#Finsubito news – Bonus caregiver, contributo solo sotto i 3mila euro di reddito


Un contributo economico fino a 400 euro al mese dal prossimo anno, ma soltanto per chi assiste in modo informale, cioè non retribuito, un familiare o un affine per almeno 91 ore alla settimana, convive a tutti gli effetti con la persona non autosufficiente e rispetta precisi limiti economici.

È questo il bonus caregiver previsto dal nuovo disegno di legge approvato dalla Camera lo scorso 14 ottobre, dopo ben trenta proposte di legge in materia naufragate solo negli ultimi dieci anni.

Qui la mappa degli aiuti in Italia

Il provvedimento fermo al Senato

Il provvedimento A.C. 2789, ora fermo al Senato in attesa dell’esame, riunisce il testo del Governo e dodici proposte parlamentari e mira a introdurre per la prima volta il ruolo di chi assiste gratuitamente un familiare e a inserirlo più stabilmente nel sistema dei servizi sociali e sanitari. Una novità dunque simbolica, di valore, attesa e dovuta, anche se ancora tristemente lontana dai reali bisogni delle famiglie.

Chi è il caregiver familiare

La riforma definisce caregiver familiare la persona maggiorenne che assiste e si prende cura del coniuge, o persona unita civilmente o convivente di fatto, oppure che si occupa di un figlio o di un parente o affine entro il secondo grado. In determinate situazioni, il riconoscimento può estendersi anche ai parenti o affini entro il terzo grado.

La persona assistita deve trovarsi in una condizione di disabilità grave, ricevere l’indennità di accompagnamento oppure essere in una condizione, certificata, di non autosufficienza.

Il disegno di legge distingue quattro profili, in funzione dell’impegno assistenziale: il caregiver prevalente, che convive con la persona assistita e presta almeno 91 ore di assistenza alla settimana, il caregiver convivente, impegnato da 30 a 90 ore settimanali, il non convivente che si occupa della persona almeno per 30 ore e infine quello con carico assistenziale inferiore, da 10 a 29 ore settimanali.

Ogni persona assistita, o suo legale rappresentante, potrà indicare fino a tre caregiver e il riconoscimento dovrà essere formalizzato attraverso una specifica piattaforma che l’Inps dovrà attivare entro il prossimo 2 gennaio.

Cosa cambia per i caregiver

Gli oneri complessivi del provvedimento sono quantificati in circa 257 milioni per il 2027 e 260 ogni anno dal 2028. Secondo le stime Istat, in Italia ci sono circa 7 milioni di caregiver familiari. I calcoli son presto fatti: se i 257 milioni venissero idealmente divisi tra tutti, equivarrebbero a circa 3 euro al mese a persona. Le stime di chi lavora sul campo dicono che servirebbero almeno 2 miliardi di euro. Ma proviamo a capire meglio come funzionerebbe il tutto.

Come funziona il bonus caregiver: i requisiti

Il nuovo bonus, disciplinato dall’articolo 14 del disegno di legge, in partenza se tutto va bene dal 2027, verrebbe riconosciuto solo ai caregiver prevalenti e dovrebbe prevedere un tetto massimo di 1.200 euro a trimestre, che corrispondono a 400 euro al mese, 4.800 euro in un anno. In teoria.

Il testo della legge in discussione, e che abbiamo potuto analizzare, dice che per accedere alla misura devono essere soddisfatte contemporaneamente diverse condizioni. Prima di tutto la convivenza: il caregiver deve vivere con la persona assistita, quindi se sta con lei solo di giorno, o solo di notte, niente da fare. Poi come visto c’è il tema del carico assistenziale, cioè deve dedicare alla cura almeno 91 ore settimanali, che, facendo i conti, vuol dire in media circa 13 ore al giorno.

Altro requisito essenziale richiesto è il reddito da lavoro: il potenziale beneficiario non deve avere un lavoro oppure può percepire dall’attività lavorativa al massimo un reddito fino a 3mila euro lordi annui. Occhi puntati anche all’Isee, che non deve eccedere i 25mila euro, e attenzione al riconoscimento formale, dal momento che il caregiver deve essere obbligatoriamente registrato sulla piattaforma Inps ad hoc.

