Roma La legge di Bilancio 2027 non esiste ancora, ma il suo “libro dei desideri” è già molto affollato. Taglio dell’Irpef, pensioni più flessibili, nuovi fondi per la sanità, sgravi sui salari, tredicesime detassate, flat tax per le partite Iva, bonus casa e perfino l’abolizione del bollo auto. Le richieste dei ministeri e dei partiti della maggioranza continuano ad accumularsi, mentre il nodo decisivo – quello delle coperture – sarà affrontato soltanto in autunno.
Sarà una manovra particolarmente delicata. La quinta del governo Meloni e l’ultima legge di Bilancio completa prima delle elezioni politiche del 2027. Nella maggioranza si ragiona su un intervento che potrebbe superare i 30 miliardi, ma per ora non esiste un saldo definitivo e molte delle misure annunciate non sono ancora state tradotte in proposte dettagliate.
Sanità e lavoro, il conto parte già alto
Una parte delle risorse è richiesta dai ministeri prima ancora che inizi il confronto sulle misure più politiche. Il ministro della Salute Orazio Schillaci punta ad almeno 5 miliardi aggiuntivi per la sanità, soprattutto per il personale e le retribuzioni. Per il lavoro si ragiona su un pacchetto vicino ai 2 miliardi, mentre sono sul tavolo anche fondi per la Zes, infrastrutture e circa 1,5-2 miliardi di spese indifferibili. Una prima ricognizione porta così le richieste oltre i 17 miliardi, anche se alcune hanno carattere pluriennale e quindi non possono essere considerate integralmente spesa per il solo 2027.
Taglio Irpef per il ceto medio
Tra le ipotesi più definite c’è un nuovo intervento sull’Irpef. Dal 2026 l’aliquota del 33% si applica già fino a 50 mila euro di reddito. Fratelli d’Italia e Forza Italia vorrebbero estendere lo scaglione fino a 60 mila euro, riducendo quindi dal 43 al 33% l’aliquota marginale sulla quota di reddito compresa tra 50 e 60 mila euro. Il costo stimato è di circa 1,2 miliardi. L’intervento viene indicato come una delle misure principali a sostegno del ceto medio. Forza Italia spinge anche su altri fronti: flat tax incrementale per le partite Iva, detassazione delle tredicesime, aumento delle pensioni minime verso 700-800 euro e un sistema che renda più rapido il recupero delle detrazioni sulle spese sanitarie. In questi casi, però, mancano ancora dettagli sufficienti per calcolare una spesa attendibile.
Tra le proposte più costose c’è l’abolizione del bollo auto. Il vicepresidente di Forza Italia Roberto Occhiuto ha quantificato in circa 6,5 miliardi all’anno il gettito che verrebbe meno con la cancellazione completa della tassa.
Pensioni, la Lega vuole fermare l’aumento dell’età
La Lega concentra invece buona parte delle sue richieste sulla previdenza. Dal 2027 i requisiti pensionistici dovrebbero aumentare inizialmente di un mese per effetto dell’adeguamento alla speranza di vita, con altri due mesi nel 2028. Matteo Salvini e il sottosegretario Claudio Durigon vogliono evitare il primo aumento. L’operazione costerebbe circa 1,1 miliardi nel 2027. Si studia inoltre un nuovo canale di pensionamento anticipato a 64 anni, valutando anche l’utilizzo del Tfr per raggiungere i requisiti economici necessari. Resta tra gli obiettivi della Lega anche Quota 41, ma al momento non esiste una formulazione sufficientemente precisa per valutarne il costo.
Salvini torna sulle banche
Per finanziare almeno una parte delle misure, Salvini ha rilanciato il contributo a carico delle grandi banche: il 5% degli utili ogni anno per tre anni, applicato ai dieci maggiori istituti italiani.
