5 min
Itinerari Previdenziali: vale il 48% del PIL. E i rendimenti si confermano positivi. Nel 2025 la previdenza complementare ha raggiunto quota 262 miliardi: “Ampi margini di crescita, anche grazie alle novità normative”
Un patrimonio che ha raggiunto quota 1.081 miliardi, pari al 48% del PIL nazionale, 268 player e rendimenti positivi. Gli investitori istituzionali italiani godono di ottima salute, ma soprattutto vantano un potenziale di crescita ancora in gran parte inespresso, in particolare sul fronte della previdenza complementare. È quanto emerge dal Tredicesimo Report del Centro Studi e Ricerche Itinerari Previdenziali, presentato in Borsa Italiana e dedicato a iscritti, risorse e gestori per l’anno 2025. L’analisi fotografa vent’anni di crescita e il consolidamento del settore, oltre agli effetti positivi che arriveranno dalle novità normative in fatto di adesione automatica e gestione diretta delle rendite.
📰 Leggi anche “Previdenza integrativa, più adesioni e capitali per la crescita“
Patrimonio in crescita da vent’anni
Al di là del dato complessivo di settore, lo studio evidenzia come nel corso del 2025 gli investitori istituzionali in senso stretto (fondi pensione negoziali e preesistenti, casse privatizzate, fondazioni di origine bancaria e forme di assistenza sanitaria integrativa) abbiano visto i loro patrimonio aumentare di 19 miliardi (+6%) a quota 334,38 miliardi, pari al 14,8% del prodotto interno lordo tricolore. Di questi, circa l’80% è affidato a gestori professionali. Negli ultimi vent’anni, nonostante abbia attraversato più di una crisi finanziaria, l’ammontare è balzato del 134% dai 142,85 miliardi del 2007. A fare la parte del leone con 122,68 miliardi sono proprio le casse di previdenza, seguite dai fondi negoziali e da quelli preesistenti, rispettivamente con 81,52 e 71,89 miliardi. Chiudono la classifica le fondazioni di origine bancaria con 53,1 miliardi e, più distanti, le forme di assistenza sanitaria integrativa con circa 5,19 miliardi. L’altra parte del settore, quello del welfare privato, non è da meno e ormai rappresenta la fetta più ampia del sistema. Il patrimonio complessivo di compagnie di assicurazione del settore Vita, fondi aperti e PIP è pari infatti a 746,63 miliardi, e nel 2025 ha messo a segno un incremento di circa 32 miliardi rispetto ai 714,22 di dodici mesi prima. Sommando i due dati, l’ammontare totale risulta dunque in aumento di 51,46 miliardi rispetto ai 1.029,54 del 2024 e del 134% se confrontato con i 404,11 del 2007.
Le potenzialità della previdenza complementare

Quanto al futuro, è soprattutto sul fronte della previdenza complementare che si giocherà la partita della crescita secondo il presidente del Centro Studi e Ricerche Itinerari Previdenziali, Alberto Brambilla. Il patrimonio del settore ha infatti raggiunto i 262 miliardi di euro circa, ma il rapporto tra fondi pensione e PIL si ferma al 12,1%: una quota che, nel confronto internazionale riportato dal report, appare modesta rispetto a molti Paesi dell’area Ocse che superano il 50% e addirittura misera se confrontata con Danimarca, Islanda, Canada, Svizzera e Stati Uniti che viaggiano sopra il 150%. L’Italia è infatti relegata nella parte medio-bassa della classifica, davanti a Polonia, Spagna e Norvegia. “Il nostro è un mercato già molto interessante, ma con alte potenzialità di sviluppo”, ha rimarcato durante la presentazione Brambilla, secondo cui le nuove norme introdotte dal governo e quelle ancora allo studio potrebbero “generare ulteriori rafforzamenti patrimoniali”.
📰 Leggi anche “Previdenza complementare, la riforma entra nel vivo“
La spinta normativa
La prima accelerazione dovrebbe arrivare dall’adesione automatica alla previdenza complementare per i dipendenti del settore privato di prima assunzione scatta il 1° luglio scorso. Ipotizzando un ingresso nel mondo del lavoro a 22 anni, la stima di Itinerari Previdenziali è che si possano registrare circa 350mila adesioni automatiche l’anno per i prossimi cinque, per un patrimonio aggiuntivo di oltre 24 miliardi nei primi otto. Altra spinta dovrebbe invece arrivare dalle erogazioni. La nuova possibilità per i fondi pensione di gestire direttamente le rendite dovrebbe ridurre il flusso di riscatti, RITA e le trasformazioni in rendita assicurativa che, in totale, nel 2025 sono costate 5,1 miliardi. Secondo il report, questo potrebbe tradursi in un patrimonio aggiuntivo di circa 20 miliardi nell’arco di otto anni.
