al via l’analisi della legge a sostegno della famiglia e contro la denatalità – GiornaleSM


I lavori di ieri del Consiglio Grande e Generale si sono concentrati sull’avvio dell’analisi in seconda lettura della legge a sostegno della famiglia e sul contrasto alla denatalità. Nel pomeriggio si è svolto e concluso il dibattito generale, al termine del quale è emersa una condivisione trasversale sulla gravità dell’emergenza demografica, ma anche un netto scontro politico sull’adeguatezza delle misure, sul metodo seguito dal Governo, sull’operatività dell’ICEE e sulla capacità della riforma di incidere sui nodi strutturali di casa, lavoro e salari. Prima di aprire il comma dedicato alle politiche familiari, l’Aula ha concluso il comma 8, approvando a maggioranza tutti e tre gli articoli e quindi il progetto di legge di modifica della legge n.59 del 2016 sulla libertà e attività sindacale nei luoghi di lavoro, contrattazione collettiva e diritto di sciopero.

La relatrice di maggioranza Giulia Muratori (Libera) ha aperto il dibattito sul progetto di legge che modifica la legge n.129 del 2022 descrivendo la denatalità come una delle emergenze più gravi e complesse per San Marino e ricordando il forte calo delle nascite. Nel merito ha rivendicato un impianto che rafforza maternità e congedi parentali, amplia il congedo di paternità, introduce nuove protezioni per le lavoratrici, riconosce il caregiver familiare, interviene su assegni, rette dei nidi e servizi e punta a una progressiva applicazione dell’ICEE. Secondo Giulia Muratori, la legge costituisce un investimento sociale straordinario per il welfare della Repubblica.

Di segno diverso la relazione di Emanuele Santi (Rete), che pur riconoscendo l’ampliamento di alcune tutele ha giudicato il provvedimento insufficiente rispetto alla portata della crisi demografica. L’esponente di Rete ha sostenuto che la minoranza chiedeva un vero e proprio progetto per il Paese, capace di intervenire su salari, precarietà, abitazione e servizi, anziché affidarsi prevalentemente a incentivi economici. Santi ha inoltre contestato il continuo deposito di emendamenti governativi e indicato come nodi irrisolti la disparità tra dipendenti e autonomi, il limite previsto per i caregiver, il bonus bebè ritenuto poco incisivo e il mancato pieno utilizzo dell’ICEE. La posizione espressa in Commissione da Emanuele Santi era stata di astensione, da lui definita una scelta politica e di ferma denuncia, e non una contrarietà pregiudiziale alla riforma.

A difendere l’impianto del Governo è stato il Segretario di Stato Stefano Canti, che ha respinto la lettura di un testo costruito in fretta e ha parlato invece del risultato di circa un anno e mezzo di studio, analisi, ascolto e confronto. Canti ha aggiornato l’Aula anche sui numeri: 88 nascite nei primi otto mesi del 2026, contro 106 nello stesso periodo del 2025. Ha inoltre ricordato l’indagine sociologica avviata dall’Ufficio di Statistica, conclusa con 2.100 questionari completi, e ha insistito sul carattere non definitivo del provvedimento. Il Segretario Canti ha riconosciuto che nessuna legge può invertire da sola la denatalità, ma le istituzioni devono creare le condizioni affinché avere figli non comporti una penalizzazione economica, sociale o professionale. Tra gli assi qualificanti indicati da Canti figurano il rafforzamento delle tutele della maternità anche per le donne non occupate, la conciliazione tra vita e lavoro e il riconoscimento del caregiver familiare.

Dai banchi della maggioranza, Sandra Stacchini (Pdcs) ha descritto la riforma come una vera e propria rivoluzione sociale sulla carta, richiamando la tradizione delle battaglie femminili sammarinesi e ponendo l’accento sull’indennità per le donne non occupate, sulle tutele per le autonome, sull’estensione del congedo di paternità a 20 giorni e sul caregiver. Giuseppe Maria Morganti (Libera) ha invece evocato la possibilità di costruire un modello San Marino contro la denatalità, riconoscendo che alcuni aspetti della riforma restano più timidi di altri, ma valorizzando il tentativo di combinare servizi e sostegno economico. Per Morganti, la verifica decisiva arriverà dall’applicazione concreta e dai dati dei prossimi anni.

