#Finsubito news – Titoli di Stato, Francia più esposta e la Germania ne beneficia. Italia al riparo grazie a Btp e retail – LMF – LaMiaFinanza


Francia e Germania si confermano tra i principali mercati europei del debito sovrano per capacità di attrarre capitali internazionali, grazie alle dimensioni e all’elevata liquidità dei rispettivi mercati. Ma, in un contesto di rinnovate tensioni sugli spread e crescente selettività da parte degli investitori, la forte presenza di capitali stranieri potrebbe trasformarsi in un fattore di vulnerabilità per Parigi. È quanto emerge da un‘analisi di UniCredit, che individua nella Germania il principale potenziale beneficiario di un’eventuale riallocazione dei capitali in uscita dai titoli di Stato francesi.

I dati sulla bilancia dei pagamenti, pubblicati ieri, mostrano che ad agosto gli investitori esteri hanno continuato ad acquistare OAT, i titoli di Stato francesi, seppure per importi contenuti. L’incertezza politica non ha quindi impedito, almeno fino alla fine dell’estate, un rafforzamento delle posizioni straniere: dall’inizio dell’anno, gli acquisti netti hanno raggiunto complessivamente 200 miliardi di euro.

«Con il riemergere delle tensioni sugli spread creditizi nell’area euro e una crescente selettività da parte degli investitori nelle proprie scelte di allocazione, la composizione della base di investitori assume un’importanza sempre maggiore», osserva Luca Cazzulani, Head of Strategy e FI Strategist di UniCredit.

Investitori esteri, forte divario tra i Paesi europei

La quota di debito sovrano detenuta da investitori stranieri varia sensibilmente all’interno dell’area euro: si passa da circa il 20% dei titoli in circolazione in Grecia a circa il 75% in Finlandia. La componente estera è tuttavia costituita prevalentemente da investitori europei: in media, circa il 75% delle posizioni riconducibili a soggetti non residenti è detenuto da investitori di altri Paesi dell’area euro.

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In Portogallo e Austria, per esempio, la presenza di capitali stranieri è significativa, ma risulta concentrata soprattutto all’interno dell’unione monetaria. Secondo UniCredit, gli investitori europei in cerca di rendimenti più elevati hanno guardato ai titoli portoghesi e austriaci come alternative, rispettivamente, ai Bonos spagnoli e ai Bund tedeschi. Una dinamica che potrebbe aver contribuito alla relativa tenuta di questi mercati nelle ultime settimane.

Diversa la situazione di Francia e Germania, che presentano una quota più consistente di investitori provenienti dall’esterno dell’area euro. La loro capacità di attrarre capitali su scala globale riflette il ruolo di riferimento dei due mercati, caratterizzati da elevata liquidità e da un ampio utilizzo dei rispettivi titoli come benchmark. Anche la Finlandia mostra un’attrattività relativamente elevata presso gli investitori esterni all’unione monetaria.

L’incertezza politica mette sotto pressione gli OAT

La maggiore diversificazione internazionale rappresenta un vantaggio in condizioni normali, ma può diventare un elemento di rischio quando aumenta l’incertezza. Gli investitori stranieri, sottolinea Cazzulani, tendono infatti a reagire agli sviluppi politici interni con maggiore intensità rispetto agli operatori domestici, una sensibilità che potrebbe risultare ancora più accentuata tra i soggetti esterni all’area euro.

Non è quindi escluso che l’allargamento degli spread degli OAT registrato tra settembre e ottobre abbia già ridotto l’interesse degli investitori internazionali. In assenza di dati aggiornati, l’effettiva portata dei deflussi resta da verificare, ma per UniCredit è difficile attendersi un miglioramento del sentiment finché non emergerà maggiore chiarezza sulle prospettive di politica economica francesi.

Il rischio è legato anche alla consistenza delle posizioni già detenute dagli investitori esteri: la loro presenza nel mercato francese lascia infatti spazio a ulteriori riduzioni dell’esposizione, con possibili ripercussioni sugli spread sovrani.

In caso di disimpegno dai titoli francesi, la Germania sarebbe, secondo l’analisi, la principale candidata ad assorbire i capitali in uscita. Possibili benefici potrebbero arrivare anche per Paesi Bassi e Austria, che offrirebbero rendimenti relativamente più elevati rispetto ai Bund, pur operando su mercati meno liquidi.

BTP più protetti dalla componente domestica

Il quadro italiano appare relativamente più stabile. La base di investitori dei BTP è infatti caratterizzata da una maggiore componente domestica, sostenuta anche dalla strategia del Tesoro di proporre strumenti destinati specificamente al pubblico retail.

«Una quota maggiore del debito pubblico è detenuta a livello nazionale», rileva Cazzulani, sottolineando come questa struttura possa offrire una protezione durante le fasi di volatilità dei mercati. Una maggiore partecipazione degli investitori italiani riduce infatti la dipendenza dai flussi internazionali e limita, almeno in parte, l’esposizione a improvvisi cambiamenti del sentiment estero.

La composizione della base degli investitori si conferma dunque un fattore determinante per la tenuta dei mercati sovrani europei. In una fase caratterizzata da tensioni politiche e differenziali di rendimento più volatili, la capacità di fare affidamento su una domanda domestica stabile può rappresentare un vantaggio, mentre una forte dipendenza dai capitali internazionali rischia di amplificare le oscillazioni degli spread.


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