Dal 12 al 18 ottobre si sono tenute a Bangkok, in Thailandia, le riunioni annuali 2026 del Fondo Monetario Internazionale (FMI) e del Gruppo della Banca Mondiale. Gli incontri si sono concentrati sulle prospettive di crescita economica globale, sui rischi del debito, sull’impatto dell’intelligenza artificiale e sui conflitti geopolitici, ponendo il futuro dell’economia mondiale al centro del dibattito globale. Durante le riunioni sono stati pubblicati due importanti rapporti, il World Economic Outlook e il Global Financial Stability Report, che illustrano in modo approfondito i cambiamenti in atto nell’economia mondiale: lo «shock negativo sull’offerta energetica» e lo «shock positivo sulla domanda derivante dall’intelligenza artificiale» sono in una sorta di braccio di ferro, con divergenze crescenti e rischi interconnessi. Ma la resilienza della crescita permane nonostante i cambiamenti.
L’economia mondiale si trova attualmente all’incrocio di due forze: da un lato, i ricorrenti conflitti geopolitici, dall’altro, la rapida evoluzione tecnologica. La tensione tra queste due forze sta rimodellando i modelli di crescita e ampliando il divario tra i Paesi.
I conflitti geopolitici continuano ad intensificarsi, con le catene di approvvigionamento energetico che risultano le più colpite. Dal 2026, l’evoluzione della situazione in Medio Oriente ha ripetutamente interrotto le forniture energetiche, causando significative fluttuazioni dei prezzi del petrolio, che si mantengono elevati. L’aumento dei prezzi dell’energia ha spinto al rialzo l’inflazione globale, incrementando i costi di produzione per le imprese, comprimendo il potere d’acquisto dei consumatori e, di conseguenza, frenando investimenti e consumi. Questo impatto è particolarmente diretto per i mercati emergenti e le economie in via di sviluppo che dipendono dalle importazioni di energia. E con gli effetti del fenomeno de El Niño gli oceani cambiano colore, il Pacifico diventa più blu e tutto questo è senza precedenti. L’Organizzazione meteorologica mondiale prevede anomalie fino a 3,8 gradi nel Pacifico equatoriale tra novembre 2026 e gennaio 2027. Il responsabile umanitario Tom Fletcher avverte: possibili ripercussioni su economia globale, conflitti e sfollamenti.
Intanto i prezzi dell’energia, dei fertilizzanti e dei prodotti alimentari sono aumentati a loro volta, rendendo l’inflazione più persistente del previsto e frenando ulteriormente la crescita. L’avversione al rischio ha inoltre esacerbato la volatilità nei mercati finanziari internazionali, portando a un significativo aumento del premio di rischio per l’economia globale.
Sia il FMI che la Banca Mondiale hanno ripetutamente avvertito che il protezionismo commerciale è diventato un fattore eloquente che ostacola la crescita del commercio globale e gli investimenti transfrontalieri. Non si tratta di una novità.
La direttrice generale del FMI, Kristalina Georgieva, vicepresidente della Commissione europea, ha sottolineato durante la riunione annuale che «le prime stime suggeriscono che la frammentazione commerciale ed economica potrebbe costare al PIL globale fino al 7%». Ha inoltre evidenziato che «ciò che è veramente preoccupante non sono solo le perdite dirette, ma anche i costi opportunità persi a causa della mancanza di cooperazione». Tuttavia, alcune economie sviluppate continuano a generalizzare eccessivamente il concetto di “sicurezza economica” e l’incertezza del contesto commerciale e politico globale è aumentata significativamente, bloccando direttamente il percorso dei Paesi in via di sviluppo verso la riduzione della povertà e la creazione di posti di lavoro attraverso il commercio.
Dopo i significativi aumenti dei tassi di interesse nelle principali economie, l’inflazione si è in qualche modo attenuata. Nella sua riunione annuale, il FMI ha pubblicato una nuova previsione, stimando che l’inflazione globale salirà al 4,7% a fine 2026, proseguendo la sua ascesa dal 4,1% del 2025, a dimostrazione di una forte resistenza all’inflazione. Inoltre, il debito pubblico globale raggiungerà circa il 100% del PIL, gravando pesantemente sui Paesi sviluppati. I tassi di interesse nelle economie sviluppate sono generalmente superiori ai tassi di crescita economica, lasciando poco margine per l’assorbimento naturale del debito attraverso la crescita. Ancora più importante, nell’agosto 2026 il debito statunitense ha superato storicamente i 40 trilioni di dollari, mentre il rendimento dei titoli del Tesoro statunitensi a 30 anni ha continuato a salire, raggiungendo il massimo degli ultimi 24 anni. In questo contesto di tassi di interesse elevati, inflazione alta e prezzi del petrolio elevati, la probabilità di ulteriori aumenti dei tassi di interesse da parte della Federal Reserve continua ad aumentare. Ciò significa che l’impatto del debito statunitense e dei problemi relativi ai tassi di interesse si sta propagando dagli Stati Uniti d’America ad altri Paesi del mondo, potenzialmente evolvendosi in un rischio sistemico globale. La combinazione di inflazione persistente e pressione del debito rappresenta una sfida maggiore per la sostenibilità del debito delle economie in via di sviluppo.