Dall’opposizione, Matteo Casali (Rf) ha aperto uno dei fronti più duri sul metodo, ricostruendo l’iter iniziato nel 2025 e accusando il Governo di avere continuamente modificato il testo fino alla seconda lettura. Il progetto, secondo Casali, è diventato una massa informe di emendamenti da esaminare all’ultimo minuto. Sul merito, l’esponente di Rf ha chiesto un’impostazione multidisciplinare fondata su lavoro, casa e scuola, contestando il mancato accoglimento delle proposte dell’opposizione, dai congedi alla gratuità di pannolini e latte fino alla riduzione delle rette. Gaetano Troina (D-ML) ha lamentato a sua volta un confronto preliminare insufficiente e ha concentrato le critiche sulle difficoltà organizzative delle famiglie, sui servizi e sulle minori tutele per autonomi e professionisti, che a suo avviso rischierebbero di essere trattati come genitori di Serie B. Troina ha inoltre giudicato troppo basse alcune fasce di reddito previste per accedere agli aiuti.

Tra le voci favorevoli, Maria Donatella Merlini (Psd) ha sottolineato l’importanza di assegni, congedi, sostegni per madri sole e caregiver. Ha tuttavia avvertito che una politica familiare non deve produrre l’effetto di riportare le donne a casa; l’obiettivo, ha spiegato Merlini, deve essere quello di rafforzare l’autonomia femminile e la corresponsabilità degli uomini, accompagnando gli aiuti economici con servizi più flessibili. Denise Bronzetti (Ar) ha giudicato corretto l’intervento della Segreteria e apprezzato la differenziazione degli aiuti sulla base del reddito, il riconoscimento del caregiver e l’allargamento dei diritti dei padri. Pur indicando come delicata la disciplina dei contratti a termine per le lavoratrici in gravidanza, Bronzetti ha osservato che il lavoro avrà prodotto un risultato positivo se con queste misure nascerà anche un solo bambino in più.

Miriam Farinelli (Rf) ha posto l’accento sulla perdita di fiducia nel futuro, definendo la costruzione di una famiglia uno sforzo titanico per molti giovani alle prese con lavoro, casa, costo della vita e difficoltà di conciliazione. Farinelli ha riconosciuto i passi avanti del testo, ma ha giudicato insufficiente il coraggio mostrato dalla maggioranza, criticando l’assenza di un confronto più tempestivo sulle proposte di Repubblica Futura. Carlotta Andruccioli (D-ML) ha sostenuto che la legge possa essere utile soprattutto a chi ha già scelto di avere un figlio, mentre difficilmente sarà in grado di indurre una giovane coppia a compiere la scelta del primo. Positivo, per Andruccioli, il raddoppio del congedo di paternità; forti invece le sue perplessità sulla necessità dell’accordo con il datore di lavoro, sulle soglie del bonus bebè e sul mancato accoglimento di permessi per l’inserimento al nido, voucher e incentivi allo smart working.

Una posizione favorevole, accompagnata da alcune riserve, è arrivata da Michela Pelliccioni (Gruppo Misto), la quale ha annunciato il proprio voto a favore assicurando di non voler fare alcun tipo di ostruzionismo, in risposta alle richieste pressanti arrivate dalle neomamme. Pelliccioni ha però sollecitato politiche abitative più incisive per gli under 35 e una revisione del mercato del lavoro, ammonendo sul possibile autogol della tutela contro il mancato rinnovo dei contratti a termine in gravidanza; il rischio, secondo la consigliera, è che la norma finisca per disincentivare l’assunzione di donne in età fertile. Lorenzo Bugli (Pdcs) ha espresso grande soddisfazione per la conclusione dell’iter, indicandone i punti qualificanti nei congedi, nei bonus e soprattutto nel caregiver, figura che a suo giudizio colma un vuoto normativo e dà dignità a chi assiste in casa anziani e persone fragili. Barbara Bollini (Pdcs) ha descritto la riforma come un investimento preziosissimo per il welfare, evidenziando bonus bebè, part-time genitoriale, assegni, permessi per visite mediche e tutela delle donne non occupate. Entrambi gli esponenti hanno riconosciuto che il contrasto alla denatalità dovrà proseguire anche attraverso interventi su casa, lavoro e servizi.

