Un atleta di grande consapevolezza e maturità. Marco De Tullio è stato ospite in occasione dell’ultima puntata di Swim Zone, trasmissione di approfondimento incentrata sul nuoto condotta da Sofia Altavilla, Enrico Spada ed Alessia Polieri, mettendo al centro non tanto la sua vita di atleta, bensì molteplici suggerimenti che vanno al di là del contesto sportivo maturati grazie ad anni di esperienza in vasca.
In primo luogo il nuotatore, specialista nei 400 e 200 stile libero oltre che nella staffetta, ha parlato della scorsa rassegna iridata a Singapore, dove è arrivato un sesto posto nei 400 sl: “A me piace fare gare da quelle parti del mondo, a volte mi vengono meglio. È stata una bella gara, venivo da un periodo in cui avevo dolore alla spalla, ho dovuto fare molti trattamenti e terapie. Mi sono qualificato al Settecolli, da lì sono andato in montagna e mi sono stupito perché in un mese ho fatto per tre volte 3’43”. A Livigno mi sono allenato in corta mantenendo delle buone sensazioni. Quest’anno faremo la stessa cosa. In gara ho fatto la mia solita gara, purtroppo tanti hanno fatto il salto di qualità, io mi sto preparando per farlo. 3’44” ti consente di andare in finale sempre, io ci ho provato, quando sei lì provi a giocartela. Alla fine può andare bene come male. Non me ne ero reso conto mentre nuotavo, ho visto i risultati dopo. Mi sono divertito anche se c’era caldo. Mi diverto a gareggiare in situazioni diverse, quest’anno ho fatto tante gare all’estero, ho disputato tre tappe del Mare Nostrum di fila: sono esperienze che ti danno quella spinta in più per fare le gare che contano in Italia“.
L’azzurro ha poi proseguito: “Da gennaio un problema alla caviglia. Ho valutato l’operazione insieme alla Federazione e al team medico. Ma c’erano troppe complicazioni, lo faremo dopo i Giochi del Mediterraneo, che ci tengo molto a fare. Mi sono allenato meno, ho gareggiato di più. Anche questo è un ottimo allenamento. Ho notato che noi in Italia tendiamo a nuotare un po’ più degli altri con ritmi superiori al passo gara; nel resto del mondo, sulle mie distanze, nuotano meno ma tentano di rimanere quanto più possibile sul passo. Ho cercato di fare come loro, non potendo fare troppi chilometri. Fino a ora credo che abbia pagato questa scelta”.
De Tullio ha poi confidato il motivo per cui sta proseguendo l’attività agonistica nonostante i momenti complicati: “In questo periodo mi sto chiedendo perché continuo a farlo, specie quando capitano momenti difficili. La risposta è che io mi diverto; è sempre più difficile tornare in acqua ogni giorno e dare il massimo dopo dieci anni che lo fai. Tutto sta nel cercare nuovi stimoli, forse in futuro valuterò qualcosa di diverso, magari all’estero. Credo sia fondamentale arrivati a un certo punto. In tanti lo fanno e io condivido: è complicato rimanere a lungo nello stesso ambiente. Alle gare vuoi sempre avere quel qualcosa in più ed è questo che un po’ mi sprona. Dopo gli Assoluti io ho cambiato approccio. Io mi diverto a fare le gare, anche il periodo di competizioni mi piace tantissimo, rompe la monotonia che si crea ogni giorno. Sento che quello è il mio ambiente ed è quello che mi fa divertire, vivo per quei momenti lì. Io sono uno molto abitudinario. Faccio sempre le stesse cose ogni mattina. Mi sveglio al minuto, non ho il tempo di pensare a quello che dovrò fare dopo. Io ho avuto molte difficoltà a inizio di quest’anno con le gare in corta, che non erano andate bene. A me ha aiutato pensare meno al nuoto, perché sono del parere che bisogna essere concentrati in quello che si fa, ma io non vivo per nuotare. Ci stanno i periodi difficili, se non va bene sposto la mia attenzione su altro, vedi l’Università, i rapporti sociali. Dopo la piscina si stacca, si pensa a parlare con qualcuno. Non puoi vivere di nuoto ventiquattro ore al giorno, io mi alleno cinque ore, ce ne sono altre diciannove. È inutile concentrare tutto sul nuoto, poi è chiaro che durante gli allenamenti devi dare tutto, ma migliorare quello che hai intorno è molto importante”.
Un bel stratagemma, in tutti i campi, secondo Marco è quello di rifiatare in caso di crisi: “Il fatto di non mettere mai il nuoto al 100% l’ho sempre avuto. Se non mi va di allenarmi non butto tempo, preferisco riposarmi. Capitano weekend in cui ho bisogno di staccare, parto e il lunedì sono una persona diversa. Non è solo l’allenamento quello che ti fa migliorare, ci sono vari aspetti che è importante riconoscere. Io so quando arrivo al limite, allora torno dopo tre giorni e sto meglio di prima. Questo è un percorso che ho fatto con la mia psicologa. Sono seguito da sei anni, è una cosa che mi ha aiutato tantissimo. Gestire certi momenti del nuoto e della vita è importante. Devi essere consapevole che la tua mente cambia, il tuo corpo cambia. Se fai qualcosa e ti rendi conto di quello che sta accadendo è un’altra storia. Ti ritrovi a vivere meglio anche con te stesso. A parole non è difficile, ma per metterlo in pratica ci vuole tempo“.
