#Finsubito news – il rapporto Ecosistema Urbano 2026 di Legambiente


Bologna esce dalla top ten delle città italiane con le migliori performance ambientali, ma si conferma prima tra i grandi centri urbani. È il quadro che emerge da “Ecosistema Urbano 2026”, il rapporto di Legambiente realizzato con la collaborazione scientifica di Ambiente Italia e quella editoriale del Sole 24 Ore. Il capoluogo emiliano si colloca al 12° posto su 106 città, con un punteggio del 69,71%, rispetto alla nona posizione della precedente edizione.

Un risultato che tiene insieme aspetti positivi, dalla gestione dei rifiuti, agli spazi per la mobilità sostenibile, ma anche le criticità ancora aperte. Tra queste la qualità dell’aria e l’aumento delle auto in circolazione, pur in una città che mantiene un tasso di motorizzazione tra i più bassi della graduatoria.

Il report mette a confronto i capoluoghi attraverso 20 indicatori, con dati riferiti prevalentemente al 202, con l’obiettivo di misurare le condizioni ambientali delle città e i risultati raggiunti in sei ambiti: aria, acqua, rifiuti, mobilità, ambiente urbano ed energia. Nel punteggio, la mobilità pesa maggiormente, seguita dalla qualità dell’aria. La novità di questa edizione è un indicatore sull’efficienza della depurazione delle acque reflue. 

Auto, tasso di motorizzazione

Bologna prima tra le grandi città

“La migliore tra le grandi città si conferma essere Bologna”, si legge nel rapporto. Pur scendendo di tre posizioni, il capoluogo resta davanti agli altri principali centri urbani: Firenze è 17ª, Venezia 31ª, Milano 50ª, Genova 54ª, Torino 64ª e Roma 67ª.

Tra i punti di forza bolognesi c’è la raccolta differenziata, che raggiunge il 72,4%, in lieve crescita rispetto al 72% della precedente edizione e sopra la media dei capoluoghi esaminati, pari al 66,15%.

Il rapporto segnala inoltre le buone prestazioni nella ciclabilità e nelle zone a traffico limitato, indicatore nel quale Bologna occupa il nono posto nazionale. Elementi che contribuiscono a mantenere la città nella parte alta della graduatoria.

Il nodo della qualità dell’aria

Sul fronte della motorizzazione Bologna conserva un dato relativamente contenuto: 57 automobili ogni 100 abitanti, un valore che le vale il quarto posto nell’indicatore, condiviso con Firenze. Rispetto alla precedente edizione, però, il numero cresce: le auto erano 54 ogni 100 residenti.

Che aria si respira

Nell’analisi generale Legambiente include Bologna tra le grandi città nelle quali lo smog continua a rappresentare una criticità. Il buon piazzamento complessivo, quindi, convive con un problema che interessa numerosi centri urbani, soprattutto nella Pianura Padana. Il capoluogo viene incluso tra le grandi città nelle quali lo smog continua a rappresentare un’emergenza, insieme, tra le altre, a Milano, Torino, Padova e Roma. Per Bologna il rapporto indica una media dei valori medi annui di 20 microgrammi per metro cubo per il biossido di azoto, di 21 per il PM10 e di 14 per il PM2,5.

Per l’ozono sono 27 i giorni di superamento del valore di 120 microgrammi per metro cubo, calcolato sulla media mobile di otto ore nella centralina peggiore.

Mezzi pubblici e bici

Il trasporto pubblico registra 234 viaggi per abitante all’anno. Bologna rientra così tra le grandi città che superano quota 200, pur restando sotto, ad esempio, Firenze, che arriva a 288.

Le zone a traffico limitato si estendono per 830,2 metri quadrati ogni 100 abitanti, un dato che vale al capoluogo il nono posto nell’indicatore.

Sul fronte delle biciclette, la dotazione di piste ciclabili comunali, escluse quelle nel verde, è di 52,6 metri lineari ogni 100 abitanti. Questo dato descrittivo non determina la classifica generale, nella quale entra invece l’indice delle infrastrutture per la ciclabilità: per Bologna è pari a 15,7 metri equivalenti ogni 100 abitanti.

Verde urbano, alberi e cosumo di suolo

Il censimento riportato nel rapporto indica 23 alberi ogni 100 abitanti nelle aree di proprietà pubblica. Nel confronto regionale sono meno dei 45 di Forlì, dei 39 di Ferrara e dei 34 di Piacenza.

Il verde accessibile in area urbana ammonta invece a 21,4 metri quadrati per residente. Per questo indicatore il rapporto utilizza dati Istat del 2023: una base temporale diversa rispetto a molte delle altre rilevazioni.

