RAMSES CONSULTING NEWS n. 783 – 01 giugno 2026
Incentivi alla filiera tra ricerca e investimenti
Si dovranno attendere bandi, circolari operative, termini per la presentazione delle domande e piattaforme dedicate per ciascuna misura. L’accesso concreto alle agevolazioni sarà infatti subordinato ai successivi provvedimenti attuativi e all’apertura degli sportelli dedicati.
Il nuovo DPCM Automotive mette a disposizione della filiera dell’auto 1,343 miliardi di euro destinati a investimenti produttivi, ricerca, sviluppo e innovazione. A queste risorse potrebbero aggiungersi ulteriori 251 milioni di euro attesi nel mese di luglio.
Il provvedimento, annunciato dal Ministero delle Imprese e del Made in Italy, definisce una nuova impostazione della politica industriale per il comparto automotive: minori risorse destinate agli incentivi all’acquisto e maggiore attenzione agli investimenti industriali, alla componentistica, ai veicoli commerciali sostenibili e alle tecnologie connesse alla mobilità autonoma, sicura e digitale.
Risorse al Fondo Automotive per imprese e filiera
Il DPCM Automotive destina 1 miliardo e 343 milioni di euro – già sbloccati – al sostegno delle imprese della filiera automotive, con priorità rivolta a investimenti produttivi, ricerca, sviluppo e innovazione.
Il Governo collega l’intervento alla trasformazione industriale del comparto, in una fase caratterizzata dalla revisione delle strategie produttive europee e dalla crescente pressione competitiva internazionale, in particolare asiatica.
Oltre il 70% delle risorse destinato agli investimenti.
La quota prevalente delle risorse sarà indirizzata verso strumenti dedicati alla crescita industriale e all’innovazione della filiera. Il MIMIT individua tre canali principali attraverso cui sostenere ricerca, riconversione industriale e investimenti produttivi.
1. Accordi per l’innovazione 2026
Gli Accordi per l’Innovazione 2026 finanziano attività di ricerca industriale, sviluppo sperimentale e applicazione di nuove tecnologie a prodotti, processi e servizi.
La misura sostiene programmi strategici finalizzati a rafforzare la competitività del sistema produttivo nazionale attraverso tecnologie avanzate e innovazione.
Agevolazioni previste
Le agevolazioni prevedono una combinazione tra contributo diretto alla spesa e finanziamento agevolato.
Il contributo può arrivare fino a:
- 45% delle spese ammissibili per le piccole imprese;
- 35% per le medie imprese;
- 25% per le grandi imprese.
È inoltre previsto un finanziamento agevolato fino al 20% delle spese ammissibili.
Le percentuali possono aumentare qualora il progetto preveda:
- la partecipazione di almeno una PMI;
- collaborazioni con organismi di ricerca.
Una maggiorazione ulteriore è riconosciuta ai programmi realizzati integralmente nelle regioni del Sud e delle Isole: Molise, Campania, Basilicata, Calabria, Puglia, Sardegna e Sicilia.
Imprese e soggetti ammessi
Possono accedere alla misura le imprese operanti nei settori:
- industria;
- artigianato;
- trasporti;
- servizi a contenuto innovativo.
Sono ammessi anche centri di ricerca e soggetti ausiliari.
Tra i requisiti richiesti vi è il possesso di almeno due bilanci approvati alla data di presentazione della domanda.
Ambiti e tecnologie incentivate
I progetti devono riguardare specifici ambiti strategici, tra cui:
- automotive e competitività industriale nei trasporti;
- materiali avanzati;
- robotica;
- semiconduttori;
- tecnologie quantistiche;
- reti di telecomunicazione;
- cavi sottomarini;
- realtà virtuale e aumentata.
Le iniziative devono prevedere attività di ricerca industriale e sviluppo sperimentale finalizzate alla realizzazione di nuovi prodotti, processi o servizi oppure al loro significativo miglioramento, attraverso tecnologie abilitanti come:
- nanotecnologie;
- fotonica e micro-nano elettronica;
- sistemi avanzati di produzione;
- intelligenza artificiale;
- tecnologie per connessione e sicurezza digitale.
Spese ammissibili e durata dei progetti
Le spese ammissibili devono essere comprese tra 5 e 40 milioni di euro.
I progetti devono:
- avere una durata minima di 18 mesi;
- concludersi entro 36 mesi;
- essere avviati successivamente alla presentazione della domanda.
2. Contratti di sviluppo per le filiere strategiche
I Contratti di sviluppo per le filiere strategiche sostengono programmi di investimento industriale nelle principali catene produttive considerate prioritarie per il sistema economico nazionale.
