#Finsubito news – Manovra 2027, cinque nodi da risolvere che possono cambiare i conti di famiglie e imprese


La manovra 2027 ha appena fatto il suo approdo a Montecitorio, dove inizierà l’iter parlamentare di approvazione (che deve concludersi entro la fine dell’anno) dalla commissione Bilancio della Camera. La prima versione della legge di Bilancio è stata anche bollinata dalla Ragioneria di Stato ma i cambiamenti, in misura maggiore o minore, sono dietro l’angolo, anche se non certi. Alcuni punti restano, però, sicuramente più delicati e sotto i riflettori in positivo e in negativo. 

Il nuovo raddoppio della Tobin Tax

Partendo dal fronte delle coperture, la manovra raddoppia ancora l’imposta sulle transazioni finanziarie, la cosiddetta Tobin tax. Nel testo bollinato l’aliquota, pari allo 0,4%, passa allo 0,8% sul valore della transazione. Raddoppia anche l’aliquota dell’imposta sulle negoziazioni ad alta frequenza: l’aliquota dello 0,04% passa allo 0,08%. Un salto che dovrebbe valere 1,38 miliardi per le casse pubbliche.

Il nuovo incremento farebbe dell’Italia il Paese europeo con la legislazione più sfavorevole per gli investimenti azionari. «Su un acquisto di 10 mila euro in borsa si pagavano 10 euro nel 2025 e se ne pagano 20 nel 2026. Con l’aumento si arriverebbe a 40 euro contro zero a Francoforte o Amsterdam», segnala l’Associazione Intermediari Mercati Finanziari. Il confronto con gli altri Paesi europei è sfavorevole anche sulle soglie. In Francia l’aliquota è già dello 0,4%, ma sono esenti le società con capitalizzazione inferiore al miliardo, mentre in Italia la soglia è 500 milioni. In Spagna la soglia è la stessa della Francia, con aliquota dello 0,2%. Germania e Paesi Bassi non applicano alcuna imposta.

L’associazione ricorda inoltre che l’imposta non grava sugli intermediari ma sugli investitori e penalizza quindi l’investimento nelle imprese italiane. In effetti si applica tutte le volte che un risparmiatore movimenta il proprio portafoglio azionario comprando quotate Piazza Affari. Il che quindi tende a disincentivare gli investimenti nelle società italiane proprio in una fase in cui la borsa milanese registra l’uscita di molte imprese, che evidentemente non trovano nel listino un adeguato sostegno alla propria crescita. La Tobin Tax consente infatti di ottenere mezzo miliardo di gettito ostacolando però il sostegno della borsa all’economia italiana.

I rischi dell’exit tax

L’unica misura del ddl Bilancio ad aver attirato l’attenzione della stampa straniera, almeno finora, è la exit tax ossia la nuova «imposizione in uscita dei soggetti che non esercitano imprese commerciali» che colpirà infatti le plusvalenze finanziarie maturate durante la permanenza in Italia, anche se non ancora realizzate, da parte di ogni contribuente che trasferisca la residenza fiscale all’estero dopo averla avuta nella Penisola per almeno sei dei dieci anni precedenti.
 

La norma colpisce chi possieda partecipazioni, titoli e strumenti finanziari per oltre 800 mila euro. E l’aliquota prevista è del 26%, con una base imponibile ridotta al 48,08% per i titoli di Stato, in modo da mantenere l’aliquota effettiva del 12,5%. Il versamento dovrà avvenire entro 180 giorni dal trasferimento della residenza.

Nel rispetto della giurisprudenza della Corte di Giustizia Ue sono previste possibilità di differimento. Chi si trasferisce in un altro Paese dell’Unione europea o in uno Stato extra Ue con cui l’Italia ha accordi di collaborazione potrà rinviare il pagamento al momento della cessione dei beni, versando intanto un acconto pari al 50% dell’imposta e dando una garanzia. Per chi si trasferisce in un Paese Ue, il prelievo riguarderà le cessioni effettuate nei cinque periodi d’imposta successivi alla perdita della residenza italiana e per gli altri Stati collaborativi il periodo sale a dieci anni. Ma Roma ha aggiunto altre scappatoie.

Se infatti i beni non vengono venduti entro i cinque o dieci anni del differimento, l’imposta non è più dovuta. E lo stesso vale in caso di morte del contribuente o di ritorno della residenza fiscale in Italia. In quest’ultimo caso, le somme «versate in eccedenza» vengono rimborsate. C’è poi il ricalcolo: se un bene viene venduto a un prezzo inferiore al valore che aveva al momento dell’espatrio, l’imposta viene rideterminata tenendo conto della plusvalenza effettivamente realizzata. Ecco che quindi il gettito atteso dalla misura, secondo la relazione tecnica alla manovra 2027, è di soli 6,74 milioni di euro l’anno a regime.

L’obiettivo del centrodestra è di tutelare la sovranità impositiva del Paese evitando che chi trasferisca la residenza fiscale all’estero sottragga all’erario italiano i guadagni maturati. Per Bloomberg si tratta di «una mossa fiscale simbolica per corteggiare gli elettori italiani» mentre è più dura l’opinione del Financial Times: la exit tax «spaventa i ricchi espatriati». 

