ROMA – La prossima legge di Bilancio, nelle dichiarazioni del governo e della maggioranza, dovrebbe contenere delle misure a favore di una delle categorie più trascurata dalla politica italiana: i giovani. Quali misure, e di che portata, ancora non è chiaro. In questi giorni di lavorio preliminare le proposte alternative degli stessi esponenti di maggioranza si accumulano, tra un fondo pensione per ogni nuovo nato a forme di tassazione agevolata. Ieri è stata la ministra del Lavoro Elvira Calderone, in audizione alla Camera, ad aggiungerne un’altra: una «misura specifica» – ma non specificata – «a sostegno dei giovani che rientrano dall’estero e dei loro redditi». Lo stesso governo Meloni ha peraltro tagliato, nei tempi e nella portata, i precedenti incentivi fiscali per i lavoratori qualificati che decidevano di rimpatriare.
I due dossier più caldi restano da un lato il fondo previdenziale per i bebè e dall’altro gli sgravi Irpef. Sul primo il presidente dell’Inps Gabriele Fava, promotore della misura con la sponda del ministro dell’Economia Giorgetti, ha detto che il libretto di risparmio complementare «dovrebbe prevedere almeno mille euro l’anno da parte dello Stato», senza specificare per quanti anni. Ipotizzando 355mila nuovi nati, ha spiegato all’evento della Lega “A tua difesa”, la spesa iniziale sarebbe vicina ai 355 milioni per ogni nuova generazione, «per lo Stato una cifra piccola, ma enorme per chi la riceve, perché fa la differenza tra una pensione povera e una dignitosa». «È un’opzione che il governo sta valutando», ha confermato ieri Calderone. Iniziative simili sono state adottate in Germania e da alcune regioni come il Trentino, il Mef è al lavoro sulle simulazioni, ma le complessità di gestione non sono poche e da molte parti si obietta che in ogni caso non si tratterebbe di una misura efficace contro la glaciazione demografica del Paese, come invece rivendicato da Giorgetti.
Sul fronte Irpef, il ministro dell’Economia aveva parlato di sgravi sugli aumenti retributivi per i giovani. Ieri però il sottosegretario al Lavoro e suo compagno leghista Claudio Durigon ha rilanciato ipotizzando una flat tax al 5% sull’intera retribuzione della durata di cinque anni, un meccanismo «per lasciare i giovani a lavorare in Italia». Complice l’evento di partito in corso, e il tentativo di spostare l’attenzione dalle faide interne, è proprio la Lega che in questa prima fase di dibattito sulla manovra alza di più il volume delle richieste, sia dal lato delle spese che da quello delle entrate. Ieri il segretario Matteo Salvini è tornato a proporre il suo grande cavallo di battaglia anti-Fornero: l’anticipo della pensione a quota 64 anni per chi ha iniziato a lavorare prima del 1996, una misura che secondo lui costerebbe 1,5 miliardi di euro, da finanziarie con un nuovo contributo delle grandi banche. «Io al tavolo di maggioranza chiederò: perché no?», ha detto della tassa, aggiungendo anche la richiesta di uno scostamento di bilancio per pagare misure contro il caro-energia. «Sono fiducioso che le banche contribuiranno come negli scorsi anni», ha chiosato il sottosegretario all’Economia Federico Freni.
Sull’anticipo pensionistico Giorgetti si è mostrato possibilista, definendola una misura di buon senso. Si cercheranno le risorse, con buon pace dei giovani di cui sopra, anche perché pensionati e pensionandi valgono molti più voti. Mentre sull’ulteriore contributo alle banche si annuncia un replay delle tensioni già viste gli scorsi anni dentro la maggioranza e con il credito: Forza Italia è contraria, mentre l’associazione bancaria riunirà un comitato di presidenza il 23 settembre.
