Martedì 15 settembre 2026 in Consiglio Grande e Generale si conclude l’esame dell’articolato relativo alla legge a sostegno della famiglia e sul contrasto alla denatalità, infine approvata: astenuti Rete, RF e Domani – Motus Liberi.
Il confronto sull’articolo 26 si concentra sul nuovo bonus bebè, un contributo una tantum da 1.000 euro per ogni figlio nato o adottato dal 1° gennaio 2026, riconosciuto ai figli di residenti o titolari di permesso di soggiorno ordinario. Per accedere alla misura il reddito annuo pro capite del nucleo familiare del genitore che presenta la domanda deve essere inferiore a 25mila euro netti; dal calcolo vengono esclusi l’assegno familiare e il reddito derivante dalla quota dell’immobile di residenza. Il Governo presenta inoltre un emendamento tecnico che chiarisce come deve essere calcolato il reddito pro capite.
Il Segretario di Stato Stefano Canti spiega che si tratta di modifiche richieste dall’Ufficio Prestazioni dell’ISS, quindi di interventi tecnici pensati “per fare girare meglio la norma e quindi per erogare al meglio questo contributo del bonus bebè”. È soprattutto sull’entità del contributo e sulla soglia di reddito che si apre il confronto politico.
Gaetano Troina (D-ML) ricorda che il suo gruppo aveva già proposto un bonus nella legge sviluppo del 2025, ma con cifre decisamente superiori: 3mila euro per il primo figlio e 5mila per ogni figlio successivo. Pur giudicando positivamente l’introduzione dell’aiuto, contesta quindi la scelta dei mille euro uguali per tutti e soprattutto il tetto reddituale: “molte famiglie, temo, rimarranno fuori”, sostiene. Per Troina “è un peccato, perché c’era l’occasione di fare meglio”.
Critico anche Matteo Casali (RF), che spiega come Repubblica Futura avesse proposto innanzitutto di sostituire la definizione “bonus bebè” con quella di “contributo di genitorialità” e di affiancare al sostegno economico anche un aiuto materiale, mettendo a disposizione pannolini e latte fino al secondo anno di età del bambino, attraverso un accordo tra Pediatria e uffici statali e con ritiro presso l’ISS. RF contesta inoltre l’utilizzo del semplice reddito pro capite al posto dell’ICEE, che considera non soltanto il reddito ma anche il patrimonio.
Dalla maggioranza Guerrino Zanotti (Libera) riconosce che anche le soluzioni avanzate dall’opposizione sono “degne di considerazione”, ma difende la scelta compiuta dal Governo. Sottolinea che con una soglia di 25mila euro pro capite una famiglia di tre componenti può arrivare a un reddito complessivo di 75mila euro, dunque la platea non viene limitata esclusivamente alle famiglie con redditi molto bassi. Il bonus, aggiunge, non va inoltre considerato da solo ma inserito nel pacchetto complessivo della riforma, che interviene sul lavoro, sulla conciliazione tra occupazione e cura dei figli e sulle indennità economiche, comprese quelle previste per madri senza occupazione e studentesse. Zanotti lascia inoltre aperta la porta a modifiche future: una volta vista l’applicazione concreta della misura, sarà possibile eventualmente aggiornarla. È una possibilità ribadita anche dal segretario di Stato Stefano Canti, che spiega come il Governo abbia valutato gli emendamenti presentati in Commissione cercando una formulazione capace di mediare fra le diverse posizioni. “Vedremo come sarà l’applicazione della norma e poi ci si riserverà la possibilità di intervenire successivamente”, afferma Canti. Al termine del confronto l’emendamento del Governo viene approvato e successivamente passa anche l’articolo 26 nel suo complesso.
Il confronto sull’articolo 27 riguarda un nuovo sostegno economico destinato alle donne sole in gravidanza e ai nuclei familiari monogenitoriali, ai quali viene riconosciuto, su domanda, un contributo di 50 euro al mese, non imponibile ai fini fiscali e contributivi. Anche in questo caso il Governo interviene con un emendamento di carattere tecnico.
