Bruxelles apre a sovvenzioni per solare, batterie, pompe di calore, colonnine e ristrutturazioni. Per l’Italia il margine potenziale arriva a 14,4 miliardi, ma il Governo deve ancora decidere beneficiari, importi e modalità.
Un impianto fotovoltaico sul tetto, una batteria per accumulare l’elettricità prodotta durante il giorno, una pompa di calore al posto della caldaia a gas, una ristrutturazione capace di ridurre sensibilmente i consumi della casa. Sono questi alcuni degli interventi che potranno entrare nei nuovi programmi di sostegno finanziati dall’Italia utilizzando la flessibilità concessa dall’Unione europea per la sicurezza energetica. Per le famiglie è una possibilità concreta, ma non esiste ancora un nuovo bonus energia da richiedere: Bruxelles ha stabilito quali spese possono essere ammesse, mentre importi, requisiti, soglie di reddito e procedure dovranno essere decisi dal Governo.
La Commissione europea ha pubblicato il 18 agosto la guida che consente agli Stati di ampliare la cosiddetta clausola nazionale di salvaguardia, nata per la difesa, alle misure capaci di ridurre strutturalmente la dipendenza dai combustibili fossili. L’elenco comprende 22 tipologie di intervento divise tra famiglie, settore pubblico, imprese, trasporti ed energia. Per i nuclei familiari vengono indicate espressamente sovvenzioni per l’energia solare e geotermica, sistemi domestici di accumulo, pompe di calore, infrastrutture di ricarica delle auto elettriche e finanziamenti per ristrutturazioni energetiche. Il fotovoltaico rientra quindi nel perimetro delle tecnologie solari che Bruxelles considera funzionali alla nuova strategia.
La casa occupa una parte rilevante del programma. La Commissione ammette sovvenzioni oppure prestiti a interesse ridotto per ristrutturazioni di livello medio o profondo. Nel linguaggio europeo non basta però una normale manutenzione: una ristrutturazione media deve produrre un risparmio di energia primaria di almeno il 30%, mentre quella profonda deve portare l’edificio o l’unità immobiliare verso prestazioni assimilabili a quelle di un edificio a energia quasi zero. La logica è concentrare la spesa pubblica su interventi che continuino a ridurre i consumi anche dopo la fine dell’emergenza energetica.
Per questo il nuovo schema europeo è molto diverso dai provvedimenti adottati negli ultimi anni per attenuare nell’immediato il costo delle bollette. Sono esclusi dalla flessibilità tagli delle accise e delle imposte sui combustibili fossili, prezzi amministrati, sussidi ai carburanti e trasferimenti destinati semplicemente a compensare l’aumento dei prezzi dell’energia. Anche gli incentivi nazionali all’acquisto di automobili elettriche non figurano nell’elenco delle 22 misure, mentre sono ammesse le infrastrutture di ricarica, comprese quelle domestiche.
Il margine disponibile per l’Italia è rilevante, ma va interpretato correttamente. Non sono 14,4 miliardi di euro che l’Unione europea trasferisce allo Stato italiano. Bruxelles consente di utilizzare maggiore flessibilità rispetto al percorso di spesa previsto dalle regole fiscali europee: fino allo 0,3% del Pil (Prodotto interno lordo) in ciascun anno e non oltre lo 0,6% cumulato fra il 2026 e il 2028 per la sicurezza energetica. Ai valori indicati dal Governo, lo 0,6% equivale appunto a circa 14,4 miliardi. La maggiore spesa continua però ad avere effetti sul deficit nominale e sul debito pubblico.
Il ministro dell’Economia e delle Finanze Giancarlo Giorgetti ha già indicato in Parlamento l’intenzione dell’Italia di utilizzare l’intero margine previsto per l’energia. Il passaggio successivo consiste nello scegliere gli interventi e sottoporli alla Commissione. Il ministro dell’Ambiente e della Sicurezza energetica Gilberto Pichetto Fratin ha spiegato che sono state individuate alcune possibili misure, ma che sono ancora in corso le verifiche sulla loro ammissibilità, sugli aspetti tecnici e sull’impatto per i conti pubblici. Il Governo conta di presentare un primo pacchetto a Bruxelles all’inizio di settembre.
È proprio qui che si decide cosa potrà diventare davvero il futuro bonus energia. Al momento non sono state stabilite percentuali di rimborso, tetti massimi di spesa, soglie Isee, criteri legati alla prima casa o regole per la presentazione delle domande. La Commissione chiede però che gli interventi siano mirati e convenienti rispetto al costo sostenuto dallo Stato e invita a prestare particolare attenzione alle famiglie vulnerabili e alle imprese maggiormente esposte ai costi energetici. Potrebbero quindi essere costruite agevolazioni più generose per determinate categorie, ma qualsiasi ipotesi su aliquote e beneficiari sarebbe oggi prematura.
Un altro paletto riduce lo spazio per utilizzare la clausola come semplice copertura di misure già esistenti. Possono essere considerate soltanto nuove decisioni di politica economica adottate dopo il 28 febbraio 2026. Bruxelles esclude esplicitamente l’applicazione retroattiva a provvedimenti precedenti, perché produrrebbe soltanto nuovo margine di bilancio senza accelerare gli investimenti energetici. Per il Governo questo significa dover costruire nuove misure oppure modificare in modo sostanziale strumenti successivi a quella data, dimostrando per ciascuno l’effetto sulla sicurezza energetica.
Nel frattempo continuano a funzionare le agevolazioni edilizie già previste dalla normativa italiana. Nel 2026, per gli interventi di recupero edilizio e riqualificazione energetica interessati dalle norme vigenti, la detrazione ordinaria è generalmente del 36%, elevata al 50% quando la spesa è sostenuta dal proprietario o dal titolare di un diritto reale sull’abitazione principale, nel rispetto dei requisiti previsti per ciascun beneficio. Tra gli interventi che possono rientrare nel recupero edilizio figurano anche quelli basati sulle fonti rinnovabili, compresa l’installazione di impianti fotovoltaici. L’eventuale rapporto fra queste detrazioni e i nuovi aiuti finanziati attraverso la flessibilità europea dovrà però essere disciplinato dalle norme italiane: oggi non è possibile dare per certa la cumulabilità.
La procedura europea richiede ancora alcuni passaggi. Dopo la richiesta italiana, la Commissione potrà formulare la propria raccomandazione e il Consiglio dell’Unione europea dovrà autorizzare l’estensione della clausola. Il calendario indicato a Bruxelles prevede le valutazioni della Commissione in settembre e un possibile passaggio all’Ecofin di ottobre. Soltanto dopo, e soprattutto dopo l’approvazione delle norme nazionali necessarie, sarà possibile sapere se nasceranno contributi diretti, prestiti agevolati, crediti fiscali o una combinazione di strumenti.
Il raggio d’azione, peraltro, va molto oltre le abitazioni. La nuova flessibilità può finanziare rinnovabili e accumuli negli edifici pubblici, riqualificazione energetica di uffici e imprese, reti elettriche, batterie, infrastrutture ferroviarie, tram e metropolitane, idrogeno prodotto con elettricità rinnovabile o a basse emissioni e anche investimenti nel nucleare. Per chi sta pensando oggi di installare pannelli fotovoltaici o di ristrutturare casa, quindi, la novità europea apre una possibilità importante ma non dà ancora diritto ad alcuna agevolazione aggiuntiva. Finché il Governo non avrà definito le misure, non esistono domande da presentare né contributi da prenotare.
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