Sull’altro fronte, Nicola Renzi (Rf) ha giudicato eccessivi i toni trionfalistici ascoltati in Aula e ha chiesto alla maggioranza di riconoscere il contributo storico delle proposte dell’opposizione, citando la riduzione delle rette dei centri estivi, gli alert sui contributi non versati e la Commissione speciale sull’andamento demografico. Renzi ha espresso anche una preoccupazione specifica sull’ICEE. Pur condividendo lo strumento, l’esponente di Rf ha fatto notare che, se non accompagnato da controlli efficaci, rischia di penalizzare il ceto medio e premiare chi riesce a nascondere redditi e patrimoni. Centrale, nella sua critica, resta inoltre l’emergenza abitativa.

Gemma Cesarini (Libera) ha replicato alle contestazioni sul continuo aggiornamento del testo sostenendo che il lavoro veloce e intenso è ben accetto quando le modifiche producono maggiori tutele. Cesarini ha valorizzato congedi, protezione delle lavoratrici a termine, riconoscimento dell’anzianità nei periodi di congedo e sostegni alle studentesse madri, indicando nella scuola e nelle relazioni di comunità un terreno sul quale costruire il futuro modello San Marino. Luca Gasperoni (Pdcs) ha insistito sul carattere strategico dell’investimento nella famiglia e sul principio di libertà delle scelte individuali; per Gasperoni lo Stato non può decidere per legge quanti figli debbano avere i cittadini, ma ha il dovere di rimuovere gli ostacoli economici, lavorativi e sociali che rendono più difficile quella scelta.

Mirko Dolcini (D-ML) ha spostato l’attenzione anche sulle componenti culturali, sociali e sanitarie della denatalità, ricordando il tema dell’infertilità, e ha giudicato il pacchetto ancora eccessivamente assistenziale. Affrontare il problema in questo modo, secondo Dolcini, rischia di equivalere a contrastare un uragano tenendo in mano un piccolo ombrello. Il consigliere ha chiesto più chiarezza sulle coperture finanziarie e ha proposto un welfare molto più esteso, con servizi per la fascia zero-sei anni gratuiti e flessibili, maggiori tutele per gli autonomi, agevolazioni fiscali per le famiglie numerose e una destinazione strutturale di risorse pubbliche alle politiche per la natalità.

Ilaria Bacciocchi (Psd) ha valorizzato congedi, contribuzione figurativa e caregiver, ricordando però che le condizioni di vita dei giovani sono profondamente mutate, a causa di abitazioni più costose, percorsi lavorativi incerti e nonni spesso ancora occupati. Bacciocchi ha affermato che il compito della politica non è quello di convincere o forzare le persone ad avere figli, ma di impedire che chi desidera una famiglia debba rinunciarvi per ragioni materiali. Oscar Mina (Pdcs) ha a sua volta indicato la legge come il tassello di una strategia più ampia e ha rivendicato il percorso di confronto con le parti sociali e la cittadinanza. Il consigliere ha osservato che le politiche per la famiglia devono essere costruite insieme alle famiglie e non soltanto per loro, auspicando una convergenza politica più larga.

Antonella Mularoni (Rf) ha riconosciuto al Segretario Canti una maggiore disponibilità al confronto rispetto ad altri esponenti dell’Esecutivo, ma ha criticato il susseguirsi degli emendamenti e la delega biennale concessa al Governo per successive modifiche. Il punto politico più netto ha riguardato i costi delle nuove tutele, che secondo Mularoni non devono ricadere sulle aziende, pena il rischio di scoraggiare l’occupazione femminile. La consigliera ha aggiunto che non ritiene corretto farsi belli utilizzando le risorse altrui. Sono state sollevate critiche anche sul tetto dei 50 caregiver, sull’obbligo per i pensionati di rinunciare alla pensione e sulla situazione delle assistenti familiari.