Come funziona il décalage e quanto spetta

Di base ci sarebbe un meccanismo di décalage per cui con Isee fino a 15mila euro scatta la quota piena, quindi ipoteticamente fino a 400 euro al mese, poi oltre questa soglia il contributo diminuisce progressivamente fino a 25mila euro, cifra oltre la quale non si ha più diritto al beneficio. Può essere riconosciuto per un massimo di due persone assistite. Se entrambi i genitori assistono un figlio con disabilità, l’importo è ripartito in parti uguali.

Diciamo subito però che, anche qualora diventasse effettivamente legge, non sarebbe un assegno mensile garantito a tutti gli aventi diritto, perché l’importo effettivo andrebbe in ogni caso determinato alla luce delle risorse davvero disponibili e del numero dei beneficiari reali. Quantomeno, non fa reddito e non incide sull’Isee stesso.

Entrando più nel dettaglio, fino a 15mila euro di Isee il contributo viene determinato indipendentemente dall’indicatore economico, oltre questa cifra e fino a 25mila euro l’importo massimo viene moltiplicato per la differenza tra 25mila euro e il valore dell’Isee, dividendo il risultato per 10mila. Per capirci, con un Isee di 20mila euro spetterebbe, prima dell’eventuale riproporzionamento legato alle risorse disponibili, il 50% dell’importo di riferimento, cioè fino a 600 euro a trimestre. A 24mila euro la quota scenderebbe al 10%, cioè fino a 120 euro a trimestre. Se il contributo così calcolato risulta pari o inferiore a 30 euro nel trimestre, non viene corrisposto.

Novità su part time, congedi e studio

Il disegno di legge prevede anche misure per conciliare assistenza e attività lavorativa. Ai lavoratori dipendenti appartenenti ai primi due profili – prevalente e convivente – viene concesso (almeno sulla carta) il diritto di rimodulare il proprio orario, l’accesso allo smart working e la precedenza per il part time, oltre che la cessione gratuita di ferie e riposi da parte dei colleghi. Dal 2027, poi, i genitori di figli con disabilità potranno utilizzare il congedo parentale fino al compimento dei 18 anni del figlio.

Se si troveranno le risorse, per loro il progetto di vita o il piano assistenziale individualizzato potranno prevedere anche sostituzione temporanea in caso di emergenza, supporto psicologico, visite domiciliari e percorsi preferenziali per alcune prestazioni sanitarie.

Una novità non trascurabile (anche se essenzialmente soggetta alle singole decisioni degli istituti) toccherà poi anche gli studenti. Per gli universitari che prestano almeno 30 ore settimanali di assistenza gli atenei potranno prevedere riduzioni o esenzioni dalle tasse, riconoscere crediti formativi extra e attribuire anche lo status di studente lavoratore. Per i più giovani, le competenze maturate nell’attività di cura potranno essere valorizzate nel colloquio dell’esame di maturità.

Cosa non torna

I punti critici sono tanti: la tutela previdenziale, ad esempio. Chi riduce l’orario di lavoro o lascia l’occupazione per assistere un familiare può perdere reddito e contributi utili alla pensione. Il disegno di legge non introduce una copertura contributiva figurativa generalizzata per tutti i periodi dedicati alla cura. Meno contributi versati, minori opportunità di carriera, difficoltà a rientrare nel mercato del lavoro una volta terminata l’assistenza… E cosa succede dopo? Il contributo cessa quando viene meno l’assistenza.

La mappa degli aiuti in Italia

In attesa della riforma nazionale, ad oggi ci sono comunque sparsi nelle varie regioni alcune forme di contributi. Non esiste una procedura unica, visto che alcuni aiuti sono destinati direttamente al caregiver mentre altri finanziano la persona non autosufficiente e possono essere utilizzati solo per pagare servizi di assistenza. Prima di presentare una domanda è bene controllare sempre non solo l’importo ma anche chi è il beneficiario formale, quali spese sono ammesse e se sono vietate cumulabilità con altri contributi.

Lombardia

Il nuovo programma 2026-2028 approvato dalla Regione Lombardia riorganizza gli interventi per la non autosufficienza attraverso le misure Sostegno, Servizi e Pro.V.I. Gli importi mensili della Misura Sostegno variano in base alla situazione: 565 euro per il caregiver familiare, 615 euro se è prevista anche la frequenza scolastica, 665 in alcuni casi di autismo, 900 per condizioni di particolare gravità, oppure in presenza di assistenti regolarmente assunti per almeno 10 ore settimanali, 1.000 per assistenza contrattualizzata di almeno 20 ore e infine 1.200 per un rapporto di lavoro a tempo pieno.

