#Finsubito news – Intervista a Milano Finanza


Intervista rilasciata da Piero Cipollone, Membro del Comitato esecutivo della Banca centrale europea, a Roberto Sommella il 21 ottobre 2026

24 ottobre 2026

Dottor Cipollone, Lei ha appena partecipato al comitato esecutivo dell’Associazione Bancaria Italiana. È stato trattato il tema dell’euro digitale?

Abbiamo parlato soprattutto di tokenizzazione. Sull’euro digitale ho fornito un aggiornamento sullo stato delle discussioni sulla legislazione a Bruxelles, e sul progresso dei nostri preparativi interni come Eurosistema.

Da quando è arrivato alla BCE, i pagamenti sono diventati una delle sue principali aree di lavoro. Perché sono così importanti per il futuro dell’Europa?

Perché i pagamenti sono un’infrastruttura strategica per l’Europa e rientra nel nostro mandato, come banca centrale, promuovere il regolare funzionamento dei sistemi di pagamento. Quando compriamo qualcosa online o paghiamo un caffè, pensiamo al prezzo di ciò che acquistiamo, ma raramente a come avviene il pagamento. Eppure, se si fermano i pagamenti, si ferma l’economia.

E l’introduzione dell’euro digitale serve a questo?

Sì. Oggi possiamo usare la moneta emessa dalla banca centrale solo sotto forma di contante. Ma una parte crescente della nostra vita economica si svolge online, dove le banconote non possono arrivare. L’euro digitale serve a colmare questo vuoto; restituisce la libertà alle persone di pagare con uno strumento uguale al contante per natura e caratteristiche, come privacy e copertura delle esigenze di pagamento, ma che funziona anche dove il contante non ’può essere usato.

Perché è diventato necessario proprio adesso?

Sempre più acquisti avvengono online. In Italia, ad esempio, i pagamenti online sono passati, secondo gli ultimi dati disponibili, dal 6% circa del totale nel 2019 al 24% nel 2024. E mi aspetto che da allora siano ancora cresciuti.

Questi acquisiti online vengono di solito pagati con carte e nei due terzi dei casi si tratta di pagamenti fatti usando schemi non europei. E nella maggior parte dei paesi dell’area dell’euro questa dipendenza dai non europei non si limita ai pagamenti online ma si estende anche ai negozi fisici perché in questi paesi non esiste nemmeno un equivalente di Bancomat che, come in Italia, permetta di pagare al negozio sotto casa.

Insomma, per un servizio essenziale come i pagamenti dipendiamo in larga misura da infrastrutture che non controlliamo direttamente.

Si può quindi definire l’euro digitale come un progetto di sovranità digitale europea?

L’Eurosistema si occupa di questioni strettamente connesse con il suo mandato. E come ho detto all’inizio il regolare funzionamento dei sistemi di pagamento è una nostra responsabilità. Se dipendiamo in modo determinante da altri non è facile assicurare questo regolare funzionamento. Negli ultimi anni l’Europa ha imparato che per alcuni servizi essenziali non può dipendere esclusivamente da altri. Lo abbiamo visto con l’energia, lo vediamo oggi con la difesa e vale anche per i pagamenti.

L’euro digitale serve a dare all’Europa un’alternativa propria, portando nel mondo digitale ciò che il contante garantisce da sempre: una forma di moneta pubblica sicura, rispettosa della privacy e accettata ovunque nell’area dell’euro.

La sovranità non è chiudere le porte agli altri. È avere il potere di scegliere e sapere che, per un servizio essenziale come i pagamenti, l’Europa può contare anche sulle proprie forze.

Ma questa dipendenza ha conseguenze concrete anche per i commercianti?

Sì, soprattutto per i piccoli. Oggi un piccolo negozio può pagare commissioni fino a quattro volte più alte rispetto ai grandi operatori. L’euro digitale introdurrà un’alternativa europea, aumenterà la concorrenza e, grazie ai limiti ai costi previsti dalla legge, contribuirà a ridurre le commissioni proprio per chi ha meno potere contrattuale.

In questa prospettiva, sembra che non ci sia tempo da perdere.

