Pompe di calore, possibile nuovo incentivo: cosa cambia nel 2026 – #Finsubito – Finsubito – #Adessonews – Adessonews – #Retefin


Roma La possibilità c’è, il bonus ancora no. L’Unione europea ha aperto la strada a nuovi incentivi nazionali per aiutare le famiglie a sostituire le vecchie caldaie alimentate da combustibili fossili con sistemi più efficienti, a partire dalle pompe di calore. Saranno però i singoli governi a decidere se e come utilizzare questa opportunità: Bruxelles non verserà direttamente denaro ai cittadini e, al momento, in Italia non è stata approvata alcuna nuova agevolazione.

La novità nasce dalla flessibilità concessa agli Stati per sostenere interventi destinati a rafforzare la sicurezza energetica europea e a ridurre la dipendenza da gas e petrolio. Nell’elenco indicativo della Commissione figurano espressamente i contributi per sostituire le caldaie a combustibili fossili con tecnologie pulite come le pompe di calore, insieme agli aiuti per geotermico e solare, sistemi domestici di accumulo, infrastrutture di ricarica delle auto elettriche e ristrutturazioni energetiche degli edifici. Per queste misure la flessibilità può arrivare allo 0,3% del Pil ogni anno e allo 0,6% complessivo tra il 2026 e il 2028.

Come riferisce il Corriere della Sera, per l’Italia lo spazio potenziale vale circa 14,4 miliardi di euro. Il governo ha manifestato l’intenzione di utilizzare il margine disponibile, ma deve ancora individuare gli interventi da finanziare. Il ministro dell’Ambiente e della Sicurezza energetica Gilberto Pichetto Fratin ha indicato come possibile scadenza per l’invio delle prime proposte italiane a Bruxelles l’inizio di settembre. Le singole misure saranno poi valutate dalla Commissione e l’estensione della clausola dovrà essere approvata dal Consiglio su raccomandazione dell’esecutivo europeo.

C’è inoltre un limite preciso: potranno essere considerate soltanto nuove misure decise dopo il 28 febbraio 2026. Non sarà quindi possibile utilizzare la clausola retroattivamente per liberare risorse già impegnate. Restano fuori, per esempio, i circa 5 miliardi stanziati con il decreto Bollette del 20 febbraio. La Commissione vuole che il maggiore spazio di bilancio serva ad accelerare investimenti strutturali e non semplicemente a finanziare spese già sostenute.

La stessa logica spiega ciò che Bruxelles ha escluso: niente tagli generalizzati delle accise sui combustibili fossili, prezzi amministrati, nuovi sussidi a gas e petrolio o aiuti che si limitino a compensare temporaneamente il caro energia senza migliorare la resilienza del sistema. L’obiettivo è ridurre in modo permanente il consumo di fonti fossili. Per le abitazioni questo significa che gli eventuali nuovi contributi potranno favorire l’abbandono della caldaia tradizionale, non incentivare l’acquisto di un’altra caldaia alimentata esclusivamente a gas.

Come funziona una pompa di calore

A differenza di una caldaia, la pompa di calore non produce calore bruciando un combustibile. Utilizza energia elettrica per trasferire negli ambienti il calore disponibile nell’aria, nell’acqua o nel terreno. L’efficienza può essere elevata: in condizioni favorevoli, per ogni unità di elettricità consumata l’impianto può fornire tre o più unità di energia termica. Molti apparecchi sono inoltre reversibili e possono essere utilizzati anche per raffrescare la casa durante l’estate.

La tecnologia è già molto diffusa in Italia, anche se i numeri vanno interpretati con attenzione. Secondo Assoclima, nel Paese risultano installate 23,7 milioni di pompe di calore, presenti nelle abitazioni del 56% delle famiglie, ma soltanto circa 3,7 milioni vengono utilizzate come principale sistema di riscaldamento. Nel conteggio complessivo rientrano infatti moltissimi climatizzatori aria-aria reversibili, spesso acquistati soprattutto per raffrescare.

Il mercato più direttamente legato alla sostituzione degli impianti tradizionali mostra però segnali di accelerazione. Nei primi sei mesi del 2026 le vendite delle pompe di calore aria-acqua sono cresciute del 25,5% in volume e del 14,2% in valore. L’aumento raggiunge il 28,1% per gli apparecchi fino a 10 kilowatt, tipici del settore residenziale. Nello stesso periodo i climatizzatori monosplit hanno invece perso il 9,8% dei volumi e i multisplit il 5,5%.

Il nodo dei costi e delle bollette

Il principale ostacolo resta economico. Oltre al prezzo dell’impianto, sulla convenienza pesano le caratteristiche dell’abitazione, il grado di isolamento, il clima della zona, il tipo di terminali presenti e soprattutto la differenza di prezzo tra elettricità e gas. Il rapporto TEHA-Assoclima calcola che nei mesi freddi del 2025 il rapporto tra le quotazioni delle due fonti sia oscillato tra 2,8 e 3,73. Più questo divario si riduce, maggiore diventa il vantaggio economico della pompa di calore. Lo studio propone per questo interventi sugli oneri e sull’accisa dell’elettricità e sulle tariffe applicate alle abitazioni che utilizzano questi sistemi.

Un aiuto pubblico, inoltre, esiste già. Per le spese sostenute nel 2026 la sostituzione dell’impianto con una pompa di calore può rientrare nell’Ecobonus, con detrazione ordinaria del 36% che sale al 50% quando la spesa è sostenuta dal proprietario o dal titolare di un diritto reale sull’immobile utilizzato come abitazione principale, nel rispetto dei requisiti previsti.

L’altra strada è il Conto Termico 3.0, entrato in vigore alla fine del 2025 e operativo nel 2026 attraverso il Gse. Per gli interventi ammessi consente di ottenere un contributo diretto che può arrivare fino al 65% della spesa, entro i limiti e secondo i criteri stabiliti dal meccanismo. Per persone fisiche e condomìni, salvo le eccezioni previste, il contributo non è cumulabile con altri incentivi statali riferiti alle stesse spese.

La nuova flessibilità europea potrebbe quindi essere utilizzata per rafforzare gli incentivi esistenti oppure costruire una misura completamente nuova, ad esempio un contributo immediato o un finanziamento agevolato. Ma questo sarà il passaggio decisivo: fino a quando il governo non presenterà il piano e Bruxelles non ne valuterà l’ammissibilità, parlare di un nuovo “bonus pompe di calore” sarebbe prematuro. Per ora esiste soltanto la possibilità, concreta ma ancora tutta da trasformare in una misura per le famiglie.

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