Il consolidamento del settore
Quanto ai player, a fine 2025 erano 268 gli istituzionali operativi, 21 in meno rispetto all’anno precedente: 84 fondazioni di origine bancaria (-1 rispetto al 2024), 20 casse professionali privatizzate, 33 fondi negoziali e 131 fondi preesistenti (-20 sui dodici mesi e -173 negli ultimi dieci anni). A questi si aggiungono casse e fondi di assistenza sanitaria integrativa che, secondo gli ultimi dati ufficiali del Ministero della Salute fermi al 2022, sono 324. Un numero elevato, ha precisato Brambilla, “tanto più se si considera che i primi 50 fondi rappresentano da soli, per iscritti e patrimonio, i due terzi dell’intero settore e che alla sanità privata manca ancora una legge quadro che regolamenti in via definitiva un sistema sempre più rilevante per un Paese che invecchia”. Ciononostante, ha ricordato, quest’anno è stato fatto un primo importante passo verso una maggiore trasparenza, “con l’introduzione, a partire dal 2027, dell’obbligo di pubblicazione dei bilanci d’esercizio per tutte le forme di assistenza sanitaria integrativa”.
📰 Leggi anche “Il nuovo assetto della previdenza complementare italiana“
Rendimenti in crescita
Infine i rendimenti. Su questo fronte il 2025 è passato in archivio con il segno più per tutte le principali categorie: +7,5% per le fondazioni di origine bancaria, +5,7% per i fondi aperti, +5,1% per i PIP unit linked, +4,8% per i fondi negoziali e +3,8% per i fondi preesistenti, mentre le gestioni separate si sono fermate a +1,5%. Guardando a un orizzonte temporale più coerente con il risparmio previdenziale, Brambilla fa notare come la diversificazione abbia permesso di mantenere un vantaggio nella media a dieci anni, sia per i rendimenti composti sia per quelli cumulati, su inflazione e media quinquennale del PIL. Il confronto con la rivalutazione del Trattamento di Fine Rapporto resta invece sostanzialmente in parità, fatta eccezione per i fondi negoziali. “Anche i risultati dell’ultimo triennio mostrano rendimenti nettamente positivi e superiori ai benchmark del TFR e dell’inflazione in scia al recupero dei mercati finanziari dopo il crollo del 2022, che invece pesa ancora sui risultati a cinque anni”, ha precisato l’esperto.
Il 2026 è partito bene
Inoltre, i primi sei mesi del 2026 confermano l’intonazione positiva: i fondi negoziali hanno reso in media il 3,8%, gli aperti il 4,3% e i nuovi PIP il 5,7%, contro lo 0,8% delle gestioni separate di ramo I. A far da traino sono state le linee azionarie, al 6,7% nei fondi negoziali, al 6,8% nei fondi aperti e all’8,1% nei PIP di ramo III. Nei comparti bilanciati i risultati sono in media pari rispettivamente al 4%, al 4,4% e al 4,7%. Rendimenti medi intorno all’1% invece per le linee obbligazionarie e garantite. Nello stesso periodo il Tfr è salito del 2,3% e l’indice dei prezzi del 2,7%. In crescita anche le Casse privatizzate, il cui patrimonio a metà 2026 è stimato oltre i 132 miliardi, mentre tra le compagnie assicurative i nuovi premi sono aumentati dello 0,6%, spinti dal +9,4% del ramo III a fronte di una raccolta ancora negativa (-3%) per il ramo I.
Vuoi ricevere ogni mattina le notizie di FocusRisparmio? Iscriviti alla newsletter
Registrati sul sito, entra nell’area riservata e richiedila selezionando la voce “Voglio ricevere la newsletter” nella sezione “I MIEI SERVIZI”.
#Adessonews seleziona nella rete articoli di particolare interesse.
Se vuoi leggere l’articolo completo clicca sul seguente link