Assolutamente. Nel 2027 partiremo già con un pilota basato su transazioni reali effettuate dai dipendenti dalla BCE e delle altre banche centrali nazionali. Servirà a testare la tecnologia in condizioni reali e a costruire l’euro digitale insieme al mercato.

Trentasei operatori del mercato, di cui sette italiani, già collaborano ai lavori preparatori e ora stiamo invitando gli esercenti dell’e-commerce e del mobile commerce a partecipare.

Se il regolamento sarà approvato quest’anno, l’euro digitale potrebbe arrivare già nel 2029. Quando verrà presa la decisione finale?

La decisione potrà essere presa solo quando i negoziati legislativi in corso a Bruxelles saranno conclusi. Ci auguriamo che il regolamento venga adottato entro la fine dell’anno, consentendo al Consiglio direttivo della BCE di decidere formalmente sull’emissione.

L’adozione del regolamento permetterà di completare il rulebook, con le regole tecniche necessarie perché il mercato possa prepararsi per tempo. La BCE può rendere pronta l’infrastruttura, ma anche banche, operatori dei pagamenti e commercianti devono avere il tempo di adeguare sistemi e processi.

Ci sarà un limite al possesso dell’euro digitale?

Sì, ma non ci saranno limiti ai pagamenti. Il limite riguarda quanti euro digitali posso tenere nel portafoglio, non quanto posso spendere. Se il pagamento supera il saldo disponibile – ad esempio per comprare un’automobile – la parte restante potrà essere presa automaticamente dal conto corrente collegato.

Il limite alla quantità di euro digitali che si potranno detenere servirà a proteggere la stabilità finanziaria, soprattutto in situazioni di crisi. Le nostre analisi mostrano che, con una calibrazione adeguata del limite, non si hanno effetti negativi sul sistema bancario.

È vero che funzionerà anche offline?

Sì. Sarà possibile pagare nei negozi durante un blackout o nelle aree remote e isolate dove non c’è connessione o questa è scarsa e discontinua. Basterà avvicinare due dispositivi, come avviene oggi con una carta contactless. Il pagamento avverrà direttamente tra pagatore e beneficiario, senza passare tramite internet. Per i commercianti significa poter continuare a incassare anche quando altri pagamenti digitali non sono disponibili.

Questo rende l’euro digitale più resiliente, ma anche più rispettoso della privacy. Con i pagamenti offline, i dettagli della transazione resteranno esclusivamente tra chi paga e chi riceve il pagamento, in modo molto simile a quanto avviene oggi con il contante.

Come si userà concretamente l’euro digitale? Servirà una nuova app?

Ci saranno due possibilità. Le banche potranno integrare l’euro digitale nelle app che i loro clienti già utilizzano, mentre l’Eurosistema offrirà un’app semplice, uniforme e affidabile con le funzioni essenziali.

Anche usando quest’ultima, però, il rapporto resterà con la propria banca: la BCE non aprirà conti ai cittadini.

Ma perché serve questa app europea?

Come le banconote sono uguali in tutta l’area dell’euro, anche l’app dell’euro digitale offrirà un punto di accesso comune. L’euro digitale dovrà essere accessibile a tutti, indipendentemente dal paese, dall’età, o dalle competenze digitali. Stiamo integrando l’accessibilità fin dalla progettazione, lavorando con le organizzazioni che rappresentano le persone con disabilità.

Noi stiamo dando attuazione ad un principio chiaro contenuto nella proposta legislativa della Commissione: la scelta di come accedere all’euro digitale e utilizzarlo deve restare in capo al cittadino, e non al prestatore di servizi di pagamento.

Le emissioni di euro digitale saranno decise dalla Bce come per le banconote e le monete secondo un limite stabilito ogni anno?

No. Come per il contante, saranno cittadini e imprese a determinarne l’utilizzo attraverso la domanda.

Su quale piattaforma tecnologica girerà l’euro digitale?

Sarà un’infrastruttura europea comune, sviluppata solo da fornitori europei e sulla quale banche e operatori privati potranno costruire nuovi servizi.

Lo abbiamo già visto nei nostri programmi di innovazione: più di 70 operatori hanno collaborato con la BCE per esplorare le possibilità offerte dall’euro digitale di fornire nuovi servizi ai loro clienti. Alcune imprese hanno già proposto soluzioni come lo scontrino digitale automatico o il pagamento automatico alla consegna per gli acquisti online: innovazioni concrete che semplificheranno la vita di cittadini e imprese.

