CASERMA DEI CARABINIERI DI CETRARO, DOPPIO MURO PER LA PROVINCIA: IL TRIBUNALE BOCCIA LA RICHIESTA, L’IPOTECA STRONCA L’ACQUISTO
La Provincia di Cosenza voleva acquistare l’immobile senza coinvolgere il Comune di Cetraro, che vanta oltre 400.000 euro di crediti tributari. La battaglia per tutelare il denaro pubblico, la cancellazione contestata di una precedente ipoteca e le trattative finite con una proposta inferiore al 60% del credito. Il 22 settembre il Tribunale di Paola ha respinto l’istanza della Provincia. E sullo sfondo c’è l’acquisizione di documenti da parte della DDA negli uffici provinciali.
Una caserma dei carabinieri mai inaugurata, un immobile finito al centro di una procedura esecutiva, centinaia di migliaia di euro di tributi non pagati e una compravendita che rischia di trasformarsi in un percorso senza uscita. La storia della caserma dei carabinieri di Cetraro si arricchisce di un nuovo capitolo, e questa volta il problema per la Provincia di Cosenza è molto più serio di una semplice complicazione burocratica.
Da una parte c’è l’ordinanza del Tribunale di Paola del 22 settembre 2026, che ha respinto la richiesta della Provincia di dichiarare improcedibile l’esecuzione immobiliare e di ottenere il trasferimento del bene. Dall’altra c’è la posizione del Comune di Cetraro, che giustamente e in maniera sacrosanta si è messo di traverso alimentando il contenzioso con i “furbacchioni” della Provincia e così emergono anche le tragicomiche iniziative intraprese per “aiutare” non si sa bene ancora chi (o forse lo sappiamo tutti e fin troppo bene) e gli ostacoli praticamente insormontabili che si frappongono alla vendita di questo immobile dietro al quale si nascondono i soliti interessi inconfessabili.
Le due vicende sono strettamente collegate. Perché il tentativo di acquistare l’immobile si scontra sia con i diritti dei creditori coinvolti nella procedura giudiziaria, sia con il problema delle garanzie ipotecarie che gravano sul bene.
La conclusione è pesante: l’acquisto, nei termini immaginati finora, rischia di diventare concretamente impossibile. Non perché qualsiasi soluzione futura sia esclusa per legge, ma perché le strade finora percorse non hanno consentito di superare gli ostacoli giudiziari e patrimoniali.
QUATTROCENTOMILA EURO DI TRIBUTI NON PAGATI
Il primo dato da cui partire è quello economico. Il Comune di Cetraro vanta nei confronti della società L’Ottagono S.r.l. un credito di oltre 400.000 euro, derivante da plurimi avvisi di accertamento per ICI e IMU relativi agli anni dal 2011 al 2022. Insomma, siamo davanti a una enormità inaccettabile. Non si tratta di una somma marginale. Sono entrate pubbliche che il Comune rivendica e che rischiavano di restare insoddisfatte mentre altri soggetti – sicuramente borderline per usare un eufemismo – conducevano trattative per l’acquisto dell’immobile.
La procedura esecutiva immobiliare è iscritta al Tribunale di Paola e riguarda un unico bene di proprietà della società debitrice. Tra i creditori figurano anche la curatela fallimentare di Per Fer S.r.l. e – appunto – il Comune di Cetraro, che ha proceduto – come da legge perché fino a prova contraria esiste ancora, anche se certi soggetti si credono al di sopra di essa – a formalizzare il proprio intervento. E ci mancherebbe che anche il Comune di Cetraro si fosse “assoggettato” come qualcun altro ai desiderata dei presunti “padroni” della Città.
Il punto decisivo è che il Comune non poteva permettersi di restare alla finestra, tra l’altro in un momento complicato per le sue casse, mentre si discuteva del futuro dell’immobile dal quale avrebbe dovuto cercare di recuperare le somme dovute.
LE TRATTATIVE DELLA PROVINCIA SENZA IL COMUNE
Ma c’è di più. Non serve uno “scienziato” per arrivare ad un concetto molto semplice: se la Provincia di Cosenza ovvero la sua presidente-regina Rosaria Succurro ha annunciato urbi et orbi l’acquisto di quell’immobile di fatto pignorato (!) lo ha fatto senza coinvolgere il Comune di Cetraro, che ha appreso delle trattative della “signora regina” senza essere stato coinvolto nella negoziazione. E il Comune di Cetraro ha fatto presente alla Succurro e anche più volte che a quel credito non vuole e non può rinunciare e che avrebbe fatto di tutto per tutelarlo. La contestazione è chiara: come si poteva trattare l’acquisto di un immobile sottoposto a procedura esecutiva senza affrontare preventivamente la posizione di un ente pubblico che vantava oltre 400 mila euro di crediti tributari? Il rischio denunciato dal Comune era che la compravendita arrivasse a compimento senza che le casse comunali ricevessero quanto dovuto. Una preoccupazione tutt’altro che astratta, considerato che la procedura riguardava un solo immobile e che su quel bene si concentravano le aspettative di diversi creditori.
