#Finsubito news – «Industria e futuro, è tutto in gioco. Il ruolo strategico della manifattura per lo sviluppo del nostro territorio»


Domani alle Gallerie Mercatali di Veronafiere, l’industria si interroga sul proprio futuro. «ALL INdustry. È tutto in gioco» è il titolo dell’assemblea pubblica di Confindustria Verona: al centro, il ruolo delle imprese in una stagione segnata da tensioni geopolitiche, trasformazioni economiche e crescente competizione globale. 

In un luogo che custodisce la memoria produttiva della città, imprenditrici e imprenditori si confronteranno su energia, innovazione, competenze e mercati internazionali.  «Gli scenari non possiamo sceglierli. Possiamo però scegliere come affrontarli», sottolinea il presidente Giuseppe Riello. 

Una scelta che riguarda anche Verona: continuare a investire sulla propria vocazione industriale e sulla capacità delle aziende di creare lavoro e sviluppo.

Presidente, nella nostra ultima intervista di scenario, a chiusura del primo semestre dell’anno, avevamo ragionato sulle prospettive dell’industria veronese. Che cosa è cambiato da allora? Arriviamo all’assemblea con più preoccupazioni o con qualche ragione in più per guardare avanti con fiducia?

Lo scenario di fondo non è cambiato: le difficoltà che le imprese devono affrontare sono sostanzialmente le stesse e, in alcuni casi, si sono persino accentuate. Pensiamo, per esempio, al costo dell’energia, che continua a crescere e incide pesantemente sulla competitività delle aziende. La fiducia, invece, è rimasta intatta. Se non avessimo fiducia, non potremmo fare gli imprenditori. A definirci è proprio la consapevolezza che, anche nei momenti più complessi, esiste sempre un modo per far vivere e crescere le nostre imprese. Non significa sottovalutare i problemi, ma affrontarli con responsabilità, determinazione e capacità di innovare.

«ALL INdustry. È tutto in gioco»: perché avete scelto questo titolo? Che cosa c’è in gioco oggi per le imprese?

Abbiamo voluto un titolo forte, con un doppio significato. Per le imprese è tutto in gioco perché la sopravvivenza stessa di aziende e interi settori dipende dalle decisioni che saremo in grado di prendere oggi. Allo stesso tempo, le imprese sono pronte a mettere in campo tutto ciò che è nelle loro possibilità per contribuire allo sviluppo del Paese. Essere «all in» significa quindi assumersi fino in fondo la responsabilità di costruire il futuro.

Lei dice: «Gli scenari non possiamo sceglierli. Possiamo però scegliere come affrontarli». Quale messaggio volete lanciare alla città? Che cosa significa scegliere di continuare a essere un territorio a forte vocazione industriale? E quali punti concreti sottopone il sistema industriale veronese a chi amministra?

Quello che vorremo che risuonasse forte è il fatto che Verona è una provincia manifatturiera ed è dalla manifattura che trae una parte decisiva della propria forza. Nel nostro territorio abbiamo diverse aziende centenarie questo vuol dire che la nostra industria non è nata nel secondo dopoguerra ma ha radici che affondano ben più lontano. Già nel 1870 i primi industriali hanno fondato la Lega Industriale Veronese da cui poi è nata la nostra associazione. Queste radici hanno contribuito a rendere il territorio ciò che è oggi e rappresentano la base sulla quale costruire il futuro. Scegliere di continuare a essere una provincia industriale significa creare le condizioni perché le imprese possano investire, innovare e generare occupazione.

L’assemblea si terrà alle Gallerie Mercatali, un luogo che appartiene alla storia produttiva di Verona. Perché parlare del futuro dell’industria proprio da qui?

Si tratta di un luogo che si è trasformato, che l’impegno ha integrato nell’evoluzione della nostra città ma ha mantenuto la propria identità. Così il nostro territorio sta affrontando diversi cambiamenti come quelli infrastrutturali; altri legati all’evoluzione della società, del lavoro e dei mercati. Sono trasformazioni inevitabili, che devono aiutarci a crescere senza però snaturarci. Parlare qui del futuro dell’industria significa ricordare che innovazione e identità non sono in contraddizione: il futuro si costruisce facendo tesoro della propria storia.

Per i due tavoli dell’assemblea avete scelto di affidare il confronto alle esperienze di cinque imprenditrici di primo piano. Nessun politico o esperto, come potrebbe essere un analista geopolitico. Ci spiega questa scelta?

Abbiamo voluto che a parlare di imprese fosse chi ogni giorno questo mondo lo vive. In diversi settori, con diverse problematiche e con un forte impegno nella rappresentanza e nella società civile.

Il primo confronto partirà dai problemi quotidiani del fare impresa, dall’energia alle competenze; il secondo invece allargherà lo sguardo allo scenario internazionale e all’Europa. Quale filo lega questi due momenti e quale messaggio vorreste lasciare a chi parteciperà?

Sì, abbiamo immaginato due dialoghi. Il primo con Barbara Beltrame Giacomello, Katia Da Ros e Antonella Mansi ci darà uno sguardo su cosa significhi oggi fare impresa. Dall’impatto concreto delle crisi internazionali ai costi dell’energia, dalla sostenibilità all’internazionalizzazione, fino alle sfide legate all’innovazione, alle competenze e alla capacità di attrarre talenti. Il secondo, che vedrà protagoniste Emma Marcegaglia e Veronica Squinzi sarà invece dedicato al punto di vista delle imprese rispetto allo scenario internazionale e al ruolo dell’Europa. Il filo conduttore sono le imprese. Perché siamo convinti che sia il lavoro che sono in grado di generare le imprese la base su cui si fonda la società. Perché è con il lavoro che si dà dignità, speranza e futuro alle persone. Supportare le imprese non significa quindi tutelare un interesse particolare, ma contribuire al benessere dell’intera comunità.

Torniamo al titolo dell’assemblea: se è tutto in gioco, ci può dire cinque questioni su cui si gioca il futuro di Verona?

Posto che prima di tutto occorrerebbe uno scenario di pace. Gliene dico quattro che sono quelle alla base delle sfide nazionali ed europee e che approfondiremo lunedì: semplificazione burocratica, energia, digitalizzazione, persone e competenze. In una frase politica industriale a tutti i livelli locale, nazionale e internazionale.

 




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