Prendendo come riferimento profitti complessivi per 30-33 miliardi, il prelievo potrebbe produrre circa 1,5-1,65 miliardi all’anno. La proposta divide però la maggioranza: Forza Italia è contraria a una nuova imposta sul settore bancario, già interessato dagli interventi contenuti nell’ultima legge di Bilancio.
Salari, giovani e lavoro notturno
Un altro capitolo riguarda gli stipendi. Il governo valuta di prorogare la tassazione agevolata al 5% sugli aumenti ottenuti attraverso i rinnovi contrattuali e di rafforzare gli incentivi alla produttività. Tra le ipotesi figurano anche agevolazioni per il lavoro notturno e festivo, soprattutto nel turismo e nei pubblici esercizi, interventi per le attività gravose, incentivi all’assunzione di giovani e donne e nuovi fondi per la formazione continua. Sul fondo resta il problema della perdita di potere d’acquisto: nel 2025 le retribuzioni contrattuali sono cresciute del 3,1%, ma quelle orarie effettive, in termini reali, restano ancora oltre l’8% al di sotto dei valori medi del 2020.
Bonus casa, possibile stop al taglio
La partita riguarda anche le agevolazioni edilizie. Con le norme attualmente in vigore, nel 2027 la detrazione per le ristrutturazioni dovrebbe scendere dal 50 al 36% per l’abitazione principale e dal 36 al 30% per gli altri immobili. Nella maggioranza si valuta però di mantenere il 50% sulla prima casa e di prorogare il bonus mobili, oggi pari al 50% su una spesa massima di 5 mila euro. Anche in questo caso manca ancora una quantificazione ufficiale.
I miliardi dell’Europa non sono un assegno
A dare apparentemente più spazio alla manovra c’è la nuova flessibilità europea per energia e difesa. L’Italia punta a utilizzare margini complessivi pari all’1,5% del Pil fino al 2028: circa 14,4 miliardi per l’energia e 21,7 miliardi per la difesa. Non si tratta però di fondi versati dall’Unione europea. Bruxelles consente di aumentare la spesa entro determinati limiti senza considerarla nella valutazione del percorso della spesa netta, ma gli interventi continuano ad avere effetto sul deficit e sul debito. Per l’energia, inoltre, esistono vincoli precisi. Potranno rientrare nella clausola soltanto nuove misure decise dopo il 28 febbraio 2026. Restano quindi esclusi i 5 miliardi del decreto Bollette approvato il 20 febbraio, così come gli aiuti destinati semplicemente a compensare il caro energia. Potranno invece essere ammessi, tra gli altri, investimenti in pompe di calore, solare, batterie domestiche, efficientamento degli edifici, infrastrutture di ricarica e centrali nucleari. Le misure potranno essere distribuite fino alla fine del 2028 e dovranno essere sottoposte al vaglio di Bruxelles.
Il peso di deficit e debito
Il vero limite resta quello dei conti pubblici. Il deficit italiano è stato pari al 3,1% del Pil nel 2025 e il Documento di finanza pubblica lo indica al 2,9% nel 2026. Il rapporto tra debito e Pil, invece, dovrebbe salire dal 137,1% del 2025 al 138,6% quest’anno, per poi iniziare a diminuire dal 2027.
In valore assoluto, a giugno il debito pubblico ha raggiunto il nuovo massimo di 3.207,2 miliardi di euro. Una parte dell’aumento mensile è legata alla crescita delle disponibilità liquide del Tesoro, ma il livello raggiunto restringe comunque lo spazio per una manovra fortemente espansiva.
Il prossimo passaggio importante arriverà il 22 settembre, quando l’Istat aggiornerà i conti nazionali. Il governo spera che il deficit 2025 possa essere rivisto dal 3,1% al 3% o sotto, facilitando il percorso per l’uscita dalla procedura europea per disavanzo eccessivo.
Solo allora il lungo elenco estivo dovrà trasformarsi in una vera legge di Bilancio. E per Giorgetti inizierà la parte più difficile: scegliere quali promesse finanziare, quali ridimensionare e quali lasciare fuori dalla manovra.
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