#Finsubito news – la casa il problema più grande in Europa, e il debito francese


Da quasi due mesi, un’ondata di agitazione sociale trascina folle nelle strade di diversi Paesi dell’Europa, dove l’aumento persistente del costo della vita è diventato un peso sempre più difficile da sopportare.


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Dall’Albania, passando per Italia, Francia, Belgio e Germania, fino a Portogallo e Spagna, le motivazioni delle proteste non coincidono sempre, ma una delle principali lamentele, in particolare tra i più giovani, è l’escalation dei costi dell’abitazione, che in realtà si sono aggravati già a partire dal 2010.

Pur riguardando un principio sancito dalla Dichiarazione universale dei diritti umani (1948) e un bene fondamentale per la sicurezza economica delle popolazioni, solo lo scorso settembre la Commissione europea ha presentato una proposta legislativa per intervenire su questo fronte.

Il problema non è esclusivo del vecchio continente, dice a Euronews Paul Krugman, che ammette tetti agli affitti come misura temporanea, di impatto immediato, per contenere la speculazione.

“La cosa curiosa è che, dal punto di vista economico, la questione è semplice. Basta costruire più abitazioni. Basta eliminare le restrizioni che ostacolano la costruzione”, afferma l’economista statunitense. Nei luoghi in cui l’edilizia è stata liberalizzata, aggiunge, i prezzi degli immobili sono diminuiti in modo significativo.

Nonostante ciò, Krugman riconosce che l’attuale situazione del mercato immobiliare è “impossibile” da sostenere. In dichiarazioni citate dall’AFP nella copertura di una delle recenti manifestazioni in Italia, una studentessa universitaria italiana di 21 anni ha denunciato che, a Roma, una stanza singola è arrivata a costare 1.200 euro.

Nel parere sul piano di abitazione della Commissione, l’Unione europea degli studenti avvertiva che migliaia di giovani e studenti stanno venendo esclusi dall’istruzione superiore a causa di pratiche speculative.

Secondo l’Associazione delle università europee, gli studenti che non vivono con i genitori spendono quasi il 40% del reddito mensile in spese per l’alloggio.

La stessa Commissione e il Parlamento europeo, del resto, riconoscono che la finanziarizzazione dell’abitazione, cioè l’investimento in questo settore da parte di fondi che trattano le proprietà come attivi per generare profitti, contribuisce all’aumento drastico dei prezzi.

In questo contesto, e considerando che costruire nuove case in vari Paesi europei richiede almeno da tre a cinque anni, Paul Krugman adotta un approccio pragmatico rispetto al mercato degli affitti, accettando l’attuazione dei cosiddetti modelli di stabilizzazione degli affitti di seconda generazione.

“New York, la mia città natale, sta stabilizzando gli affitti. Il sindaco, che è un uomo di sinistra, come si dice in Europa, lo sta facendo, mentre allo stesso tempo consente incentivi e più costruzione. Non sono un purista in questa materia”, osserva il Nobel per l’Economia 2008, sostenendo che costruzione e regolazione possono coesistere.

Il programma adottato a New York sottopone gli aumenti annuali degli affitti a un indice che fissa una percentuale massima per l’aggiornamento del valore, offrendo massicce esenzioni fiscali, della durata fino a 40 anni, ai promotori privati, in cambio dell’integrazione obbligatoria di una parte sostanziale delle nuove unità nel regime regolato.

Il modello di Berlino, prorogato fino al 2029, limita l’aggiornamento dei prezzi al 10% sopra la media locale comparabile, esentando le abitazioni con utilizzo e affitto successivi a ottobre 2014.

“È uno schema imperfetto, ma non durerà molto a lungo, se la costruzione avanzerà. Parliamo di alcuni anni, al massimo. Gli effetti positivi sono molto rapidi”, sottolinea.

Perché l’economia francese è “troppo grande per essere salvata”

Nel quadro economico più generale, il debito pubblico della Francia, che corrisponde al 119% del Prodotto interno lordo (PIL), sta generando ansia sui mercati. Più di un decennio dopo la turbolenza dei debiti sovrani, ci sono spettri che tornano ad aleggiare sull’Europa.

“Se la Francia fosse su un percorso credibile verso la sostenibilità fiscale, non dovrebbe fare austerità a breve termine. Il problema della Francia è relativamente semplice: l’età pensionabile è assurdamente bassa”, sottolinea Krugman.

L’economista manifesta preoccupazione per la possibilità che la Francia si trovi ad affrontare una crisi simile a quella attraversata dal Portogallo (2010-2012). In uno scenario in cui Parigi dovesse entrare in inadempienza, potrebbero generarsi disequilibri sistemici.

“È catastrofico per l’Europa. Se la Francia affronta una crisi, questo può far crollare tutto il sistema dell’euro“, spiega. A differenza del Portogallo, Paese periferico, la Francia è la seconda economia europea e, nella prospettiva di Krugman, ha smesso di essere “troppo grande per fallire” per diventare “troppo grande per essere salvata”.

“Non si può salvare il 20% del PIL della Zona euro. Non ci sono risorse sufficienti per farlo”, avverte.

Perché l’Europa a rischio di deindustrializzazione

Oltre alle debolezze di bilancio interne, gli europei si confrontano con shock esterni provocati dalle tariffe commerciali degli Stati Uniti e dalla sovrapproduzione della Cina, che inonda il mercato comunitario di prodotti sovvenzionati.

Krugman ritiene che l’Europa “sia a rischio di deindustrializzarsi, fino a un certo punto”. Crede però che l’industria automobilistica del vecchio continente possa tornare competitiva.

Durante il periodo di aggiustamento, ci sono molti sfide da affrontare. “Il rischio è che, quando l’industria automobilistica europea si riprenderà dagli errori commessi in passato, sia troppo tardi, perché tutto l’ecosistema industriale sarà scomparso”, osserva.

Saranno quindi necessari “alcuni ammortizzatori“. Krugman, noto per difendere mercati aperti, chiarisce che continua a sostenere il commercio libero ma, davanti all’attuale panorama geopolitico, raccomanda di giocare in difesa.

“Ora, purtroppo, è il momento di un po’ di protezionismo temporaneo“, conclude.

Guarda, nel video in alto, l’intervista di Paul Krugman a Euronews alle Conferências do Estoril 2026.


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