Bologna ottiene inoltre 9 punti su 10 nell’indice di uso efficiente del suolo, che mette in relazione andamento del consumo di suolo, livello di urbanizzazione e residenti. Il punteggio non equivale all’assenza di nuove superfici consumate, ma esprime il risultato dell’indicatore sintetico adottato dalla ricerca.

Emilia-Romagna, tre città nelle prime dieci

L’Emilia-Romagna porta tre capoluoghi nella top ten nazionale: Reggio Emilia è quinta, Parma settima e Rimini decima. Dopo Bologna, dodicesima, si collocano Forlì al 14° posto, Ferrara al 24°, Cesena al 35°, Ravenna al 37° e Piacenza al 39°.

A guidare la classifica italiana è Mantova, con l’81,29%, seguita da Trento e Bolzano. 

Acqua, tra consumi e dispersione 

A Bologna il consumo domestico di acqua potabile è di 140 litri per abitante al giorno. Nel confronto regionale il dato è superiore a quelli di Forlì, ferma a 107 litri, Modena a 119 e Parma a 122, mentre resta sotto Ravenna, con 144 litri, Cesena con 157 e Piacenza con 173.

La dispersione della rete raggiunge invece il 25,8%: la differenza tra acqua immessa e consumata equivale a oltre un quarto del totale. Un valore inferiore a quelli di Ferrara, al 34,9%, e Firenze, al 31%, ma distante dal 10,9% di Piacenza.

Il nuovo indicatore sulla depurazione registra per Bologna un valore medio di 37,60 milligrammi per litro di COD(domanda chimica di ossigeno) in uscita dagli impianti. Il parametro è utilizzato per valutare il carico inquinante residuo delle acque trattate: a valori più bassi corrisponde una minore presenza di sostanze ossidabili.

Depurazione acqua

Differenziata al 72,4%

Ogni abitante di Bologna produce, in media, 518 chilogrammi di rifiuti urbani all’anno, secondo il rapporto. Il dato è inferiore a quelli di diverse altre città della regione: Ferrara arriva a 643 chili, mentre Piacenza raggiunge quota 746. Forlì si ferma invece a 492 chili.

La raccolta differenziata raggiunge il 72,4%, in lieve crescita rispetto al 72% della precedente edizione e sopra la media dei capoluoghi esaminati, pari al 66,15%.

Nel confronto emiliano-romagnolo, però, Bologna rimane distante dalle percentuali più elevate: Ferrara tocca l’88,8%, Cesena l’87,5%, Reggio Emilia l’85%, Forlì l’82,2%, Ravenna l’81,1% e Parma l’81%. Il risultato positivo rispetto al quadro nazionale lascia dunque margini di miglioramento nel contesto regionale.

Raccolta differenziata-5

Rinnovabili sugli edifici pubblici

Per gli impianti di energia rinnovabile sugli edifici pubblici Bologna registra una potenza installata di 5,93 kilowatt ogni mille abitanti.

Il valore supera quelli di Firenze, pari a 1,83, e Piacenza, a 3,30, ma resta sotto Forlì, con 7,19, Ferrara, con 9,48, e Cesena, con 13. L’indicatore riguarda il patrimonio pubblico e non rappresenta quindi la totalità degli impianti rinnovabili presenti nel territorio comunale

Le alluvioni e la necessità di dare spazio ai fiumi

Alla regione il rapporto dedica anche un approfondimento sulle alluvioni, curato da Legambiente Emilia-Romagna. Il punto di partenza sono le quattro fasi di precipitazioni estreme, con le alluvioni del maggio 2023, del settembre 2024 e dell’ottobre 2024, che hanno messo in evidenza la vulnerabilità del territorio.

Dopo l’acqua, i conti: quanto è arrivato davvero per ricostruire aziende e case

Secondo Legambiente, il cambiamento climatico si intreccia con una trasformazione avvenuta nel tempo: insediamenti e attività umane hanno progressivamente ristretto gli spazi disponibili per i corsi d’acqua. Il problema, nella lettura proposta dal rapporto, è strutturale e richiede interventi che vadano oltre la risposta alle singole emergenze.

Argini, casse e “trasloco” abitanti: cosa prevede il nuovo piano per prevenire altre alluvioni

L’approfondimento affronta la variante al Piano per l’assetto idrogeologico, le misure di tracimazione controllata e la gestione della vegetazione lungo i fiumi. Legambiente indica inoltre la necessità di studiare l’allontanamento degli argini dove possibile, restituendo spazio ai corsi d’acqua, e di rafforzare i contratti di fiume per coinvolgere comunità, istituzioni e ricerca nelle scelte sulla sicurezza del territorio. 

 


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