Iro Belluzzi (Libera) ha invece letto nel dibattito un consenso palese e corale sul percorso intrapreso e ha collocato la riforma nella tradizione sammarinese di protezione sociale, pur riconoscendo come decisivi anche i temi dei redditi e dell’abitazione. Silvia Cecchetti (Psd) ha definito la denatalità una delle più serie piaghe sociali delle società avanzate e ha espresso il pieno sostegno del proprio gruppo. Cecchetti si è soffermata in particolare sulle nuove tutele per professioniste, imprenditrici e donne non occupate, oltre che su caregiver, assegni e riduzione delle rette.

Andrea Ugolini (Pdcs) ha difeso il percorso di ascolto condotto dalla Segreteria e ha interpretato il calo delle nascite soprattutto alla luce del mutamento culturale e della solitudine organizzativa delle famiglie. Tra gli aspetti centrali ha citato il cosiddetto sandwich assistenziale, ossia la condizione di chi si trova contemporaneamente a crescere figli piccoli e ad assistere genitori anziani, indicando nell’istituzione del caregiver una svolta per il welfare. Guerrino Zanotti (Libera) ha posto invece al centro la tutela della maternità nel mercato del lavoro, definendo un principio di civiltà sacrosanto la nullità del licenziamento o del mancato rinnovo legati alla gravidanza, valorizzando inoltre i congedi, il part-time, i permessi medici e la progressiva applicazione dell’ICEE.

Giovanni Francesco Ugolini (Pdcs) ha sostenuto che la riforma traduca i principi in strumenti concreti, definendo la famiglia un diritto fondamentale dei cittadini che lo Stato deve sostenere, con particolare attenzione alla genitorialità condivisa e al lavoro di cura. Dalibor Riccardi (Libera), pur giudicando la legge positiva e concretamente applicabile, ha chiesto maggiore coraggio. Le sue richieste si sono concentrate sul limite iniziale dei caregiver, sull’integrazione con l’assistenza familiare privata e sull’effettiva universalità delle misure di flessibilità lavorativa anche per il settore privato.

Michele Muratori (Libera) ha richiamato il dimezzamento delle nascite registrato nell’arco di vent’anni e ha indicato la riforma come un vero e proprio investimento strategico, soffermandosi sulle tutele antidiscriminatorie, sull’indennità per le donne non occupate, sul congedo di paternità e sul caregiver. Giovanna Cecchetti (Gruppo Misto) ha parlato di un intervento organico che migliora le condizioni nelle quali una famiglia affronta la scelta di avere figli, riconoscendo nello stesso tempo la fondatezza di alcune questioni poste dall’opposizione, dalla casa ai salari fino all’ICEE. La legge, secondo Cecchetti, non rappresenta un punto d’arrivo ma un solido punto di partenza. Rispondendo alle preoccupazioni espresse sui costi per le imprese, la consigliera ha inoltre precisato che è previsto un meccanismo di recupero contributivo delle somme anticipate.

Nel suo secondo intervento, Emanuele Santi è tornato all’attacco sul metodo, sostenendo che il testo licenziato dalla Commissione l’8 maggio sia stato completamente stravolto dalla quantità di emendamenti successivi. Il consigliere di Rete ha accusato la maggioranza di avere recepito solo tardivamente alcune proposte delle opposizioni e ha criticato anche la tempistica dell’indagine demografica, avviata dopo il passaggio in Commissione. Molto duro il suo giudizio sui decreti applicativi dell’ICEE, ritenuti incapaci di garantire l’emersione dei patrimoni effettivi, e sulle mancate misure strutturali in materia di casa, contratti a termine e recupero del potere d’acquisto.

