L’agevolazione prima casa su un immobile ereditato è un tema che riguarda sempre più famiglie italiane: quando si riceve in eredità un immobile, ci si chiede se sia possibile fruire delle stesse agevolazioni previste per l’acquisto della prima casa. La questione si complica ulteriormente quando l’immobile si trova a cavallo di due comuni diversi. L’Agenzia delle Entrate e la giurisprudenza hanno nel tempo fornito chiarimenti importanti su questo punto, che è fondamentale conoscere prima di presentare la dichiarazione di successione.
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Agevolazione prima casa in caso di eredità
Quando si parla di agevolazione prima casa, si fa riferimento a un beneficio fiscale che riduce le imposte dovute su un immobile destinato ad abitazione principale. Nel contesto delle successioni, questa agevolazione si traduce in un’imposta ipotecaria e catastale in misura fissa — e non proporzionale — se l’erede dichiara di voler trasferire la propria residenza nell’immobile ricevuto in eredità entro diciotto mesi dall’apertura della successione.
In concreto, l’immobile ereditato che beneficia dell’agevolazione prima casa è soggetto a imposte ipotecaria e catastale in misura fissa (200 euro ciascuna), anziché in misura proporzionale. Questo genera un risparmio fiscale significativo, soprattutto per gli immobili di maggior valore. Il regime si applica quando l’erede rispetta determinate condizioni, analoghe — ma non identiche — a quelle previste per l’acquisto della prima casa con atto notarile. Per approfondire la dichiarazione di successione in generale, puoi consultare la nostra guida completa alle successioni 2026.
Quando l’immobile è diviso tra due comuni
Una situazione non così rara nella pratica immobiliare italiana è quella di un immobile a cavallo di due comuni: si pensi, per esempio, a una casa di campagna il cui confine catastale attraversa il territorio di due diverse amministrazioni comunali. In questo scenario, sorge una domanda concreta: quale comune si considera “rilevante” ai fini dell’agevolazione prima casa su immobile ereditato?
La risposta della prassi interpretativa è che si deve fare riferimento al comune in cui si trova la maggior parte della superficie catastale dell’immobile. Questo principio, mutuato dall’interpretazione analogica di norme già consolidate in materia urbanistica ed edilizia, consente di identificare un unico comune di “raccomandazione” per verificare i requisiti dell’agevolazione. L’erede, quindi, dovrà valutare in quale dei due comuni ricade la porzione prevalente dell’immobile e verificare se può soddisfare le condizioni richieste rispetto a quel comune. Per approfondire il trattamento fiscale degli immobili in successione, consulta il nostro articolo su successione immobili 2026.
I requisiti per ottenere l’agevolazione
Anche per gli immobili ereditati, i requisiti per accedere all’agevolazione prima casa sono sostanzialmente simili a quelli previsti per l’acquisto classico. L’erede deve rispettare alcune condizioni fondamentali:
- Residenza o trasferimento: l’erede deve avere la residenza nel comune in cui si trova la maggior parte dell’immobile, oppure impegnarsi a trasferirla entro 18 mesi dall’accettazione dell’eredità;
- Non possesso di altri immobili: l’erede non deve essere titolare, esclusivo o in comunione con il coniuge, di altri diritti di proprietà, uso, usufrutto, abitazione o nuda proprietà su un altro immobile acquistato con le agevolazioni prima casa, su tutto il territorio nazionale;
- Non possesso di abitazioni nello stesso comune: non deve possedere, a qualunque titolo, un’altra abitazione nello stesso comune in cui si chiede l’agevolazione;
- Categoria catastale: l’immobile deve rientrare in una delle categorie abitative ammesse (A/1, A/2, A/3, A/4, A/5, A/6, A/7, A/8, A/11), escludendo gli immobili di lusso (categorie A/1, A/8, A/9 sono escluse dall’agevolazione prima casa in senso stretto).
Vale la pena ricordare che la dichiarazione di successione deve essere presentata entro dodici mesi dalla data di apertura della successione (solitamente la data del decesso). L’imposta ipotecaria e catastale viene liquidata dall’Agenzia delle Entrate sulla base di quanto dichiarato in sede di presentazione. Per un approfondimento su imposte ipotecarie e catastali in successione, puoi leggere il nostro articolo dedicato su imposta ipotecaria e catastale successione 2026.
Cosa indicare nella dichiarazione di successione
Nella dichiarazione di successione, l’erede che intende usufruire dell’agevolazione prima casa sull’immobile ereditato deve indicare espressamente la propria intenzione di avvalersi del beneficio. Questo avviene attraverso una dichiarazione sostitutiva di atto notorio in cui si attestano il possesso dei requisiti e l’impegno a trasferire la residenza entro il termine di legge.
Nel caso specifico di un immobile diviso tra due comuni, è opportuno indicare correttamente, nel quadro dedicato agli immobili, le particelle catastali che ricadono in ciascun comune, specificando quella prevalente ai fini dell’agevolazione. Un errore nella compilazione di questo quadro può comportare la decadenza dal beneficio o un avviso di liquidazione integrativa da parte dell’Agenzia delle Entrate. Per capire come calcolare l’imposta di successione in modo corretto, ti consigliamo di leggere il nostro articolo sul calcolo imposta successione 2026.

In Friuli Venezia Giulia vige il sistema tavolare, un registro catastale diverso dal resto d’Italia. Questo richiede competenze specifiche nella gestione delle pratiche di successione, soprattutto quando gli immobili sono situati in zone di confine tra più comuni. Il CAF Centro Fiscale di Udine ha esperienza pluriennale con il sistema tavolare ed è in grado di assistere gli eredi nella corretta compilazione della dichiarazione di successione e nella verifica dei requisiti per l’agevolazione prima casa.
Questo articolo è stato redatto con l’ausilio di strumenti di intelligenza artificiale e verificato dalla redazione di Centro Fiscale, che ne è responsabile dei contenuti.
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