Oltre 3,5 milioni di italiani coinvolti con la rivalutazione delle pensioni 

Saranno ben oltre 3,5 milioni i pensionati a patire la stretta alle rivalutazioni introdotta dal 2027 dall’ultima manovra targata Meloni. Che per oltre la metà di questa nutrita platea si tradurrà in una vera e propria stangata, lasciandola quasi indifesa davanti alla perdurante morsa dell’inflazione. Nel dettaglio, per circa 1,85 milioni di beneficiari di trattamenti pensionistici compresi tra 4 e 5 volte il minimo Inps (che equivale a 611,85 euro mensili) il taglio rispetto al meccanismo a fasce attualmente in vigore con il ricorso al sistema per scaglioni (con la penalizzazione estesa a tutto l’importo dell’assegno) che prenderà il via il 1° gennaio prossimo produrrà una contenuta riduzione della perequazione (scenderà dal 90 all’85%).

Per altri 1,9 milioni di pensionati, con un assegno superiore a 5 volte il minimo Inps, il ridimensionamento dell’adeguamento all’inflazione, che potrebbe ulteriormente crescere rispetto alle ultime rilevazioni, sarà progressivamente più pesante. Con una punta del -68% per le pensioni superiori a 10 volte il trattamento minimo Inps: quelle da 6.111 euro lordi mensili in su, che beneficeranno di una rivalutazione di appena il 32% su tutto l’importo dell’assegno.

Salvaguardati, invece, gli oltre 10,3 milioni di pensionati con trattamenti fino 4 volte il minimo Inps: 2.447 euro lordi mensili, quindi sotto i 2mila euro netti al mese. Il tutto per recuperare più di 1,4 miliardi l’anno, che su un arco di dieci anni (fino al 2036) diventano circa 14 miliardi. 

Da sciogliere il nodo imprese

Sulla manovra di Bilancio e i costi dell’energia per le imprese, il presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, ha incontrato il leader di Confindustria, Emanuele Orsini. «Quello che (il governo) sta provando a mettere insieme sul decreto bollette è logico, è una materia complicata. Il governo conosce questa esigenza e credo ci sia lavorando per trovare un aiuto alle imprese, soprattutto quelle che usano tanta energia». 

L’Italia attende il via libera definitivo dell’Ue alla flessibilità da 14 miliardi, chiesti a Bruxelles, mentre lavora ancora per ottenere la possibilità di usare quelle risorse per aiutare cittadini e imprese. 

Intanto la manovra mette a disposizione oltre 6 miliardi di euro tra il 2027 e il 2030 per ridurre i costi energetici delle imprese: 2,5 miliardi per le energivore e 3,53 miliardi per micro, piccole e medie imprese (non iscritte nell’elenco delle imprese a forte consumo di energia elettrica tenuto dalla Cassa per i servizi energetici e ambientali). Gli aiuti sono però legati alla transizione energetica: le aziende beneficiarie dovranno investire almeno l’equivalente del sostegno ricevuto in interventi per ridurre consumi ed emissioni, dalle rinnovabili all’efficienza energetica. Per le pmi gli investimenti dovranno essere completati entro 36 mesi. In caso di mancato rispetto degli obblighi, il Gse potrà recuperare gli aiuti con gli interessi.

Superbonus spalmati in 10 anni 

La manovra bollinata, inoltre, prevede uno slittamento delle quote annali utilizzabili in compensazione nel 2027 dei crediti di imposta del Superbonus.

La legge di Bilancio stabilisce, infatti, che le quote derivanti da cessione o sconto in fattura relative alle spese sostenute nel 2023 siano «a loro volta ripartite in 10 rate annuali di pari importo». Sono esclusi i crediti per i quali i contribuenti hanno già scelto di spalmare la fruizione su 10 anni.
Le compensazioni interessate da questa modifica, si legge nella Relazione tecnica, sono «stimate in 20.537 milioni»: il risultato è che nel 2027 verranno restituiti 2 miliardi, mentre i rimanenti 18,4 saranno spalmati dal 2028 al 2036.

Il calendario della manovra alla Camera

La commissione Bilancio della Camera ha stilato un calendario di massima dei lavori sul ddl Bilancio 2027. Si svolgeranno da lunedì 9 novembre le audizioni sulla manovra: nell’elenco che emerge dall’ufficio di presidenza della commissione 47 audizioni, con quella finale del ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti, 67 i soggetti invitati, più 11 richieste di contributi scritti. Si parte lunedì 9 novembre alle 12 per concludere giovedì 12 novembre con l’audizione del titolare del Mef, per ora fissata per le 16. Nella maratona di audizioni di 4 giorni, Bankitalia, Istat, Upb, enti locali, sindacati, associazioni di imprese, da Confindustria a Confcommercio ad artigiani e agricoltori, Ania e Abi, e poi associazioni dedite al sociale e all’ambiente, oltre ad esperti di economia e sanità.

Per quanto riguarda le proposte emendative al testo, quest’anno (il governo è in ritardo di circa 10 giorni sulla consueta tabella di marcia) tutto è previsto nel giro di una settimana. Secondo il calendario di massima, è fissato per martedì 17 novembre alle 18 il termine per la presentazione delle proposte emendative, lunedì 23, invece, ci saranno le comunicazioni sull’ammissibilità, a seguire i ricorsi e l’esito delle richieste. Mentre al momento è previsto per mercoledì 25 il termine per gli emendamenti segnalati dai gruppi. A quel punto inizierebbero le votazioni sulle singole proposte e il provvedimento potrebbe essere votato in Aula. Intanto ancora nessun relatore al ddl nominato.

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