Fotovoltaico e batterie, aiuti fino all’80%: dove e per chi


Dall’Umbria al Piemonte si moltiplicano gli incentivi regionali per imprese che investono nell’autoproduzione. Ma le formule cambiano molto: finanziamenti agevolati, quote a fondo perduto e contributi diretti hanno percentuali e requisiti diversi.

Una nuova tornata di incentivi regionali mette a disposizione delle imprese risorse per fotovoltaico, sistemi di accumulo e riduzione dei consumi energetici. Le opportunità più interessanti arrivano da Umbria, Emilia-Romagna, Friuli Venezia Giulia e Piemonte, ma dietro percentuali che possono arrivare all’80% o persino al 100% ci sono meccanismi molto diversi. In alcuni casi si tratta di contributi a fondo perduto; in altri, invece, la percentuale indica la quota dell’investimento coperta da un finanziamento agevolato. Una distinzione decisiva per chi deve valutare quanto capitale proprio mettere nel progetto e quale parte dell’aiuto dovrà essere restituita.

L’Umbria è tra le regioni con la misura più ampia. Lo sportello del Fondo “Fonti Rinnovabili 2026”, finanziato dal Programma regionale Fesr (Fondo europeo di sviluppo regionale) 2021-2027 e gestito da Gepafin, aprirà alle 12 del 4 settembre e resterà operativo, salvo modifiche, fino alle 12 del 31 dicembre. Possono partecipare micro, piccole, medie e grandi imprese, ma anche liberi professionisti e lavoratori autonomi con partita Iva, per investimenti realizzati nel territorio regionale. La dotazione iniziale è di 17 milioni di euro, elevabile fino a 20 milioni.

Per il fotovoltaico il finanziamento agevolato umbro, al tasso dell’1%, può coprire fino all’80% dell’investimento ammesso per professionisti, autonomi, micro e piccole imprese, il 65% per le medie e il 50% per le grandi imprese. Per le batterie e gli altri sistemi di accumulo le percentuali sono rispettivamente dell’80%, 60% e 50%. La spesa minima è di 25 mila euro, mentre quella massima finanziabile è fissata a 350 mila euro per professionisti, autonomi, microimprese e Pmi e a 700 mila euro per le grandi imprese. Possono essere sostenuti anche sistemi di accumulo collegati a impianti fotovoltaici già esistenti e in esercizio, una delle novità più rilevanti della misura.

Il programma umbro prevede inoltre una remissione parziale del debito e premialità per progetti integrati tra rinnovabili ed efficienza energetica e per soggetti che partecipano già a una Comunità energetica rinnovabile (Cer) o assumono l’impegno a costituirla. Occorre però evitare l’equivoco più facile: l’80% non equivale automaticamente a un contributo a fondo perduto dell’80%. È la quota massima dell’investimento che può essere finanziata a condizioni agevolate; la parte effettivamente non rimborsabile dipende dalle condizioni previste dall’avviso.

Diversa la soluzione scelta dall’Emilia-Romagna. Il nuovo bando per l’utilizzo delle fonti rinnovabili nelle imprese mette a disposizione 3 milioni di euro e concede un contributo a fondo perduto fino al 35% della spesa ammissibile, con un tetto di 100 mila euro per progetto. Possono presentare domanda le piccole e medie imprese. La misura è molto specifica: finanzia nuovi impianti fotovoltaici realizzati su pensiline a copertura di parcheggi esistenti o di nuovi parcheggi collocati su aree già impermeabilizzate, eventualmente accompagnati da sistemi di accumulo. L’energia prodotta deve essere destinata all’autoconsumo. Le domande si potranno inviare dalle 10 del 30 settembre alle 13 del 15 novembre 2026.

Il Friuli Venezia Giulia ha invece già aperto il proprio sportello, operativo dal 20 luglio al 30 settembre. Il bando riguarda micro, piccole, medie e grandi imprese del manifatturiero, del terziario e delle costruzioni e finanzia nuovi impianti fotovoltaici, il potenziamento di quelli esistenti e, quando collegati all’investimento, sistemi di accumulo e di gestione dell’energia. Per gli impianti fino a 1.000 kWp il contributo a fondo perduto arriva al 50% per micro e piccole imprese, al 40% per le medie e al 30% per le grandi. Il contributo massimo concedibile a ciascuna impresa è di 500 mila euro e la spesa minima ammissibile è di 20 mila euro.

Ancora differente il modello del Piemonte, dove lo sportello “Energie rinnovabili nelle imprese 2026” è già aperto e accetta domande fino alle 12 del 27 novembre, salvo esaurimento anticipato delle risorse. La dotazione è di 12,2 milioni di euro. Possono partecipare imprese di ogni dimensione che effettuino l’investimento in Piemonte. L’agevolazione combina finanziamento agevolato e contributo a fondo perduto e può arrivare, nel complesso, a coprire fino al 100% dei costi ammissibili, con intensità e composizione dell’aiuto differenziate in base alla dimensione aziendale. Sono finanziabili impianti per la produzione di energia elettrica e termica da fonti rinnovabili, cogenerazione ad alto rendimento alimentata da rinnovabili, idrogeno verde e sistemi di accumulo.

In Piemonte la dimensione minima del progetto è di 50 mila euro per micro, piccole e medie imprese e di 300 mila euro per le grandi, mentre il massimo agevolabile sale rispettivamente a 3 e 5 milioni. C’è però un vincolo sostanziale: gli investimenti devono essere dimensionati per coprire il consumo medio annuo dell’impresa e questo requisito deve essere dimostrato nella relazione tecnico-economica. La procedura è a sportello, quindi l’ordine di presentazione conta e lo sportello può essere sospeso anticipatamente in caso di esaurimento della dotazione.

Il confronto fra le quattro misure mostra quanto sia improprio parlare genericamente di “bonus fotovoltaico”. Umbria e Piemonte utilizzano strumenti finanziari combinati, mentre Emilia-Romagna e Friuli Venezia Giulia prevedono contributi diretti a fondo perduto, con limiti diversi. Cambiano anche beneficiari, dimensioni minime dell’investimento, impianti ammessi e destinazione dell’energia. Per un’impresa interessata al fotovoltaico, la prima verifica da fare riguarda quindi sede dell’intervento, dimensione aziendale, consumi storici e investimento previsto.

C’è infine un altro elemento da chiarire: questi incentivi riguardano soprattutto imprese e attività economiche e non devono essere confusi con le agevolazioni fiscali o con eventuali bandi destinati alle famiglie. Per chi rientra nei requisiti, invece, le prossime settimane sono decisive soprattutto in Umbria ed Emilia-Romagna: il primo sportello apre il 4 settembre, il secondo il 30 settembre. Nei bandi a sportello arrivare con diagnosi, preventivi e documentazione tecnica già pronti può fare la differenza.

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