Il futuro delle ferrovie italiane passa anche da uno stabilimento piemontese, dove oltre 1.600 persone lavorano alla costruzione dei treni di nuova generazione. A Savigliano, in provincia di Cuneo, la sfida della mobilità sostenibile ha già assunto una forma concreta: quella dei convogli alimentati a idrogeno, destinati a sostituire progressivamente i vecchi treni diesel su alcune linee ferroviarie non elettrificate. I primi esemplari stanno già affrontando i test sui binari della Val Camonica e l’obiettivo è avviare il servizio passeggeri nella primavera del 2027.
A visitare lo stabilimento Alstom è stato sabato 24 ottobre il ministro dell’Ambiente e della Sicurezza energetica Gilberto Pichetto Fratin, che ha incontrato i rappresentanti dell’azienda e approfondito i principali progetti industriali in corso. Al centro della visita, la tecnologia a idrogeno e gli investimenti che stanno trasformando il sito saviglianese in uno dei poli di riferimento per la produzione ferroviaria italiana.
«Fui tra i primi, anni fa, a incentivare l’utilizzo della nuova tecnologia a idrogeno e sono contento oggi di poter finalmente vedere da vicino il risultato di questi investimenti. Il prossimo decennio sarà quello dell’effettiva messa in servizio. Viaggiare a idrogeno diventerà la normalità e voi oggi siete un’eccellenza e un’avanguardia», ha dichiarato il ministro.
Una previsione ambiziosa, che accompagna una trasformazione industriale già avviata. I treni a idrogeno prodotti da Alstom sono infatti impegnati nei collaudi lungo la Brescia-Iseo-Edolo, la linea lombarda individuata per uno dei principali progetti italiani di decarbonizzazione del trasporto ferroviario regionale.
Le prove dinamiche sono iniziate a settembre e vengono effettuate anche durante le ore notturne, quando il traffico ferroviario ordinario è ridotto. In circa un mese, secondo i dati comunicati durante la visita ministeriale, i convogli hanno già percorso 6mila chilometri senza passeggeri, verificando il comportamento dei sistemi di bordo, delle apparecchiature e della tecnologia di trazione.
Il calendario prevede l’ingresso in servizio nella primavera del 2027, dopo il completamento delle verifiche tecniche e delle procedure autorizzative necessarie. Un passaggio che permetterebbe di avviare la sostituzione dei mezzi diesel attualmente utilizzati lungo la tratta.
Il progetto non riguarda soltanto i treni. Per rendere operativo il nuovo sistema sarà infatti necessario sviluppare anche una filiera dell’idrogeno, con impianti dedicati alla produzione, alla distribuzione e al rifornimento dei convogli.
È proprio questo uno degli aspetti sui quali si concentra l’interesse del Ministero dell’Ambiente: l’introduzione di una tecnologia che può ridurre le emissioni locali sulle linee non elettrificate, accompagnata però dalla necessità di organizzare un sistema energetico e infrastrutturale in grado di sostenerla.
I treni utilizzano celle a combustibile che producono energia elettrica attraverso una reazione tra idrogeno e ossigeno, alimentando i motori di trazione. Il risultato è un convoglio che non produce emissioni dirette di anidride carbonica durante il funzionamento. Il beneficio climatico complessivo dipende invece anche dalle modalità con cui viene prodotto l’idrogeno utilizzato.
La tecnologia è particolarmente interessante per i collegamenti regionali che non dispongono di una linea elettrica aerea, dove oggi continuano a circolare numerosi treni diesel. La sua diffusione dovrà comunque confrontarsi con i costi dell’energia, delle infrastrutture e delle alternative disponibili, a partire dall’elettrificazione delle linee.
Per Pichetto Fratin, il progetto lombardo rappresenta un esempio dell’impiego delle risorse europee destinate alla transizione energetica.
«Alstom, con la sua esperienza, è uno straordinario modello industriale che offre un contributo determinante al settore ferroviario italiano ed esporta in molte parti del mondo la migliore tecnologia nazionale», ha affermato il ministro.