Il Segretario di Stato Stefano Canti spiega che le modifiche sono suggerite proprio dall’Ufficio Prestazioni dell’ISS “per una migliore e più facile erogazione di questi contributi”, mentre viene ritirata la precedente versione dell’emendamento depositata dal Governo.
Nel dibattito Guerrino Zanotti (Libera) difende la misura, sottolineando che punta ad aiutare famiglie che, avendo un solo genitore, possono trovarsi più facilmente in difficoltà economica. Riconosce che l’importo è contenuto – “sono 50 euro mensili, che vengono erogati una volta all’anno” – ma sostiene che la misura dimostra che “non si è lasciato per strada nessuno”. Zanotti avanza però anche una proposta concreta: invece di liquidare il contributo con le modalità ordinarie, suggerisce di accreditarlo direttamente sulla SMAC Card, considerando che l’importo massimo annuale è di 600 euro. A suo giudizio questa soluzione potrebbe anche rendere più snelle le procedure. I lavori vengono quindi sospesi per verificare tecnicamente come inserire la novità e, alla ripresa, il Governo modifica direttamente il proprio emendamento. Il nuovo comma 2-bis stabilisce così che il contributo viene gestito dall’Ufficio Prestazioni Economiche e Pensioni dell’ISS e materialmente versato attraverso un accredito sulla SMAC Card dell’avente diritto. È dunque lo stesso dibattito in Aula a produrre una modifica concreta del meccanismo di erogazione: resta fermo il bonus di 50 euro mensili, liquidato annualmente, ma cambia lo strumento con cui le somme arrivano ai beneficiari. Al termine del confronto l’emendamento così riformulato viene approvato e passa anche l’articolo 27 nel suo complesso.
L’articolo 28 interviene sulle rette degli asili nido e sulla refezione scolastica, ampliando le agevolazioni già previste dalla legge del 2022. Gli emendamenti del Governo correggono alcuni aspetti formali e introducono soprattutto la possibilità di rivedere con decreto delegato le fasce di reddito, anche sulla base dei criteri ICEE, recependo una richiesta arrivata dall’opposizione. Proprio le soglie e l’ICEE diventano il centro del confronto.
Gaetano Troina (D-ML) considera alcune fasce troppo basse e quindi difficilmente accessibili e insiste sulla necessità di rendere pienamente operativo lo strumento dell’ICEE.
Maria Luisa Berti (AR) replica che esistono invece famiglie, soprattutto monogenitoriali, che rientrano nelle soglie più basse e sottolinea che una riduzione dell’85% rappresenta un aiuto concreto su spese pesanti come nido e mensa.
Il segretario di Stato Andrea Belluzzi chiarisce quindi che “l’ICEE, come normativa, è in vigore e funzionante nella sua fase sperimentale”, con lo sportello già operativo presso l’Ufficio Tributario e le prime applicazioni sugli assegni familiari e sul diritto allo studio.
Matteo Casali (RF) ricorda che il suo gruppo aveva proposto una moratoria delle rette dei nidi per tre anni e critica il fatto che le fasce siano ancora costruite sul reddito anziché direttamente sull’ICEE, contestando inoltre la scelta di lasciare al Governo la possibilità, e non l’obbligo, di rivederle.
Guerrino Zanotti (Libera) difende invece la gradualità della misura e osserva che riduzioni molto elevate devono necessariamente essere destinate alle situazioni economiche più difficili; chiarisce inoltre che, con la piena operatività dell’ICEE, sarà possibile affinare il sistema.
Aida Maria Adele Selva (PDCS) invita a non perdere di vista il punto centrale del provvedimento: “Questo è un aiuto concreto per le famiglie in difficoltà”, rivolto in particolare alle situazioni più fragili.
Nicola Renzi (RF) sostiene invece che le misure siano ancora troppo limitate e rilancia la proposta di Repubblica Futura per l’azzeramento totale delle rette dei nidi, spiegando che l’obiettivo dovrebbe essere sostenere non soltanto chi è in povertà assoluta, ma anche le famiglie il cui potere d’acquisto viene progressivamente eroso.
