Tutti puntano giustamente l’occhio all’Ucraina ma c’è un altro tema che sta evidenziando un solco tra i soci del campo largo. Un tema meno “nazionale” e per questo meno mediaticamente esplosivo, ma che sui territori sta producendo alcune fratture non di poco conto. Stiamo parlando della gestione dei rifiuti, incubo di sindaci e amministratori di tutt’Italia, una di quelle cose che fa perdere voti più che guadagnarne, e che mette a confronto filosofie di gestione, diciamo pure due impostazioni culturali, che attengono alle due diverse anime del centrosinistra: da una parte quella ambientalista dura e pura che fa capo ad AVS, ai 5S e all’ala più a sinistra del Pd, dall’altra un’impostazione più pragmatica-industriale, realista, aperta alle innovazioni tecnologiche, meno dogmatica. La prima punta alla massimizzazione del ciclo del riuso e dell’economia circolare escludendo nettamente gli inceneritori, la seconda al contrario prevede l’utilizzo della raccolta differenziata e del riciclo ma guarda con attenzione all’utilizzo di novità tecnologiche che hanno realizzato impianti di incenerimento degli scarti, non inquinanti.
L’ultimo caso di una diatriba che va avanti da tempo è accaduto in questi giorni in Toscana, dove la giunta regionale ha approvato il progetto di un ossicombustore nel comune di Peccioli (Pisa), tecnicamente non il classico inceneritore con un fuoco ma un impianto modernissimo non inquinante, senza fiamma, dal quale dovrebbero uscire anche materiali vetrosi destinati all’edilizia.
L’approvazione è stata fortemente voluta dal governatore Eugenio Giani (Pd, tendenza riformista) ma in giunta non tutto è filato liscio: l’assessore al lavoro Alberto Lenzi (AVS) ha votato contro, l’assessora alla scuola Alessandra Nardini (sinistra Pd) non ha partecipato alla votazione e l’assessore all’ambiente David Barontini (M5S) ha votato a favore convinto dal governatore Giani, beccandosi però le contumelie più o meno silenziose del suo partito e quelle invece molto rumorose della base 5S che ancora per tutta la giornata di ieri nelle chat e nei social non facevano altro che criticarlo per la decisione presa: “Hai tradito i nostri valori”, era una delle frasi più gentili. Il governatore ha da una parte tenuto coerentemente il punto su un’iniziativa che giudica all’avanguardia tecnologica e importante per la regione, dall’altra ha esercitato tutte le mediazioni possibili per minimizzare le diversità di venute tra le forze politiche che lo sostengono. È riuscito però solo in parte a evitare una plateale spaccatura, che a dire il vero va oltre il piano regionale, e quindi fuori dalla sua “giurisdizione” politica: pare che nella decisione dell’assessore di AVS siano intervenuti direttamente i vertici nazionali del partito, come pure da Roma/fronte 5S non sono mancate le perplessità per il voto favorevole dell’assessore Barontini. Al momento tenute “basse” per amor di Campo largo, ma presenti.
D’altro lato il caso toscano, che solo la paziente gestione di Giani ha impedito sfociasse in una frizione ancora più clamorosa se non in una bocciatura, è solo l’ultimo dissidio sull’argomento. Per averne la conferma chiedere a Roberto Gualtieri, sindaco di Roma, che ha impiegato cinque anni per arrivare a mettere la prima pietra del termovalorizzatore di Santa Palomba, cinque anni passati a combattere prima che con la burocrazia e i comitati locali (classici oppositori di ogni opera pubblica che si rispetti), con parte della maggioranza che lo aveva appena eletto (al ballottaggio Gualtieri ottenne l’appoggio pubblico di Conte, anche se i consiglieri 5S non fanno formalmente ancora parte della squadra di governo della Capitale). L’opposizione al termovalorizzatore che il sindaco di Roma ha sempre giudicato indispensabile per “chiudere” il ciclo dei rifiuti iniziato con il riciclo e l’economia circolare è stata molto ferma da parte di AVS, 5S e alcuni esponenti non di secondo piano del Pd romano (per tutti Marco Miccoli, area sinistra dem).
Lo scontro è durato anni, sempre per i motivi più o meno accennati quando parlavamo della Toscana (la diversa impostazione ideologica) ed è arrivato addirittura alla Camera dei deputati, dove nell’aprile del 2023 il Movimento 5 Stelle arrivò anche a presentare un odg del giorno contro il termovalorizzatore di Gualtieri, odg votato solo da 5S e AVS e quindi bocciato. C’è da dire che allora, eletta da poche settimane, Elly Schlein, pur nutrendo da sempre una sensibilità ambientalista, si accodò alle richieste che veniva dal sindaco della Capitale. Alla fine l’iter si è concluso e pochi mesi fa sono cominciati i lavori (termine previsto: 2029) però mai dire mai, la frattura politica resta e i comitati locali sostenuti da AVS, 5S e da alcuni sindaci del Pd del territorio al Albano laziale minacciano di rallentare la costruzione, se non di farla fermare con qualche ricorso. Ma se la Toscana e Roma sono probabilmente i casi pilota, altro bolle nella pentola del centrosinistra.
A Genova, per dire, vetrina del riformismo dem con la sindaca Silvia Salis, le componenti AVS e 5S che sostengono la maggioranza comunale sono per il momento riuscite a mettere in stanby l’iter di realizzazione del termovalorizzatore. A fine giugno un comunicato di Amiu, l’azienda dei rifiuti, ha annunciato che il dossier termovalorizzatore per il momento poteva aspettare nonostante che la sindaca Salis e l’assessora all’ambiente Silvia Pericu avessero aperto all’ipotesi della realizzazione. Decisiva l’opposizione dei soliti AVS e 5S, con il governatore di centrodestra Bucci osservatore interessato, e anzi, tutto sommato non scontento dell’emergere delle contraddizioni della coalizione avversaria.
Sempre con un occhio alle regioni dove il centrosinistra governa (detto che in Emilia Romagna la linea riformista e pragmatica di Stefano Bonaccini ha fatto scuola e non esistono frizioni particolari rispetto alla scelta dei termovalorizzatori), interessante il caso dell’Umbria dove con la nuova giunta di Stefania Proietti il centrosinistra ritrova l’unità, ma solo perché viene bocciato il piano della giunta precedente, centrodestra, che prevedeva la realizzazione di un termovalorizzatore. Quindi uniti per il no all’inceneritore, e più avanti si vedrà. Da quelle parti torna la solita divisione a Terni, dove di fronte alla discussione avviata dal vulcanico Bandecchi se trasformare in vero e proprio inceneritore un impianto di trasformazione della carta già esistente il centrosinistra si è diviso, con l’area riformista del Pd e Azione che si sono dette disponibili a valutare l’istallazione di un impianto moderno di termovalorizzazione.
Una faglia che insomma attraversa il Campo largo un po’ ovunque, che resta mediaticamente meno evidente di altre, che però nelle pagine del costituendo programma del centrosinistra è forse il caso si provi a comporre in qualche maniera. L’Ucraina è fondamentale, ma che cosa fare dei rifiuti che produciamo tutti i giorni, per i cittadini è altrettanto importante.
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