Peccato che a scendere in strada siano stati autotrasportatori che non si riconoscono più in quelle sigle. Imprese esasperate da costi insostenibili e da un sistema di rappresentanza che considerano sempre più distante.
Come si può attribuire alle associazioni il merito di aver fermato una protesta che non hanno organizzato?
È questa la domanda che Meloni lascia senza risposta. Perché riconoscere la frattura significherebbe ammettere che i tavoli ministeriali, frequentati da anni dalle stesse organizzazioni, non rappresentano necessariamente le istanze di tutti gli operatori. Molto più semplice raccontare che il Governo ha ascoltato, le associazioni hanno trattato e la protesta è finita. E chi non ci sta? Diventa un problema di ordine pubblico. Nel giro di pochi secondi Meloni passa dai ringraziamenti alle associazioni alle accuse contro chi continua a bloccare le strade.
Parla di minacce, pneumatici tagliati, intimidazioni. Chiama in causa Piantedosi e il decreto Sicurezza. Nessuno pretende impunità per chi commette reati. Ma le responsabilità sono individuali. Non si possono utilizzare episodi di violenza per gettare un’ombra su un’intera mobilitazione e liquidarne le ragioni.
Ancora più delicato è il richiamo alle possibili infiltrazioni mafiose, entrato nel dibattito attraverso le dichiarazioni di esponenti del Governo
La criminalità organizzata nell’autotrasporto esiste da decenni. Altera la concorrenza, condiziona il mercato e danneggia le imprese oneste. Chi conosce questo settore sa quanto possa costare combatterla davvero. Ma la mafia non può diventare un argomento da evocare quando gli autotrasportatori protestano e da dimenticare quando tornano a lavorare. Dove sono state in tutti questi anni le grandi organizzazioni di rappresentanza? Quali battaglie hanno condotto contro le infiltrazioni criminali, la concorrenza sleale, i meccanismi che consentono di praticare tariffe incompatibili con un’attività regolare? Se esistono responsabilità criminali, si accertino e si perseguano. Ma il sospetto mafioso non può essere trasformato in uno strumento per delegittimare chi contesta il Governo e gli interlocutori che il Governo ha scelto.
I provvedimenti che Meloni presenta con tanta enfasi
Il decreto-legge entrato in vigore il 24 ottobre prevede 105,2 milioni di nuove risorse per l’autotrasporto. Il resto del racconto economico riguarda in larga parte finanziamenti già stanziati e crediti d’imposta relativi a spese sostenute nei mesi precedenti. Poi c’è la sospensione dei leasing fino al marzo 2027. Una moratoria, non un contributo: i debiti rimangono, le scadenze slittano e gli interessi continuano a maturare. C’è il nuovo meccanismo di adeguamento della quota carburante nei contratti di trasporto. Nei rapporti non scritti vengono introdotti parametri obbligatori, ma senza sanzioni specifiche per la loro mancata applicazione. Nei contratti scritti rimane sostanzialmente l’autonomia delle parti. E sappiamo bene quanto possa essere squilibrato il rapporto contrattuale tra un piccolo vettore e una grande committenza.
C’è una modifica delle responsabilità nei contratti di logistica, i cui effetti concreti meritano un approfondimento ben diverso dagli annunci trionfalistici. E infine, quasi a completare il quadro, arriva la lettera di vettura elettronica nazionale. Uno strumento di digitalizzazione documentale, con modalità operative ancora da definire e un obbligo di accettazione per gli organi di controllo previsto dal luglio 2027.
Gli autotrasportatori chiedono come sopravvivere oggi e il Governo, tra le altre cose, risponde con un documento elettronico per domani
Non è necessario negare l’utilità di singoli interventi per riconoscere quanto siano lontani da una soluzione strutturale. Il problema non è soltanto ricevere un credito d’imposta o rinviare un canone. È riuscire a lavorare con tariffe che coprano realmente i costi, senza dipendere continuamente da contributi pubblici e provvedimenti d’emergenza. Intanto, venerdì 23 ottobre, il Brent ha chiuso a oltre 116 dollari al barile. E allora quanto può durare questa presunta pacificazione? Quanto tempo passerà prima che i nuovi aumenti del carburante assorbano il beneficio delle misure annunciate? La protesta rischia di essere soltanto rinviata, perché nessuno dei provvedimenti risolve alla radice il rapporto squilibrato tra costi di esercizio, tariffe e potere contrattuale delle imprese.
Colpisce infine la comunicazione della presidente del Consiglio. Video sempre più patinati, luci morbide, ambientazioni eleganti, un’immagine accuratamente costruita e lontanissima dalla Meloni che arringava le piazze contro i palazzi del potere. Naturalmente il problema non sono i filtri o l’illuminazione. È il contrasto tra questa rappresentazione rassicurante e la durezza delle parole riservate a chi oggi protesta fuori dai canali ufficiali.
La leader che rivendicava di dare voce a chi non veniva ascoltato oggi celebra gli accordi con le organizzazioni riconosciute e richiama all’ordine chi ne contesta la rappresentanza.
Il Governo può scegliere con chi trattare non può però decidere chi rappresenti anche coloro che a quel tavolo non si riconoscono e soprattutto non può pretendere che una firma cancelli la crisi di un’intera categoria. Le strade potranno tornare libere, i camion riprendere a viaggiare e le associazioni tornare a sedersi al ministero, dove del resto siedono da anni ma i problemi rimarranno e con il petrolio a questi livelli difficilmente gli autotrasportatori potranno permettersi a lungo di fingere che siano stati risolti.
Meloni può raccontare la fine della protesta, bon può decretare la fine delle ragioni che l’hanno provocata.
Cinzia Franchini
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