Emanuele Santi (Rete) rivendica infine il contributo dell’opposizione al reinserimento del riferimento all’ICEE nell’articolo, ma mette in guardia anche sui possibili limiti dello strumento nel fotografare patrimoni e redditi meno facilmente verificabili e giudica comunque insufficienti gli incentivi economici, se non accompagnati da un’analisi più profonda delle cause del calo delle nascite.
In replica, Canti ricorda che l’intervento estende una misura già esistente alle famiglie con un solo figlio e chiarisce il riferimento ai debiti precedenti al 1° gennaio 2023: si vuole aiutare chi, prima dell’introduzione delle agevolazioni, aveva accumulato pendenze per nidi o refezione, applicando ora anche a quei debiti le riduzioni previste.
L’articolo 30 estende anche ai lavoratori autonomi la possibilità di usufruire dell’indennità di malattia per assistere i figli, equiparandoli sotto questo profilo ai lavoratori subordinati. Nei primi 14 anni di vita del figlio, in caso di malattia certificata superiore a due giorni o di ricovero ospedaliero, uno dei genitori può assentarsi dal lavoro ricevendo l’indennità di malattia con copertura al 100%. Per gli autonomi è richiesta l’assenza di pendenze contributive, mentre il beneficio può essere utilizzato alternativamente dai due genitori. Sul provvedimento emerge una sostanziale convergenza.
Guerrino Zanotti (Libera) lo considera un intervento importante per conciliare lavoro e famiglia, evitando che i genitori debbano consumare ferie e permessi per assistere i figli malati, e sottolinea positivamente l’inclusione degli autonomi.
Aida Maria Adele Selva (PDCS) insiste soprattutto sul valore del tempo messo a disposizione delle famiglie e afferma che “i genitori, a prescindere dal tipo di lavoro, hanno gli stessi problemi e devono avere anche gli stessi diritti”.
Anche il segretario di Stato Matteo Ciacci parla di uno degli interventi più interessanti della legge, perché risponde a una difficoltà concreta più volte segnalata dai genitori.
Dall’opposizione Matteo Casali (RF) esprime soddisfazione, ma ritiene che si sarebbe potuto superare il limite dei 14 anni, almeno in caso di ricovero;
Gaetano Troina (D-ML) parla di un passaggio “meritorio”, soprattutto perché riconosce finalmente questa possibilità anche ai lavoratori autonomi.
Favorevole anche Emanuele Santi (Rete), che considera la misura “un avanzamento importante nei diritti dei lavoratori”, pur mantenendo un giudizio negativo sull’impostazione complessiva della legge.
Sara Conti (RF) condivide la misura ma contesta a sua volta il tetto dei 14 anni, sostenendo che sarebbe stato opportuno arrivare almeno alla maggiore età.
Andrea Ugolini (PDCS) spiega che proprio l’età è stata oggetto di confronto in Commissione: la sintesi sui 14 anni nasce dalla necessità di concentrare le risorse sulle fasce nelle quali malattie e ricoveri sono più frequenti e nelle quali i figli hanno minore autonomia, lasciando comunque aperta la possibilità di modificare in futuro la norma.
In chiusura il Segretario Canti conferma che il limite potrà essere rivisto dopo aver verificato concretamente l’applicazione della misura e le fasce d’età nelle quali verrà maggiormente utilizzata.
L’articolo 32 rafforza i benefici pensionistici per le madri lavoratrici, intervenendo sia sul pensionamento anticipato sia su quello posticipato.
Guerrino Zanotti (Libera) parla di un “potenziamento importante” delle tutele già esistenti e sottolinea soprattutto il riconoscimento alle madri che hanno cresciuto figli con gravi disabilità e la possibilità di trasferire i benefici all’altro genitore in caso di morte della madre.
Aida Maria Adele Selva (PDCS) ricorda che già durante la riforma pensionistica del 2022 era emersa la necessità di rafforzare queste tutele, ma che allora le condizioni non avevano consentito di andare oltre, mentre oggi la modifica rappresenta a suo giudizio una concreta attenzione “al ruolo della donna e soprattutto al ruolo della madre”.