Riduzione Irpef, cercasi 3 miliardi per la sforbiciata
Tra le priorità indicate da Meloni per la prossima legge di Bilancio, e su cui nessuna delle forze di maggioranza ha obiezioni, c’è una nuova riduzione dell’Irpef per il ceto medio. «Vogliamo fare di più per ridurre il carico fiscale sul ceto medio», ha ripetuto più volte la premier nelle scorse settimane. Dopo l’intervento del 2025, che ha tagliato di due punti, dal 35 al 33%, la seconda aliquota sui redditi da 28mila a 50mila euro, l’ipotesi è ora di estendere questo scaglione, e la relativa tassazione al 33%, fino ai 60mila euro. Secondo le stime circolate il beneficio crescerebbe progressivamente con il reddito, fino a un massimo di mille euro. La misura costerebbe circa 3 miliardi, risultando così la partita più ricca nel menù della finanziaria. Nel disegno fiscale del governo di centrodestra, l’innalzamento dell’asticella a 60mila euro per il taglio dell’Irpef rappresenta la tappa finale di un percorso avviato con il sostegno ai redditi bassi.
Tassa piatta, tetto a 100mila ma c’è il nodo Ue
È da sempre una bandiera della Lega. E ha incassato un’apertura del ministro dell’Economia Giorgetti. È l’estensione della flat tax per le Partite Iva, la tassa piatta al 15% introdotta nel 2019 dal governo gialloverde fino a 65 mila euro di ricavi e compensi, e poi estesa dal governo Meloni fino a 85 mila. L’ipotesi allo studio è far salire ancora il tetto del regime agevolato per gli autonomi fino a 100 mila euro. Lo stesso Giorgetti ha però spiegato che per realizzare l’intervento bisognerebbe negoziare con l’Europa: l’attuale soglia di 85 mila euro coincide infatti con il tetto massimo previsto dalla normativa europea per il regime Iva agevolato per le piccole imprese. Fin dalla sua introduzione, e a maggior ragione dopo la sua estensione, la tassa piatta per gli autonomi è stata molto criticata per la sperequazione che crea rispetto ai redditi da lavoro dipendente e per il tradimento del principio di progressività fiscale. «In Italia ognuno deve pagare in base a quello che prende», ha detto ieri il segretario della Cgil Landini.
Pensioni, anticipo a 64 anni con assegno ridotto
La proposta sull’anticipo pensionistico messa a punto dalla Lega estende l’uscita a 64 anni anche ai lavoratori del sistema misto. Lo schema prevede almeno 25 anni di contributi e il ricalcolo interamente contributivo della pensione per chi ha iniziato a versare prima del 1996. Secondo il sottosegretario leghista al Lavoro, Claudio Durigon, ideatore della misura, «potrebbero esserci circa 80mila pensioni in più». Si guarda a una sperimentazione triennale. Costi stimati: 1,5 miliardi all’anno. A copertura dell’intervento i leghisti propongono di utilizzare i proventi di un nuovo contributo a carico delle banche. L’Osservatorio previdenza della Cgil mette in guardia: la proposta leghista ridurrebbe l’assegno del 10,6%. Con 40 anni di contribuzione e una retribuzione annua di 35mila euro, la pensione calcolata con il sistema misto sarebbe di circa 1.726 euro mensili: con il ricalcolo contributivo scenderebbe a circa 1.543 euro, oltre 182 euro in meno ogni mese, pari appunto una riduzione del 10,6%.
Tredicesime detassate, manca l’intesa sulla soglia
Una misura che mette tutti d’accordo i partiti della maggioranza, e piace anche a Palazzo Chigi, è la detassazione per un anno delle tredicesime per i lavoratori con i redditi più bassi. Sull’estensione si misurano varie ipotesi: una più ristretta, costo di circa 500 milioni di euro, prevedrebbe di ridurre l’imposizione al 15% per i lavoratori che guadagnano fino a 15 mila euro lordi l’anno; una più larga abbasserebbe l’aliquota fino al 10%, alzando il tetto di reddito dei beneficiari; una (costosa) di Forza Italia si spingerebbe fino all’esenzione totale. La maggiore criticità però è sui tempi. Per agire sulle tredicesime di quest’anno come vorrebbe il governo – e massimizzare così anche l’effetto elettorale – la misura andrebbe approvata in un decreto anticipato rispetto alla legge di Bilancio, il cui via libera definitivo da parte delle Camere, come sempre previsto negli ultimi giorni di dicembre, arriverebbe troppo tardi.
#Adessonews seleziona nella rete articoli di particolare interesse.
Se vuoi leggere l’articolo completo clicca sul seguente link




