ma potrebbe esserci che non si sa mai”, il fondo di rotazione cui non si può aderire perché non ci sono i decreti attuativi nazionali sebbene invocato.
Nel 2026 la quota di ripiano sarà di 3 milioni, dai successivi anni fino al 2036 saranno circa 5 milioni annui, con quindi ogni bilancio che avrà parte vincolata e accantonata da prevedere come avvenuto fino ad oggi. Nulla di nuovo, se non le cifre, a cambiare sono i vincoli che tornano quelli rispettati durante i due mandati di amministrazione Mascaro.
In via pregiudiziale si contesta l’ammissione di una pratica all’ordine del giorno che la conferenza dei capigruppo ha stilato, poiché arrivata in aula su proposta dell’assessore passando non dalla deliberazione di giunta ma dalla discussione in seconda commissione. Il sindaco dichiara che c’è un verbale di giunta ma non una delibera, i consiglieri si interrogano sulla validità, il segretario generale da via libera citando l’articolo 27 dello statuto ed una mozione votata poco prima dalla maggioranza che dava un correttivo formale alla forma di presentazione.
L’assessore Nardo viene così chiamata a riepilogare perché si sia effettuata la scelta di un aggiornamento del piano di riequilibrio partendo dal rendiconto 2025, precisando che non si sia in condizioni tali per dichiarare il dissesto e che la durata di 10 anni sia quella proposta dalle tabelle nazionali. Come di consueto da un lato ci dovranno essere correttivi su alcune spese, dall’altro miglioramento della riscossione dei tributi rispolverando l’esternalizzazione dell’ambito coattivo (attualmente intorno ad un ventesimo di incasso di quanto previsto). Eventuali aggiornamenti normativi nazionali potranno poi dall’anno prossimo poter far valutare se chiedere di anticipare la chiusura del piano nel caso il disavanzo sia ricalcolato in netta diminuzione (in Calabria più del 70% dei Comuni è alle prese con dissesto o predissesto).
Seguono le letture politiche, che fanno finta che a luglio 2025 non ci fosse già un piano di riequilibrio in corso e che determinati dati siano stati discussi a luglio 2026, ma in via Perugini si ammette chiaramente che in consiglio comunale si ragiona così da parte di alcuni consiglieri, anche leggendo interventi scritti fuori dall’aula non per necessità ma per volontà di occupare ogni secondo concesso dal microfono acceso. Il fatto che neanche tra consiglieri comunali si presti attenzione è la cartina tornasole della situazione.
Si ci trascina così fino alle 16:22 per iniziare a votare, con esito alle 16:55 che vede 14 favorevoli (maggioranza) e 10 contrari (minoranza, Futuro Nazionale e Nicotera).
Subito dopo si passa così alla variazione di bilancio 2026 collegata al piano di riequilibrio, aumentando da 1,7 milioni a circa 3 milioni la quota di disavanzo da ripianare, aumentando i vari fondi ed accantonamenti. Anche in questo 14 favorevoli e 10 contrari.
Superata l’approvazione di 10 debiti fuori bilancio, con anche richieste di rifarsi su enti terzi in alcuni casi che hanno portato a sentenze esecutive nel caso in cui si potesse, si apre la finestra sulle mozioni politiche intorno alle 18.
Vescio dal Pd vede riconosciuta l’intenzione di intervenire su strade e spazi pubblici, con il sindaco a chiarire che nei limiti delle disponibilità economiche primi interventi siano previsti come quello sul ponte di Sant’Antonio. Dalla stessa consigliera anche la richiesta di intercedere con Sorical per migliorare il sistema idrico lametino, con il primo cittadino a garantire che già ci sia un canale aperto di dialogo con Arrical.
Nicotera chiede la soppressione dello staff del sindaco, attualmente composto da due figure part time, anche in funzione del piano di riequilibrio approvato. Murone ricorda come in quanto nomina fiduciaria spetti al sindaco la revoca, reputando la richiesta non consona anche perchè la Corte dei Conti ha escluso che tali figuri decadano con il piano di riequilibrio. Proposta che viene bocciata dalla maggioranza.
Si chiude con Fratelli d’Italia che invita alla solidarietà verso le forze dell’ordine dopo le polemiche nazionali legate alle manifestazioni specie nel Nord Italia, tema che ha poco a che fare con il lametino visto che le manifestazioni locali sono state poco partecipate e pacifiche. Botta e risposta tra le diverse visioni politiche, poca concretezza nel dibattito comunale.
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