Denise Bronzetti (AR) rivendica infine la proposta dell’articolo da parte del suo gruppo e sottolinea la necessità di riconoscere anche sul piano pensionistico i sacrifici compiuti durante la vita lavorativa per crescere i figli, auspicando che una futura revisione delle pensioni possa ampliare ulteriormente questo principio e tenere maggiormente conto anche delle situazioni di assistenza familiare e dei caregiver.
Nel finale, spazio alle dichiarazioni di voto.
Gaetano Troina (D-ML) annuncia l’astensione del gruppo, riconoscendo che il provvedimento contiene misure positive e ringraziando la Segreteria per il lavoro svolto, ma giudicando l’intervento complessivamente poco coraggioso rispetto alla portata del problema. “Qualcosa di buono c’è e lo abbiamo riconosciuto, ma dal nostro punto di vista non è sufficiente”, afferma. Per D-ML la denatalità non si affronta soltanto con contributi economici, ma con un sistema capace di rispondere alle esigenze delle famiglie su casa, costo della vita, lavoro, conciliazione degli orari, scuola e servizi, valutando anche sostegni per le babysitter e una diversa organizzazione degli orari scolastici. Troina richiama inoltre il Governo sulla fase applicativa: la legge assegna nuove funzioni a diversi uffici pubblici, che devono essere messi nelle condizioni di gestirle rapidamente ed efficacemente.
Michela Pelliccioni (indipendente) annuncia invece il voto favorevole, ma considera la legge “non come un punto di arrivo, ma come un assoluto punto di partenza”. Anche per Pelliccioni gli aiuti economici non bastano e occorre intervenire su casa, flessibilità del lavoro, smart working e conciliazione tra famiglia e occupazione. Richiama inoltre l’attenzione sulle nuove tutele per le donne in gravidanza, in particolare sul divieto di licenziamento o mancato rinnovo dei contratti a termine: misure condivisibili che, avverte, devono però essere accompagnate da un equilibrio con le esigenze delle imprese, per evitare l’effetto contrario di ridurre le opportunità di lavoro per le donne in età fertile.
Matteo Casali (RF) parla di “parziale soddisfazione” e annuncia l’astensione di Repubblica Futura: riconosce alcuni interventi positivi, a partire dal caregiver, ma accusa il Governo di una politica “che insegue e non prevede”, richiamando i tempi lunghi del provvedimento e i numerosi emendamenti arrivati anche all’ultimo momento. Secondo RF, incentivi e sussidi non sono sufficienti senza una strategia complessiva che affronti potere d’acquisto, lavoro, casa, scuola e sanità. Casali insiste soprattutto sull’emergenza abitativa, lamentando inoltre una scarsa capacità di utilizzare i dati per indirizzare gli aiuti alle categorie che ne hanno realmente bisogno.
Paolo Crescentini (PSD), al contrario, respinge l’accusa di ritardo e sostiene che “la politica arriva in tempo quando riconosce un problema e sceglie di affrontarlo”. Ringrazia il Segretario Canti per il confronto portato avanti con parti sociali, categorie economiche e forze politiche e considera la legge un buon punto di partenza, citando bonus bebè, rafforzamento dei congedi, caregiver e misure per conciliare famiglia e lavoro. Il consigliere riconosce che il calo delle nascite ha radici profonde e accompagna da molti anni i cambiamenti della società, ma ritiene che il provvedimento dia comunque “una boccata d’ossigeno” alle famiglie.
Guerrino Zanotti (Libera) parla di “un’ottima risposta” e di un “salto di qualità importante”, richiamando l’insieme delle misure introdotte: sostegni economici, rafforzamento dei congedi parentali, raddoppio del congedo di paternità, permessi per le visite dei figli, indennità per assisterli durante la malattia, maggiori tutele contro licenziamenti e mancati rinnovi legati alla maternità e benefici pensionistici. Riconosce che restano aperti altri fronti, a partire dalla casa e dai redditi, ma annuncia il voto favorevole di Libera.