Nel nuoto il tempo, e non si intende quello cronometrico, è una variabile importante: “Carlos D’Ambrosio è un talento, di quelli che si vedono poche volte. Non voglio mettergli troppa pressione, ma credo sia stato sponsorizzato troppo presto, io dico queste cose di proposito perché gli voglio bene. Ognuno deve fare il proprio percorso. Ho avuto tempo di crescere per capire, a quell’età in cui esplodi arriva la parte più difficile della carriera, che è ovviamente mantenere e migliorare: è lì che arrivano le vere sfide. Credo che potrà fare tanto, ma lo deve fare con i giusti tempi. Questo vale per tutti, bisogna avere il proprio tempo per crescere. Benedetta Pilato è andata forte da giovane, poi ha faticato a mantenere i livelli, ora è tornata a essere la migliore. Di Ballo da ragazzino non andava fortissimo, poi è migliorato. Ognuno ha il suo tempo, bisogna rispettarlo. Ci sono tanti ragazzi che hanno talento e che possono rimpiazzare quelli come me”.
Il futuro per De Tullio è invece ancora incerto: “Magari oggi dico che smetto tra tre anni, l’anno prossimo ci ripenso. Dipende dal mio fisico, è una cosa che non posso controllare più di tanto. La cosa difficile è quando cominciano a batterti gli altri. Fino a che ricevo gli stimoli andando a fare Olimpiadi, Europei e Mondiali va bene. Dopo Los Angeles, semmai dovessi farla, prenderò una decisione. Per ora al 90% continuo, ma ogni anno può succedere di tutto. Non essendo in un gruppo sportivo sto cercando di crearmi un piano B. Non vorrei fare l’allenatore, quando smetterò di nuotare la piscina non la vorrò più vedere. Mi piacerebbe trasmettere qualcosa, mi hanno sempre detto che la mia è una delle nuotate più belle. Mi piacerebbe trasmettere tutto il tempo che ho investito nella cura dei dettagli. I tempi cambiano: Carlos o Ragaini non fanno gli allenamenti che ho fatto io, le metodiche cambiano, ma la tecnica resta importante. Vedo tanti camp in giro, questo mi piacerebbe farlo, ma incentrati sul trasmettere la passione che mi è rimasta per questo sport. Nel futuro non penso che rimarrò nel mondo del nuoto, arriverà il momento di staccare. Devo ancora laurearmi in Economia, sono molto in ritardo. Quando arriverà qualche proposta la valuterò, sto cercando di costruire qualcosa per il dopo”.
Adesso le attenzioni saranno rivolte agli Europei di Parigi: “A Singapore sono stato il terzo europeo. Uno lo togliamo, che è stato il record del mondo. Io credo che in 3’43” o 3’44” si possa andare a podio. Arrivarci? Se riesco ad allenarmi un po’ di più sulle gambe forse sì, nell’ultimo periodo mi è mancato. Nei 200 sono svantaggiato in tal senso. Nella mia carriera non c’è mai stato un giorno con i pianeti allineati. Sto aspettando questo momento, magari non arriverà mai. Però, se gira tutto per il verso giusto…ci spero, ma sono più realista che sognatore. Credo che nuotando uno dei miei migliori tempi si possa pensare al podio. Non avevamo una staffetta competitiva da molto tempo, agli ultimi Europei di Roma abbiamo sfiorato la vittoria, credo che per quest’anno darò tutto per fare qualcosa di importante.
In ultimo il nuotatore ha parlato di strategia: Che tipo di 400 vedremo a Parigi? Nelle competizioni internazionali, come è stato a Singapore, sono abituato a fare una gara simile al Settecolli. Ci sono delle volte in cui ti devi giocare qualcosa a livello di tempo: so che devo impostare la gara in un certo modo, stare più lento nella prima parte e sfruttare le mie caratteristiche. Ma se ti giochi la vittoria è diverso, non puoi rimanere fuori gara. Quando ho scoperto di essere bravo nei 400 stile io facevo una gara strana, passavo in 1’57” e tornavo in 1’54”. Quando poi mi sono comprato il costumone Arena bianco, scoprii che si poteva passare anche più forte. Ora vado più forte nella prima parte e cerco di tenere quello che rimane. Cambia tutto in base a quello che si deve fare, io entro sempre in acqua per provare a vincere, ma non bisogna uscire fuori gara. Il mio obiettivo è passare in 1’51” basso, leggermente più lento del Settecolli, anche se dipende sempre da come viene nuotata la gara”.
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Fabrizio Testa
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