Nei giorni scorsi la pmi innovativa Logogramma ha ricevuto il prestigioso premio Marisa Bellisario in occasione del seminario internazionale Donna, Economia & Potere: «È stata una emozione enorme riceverlo – attacca Valentina Russo, Ceo di Logogramma – nell’ambito dell’appuntamento annuale della Fondazione Bellisario dal titolo “Geopolitica dell’incertezza”, dove erano presenti le 400 associate, tra cui imprenditrici, banchieri, dirigenti e advisor d’azienda, professioniste. Nell’ultima giornata nel contest dedicato alle imprese innovative e femminili ci è stato riconosciuto il “B-Factor: Fattore Bellisario” per tre principali requisiti che riguardano l’innovazione, la determinazione e la responsabilità. La soddisfazione più grande – continua Valentina – è che su otto finaliste quattro erano campane».
Logogramma riveste un posto di rilievo nell’ecosistema innovativo nazionale, si occupa di sistemi di intelligenza artificiale e di elaborazione del linguaggio naturale per realizzare soluzioni innovative e applicazioni per l’interfaccia uomo-macchina.
Valentina Russo e Azzurra Mancini, entrambe PhD in Teorie delle lingue e del linguaggio, napoletane, insieme ai due co-founder, Carlo Maria Giordano, creativo e web designer, e Filippo Iacobelli, senior IT – che vivono tutti in area flegrea – hanno composto un team multidisciplinare di giovani: Marco Grazioso, 35 anni, AI Engineer e PhD in Information Technology and Electrical Engineering, di Torre Annunziata; Lorenzo Genvitti, 25 anni di Pomigliano D’Arco, laureato in Marketing e Management delle imprese Internazionali; Martina di Bratto, 32 anni, NLP Analylist e PhD in Computational Linguistics; Daniele Perrupane, 31 anni, Sviluppatore IT e dottore in Economia Aziendale, di Portici; e gli altri membri del team che vivono a Napoli, Francesca Paola Russo, 29 anni Junior Project Manager & Business Developer, dottore in Management dei Beni Culturali; Teresa De Santis, 23 anni, Sviluppatrice IT e studentessa in Data Science; Ignazio Improta, IT Help Desk e, infine, i due dottorandi attualmente co-finanziati da Logogramma, Mario Barbato, 28 anni, PhD student in Robotics and Intelligent Machines e Vincenzo Merola, 27 anni, dottorando in Information Technology and Electrical Engineering.
Il riconoscimento
Vi è stato riconosciuto per l’innovazione? Valentina è veloce: «Per AI.CODIUM, la piattaforma su cui abbiamo costruito i nostri algoritmi, l’elaborazione del linguaggio naturale che adesso abbiamo deciso di mettere a disposizione del pubblico e delle aziende. Permette a qualsiasi impresa di gestire il sapere e di farlo in piena autonomia, trasparenza e sostenibilità». Valentina è un fiume in piena: «Il sistema economico italiano è fatto di pmi che hanno dei saperi verticalizzati e di nicchia. Il sistema AI.CODIUM – la piattaforma di nostra proprietà che consente di creare in maniera automatizzata e veloce le basi di conoscenza di più settori, dall’alimentare ai beni culturali – si propone sul mercato come campione di integrazione per le pmi, che è l’obiettivo della nuova politica industriale per le AI. Il requisito della “responsabilità” del premio corrisponde anche alle direttive europee attuali da noi rispettate. Perché nella corsa alle AI, tutte le aziende prendono questi dati e li riversano nei grandi modelli d’oltreoceano, vanno alle big tech che non sottostanno alle leggi europee e senza una governance, facendo trapelare informazioni sensibili e soprattutto regalando il proprio know-how».
Le soluzioni
E con la vostra soluzione? Valentina sorride: «Si può fare in casa, è molto leggera, con dei costi minimi, si configura come una piattaforma e chatti direttamente. Noi abbiamo come cliente Toyota Motor Italia. Città della Scienza si è fatta in autonomia con il nostro AI.CODIUM, un Avatar di uno scienziato istruito con tutta la conoscenza, il sapere, che gli permette di rispondere a tutte le fake news sui vaccini, i terremoti e tanto altro». Tramite la piattaforma? «Esatto. Il concetto si basa proprio sull’autonomia». Siete sempre nell’incubatore di Campania NewSteel a Città della Scienza? Valentina: «Sì, siamo ben felici di starci. Sottolineo il grandissimo supporto dell’incubatore, è un ecosistema vivo che sta tra il centro congressi e Science Center, che ci porta linfa. Abbiamo fatto diversi lavori anche per Science Center come il Luca Giordano, poi laboratori virtuali di fisica».
Divulgate una idea più corretta? «Esattamente. Su come utilizzarla nel giusto modo, su come gestire i dati, deve essere una spinta che proviene dal Sud in un’ottica di integrazione delle IA europee, e soprattutto si può educare la popolazione ad un uso positivo».
E sull’uso distorto che ne fanno i ragazzi? Valentina si adombra: «Proprio così. Azzurra ed io abbiamo figli: il futuro cambia velocemente, le scoperte dell’IA sono inimmaginabili e tra dieci anni avremo un mondo completamente diverso, la divulgazione è fondamentale».
Il messaggio
Il vostro messaggio qual è? «Dietro questi strumenti ci deve essere sempre l’uomo che li guida. È la macchina che sta nel loop ed è l’uomo che la governa. Non stiamo creando i nuovi operai digitali». Al premio hanno chiesto dei percorsi Stem per le donne. Cosa hai risposto? «Ben vengano che si sostengano le donne nei percorsi Stem ma a monte del processo di design tecnologico devono stare le scienze umane, è lì che possiamo fare le scelte giuste, che si valorizza il sapere». Il team si è ampliato? «Siamo in undici, un team formato da linguisti computazionali, dottori di ricerca, ingegneri, sviluppatori, e diversi dottorandi, con oltre 70 pubblicazioni scientifiche».
Riuscite a guadagnare? «Ci siamo sempre riusciti, siamo “boot strappers”, che significa che ci sappiamo allacciare le scarpe da soli. Negli ultimi tre anni abbiamo fatto progetti in cofinanziamento pubblico per oltre un milione e 350mila euro, abbiamo utilizzato i fondi pubblici chirurgicamente con i partner industriali». E la determinazione come terzo criterio del premio Bellisario? Valentina risponde convinta: «Fare l’impresa da donna, madre, umanista, in un contesto tecnologico del Sud d’Italia».
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