La misura finanzia investimenti privati destinati al rafforzamento delle principali filiere strategiche del Paese, tra cui:
- agroindustria;
- design, moda e arredo;
- sistema casa;
- metallurgia e siderurgia;
- meccanica strumentale;
- elettronica e ottica;
- automotive;
- treni, navi, aerei e aerospazio;
- chimica;
- farmaceutica.
A chi si rivolge
Le agevolazioni sono rivolte a imprese di qualsiasi dimensione operanti sull’intero territorio nazionale che intendano realizzare programmi di sviluppo industriale comprendenti:
- progetti di ricerca, sviluppo e innovazione;
- investimenti per la tutela ambientale.
Il 40% delle risorse è riservato ai programmi realizzati nelle regioni: Abruzzo, Basilicata, Calabria, Campania, Molise, Puglia, Sardegna e Sicilia.
I programmi possono essere realizzati:
- da più imprese appartenenti alla stessa filiera;
- da una singola impresa, purché il progetto presenti una forte integrazione con la filiera di riferimento.
Cosa finanzia
I programmi di investimento devono riguardare le seguenti filiere produttive:
- agroindustria;
- design, moda e arredo;
- sistema casa;
- metallurgia e siderurgia;
- meccanica strumentale, elettronica e ottica;
- automotive;
- treni, navi, aerei e industria aerospaziale;
- chimica;
- farmaceutica.
Sono inoltre ammissibili investimenti nelle attività di logistica e packaging connesse alla filiera strategica di appartenenza.
I programmi devono:
- essere avviati successivamente alla presentazione della domanda;
- concludersi entro 36 mesi dalla concessione delle agevolazioni;
- rispettare il principio DNSH e il divieto di doppio finanziamento previsto dal Regolamento UE 2021/241.
Agevolazioni concedibili
Le agevolazioni possono essere concesse sotto forma di:
- finanziamento agevolato;
- contributo in conto interessi;
- contributo in conto impianti;
- contributo diretto alla spesa.
Le intensità di aiuto sono definite nei limiti previsti dal decreto ministeriale 9 dicembre 2014.
Come funziona
Le domande possono essere presentate telematicamente attraverso la piattaforma predisposta da Invitalia.
Possono inoltre accedere al bando anche le domande di Contratto di sviluppo già presentate e sospese per carenza di risorse finanziarie.
La procedura sarà valutativa a graduatoria e terrà conto di specifici indicatori:
- innovatività del programma;
- impatto occupazionale;
- coinvolgimento delle PMI nella filiera.
Il punteggio potrà essere incrementato fino al 15% in presenza di:
- rating di legalità;
- certificazioni ambientali;
- certificazione della parità di genere.
Le domande prive di copertura finanziaria o dei requisiti previsti rientreranno nella graduatoria ordinaria e saranno valutate secondo l’ordine cronologico di presentazione.
3. Mini contratti di sviluppo
I Mini Contratti di sviluppo sono stati introdotti per rendere più accessibili gli incentivi alle PMI e alle Mid-cap della filiera automotive.
Rispetto ai Contratti di sviluppo tradizionali, prevedono soglie di investimento più contenute e una struttura più compatibile con i programmi industriali delle imprese di dimensione media e piccola.
Chi può accedere e importi
Dimensioni d’impresa:
- piccole imprese;
- medie imprese;
- grandi imprese;
- reti di imprese.
Valore dei progetti: gli investimenti devono essere compresi tra 5 e 20 milioni di euro.
I programmi devono essere realizzati nelle regioni del Sud Italia: Abruzzo, Basilicata, Calabria, Campania, Molise, Puglia, Sardegna e Sicilia.
Obiettivi:
- creazione di nuove unità produttive;
- ampliamento della capacità produttiva;
- riconversione industriale;
- ristrutturazione di unità produttive esistenti.
Settori ammessi
Sono finanziati programmi relativi allo sviluppo e alla produzione di tecnologie strategiche individuate dal Regolamento europeo STEP:
- tecnologie digitali e deep tech;
- tecnologie pulite ed efficienti;
- tecnologie a zero emissioni;
- biotecnologie e filiera farmaceutica.
Le agevolazioni
Le agevolazioni sono concesse principalmente sotto forma di contributo a fondo perduto con le seguenti intensità:
- 55% per le piccole imprese;
- 45% per le medie imprese;
- 35% per le grandi imprese.
I principali elementi distintivi dello strumento includono:
- soglie di investimento più accessibili;
- focus su transizione ecologica e tecnologie critiche;
- localizzazione prioritaria nel Mezzogiorno.