Abbiamo appena lanciato un secondo bando per idee e progetti innovativi, con l’obiettivo di accelerare l’innovazione e creare nuove opportunità di crescita per l’industria europea dei pagamenti.

Le banche si sono lamentate perché temono di essere tagliate fuori dal circuito digitale dell’euro, è un timore plausibile?

Il dialogo con il settore bancario è stato ed è una componente essenziale del progetto. L’euro digitale non è stato concepito per sostituire le banche, ma per integrare e rafforzare i loro stessi servizi di pagamento. Saranno infatti le banche e gli altri intermediari autorizzati a distribuirlo, gestire il rapporto con i clienti e sviluppare nuovi servizi. Gli standard comuni dell’euro digitale permetteranno alle soluzioni di pagamento sviluppate in Europa di raggiungere clienti e commercianti in tutta l’area dell’euro.

Si può ipotizzare che un domani ci sarà solo l’euro digitale?

Non credo e penso che non sia l’obiettivo di nessuno. L’ obiettivo è quello di creare un sistema di pagamenti dove il contante, l’euro digitale, i servizi già offerti dalle banche coesistano in modo da garantire resilienza e libertà di scelta per il consumatore.

Come si potrà evitare l’attacco dei pirati del web?

La sicurezza dell’euro digitale sarà costruita su più livelli: crittografia avanzata, separazione dei dati, test periodici contro attacchi simulati. L’infrastruttura sarà inoltre distribuita in diverse aree geografiche europee, per garantire la continuità del servizio anche se una parte del sistema dovesse diventare temporaneamente indisponibile.

La sicurezza non è un’aggiunta finale, ma un requisito integrato fin dall’inizio del progetto. Possiamo contare sull’esperienza maturata dall’Eurosistema nella gestione di infrastrutture critiche come Target.

Con l’euro digitale si potrà comprare tutto? Dal caffè al Btp o a un’azione?

L’euro digitale sarà un mezzo di pagamento, non uno strumento attraverso cui la BCE potrà dire ai cittadini come spendere il proprio denaro.

Si potrà usare per comprare un caffè, fare acquisti online, pagare una bolletta, come anche trasferire denaro ad altre persone. Insomma, l’euro digitale supporterà i pagamenti nei negozi, online e da persona a persona.

La BCE è un organismo federato, cosa manca ancora all’Unione europea per renderla davvero completa e più forte dal punto di vista finanziario?

L’Europa ha già una moneta unica e una banca centrale unica. Ora dobbiamo completare questo percorso con un vero mercato europeo dei capitali, un sistema bancario più integrato e infrastrutture comuni nei settori strategici.

Oggi i risparmi degli europei superano ampiamente il fabbisogno di finanziamento delle nostre imprese, eppure una parte importante di quel risparmio finisce fuori dall’Europa, mentre molte aziende europee faticano a trovare i capitali necessari per crescere, innovare e competere.

Dobbiamo fare in modo che il risparmio europeo finanzi di più l’economia europea. Una startup o una piccola impresa innovativa deve poter accedere con facilità ai capitali disponibili in tutta Europa, non soltanto a quelli del proprio paese. Per farlo occorre lavorare su diversi piani: legale, regolamentare e tecnologico. Su quest’ultimo fronte abbiamo una concreta opportunità: le nuove tecnologie come le DLT ci permettono di superare la frammentazione delle infrastrutture di mercato. E l’Eurosistema sta lavorando alacremente in questa direzione con il progetto Pontes, operativo dal 21 settembre 2026, che permette il regolamento di transazioni finanziarie effettuate su piattaforme DLT in moneta di banca centrale, e il suo complemento Appia, che mira alla creazione di un ecosistema finanziario europeo pienamente integrato.

Il filo conduttore è lo stesso dell’euro digitale: abbiamo una moneta unica, ma in molti settori continuiamo ad avere mercati e infrastrutture nazionali frammentati. Completare il mercato europeo dei capitali significa permettere a cittadini e imprese di sfruttare davvero le opportunità offerte da un mercato di dimensioni continentali.


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