TARANTO – La decisione della Corte d’Appello di Milano, che ha respinto la richiesta di sospensiva avanzata da Acciaierie d’Italia e Ilva in Amministrazione Straordinaria, confermando lo spegnimento dell’area a caldo entro il 28 ottobre, continua a provocare reazioni nel mondo politico, economico, sindacale e associativo tarantino. Al centro degli interventi ci sono soprattutto il futuro occupazionale, la tutela della salute, la tenuta dell’economia locale e la necessità di costruire un nuovo modello di sviluppo per il territorio.
Il consigliere regionale di Fratelli d’Italia Giampaolo Vietri invita innanzitutto il territorio a superare divisioni e contrapposizioni. A suo giudizio, la chiusura dell’area a caldo apre una fase particolarmente delicata per Taranto e per l’intera provincia, nella quale sarà necessario evitare contrapposizioni politiche e istituzionali.
«Non è più il momento di alimentare allarmismi e di fare propaganda, ma è giunta l’ora della lucidità e, soprattutto, della coesione», afferma Vietri. Il consigliere regionale richiama l’iniziativa annunciata dal Governo per la costituzione di un tavolo permanente dedicato a Taranto, destinato ad affrontare la transizione industriale, le misure sociali e i progetti di reindustrializzazione.
Secondo Vietri, tuttavia, l’intervento dell’esecutivo nazionale dovrà essere accompagnato dall’assunzione di responsabilità da parte di Regione Puglia, enti locali, imprese, organizzazioni sindacali, associazioni datoriali, lavoratori e cittadini. L’obiettivo, sostiene, dovrebbe essere la costruzione di una posizione comune da portare al confronto con il Governo, evitando che la crisi industriale si trasformi in uno scontro tra istituzioni, partiti e parti sociali.
«Taranto può e deve cambiare, ma cambiare e tutelare la salute non significa rinunciare al lavoro e alla ricchezza produttiva», sottolinea Vietri, indicando come traguardo un nuovo equilibrio tra ambiente, occupazione, salute e sviluppo.
Sul versante economico interviene Confesercenti CasaImpresa Taranto, che pone l’accento sulle conseguenze che la vicenda dell’ex Ilva potrebbe determinare ben oltre il perimetro dello stabilimento siderurgico e del suo indotto.
La presidente provinciale Francesca Intermite ribadisce che la decisione della magistratura deve essere rispettata e che salute e ambiente non possono essere subordinati alle esigenze produttive. Allo stesso tempo chiede alle istituzioni di evitare che il costo della crisi venga trasferito su lavoratori, famiglie e imprese.
«Taranto non può essere nuovamente posta di fronte alla scelta tra lavoro e salute», afferma Intermite, richiamando anche la ripresa delle procedure di licenziamento collettivo che riguardano circa 2.500 lavoratori di 28 imprese dell’indotto.
Per Confesercenti, una riduzione dell’occupazione e dei redditi rischierebbe infatti di produrre un calo dei consumi con effetti diretti su commercio, pubblici esercizi, ristorazione, turismo, servizi, artigianato e professionisti. Il timore è che alla crisi industriale possa aggiungersi una crisi più ampia dell’intero tessuto urbano ed economico della città.
«Una città non vive soltanto delle grandi fabbriche, vive anche delle migliaia di piccole imprese che ogni giorno tengono accese le sue strade», osserva Intermite.
Da qui la richiesta di mettere in campo un piano straordinario per l’economia di prossimità, con risorse per liquidità e investimenti delle piccole e medie imprese, strumenti fiscali per accompagnare la transizione, incentivi per innovazione ed efficientamento energetico e politiche destinate a rafforzare turismo, commercio urbano e attrattività territoriale.
La presidente di Confesercenti indica inoltre la necessità di accelerare la diversificazione economica attraverso investimenti nei settori del turismo, dell’economia del mare, della cultura, dei servizi, della logistica, dell’innovazione e delle nuove tecnologie.
L’esperienza dei XX Giochi del Mediterraneo, secondo l’associazione, ha mostrato la capacità di Taranto di organizzarsi e trasformarsi quando istituzioni, imprese e comunità condividono un obiettivo. «La vera sfida non è immaginare una Taranto senza qualcosa, ma costruire finalmente una Taranto che abbia più motori economici», afferma Intermite.
Una proposta più articolata arriva dal Partito Liberal Democratico di Taranto, che lancia il progetto denominato RE:START TARANTO. Il punto di partenza è la convinzione che, dopo anni di emergenze, decreti e ricorsi, il territorio debba spostare l’attenzione dalla sola gestione della crisi dell’ex Ilva alla costruzione di una prospettiva economica alternativa.
Il PLD individua tra le priorità la tutela della salute, la salvaguardia dell’occupazione durante la transizione, la trasformazione tecnologica e ambientale, l’accelerazione delle bonifiche e la diversificazione dell’economia.
Uno dei punti centrali della proposta riguarda proprio le bonifiche, considerate non soltanto un intervento necessario sul territorio, ma anche una possibile nuova filiera industriale. L’idea è accompagnare imprese, tecnici e lavoratori dell’indotto verso competenze legate alla decontaminazione, al recupero dei siti produttivi, al trattamento dei materiali e alla rigenerazione delle aree industriali.
Secondo il documento, Taranto potrebbe diventare un polo specializzato nelle tecnologie ambientali e nelle bonifiche, valorizzando il patrimonio professionale già presente nel sistema industriale locale e mettendo insieme imprese, università, ricerca e formazione.
Nel documento vengono riportati anche alcuni dati: secondo il Joint Research Centre della Commissione europea, il mercato della bonifica dei suoli nell’Unione europea avrebbe un valore di circa 8,5 miliardi di euro, con una crescita del 5 per cento annuo, mentre il rapporto Ispra citato dal partito registra 16.365 procedimenti di bonifica regionali in corso in Italia e una media di circa 1.190 nuovi procedimenti ogni anno.
Il progetto prevede inoltre una diversificazione basata su porto e logistica, economia del mare, innovazione, turismo, cultura, sport e servizi. L’obiettivo dichiarato è superare definitivamente un modello nel quale il destino economico della città dipende in larga misura da un unico grande insediamento industriale.
RE:START TARANTO, nelle intenzioni dei promotori, dovrebbe tradursi in un programma con progetti definiti, investimenti quantificati, risorse individuate, tempi di realizzazione e responsabilità precise, evitando di limitarsi alla costituzione di un nuovo tavolo di confronto.
Di segno nettamente favorevole alla decisione della Corte è infine la posizione di PeaceLink, che definisce il pronunciamento «una vittoria storica» per i cittadini di Taranto.
L’associazione sottolinea come, a suo giudizio, la decisione abbia riaffermato la centralità della tutela della vita e della salute rispetto agli interessi economici. PeaceLink ritiene inoltre che la crisi attuale non possa essere considerata un evento improvviso, richiamando quanto evidenziato dalla Corte sulla prevedibilità della situazione maturata negli anni.
Per l’associazione, però, lo spegnimento dell’area a caldo deve rappresentare l’inizio e non la conclusione di un percorso. Da qui la richiesta di avviare una riconversione economica dell’area industriale, puntando sulle bonifiche, sulla tutela dei lavoratori e sulla crescita di attività sostenibili.
«La chiusura dell’area a caldo non è un punto di arrivo, ma l’inizio di una nuova fase», sostiene PeaceLink, chiedendo che ai lavoratori vengano garantite prospettive occupazionali dignitose nel percorso di trasformazione del territorio.
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