L’intero comparto è ulteriormente sostenuto dal nuovo DPCM Automotive che mette a disposizione oltre 1,3 miliardi di euro per investimenti, innovazione e riconversione industriale.
I programmi possono riguardare:
- creazione di nuove unità produttive;
- ampliamento di stabilimenti esistenti;
- riconversione produttiva;
- ristrutturazione industriale.
Il valore politico e industriale del provvedimento
L’elemento centrale del DPCM Automotive riguarda la scelta di destinare la parte prevalente delle risorse al rafforzamento della capacità produttiva e dell’innovazione industriale, riducendo invece il peso degli incentivi generalizzati all’acquisto.
La strategia risponde a una criticità ormai evidente per il comparto europeo dell’auto: sostenere le immatricolazioni non garantisce necessariamente benefici industriali nazionali se i veicoli incentivati vengono prodotti fuori dall’Europa o con catene di fornitura extra-UE.
Il decreto orienta quindi le risorse verso imprese che investono direttamente in impianti, tecnologie e piattaforme produttive.
Veicoli commerciali e mobilità sostenibile nel decreto
Il DPCM prevede incentivi specifici per il rinnovo del parco circolante dei veicoli commerciali.
La misura non rappresenta un ritorno agli ecobonus generalizzati per i privati, ma punta principalmente ai mezzi utilizzati per attività economiche e rinnovo delle flotte commerciali.
Per imprese, artigiani, logistica e servizi, il rinnovo dei veicoli commerciali può incidere su:
- riduzione dei costi operativi;
- accesso alle aree urbane;
- adeguamento ambientale delle flotte.
Le modalità operative e le categorie ammissibili saranno definite attraverso i successivi provvedimenti attuativi.
Dagli incentivi all’acquisto alla produzione industriale
Il DPCM conferma la traiettoria già delineata dalla nuova politica industriale per l’automotive: ridurre il peso degli incentivi alla domanda e rafforzare invece investimenti produttivi, componentistica, riconversione industriale e ricerca.
La scelta nasce dall’esigenza di consolidare la competitività della filiera europea dell’auto in un contesto di forte trasformazione tecnologica e industriale.
Transizione 5.0 e partita europea sull’auto
Secondo il MIMIT, le risorse del DPCM si aggiungono a quelle già previste dal Piano Transizione 5.0, che dispone di una dotazione triennale pari a 9,8 miliardi di euro destinati a innovazione digitale ed efficientamento energetico.
Per la filiera automotive, il collegamento tra investimenti produttivi e transizione energetica rappresenta uno degli elementi centrali della strategia industriale nazionale.
Il provvedimento si inserisce inoltre nel confronto europeo sulla revisione delle regole CO2 per il settore automotive e sull’Industrial Accelerator Act.
Il Governo sostiene una linea orientata al principio del “Made in Europe”, tema già emerso nel dibattito sui requisiti europei per gli incentivi ai veicoli elettrici e sulla tracciabilità della componentistica.
Il bacino di imprese coinvolte comprende:
- componentistica;
- meccanica;
- elettronica;
- software;
- batterie;
- sistemi di mobilità;
- tecnologie per auto sostenibili;
- veicoli commerciali.
Particolare attenzione viene riservata alle PMI della filiera automotive, che spesso operano con investimenti di dimensione inferiore rispetto ai grandi gruppi industriali.
I Mini Contratti di sviluppo rispondono proprio all’esigenza di sostenere programmi più accessibili alle imprese di piccola e media dimensione.
Per il tessuto produttivo italiano, la sfida principale riguarda il passaggio tecnologico verso:
- elettrificazione;
- software di bordo;
- sensoristica;
- materiali avanzati;
- sistemi di sicurezza.
Prossimi decreti e sportelli per le domande
Il DPCM indirizza le risorse verso gli strumenti che finanzieranno ricerca, sviluppo, innovazione e investimenti produttivi nella filiera automotive.
Il decreto definisce gli indirizzi di politica industriale e assegna le risorse disponibili, ma l’accesso effettivo alle agevolazioni richiederà:
- successivi provvedimenti attuativi;
- bandi operativi;
- circolari applicative;
- apertura degli sportelli dedicati.
Le imprese interessate dovranno quindi attendere la pubblicazione delle modalità operative e delle piattaforme di presentazione delle domande per ciascuna misura.
#Adessonews seleziona nella rete articoli di particolare interesse.
Se vuoi leggere l’articolo completo clicca sul seguente link
Redazione
Source link