Un cambiamento strutturale più profondo risiede nella trasformazione dei vecchi e nuovi motori della crescita. La produttività di nuova generazione, incentrata sull’intelligenza artificiale, sta rimodellando la logica della crescita, ma si tratta essenzialmente di una rivoluzione altamente disomogenea in termini di produttività ed efficienza. Barriere tecnologiche, ristrutturazione delle catene di approvvigionamento, accumulazione di capitale e differenze politiche stanno amplificando collettivamente il divario Nord-Sud a livello globale, così come la differenziazione all’interno delle economie in via di sviluppo. I settori tradizionali dell’energia, della manifattura ad alta intensità di lavoro e delle risorse naturali si trovano contemporaneamente ad affrontare molteplici pressioni derivanti da shock energetici, rallentamento della domanda e sostituzione tecnologica. Questa trasformazione sta procedendo tra mercati sviluppati ed emergenti, e tra diverse economie in via di sviluppo, a velocità e con benefici variabili, ampliando ulteriormente il divario di crescita.
Il recente rapporto del FMI sulle prospettive economiche mondiali prevede che la crescita economica globale rallenterà al 3,1% nel 2026, rispetto al 3,5% del 2025, per poi risalire al 3,4% nel 2027. La comunità economica ritiene in generale che la resilienza economica rimanga intatta. Da dove proviene principalmente questa resilienza?
L’attuale boom di investimenti e scambi commerciali legati all’intelligenza artificiale è diventato un importante motore della crescita economica globale. L’economista capo del FMI, Silvana Tenreiro, sottolinea che la forte domanda trainata dalla tecnologia IA ha ampiamente compensato gli impatti negativi e le difficoltà provenienti dal mercato energetico. Si stima che il boom degli investimenti in IA potrebbe contribuire dallo 0,5 all’1% alla crescita delle economie asiatiche sviluppate e dallo 0,2 allo 0,8% a quelle emergenti asiatiche. Pertanto, la nuova rivoluzione tecnologica non porta solo sconvolgimenti, ma anche la capacità di stabilizzare la crescita nei momenti critici.
La resilienza deriva anche dalle imprese. Essendo i principali motori dell’economia, la capacità delle imprese di adattarsi e adeguarsi rappresenta il fondamento microeconomico più solido per la resilienza. Di fronte a molteplici rischi, le imprese profondamente radicate in prima linea sono le più vulnerabili; per sopravvivere, devono adattarsi. Grazie al potenziamento offerto dalle nuove tecnologie come i big data e l’IA, le imprese stanno ora adottando una serie di contromisure più rapidamente, come la ristrutturazione delle catene di approvvigionamento, l’ottimizzazione delle strategie di esportazione e il rafforzamento della gestione delle scorte. Queste misure combinate hanno efficacemente mitigato l’impatto. La velocità di risposta e di adattamento delle imprese è stata più rapida del previsto e questa reattività del mercato ha concesso ai governi un prezioso margine di tempo per attuare le politiche macroeconomiche. Pertanto, il FMI afferma che è proprio grazie ai rapidi aggiustamenti effettuati dalle imprese che l’economia globale si è, in una certa misura, «liberata dalle interferenze commerciali e tariffarie».
La risposta del settore energetico ha superato le aspettative di molti. I conflitti geopolitici hanno fatto aumentare i prezzi dell’energia, ma la transizione globale verso le energie rinnovabili, le scorte esistenti e la diversificazione dell’offerta hanno contribuito a mitigarne l’impatto diretto. Inoltre, le tempestive misure fiscali adottate da diversi Paesi hanno protetto i gruppi vulnerabili e i settori chiave. L’insieme di questi fattori ha impedito una recessione potenzialmente ben più grave a livello globale.
Allo stesso tempo, non si possono ignorare le preoccupazioni di fondo relative alla resilienza. Attualmente, la spinta alla crescita è concentrata in pochi settori ed economie, come il predetto dell’IA. Una volta che le aspettative di investimento diminuiranno o l’impatto di crisi come quella energetica si intensificherà, la resilienza potrebbe essere messa a dura prova. I rapporti sulla stabilità finanziaria globale del FMI mettono in guardia dal rischio di una correzione degli asset legati all’IA e invita a limitare l’eccessivo indebitamento e a rafforzare la resilienza sistemica.