E qui si apre il tragicomico capitolo della proposta di definizione bonaria del debito da parte di questi “sconosciuti” soggetti della società Ottagono.
L’OFFERTA INFERIORE AL 60% E IL NO DEL COMUNE
La società debitrice avrebbe proposto al Comune un pagamento parziale a saldo e stralcio del debito. Ma questa offerta – ridicola – era inferiore al 60% del credito vantato, mentre ad altri creditori procedenti sarebbe stata proposta una percentuale superiore, pari almeno a quella soglia. Il Comune di Cetraro, ovviamente, ha rifiutato e questo è un passaggio fondamentale per comprendere perché la vicenda non si sia chiusa con un accordo economico. Il Comune non intendeva accettare una soluzione che riteneva lesiva delle proprie ragioni creditorie. E, soprattutto, non poteva considerare risolto il problema semplicemente perché la società debitrice aveva manifestato la disponibilità a pagare una parte del dovuto. La questione resta quindi aperta: i crediti devono essere tutelati e la vendita dell’immobile non può essere trattata come se attorno a quel bene non esistessero diritti già fatti valere in sede giudiziaria.
L’IPOTECA: IL SECONDO OSTACOLO ALL’ACQUISTO
Ma c’è un altro capitolo, forse ancora più delicato per il futuro della compravendita L’Agenzia delle Entrate-Riscossione pare abbia cancellato una precedente ipoteca, iscritta nel corso del 2020 e questo rappresenta una forzatura inaccettabile che qualcuno – sicuramente noto a chi di dovere – ha inteso perseguire per arrivare all’obiettivo di rendere “felice” qualche pezzo di malacarne, sempre per usare un eufemismo. E anche all’Agenzia delle Entrate, pertanto, ci dev’essere qualche complice della “cricca” nella quale è impelagata la signora regina Succurro in Ambrogio. E così il Comune di Cetraro, che giustamente non vuole prestare il fianco a nessuna complicità, è entrato direttamente nella procedura esecutiva. Insomma, gli “aumm aumm” che qualcuno cercava sono miseramente naufragati, giusto per far capire di cosa stiamo parlando.
Morale della favola: Agenzia delle Entrate-Riscossione ha successivamente iscritto ipoteca sull’unico immobile intestato alla società debitrice e ha accolto una domanda di rateizzazione del debito. Ed è proprio qui che si apre il secondo fronte. Anche un semplice studente di Giurisprudenza capisce che la rateizzazione, da sola, non cancella l’ipoteca. E non stiamo neanche qui a ragionare su quali sarebbero state invece le giuste misure da adottare. La presenza dell’ipoteca costituisce quindi un ostacolo concreto alla vendita dell’immobile alla Provincia, salvo che si trovi una soluzione giuridicamente valida per gestire il debito ma anche uno straccio di… garanzia, che evidentemente i debitori non possono dare…
La Provincia di Cosenza, dunque, non deve fare i conti soltanto con il Comune di Cetraro e con la procedura esecutiva: deve anche affrontare il problema della garanzia reale che grava sull’immobile.
IL TRIBUNALE DI PAOLA CHIUDE LA PORTA ALLA SOLUZIONE PROSPETTATA
Su questo quadro si innesta l’ordinanza del 22 settembre 2026. La Provincia aveva chiesto al giudice dell’esecuzione di dichiarare improcedibile la procedura e di emettere in suo favore il decreto di trasferimento dell’immobile, contestando la legittimità dell’intervento del Comune di Cetraro e dell’Agenzia del Demanio. Il giudice Federica Laino ha respinto l’istanza.
La motivazione affronta diversi aspetti della controversia. In primo luogo, chiarisce che il dissesto finanziario del Comune non determina automaticamente la perdita della capacità processuale dell’ente: gli organi istituzionali possono continuare a far valere le proprie ragioni nelle controversie, secondo i principi richiamati nell’ordinanza.
