Con 250 mila spettatori a Tor Vergata, Ultimo ha firmato il concerto a pagamento con più presenze della storia italiana, superando Vasco Rossi e Ligabue. Il suo strabiliante record rappresenta un dito nell’occhio (e forse anche di più) della critica militante che non ha mai apprezzato Niccolò Moriconi romano di San Basilio, preferendogli rap, trap, reggae, rock e altro. E adesso che ha superato anche Vasco Rossi (che cavallerescamente gli ha fatto i complimenti ricordando che i record sono fatti per essere battuti) e Ligabue, che sembravano davvero irraggiungibili per un solo concerto, hanno un motivo in più per non amarlo.
Del resto lo hanno sempre denigrato in ogni modo e lui ha sempre risposto per le rime, andando avanti per la sua strada e i suoi concerti, per la serie “libera certa stampa di criticarmi ma anch’io libero di criticare certa stampa”. E la maggioranza silenziosa di Ultimo si è presa la rivincita, emergendo in tutta la sua forza (250 mila biglietti venduti in poche ore con un anno di anticipo).
A dire il vero per questo concertone di Tor Vergata gli hanno un po’ reso l’onore, confermando però il disprezzo per le sue canzoni, esaminate col solito doppiopesismo della critica militante.
La Stampa tra riconoscimenti e nuove critiche
Scrive Simonetta Sciandivasci su “La Stampa”: «La spianata richiama i divisti, non più isterici e tossici come nel 900, ma pacati, quasi papa boy, e fedeli, felici della fatica dei chilometri, del caldo, ambientalisti (rare le bottiglie di plastica gettate in strada), soldati della morale populista di Ultimo, ex quasi rapper e ormai cantautore. Che non dà messaggi, e in quasi tutte le canzoni ci mette un «come stai?». Che gode di culto della personalità, mania aspirazionale, ed è un santino pregiato della iconografia del riscatto”.
Poi c’è la speranza di un ravvedimento “politico” di Ultimo. «Due anni fa ha detto di non aver mai votato, ma magari al referendum lo ha fatto» per andarci un po’ pesante nella conclusione: «È un concerto biografico. Ma non è bello come un concerto: è bello come un evento. Canzoni a parte (eh) e voce di chi le canta (urla, meglio), è tutto perfetto: l’intensità del pubblico, che è il vero animale da concerto di questo non concerto, il lavoro collettivo che ha reso tutto possibile, i cancelli aperti dalle sette del mattino, il cielo, la Vela non finita di Calatrava a due passi. Il talento di Ultimo è prendere chi lo ascolta, riacciuffarlo dal margine, dirgli: «Siamo stelle!». E dargli un lasciapassare per la lagna: lamentarsi vi rende eroi. E quindi ha congegnato un rito di venerazione collettiva ed è stato bravo a farne una benedizione per tutti, anche per chi non lo riesce ad ascoltare, perché ascoltarlo, lo giuro, è difficile assai».
Il giudizio di Repubblica e l’articolo di Cappellini
Più cauta c’è andata “Repubblica” dopo che venerdì il vicedirettore Stefano Cappellini ci è andato giù pesante con l’articolo: “Ultimo, la più grande star nell’era del vittimismo” dove si può leggere: «Come tutti gli underdog di professione, Ultimo coltiva una spiccata tendenza al vittimismo… L’underdog ambisce all’unanimità: può vendere caterve di dischi, fare milioni di visualizzazioni e sbigliettare a tutto spiano, ma guai se esce un articolo che incrina il coro. L’underdog ha bisogno del consenso universale, forse timoroso che basti una sola crepa a far cascare il castello o forse per convinta adesione al metodo Stanislavskij, una immedesimazione incrollabile nel personaggio che non contempla la possibilità di sottrarsi al culto del riscatto sociale». Per poi giungere al culmine citando un pezzo grosso della sinistra romana come Goffredo Bettini: «Se questa apologia del riscatto a chilometro zero vi fa pure venire voglia di urlare “la sinistra riparta da Ultimo”, sappiate che ci ha già pensato qualcuno: Goffredo Bettini. A un certo punto di questa epopea sanbasiliese interviene Bettini – che negli ultimi anni ha sponsorizzato due astri per il campo largo: Alessandro Onorato e Niccolò Moriconi – per dire in sintesi questo: ma come? C’è un cantante di San Basilio, un ragazzo del popolo che ha talento e successo e la sinistra, invece di avvicinarsi a lui, non lo calcola? Non ho mai ben capito cosa avrebbe dovuto fare la sinistra per avvicinarsi a Ultimo. Una recensione su Rinascita? Un convegno al teatro Eliseo? Un endorsement di Furfaro? Fatto sta che, per Bettini, Ultimo è la prova provata della distanza della sinistra dal reale. Immagino che i 250 mila che domani parteciperanno al concerto record a Tor Vergata non possano che rafforzare la convinzione bettiniana che Moriconi sia una rappresentazione plastica dell’utopia del campo largo».