Fabio Righi (D-ML) ha espresso il giudizio più radicalmente negativo sull’impianto complessivo. Alla domanda se la riforma crei condizioni nuove e strutturali per rendere più sostenibile avere figli, la sua risposta è stata un no secco e deciso. Pur riconoscendo singole misure positive, come il caregiver e l’estensione delle tutele per la malattia dei figli, Righi ha accusato il Governo di affidarsi a una logica prevalentemente assistenziale e di propaganda politica, senza coinvolgere abbastanza imprese e welfare aziendale e senza affrontare alla radice la stabilità lavorativa, la questione abitativa e i salari.

Giulia Muratori ha replicato dicendo di avere avvertito un senso di negativismo e di sfiducia, accusando il consigliere di avere perso il contatto con la realtà del Paese, a fronte dei riscontri positivi ricevuti da famiglie e madri secondo la maggioranza. Muratori ha rivendicato in particolare le soglie minime per i congedi, i venti giorni di paternità, le tutele per le studentesse madri, la nullità del mancato rinnovo per gravidanza, il riconoscimento dell’anzianità durante i congedi e il sostegno ai caregiver. Ha inoltre assicurato che le somme anticipate dalle aziende saranno compensate sul piano contributivo, indicando nel tempo restituito ai genitori il vero cuore della riforma.

Aida Maria Adele Selva (Pdcs), tra gli ultimi consiglieri a prendere la parola, ha difeso i tempi dell’iter ricordando il lavoro tecnico iniziato nel marzo 2025 e le successive integrazioni richieste dalle Commissioni. Pur riconoscendo il carattere economico, sociale e organizzativo della crisi demografica, Selva ha posto soprattutto l’accento sulla dimensione culturale. La consigliera ha sottolineato che essere genitori non deve essere considerato come una semplice e penalizzante pausa dalla propria carriera professionale, bensì una competenza straordinaria a tutti gli effetti che genera valore per l’intera comunità.

Nella replica conclusiva, il Segretario Stefano Canti ha ringraziato tanto la maggioranza quanto l’opposizione, ribadendo che il percorso è partito dall’analisi degli effetti della legge del 2022 ed è proseguito attraverso il confronto con categorie economiche, sindacati e forze politiche. Sul nodo delle coperture, Canti ha spiegato che le prestazioni saranno sostenute dal fondo di cassa di compensazione dell’ISS, alimentato dai contributi dei lavoratori e dei datori di lavoro. Proprio per ragioni di prudenza, ha aggiunto, il caregiver partirà con un limite di 50 figure e un tetto annuale di un milione di euro. Il Segretario ha precisato che il contingente potrà essere ampliato con decreto delegato se le richieste lo renderanno necessario. Canti ha infine comunicato che il fondo presenta attualmente una riserva di 33 milioni di euro e ha rinnovato l’appello a un consenso il più possibile largo sulla riforma.
Oggi dalle 9 la lettura ed il vaglio dell’articolato


#Adessonews seleziona nella rete articoli di particolare interesse.
Se vuoi leggere l’articolo completo clicca sul seguente link

Source link

🚀 #Finsubito | Gruppo Retefin

Affianchiamo imprese e professionisti in tutta Italia nell’accesso alle migliori opportunità di Finanza d’Impresa, Finanza Agevolata, Sostenibilità e Compliance. 🇮🇹

💼 Operiamo esclusivamente attraverso mediatori e operatori autorizzati, offrendo un servizio professionale, trasparente e orientato alle reali esigenze della tua impresa.

Consulenza gratuita e zero costi di istruttoria: analizziamo la situazione della tua azienda, individuiamo le opportunità più adatte e ti supportiamo nella valorizzazione del tuo profilo finanziario e aziendale nei confronti di banche e partner.

📈 Dalla diagnosi iniziale alla strategia finanziaria, siamo al tuo fianco per trasformare le esigenze della tua impresa in concrete opportunità di crescita, investimento e sviluppo.

🔎 Scopri come possiamo supportare la tua impresa. 👉 Contattaci per una prima valutazione.

เติมเกม