Il Tribunale affronta poi la posizione dei creditori intervenuti e richiama l’articolo 2913 del Codice civile, secondo cui gli atti di alienazione dei beni pignorati non hanno effetto in pregiudizio del creditore pignorante e dei creditori intervenuti nell’esecuzione.
Infine, il giudice esclude che la tutela invocata dalla Provincia ai sensi dell’articolo 2929 del Codice civile possa essere automaticamente estesa a una vendita nata da una trattativa stragiudiziale: quella disposizione riguarda la vendita forzata nell’ambito del processo esecutivo. L’ordinanza affronta anche la cancellazione della società debitrice dal Registro delle imprese, precisando che tale circostanza non determina l’interruzione della procedura esecutiva. Il dispositivo non lascia spazio a interpretazioni: l’istanza della Provincia viene respinta.
DUE OSTACOLI CHE SI SOMMANO
Il primo ostacolo è giudiziario: la procedura esecutiva resta in piedi e i diritti dei creditori non possono essere neutralizzati attraverso una semplice compravendita privata. Il secondo è patrimoniale: la questione ipotecaria deve essere risolta in modo compatibile con la normativa e con i diritti del creditore garantito. Una dilazione del debito non basta, da sola, a liberare l’immobile dal vincolo. Nel mezzo c’è la posizione del Comune di Cetraro, che rivendica oltre 400.000 euro, contesta di essere stato escluso dalle trattative (e meno male!) e ha respinto una proposta che riteneva inadeguata.
È questa la ragione per cui l’acquisto provinciale rischia di diventare impossibile nei termini finora prospettati. Non basta che la Provincia voglia acquistare il bene, né basta che la società proprietaria sia disponibile a venderlo. Occorre che l’operazione possa essere perfezionata rispettando la procedura esecutiva e affrontando le garanzie che gravano sull’immobile.
Una soluzione futura non è esclusa in assoluto, ma richiederebbe passaggi ulteriori e giuridicamente praticabili. E dopo la decisione del Tribunale, non è più possibile trattare la questione come una semplice formalità da risolvere negli uffici.
LA DDA E I DOCUMENTI ACQUISITI IN PROVINCIA
A rendere ancora più delicato il quadro c’è l’acquisizione di documenti negli uffici del settore Patrimonio della Provincia di Cosenza da parte della Direzione distrettuale antimafia di Catanzaro, avvenuta il 4 ottobre scorso. Ed è fuor di dubbio che la vicenda della caserma merita una ricostruzione rigorosa proprio perché intreccia un’opera mai entrata in funzione, una procedura esecutiva ancora aperta, crediti pubblici da recuperare e trattative per l’acquisto di un immobile gravato da questioni patrimoniali tutt’altro che secondarie.
Quali passaggi amministrativi hanno portato a questa situazione? Perché la Provincia ha trattato l’acquisto senza coinvolgere il Comune? Quali verifiche sono state compiute sulla posizione debitoria della società e sulle garanzie gravanti sull’immobile? Sono domande che devono trovare risposta negli atti e negli accertamenti competenti. Non è corretto anticipare conclusioni, ma è altrettanto necessario non perdere di vista i fatti già documentati.
UNA CASERMA MAI INAUGURATA, UNA PARTITA ANCORA APERTA
Il paradosso resta tutto intero: un immobile destinato a ospitare una caserma dei carabinieri è rimasto inutilizzato e oggi è al centro di una controversia nella quale si intrecciano crediti tributari, ipoteche, trattative e procedure giudiziarie. Il Comune di Cetraro è stato costretto a intervenire per difendere il proprio credito. La questione ipotecaria continua a pesare sulla possibilità di vendere il bene. E il Tribunale di Paola ha negato alla Provincia la soluzione richiesta, lasciando proseguire l’esecuzione.
La domanda, a questo punto, non è soltanto quando la Provincia riuscirà ad acquistare l’immobile. È se l’operazione, così come era stata immaginata, possa ancora essere realizzata senza affrontare prima tutti gli ostacoli che la vicenda ha fatto emergere. Per ora, la strada appare sbarrata. E la caserma dei carabinieri di Cetraro continua a rappresentare un caso emblematico di come un’opera destinata a rafforzare la presenza dello Stato possa restare intrappolata in una lunga e intricata vicenda patrimoniale e giudiziaria. Con responsabilità che si palesano molto gravi non solo per i manovratori della Provincia di Cosenza e della signora regina ma anche per qualche servitore infedele dello stato che si è prestato mani e piedi ad interessi inconfessabili. E ancora siamo all’inizio.
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