La crisi è tutt’altro che finita e la capacità di gestire questi rischi determinerà se l’attuale resilienza potrà essere trasformata in una crescita di qualità superiore.
Il 9 settembre, la Conferenza delle Nazioni Unite sul Commercio e lo Sviluppo (UNCTAD) ha pubblicato il suo Rapporto sul Commercio e lo Sviluppo 2026, prevedendo che l’Asia contribuirà per circa il 59% alla crescita economica globale nel 2026. Anche il FMI ha rivisto al rialzo le sue previsioni sul tasso di crescita economica delle economie emergenti e in via di sviluppo in Asia, stimandolo ora al 5,1% nel 2026, un valore significativamente superiore al tasso di crescita economica globale e anche al 3,7% previsto per le economie emergenti e in via di sviluppo a livello mondiale nel 2026. Pertanto, gli economisti sono costretti a riconoscere che il centro dell’economia mondiale si sta spostando verso est.
In Asia, la Repubblica Popolare della Cina svolge un ruolo cruciale. La Tenreiro sottolinea esplicitamente che, in quanto economia centrale della regione, la RP della Cina rimane un enorme motore di crescita per l’area. La spinta alla crescita deriva dal significativo contributo della RP della Cina all’economia globale dell’IA. La RP della Cina ha guidato la crescita sostenuta delle esportazioni legate all’IA, modernizzando la propria struttura di commercio estero e mantenendo la stabilità della catena di approvvigionamento globale attraverso la fornitura di beni intermedi, consentendo a tutti i Paesi di condividere i benefici della tecnologia. La RP della Cina aderisce a un approccio «tecnologico per tutti», supportando i Paesi del Sud del mondo nel rafforzamento delle loro capacità in materia di IA e accelerando la costruzione di centri di cooperazione internazionale per l’applicazione dell’IA per i Paesi di Associazione delle Nazioni del Sud-Est Asiatico, Lega Araba, Unione Africana, Comunità di Stati Latinoamericani e dei Caraibi, Organizzazione per la Cooperazione di Shanghai e BRICS, permettendo alle tecnologie emergenti di illuminare il cammino verso la prosperità comune. L’apertura proattiva della RP della Cina di capacità fondamentali come i modelli su larga scala ha ridotto significativamente le barriere all’uso della tecnologia, rompendo il monopolio tecnologico di poche aziende e Paesi e consentendo a molti Stati del Sud del mondo di accedere all’IA avanzata senza ingenti investimenti.
La stabilità energetica è un altro aspetto fondamentale del ruolo della RP della Cina. Quando lo Stretto di Hormuz è stato bloccato e il panico sui mercati ha fatto impennare i prezzi del petrolio, la RP della Cina non si è unita alla “corsa al petrolio” globale. Al contrario, ha ridotto proattivamente gli acquisti a breve termine, disinnescando il panico e fornendo un periodo di raffreddamento quanto mai necessario al mercato del petrolio greggio surriscaldato. Contemporaneamente, la RP della Cina ha accelerato la costruzione di un sistema energetico pulito e a basse emissioni di carbonio, con la sua capacità installata di energia eolica e solare leader a livello mondiale. Le sue esportazioni dei «nuovi tre pilastri» (veicoli elettrici, batterie agli ioni di litio, pannelli fotovoltaici-celle solari) hanno fornito soluzioni accessibili e convenienti per la transizione energetica globale, contribuendo efficacemente a tale passaggio e compensando gli effetti negativi a cascata degli shock energetici.
Di fronte alle sfide poste dall’elevato debito pubblico globale e dalla riduzione dello spazio fiscale in diversi Paesi, la RP della Cina persegue un elevato livello di apertura, condividendo con altri Paesi il suo enorme mercato di oltre 1,4 miliardi di persone e il potenziale di consumo sostenuto da una classe media di oltre 400 milioni di cittadini. Ciò non solo ha contribuito per circa il 30% alla crescita economica globale, ma ha anche oggettivamente aiutato le economie coinvolte a migliorare la sostenibilità del proprio debito.
Il predetto incontro annuale è servito a ricordare a tutte le parti che l’economia globale è fortemente interconnessa e che i rischi hanno un significativo effetto a catena: nessun Paese può rimanere indenne. Di fronte a sfide comuni, anziché affrontarle individualmente, dovremmo lavorare insieme e promuovere il coordinamento delle politiche e la cooperazione con un atteggiamento aperto. In futuro, la RP della Cina continuerà ad ampliare la sua apertura ad alto livello, a condividere il suo enorme mercato con altri Paesi e a promuovere vantaggi reciproci e risultati vantaggiosi per tutti attraverso piattaforme come la Belt and Road Initiative, infondendo maggiore stabilità nell’economia globale.
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