Giovanna Cecchetti (indipendente) esprime il proprio voto favorevole, definendo il provvedimento una “buona, se non buonissima, base dalla quale partire”: evidenzia in particolare assegni familiari, adeguamento all’inflazione, rette degli asili e refezione scolastica, sottolineando però la necessità di monitorare e integrare nel tempo gli interventi.
Maria Luisa Berti (AR) annuncia il voto favorevole di Alleanza Riformista e mette soprattutto l’accento sull’introduzione della figura del caregiver, che considera una delle novità qualificanti della legge per sostenere le famiglie che assistono persone con disabilità o anziani. Anche Berti riconosce che la legge non risolve tutti i problemi e richiama la necessità di lavorare parallelamente sul piano culturale per affrontare il calo delle nascite.
Emanuele Santi (Rete) riconosce diversi passi avanti sul fronte dei diritti e delle tutele, citando caregiver familiare, part-time, smart working, indennità di gravidanza, sostegni alle madri studentesse, congedo di paternità, assegni familiari, rette dei nidi e malattia dei figli. Il giudizio complessivo resta però critico: Rete considera la legge “superficiale rispetto alla vera analisi della crisi”, perché punta soprattutto sugli incentivi senza affrontare quelle che ritiene le cause profonde della denatalità. Rilancia quindi le proposte di Rete su immobili sfitti, riduzione da 24 a 12 mesi del lavoro a tempo determinato e rivalutazione automatica degli stipendi all’inflazione.
Manuel Ciavatta (PDCS) definisce il testo “un’ottima legge”, frutto del confronto tra maggioranza, opposizione, sindacati e categorie economiche. Sottolinea che il provvedimento offre più strumenti sia sul piano economico sia su quello del tempo da dedicare alla genitorialità, alla conciliazione tra lavoro e famiglia e alla cura delle persone fragili. Ciavatta ringrazia inoltre le donne di maggioranza e opposizione per il contributo portato sui temi della maternità e della cura e conferma il voto favorevole del PDCS.
Concluso il dibattito riguardante la legge sulla famiglia, si torna al comma numero 7 con la ratifica dei Decreti. Viene esaminato il Decreto Delegato 10 agosto 2026 n.115 – Modifiche alla Legge 28 giugno 2010 n.118 “Legge sull’ingresso e la permanenza degli stranieri in Repubblica” e successive modifiche. Il decreto interviene sulle regole per le residenze a San Marino e cerca soprattutto di chiarire alcuni punti che stavano creando problemi pratici.
Il Segretario Luca Beccari spiega che il decreto chiarisce le regole delle residenze atipiche fiscali: l’imposta sostitutiva, con un minimo di 10mila euro, si applica anche a chi ottiene la residenza attraverso il ricongiungimento familiare, mentre sono esclusi dal pagamento i figli a carico del richiedente principale. Viene inoltre tolto, per alcuni lavoratori con permesso temporaneo, l’obbligo di lasciare periodicamente San Marino per poi rientrare, una procedura che creava difficoltà soprattutto agli assistenti domiciliari.
Il Segretario Rossano Fabbri illustra invece i cambiamenti per chi ottiene la residenza per motivi imprenditoriali: vengono eliminati il riferimento ai settori individuati attraverso i codici Ateco e il particolare requisito legato ai 40 anni, con l’obiettivo di rendere le regole più semplici da applicare. L’opposizione critica però il modo in cui si sta procedendo.
Nicola Renzi (RF) contesta il fatto che un decreto inizialmente più limitato sia stato allargato con numerosi emendamenti e chiede quando arriverà finalmente una riforma complessiva delle residenze.
Fabio Righi (D-ML) parla addirittura di una “mini-riforma” fatta senza un vero confronto e critica soprattutto la nuova impostazione sulle residenze economiche: secondo D-ML, San Marino dovrebbe prima decidere quali imprese e quali investimenti vuole attirare, usando poi la residenza come incentivo per raggiungere quell’obiettivo.
I lavori vengono sospesi alle 13.30. Riprenderanno oggi alle 17 per l’elezione dei Capitani Reggenti.
20260915 – Consiglio Grande e Generale – Report martedi 15 settembre mattina
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