La Regione prevede inoltre il Bonus Assistenti familiari, a rimborso fino al 60% delle spese effettivamente sostenute per personale regolarmente assunto, con massimali di 2.400 euro per Isee fino a 25mila euro e 2mila euro per Isee superiore a 25mila e fino a 35mila euro.

Piemonte

In Piemonte è attivo il Buono domiciliarità 2026-2027 che prevede 700 euro al mese per 12 mesi per persone non autosufficienti con più di 65 anni o con disabilità, residenti nella regione, già valutate dai servizi competenti e con punteggio sociale almeno pari a 7. Il contributo serve a pagare servizi di assistenza domiciliare, non è un compenso diretto al caregiver. È richiesto un Isee ordinario o sociosanitario non superiore a 40mila euro. La domanda si presenta online sul sito della Regione e scade il 2 novembre.

Veneto

In Veneto sono attive le cosiddette impegnative di domiciliarità (ICD) che finanziano diverse condizioni assistenziali. Sono riconosciuti ad esempio 800 euro al mese per disabilità grave con ventilazione o assistenza continuativa, 400-2mila euro per la Sla, secondo la gravità, da 400 a 706 euro per alcune disabilità intellettive o psicologiche e da 400 a 1.000 per disabilità fisico-motorie.

Esistono poi anche contributi da 400 a 600 euro per alcune situazioni di bisogno assistenziale. Requisiti Isee, età e importi cambiano in base alla misura. La domanda passa dai servizi sociali comunali o distrettuali, con valutazione e disponibilità di fondi. La nuova legge regionale 23 del 7 ottobre 2026 riconosce e sostiene i caregiver, ma non introduce automaticamente un bonus mensile uguale per tutti.

Emilia-Romagna

In Emilia-Romagna l’assegno di cura sostiene persone con disabilità grave o gravissima assistite a domicilio. Gli importi ordinari sono di 10,33, 15,49, 23 o 45 euro al giorno, in base alla situazione. Per le fasce ordinarie sono previste soglie Isee, generalmente di 34mila euro, mentre per alcune condizioni di gravissima non autosufficienza valgono regole specifiche e possono non esserci limiti. Per particolari casi di minori la soglia arriva a 65mila euro. Il contributo dura normalmente sei mesi, estendibili a dodici in situazioni stabili.

È previsto inoltre un sostegno di 160 euro mensili quando una persona adulta con disabilità assume regolarmente un assistente per almeno 20 ore settimanali. La domanda si presenta ai servizi sociali e sociosanitari di Comune o Ausl. Da notare che la normativa regionale riconosce il caregiver anche senza obbligo di convivenza.

Lazio

La legge regionale 5/2024 del Lazio prevede interventi e un budget personale per le esigenze del caregiver, utilizzabile per assistenza personale, tempo libero e formazione. Per accedere al budget serve un Isee non superiore a 24mila euro.

Sicilia

Nel luglio 2026 la Regione Sicilia ha ripartito 2.035.212,87 euro tra i distretti sociosanitari, di cui il 65% è destinato ai caregiver di persone con disabilità grave e il 35% a quelli che assistono persone con disabilità gravissima. Non esiste un importo unico regionale, quindi criteri, somme e scadenze dipendono dagli avvisi locali.

Nel distretto di Messina le domande per il contributo una tantum si sono appena chiuse (il 15 ottobre), idem nel distretto 53 comprendente Mazara del Vallo, Salemi, Vita e Gibellina, dove l’ultimo giorno utile è stato il 23 ottobre.

Campania

La Campania ha istituito un registro digitale dei caregiver, cui è utile iscriversi in vista di future iniziative regionali, ma non equivale a una domanda per ottenere un bonus. Il 23 marzo scorso sono state presentate due proposte di legge, la 15 e la 16, che puntano a rivedere la disciplina regionale e contemplano, tra l’altro, supporto psicologico per l’elaborazione del lutto, percorsi di reinserimento lavorativo e aiuti economici temporanei fino a dodici mesi.


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