Il cambio di tono con Maria Novella De Luca
Se Cappellini ci è andato pesante, “Repubblica” ha pensato di correggere il tiro, affidando il compito a Maria Novella De Luca con l’articolo «Una marea infinita per Ultimo a Tor Vergata: “Con lui ci sentiamo primi”».
E lo fa sin dalle prime righe: «E così “l’onda anomala” di Ultimo ha riempito Tor Vergata e c’è chi dice — tra i suoi “ultimi” — che «nulla sarà più come prima» dopo i 250 mila della città eterna, facce bruciate dal sole per l’attesa, chilometri a piedi nella periferia romana, Niccolò plana con l’elicottero come un divo ma per loro, centinaia di migliaia, «resta uno di noi, dà voce alle nostre emozioni, alle nostre fragilità, capisci perché andiamo dove lui va?». Eccolo qui, nella ola di migliaia di fazzoletti e cappellini rossi, un po’ poeta delle cose semplici (chi non lo ama dice “banali”), un po’ guru di tanti che cercano risposte nelle sue canzoni, se l’onda anomala non si ritira, se «la favola per sempre» non perderà il suo fascino, ci sarà da studiare la “fenomenologia di Ultimo”».
Il tentativo di leggere il fenomeno in chiave politica
Poi si scopre la De Luca maestra “bettiniana”: «Colpisce l’unione delle generazioni, delle provenienze, delle passioni politiche (ma di destra pochi)». La De Luca dopo aver sottolineato la presenza di fazzoletti e cappellini rossi, come se non ce ne fossero di altri colori (ma non siamo al concerto del 1 maggio o a un comizio del Pd), afferma con certezza le passioni politiche, come per dire “Ultimo è cosa nostra”. Ha fatto un sondaggio con tutti i 250 mila? Ma per carità. Una frase che ci fa letteralmente sorridere perché dimostra ancora una volta il tentativo di politicizzare quello che invece non è politico, come peraltro sottolineato da “La Stampa”. Ultimo non è di sinistra, non è di destra, è del suo pubblico che ama i buoni sentimenti e sogna il riscatto. I buoni sentimenti sono di destra o di sinistra? La sinistra può farsi l’esame di coscienza, ma del resto Cappellini è stato chiaro col suo articolo.
La maggioranza silenziosa e la realtà ignorata
Il popolo di Ultimo ricorda tanto la maggioranza silenziosa, ma non troppo (perché ha cantato a squarciagola dalla prima all’ultima canzone). Quella che nessuno vedeva ma poi votava. Non a caso lo stesso Cappellini ha usato per Ultimo il termine di underdog. Così per “Repubblica” non esisteva il popolo di Ultimo, non lo prendeva proprio in considerazione. Del resto a sinistra raccontano sempre una realtà immaginaria, quella che piacerebbe a loro, come capitato a Venezia, dove raccontavano un trionfo della sinistra che invece non c’è stato, oppure negli Stati Uniti dove era chiara che si stava profilando la vittoria di Trump, ma per “Repubblica” la realtà era un’altra e non si sono nemmeno accorti che ben sette milioni di elettori democratici che hanno votato per Biden nel 2020, non hanno votato la Harris nel 2024.
Dai concerti ai giovani: quello che sfugge a Repubblica
E il popolo di Ultimo (erano gli ultimi ma adesso sono diventati i primi) è un po’ come la questione dei giovani. Dicono che i giovani hanno votato no al referendum e votano a sinistra, però poi a Roma alle elezioni studentesche hanno vinto i ragazzi e le ragazze di Gioventù Nazionale, un dato che non avrebbero mai immaginato tutti coloro che si sono persi nella realtà immaginaria di “Repubblica”.
#Adessonews seleziona nella rete articoli di particolare interesse.
Se vuoi leggere l’articolo completo clicca sul seguente link
Federico Gennaccari
Source link