«I nuovi treni a idrogeno sviluppati da Alstom, esempio di spesa efficiente del Pnrr, trasformeranno la linea Brescia-Iseo-Edolo in un modello di transizione energetica, sostituendo definitivamente i vecchi convogli diesel della tratta. Una importante iniziativa di decarbonizzazione che creerà anche una effettiva filiera dell’idrogeno, con impianti di produzione e di rifornimento previsti lungo la linea», ha aggiunto.
Dietro il progetto c’è uno stabilimento che rappresenta da decenni uno dei principali riferimenti dell’industria ferroviaria piemontese. Il sito di Savigliano è specializzato nella produzione dei treni regionali Coradia Stream e dei convogli ad alta velocità Avelia Stream, destinati al mercato italiano e internazionale.
Negli ultimi anni la fabbrica ha intrapreso un percorso di trasformazione tecnologica attraverso la digitalizzazione dei processi produttivi e l’introduzione di nuovi sistemi di automazione industriale. Un’evoluzione che ha portato Alstom a sviluppare ulteriormente il modello della cosiddetta Fabbrica 4.0, con impianti e infrastrutture progettati per aumentare la capacità produttiva e migliorare le attività di collaudo.
A illustrare i risultati raggiunti è stato Michele Viale, direttore generale di Alstom Italia, che ha sottolineato il valore industriale e occupazionale dello stabilimento.
«È stato un piacere ospitare il ministro Pichetto Fratin nel nostro sito di Savigliano, un’eccellenza industriale e un punto di riferimento per Alstom in Italia che nel sito conta oggi più di 1.600 persone impiegate. La visita di oggi è stata un’importante occasione per condividere le competenze delle nostre persone e gli investimenti in innovazione e sostenibilità portati avanti nel corso degli ultimi anni», ha dichiarato Viale.
Il programma di sviluppo è sostenuto da un piano di investimenti superiore a 63 milioni di euro per il triennio 2024-2026. Le risorse hanno consentito di ampliare il sito produttivo di Savigliano, realizzare nuove infrastrutture dedicate ai test dei treni a idrogeno e dei convogli ad alta velocità, introdurre nuove linee produttive e rafforzare la digitalizzazione.
«Il percorso di crescita e innovazione di Alstom in Italia è sostenuto da un piano di investimenti di oltre 63 milioni di euro per il triennio 2024-2026, che ha permesso su Savigliano di ampliare lo stabilimento, realizzare nuove infrastrutture per i test dei treni a idrogeno e dei nuovi treni ad alta velocità, introdurre nuove linee produttive e potenziare la digitalizzazione dei processi e l’automazione industriale», ha spiegato il direttore generale.
Il dato occupazionale assume particolare rilievo per il territorio. Con oltre 1.600 addetti, lo stabilimento rappresenta una realtà industriale importante per il Cuneese e per l’intera filiera ferroviaria piemontese. La crescita degli investimenti dimostra inoltre come la transizione tecnologica coinvolga non soltanto la progettazione dei mezzi, ma anche le competenze professionali, gli impianti e l’organizzazione del lavoro.
L’appuntamento di Savigliano arriva in una fase di forte sviluppo per l’industria ferroviaria, impegnata contemporaneamente nel rinnovo dei treni regionali, nella produzione di convogli ad alta velocità e nella sperimentazione di nuove soluzioni energetiche.
La vera prova sarà il passaggio dai test al servizio quotidiano: i nuovi treni dovranno dimostrare affidabilità, continuità operativa e sostenibilità economica nelle condizioni reali di esercizio.
Per il Piemonte, intanto, la prospettiva è già concreta: una tecnologia destinata a entrare nelle ferrovie del futuro viene sviluppata e costruita a Savigliano, grazie a investimenti industriali e al lavoro di oltre 1.600 persone. E se la previsione del ministro Pichetto Fratin troverà conferma, quello che oggi rappresenta un progetto innovativo potrebbe diventare, nel prossimo decennio, una componente sempre più diffusa del trasporto ferroviario.
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