La Fifa avrebbe favorito Messi, Ronaldo e gli Stati Uniti?


Le accuse di manipolazione delle partite sono un tema delicato. Tali accuse sono sempre state considerate molto gravi e con un argomento così sensibile bisogna agire con la massima cautela. Tuttavia, non affrontare la questione sarebbe un grave errore. E almeno dalla partita dell’Argentina contro l’Egitto, si rafforza sempre più la sensazione che ci siano interferenze esterne nel regolare il normale svolgimento sportivo dei Mondiali 2026.

È la peggiore impressione che un Mondiale di calcio possa lasciare: non si discute più solo di singole decisioni arbitrali, ma ci si chiede se la Fifa stessa abbia interesse che si verifichino determinati risultati piuttosto che altri. Questa sensazione, però, ai Mondiali 2026, si è fatta sempre più forte e il massimo organo del calcio mondiale non può non avere le sue responsabilità.

Dal “bonus Bayern” al gol di Wembley: i dubbi sono ovunque

Naturalmente, gli errori arbitrali fanno parte del calcio. Gli arbitri sbagliano, il Var è tutt’altro che un sistema perfetto. I meccanismi di adattamento sono troppo lenti. Il problema nasce però quando situazioni simili vengono valutate in modo diverso, dando l’impressione che alcune squadre beneficino di interpretazioni più generose. Non si tratta più solo di un singolo fischio. Si tratta di quali episodi vengono rivisti, quali immagini vengono mostrate e quando il Var interviene.

Nel calcio esistono già diverse “teorie del complotto” a riguardo: in Germania si parla spesso del “bonus Bayern”, mentre in ambito Uefa si insinua che il Real Madrid avrebbe vinto meno Champions League se alcune partite a eliminazione diretta fossero state arbitrate in modo imparziale.

Anche sul palcoscenico mondiale non sono mancati episodi controversi: il gol di Wembley del 1966, il gol regolare di Lampard contro la Germania nel 2010 — solo per citarne due. Importante, allora come oggi: si tratta di teorie, non esistono prove né a favore né contro.

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Nessuno scandalo, solo una sensazione

Gli ottavi di finale tra Egitto e Argentina ne sono stati finora l’esempio più lampante. All’Egitto è stato annullato dal Var il gol del 2-0. Una decisione oggettivamente corretta. L’argentino Lisandro Martinez era stato chiaramente e indiscutibilmente atterrato. Fin qui nessuna controversia, ma il contesto è importante.

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Poco prima della fine, dall’altra parte, c’è stato un episodio in cui Alexis Mac Allister ha tirato la maglia di Hamdy Fathy in area, facendolo cadere. Anche gli esperti arbitrali hanno giudicato che il rigore sarebbe stata la decisione più corretta (rispetto a quella presa dagli arbitri, cioè lasciar proseguire).

Ma mentre l’Egitto ha subito le conseguenze di una revisione approfondita, il Var nell’altra situazione è rimasto silenzioso e, nell’azione successiva, l’Argentina ha segnato il gol decisivo del 3-2. Il punto non è solo se l’episodio fosse da rigore. Il punto è che i criteri sembrano non essere stati gli stessi.

Il 2-0 annullato all’Egitto è stato esaminato dal Var in pochissimo tempo, mentre il gol vittoria dell’Argentina non è stato nemmeno oggetto di discussione. Il comportamento del Var, per inciso, è corretto: se non c’è il sospetto di un errore chiaro e manifesto dell’arbitro, non si interviene. In questo caso, però, sarebbe stato almeno opportuno invitare Franncois Letexier a rivedere l’azione al monitor. Come avrebbe deciso il francese, a quel punto, sarebbe stato secondario. Il problema è che non c’è stata alcuna revisione.

Soglia d’intervento sui rigori ancora alta

Si possono trovare anche altre spiegazioni plausibili per il comportamento della terna arbitrale: purtroppo, ancora oggi i falli a centrocampo o fuori area vengono sanzionati diversamente rispetto a quelli in area. In concreto: la trattenuta di Mac Allister a centrocampo sarebbe stata quasi certamente punita come fallo con conseguente cartellino giallo. In area, però, valgono altri criteri. Comprensibile, ma alla lunga poco credibile.

I calci di rigore dovrebbero essere il mezzo per decidere il vincitore di una partita dopo 120 minuti, non già nei 90 regolamentari. Se ogni contatto in area venisse fischiato, avremmo cinque rigori a partita… Beh, non vado oltre, non sto dicendo nulla di nuovo. Quello che mi disturba molto è la diversa interpretazione dei contrasti e dei falli a seconda della “zona del campo”.

Non un caso isolato

Tornando al tema: la partita Argentina contro Egitto non è stata la prima a suscitare la sensazione di un’agenda FIFA. Già nel duello tra Croazia e Portogallo l’interpretazione del regolamento ha fatto discutere. Il rigore per il Portogallo era quantomeno dubbio, un gol croato è stato annullato per fuorigioco. Molti osservatori hanno poi avuto l’impressione che le decisioni più controverse siano andate spesso a favore del Portogallo, proprio come poi accaduto in Argentina-Egitto.

Anche altri episodi hanno rafforzato questa percezione. Lionel Messi avrebbe potuto — anzi, dovuto — ricevere il cartellino rosso contro Algeria dopo un intervento duro. E invece la stella argentina è rimasta in campo. Nella partita tra Ghana e Inghilterra, invece, gli africani hanno chiesto un rigore, ma il Var non è intervenuto. Ancora una volta, il dibattito non è nato solo dalla decisione in sé, ma dalla diversa gestione di situazioni simili.

Il caso Balogun

Particolarmente sospetta è stata anche la revoca del cartellino rosso all’americano Folarin Balogun. La Fifa non è riuscita a fornire una vera spiegazione regolamentare. E considerare l’intervento — sicuramente non intenzionale — di Balogun come non pericoloso per l’incolumità e quindi non da rosso è una farsa. Non parliamo nemmeno della telefonata di Trump a Infantino. Balogun, tra l’altro, non ha alcuna colpa per queste polemiche, come ha giustamente sottolineato il ct del Belgio Rudi Garcia.

Gianni Infantino ha preferenze?
Gianni Infantino ha preferenze?ALEX GRIMM / GETTY IMAGES NORTH AMERICA / GETTY IMAGES VIA AFP

Quando una federazione mondiale interpreta le regole in modo flessibile in un caso, mentre altre squadre subiscono le conseguenze di decisioni severe, nasce inevitabilmente la sensazione di un trattamento diverso.

Il profitto come motore delle decisioni?

Ed è proprio qui che inizia il dibattito più ampio: la Fifa ha interesse a raccontare determinate storie? La federazione vive di attenzione, visibilità e marketing. Grandi nomi come Lionel Messi o Cristiano Ronaldo sono calamite globali per il pubblico, la nazionale Usa ha un’importanza economica particolare come squadra del paese ospitante. Le partite con questi protagonisti e nazioni generano più spettatori, più titoli sui giornali e, in definitiva, più introiti.

Non ci sono prove che le partite vengano manipolate intenzionalmente. Ma nel calcio non conta solo la reale correttezza, conta anche la percezione di questa correttezza. Se i tifosi hanno la sensazione che la Fifa voglia promuovere un torneo il più spettacolare possibile con le stelle più grandi e i mercati più importanti, nasce il sospetto che qualcuno abbia certe preferenze.

Proprio i Mondiali 2026 si svolgono in un contesto in cui queste domande vengono percepite in modo particolarmente sensibile. Gli Stati Uniti sono uno dei mercati più importanti per il futuro della Fifa. Ogni successo della nazionale americana significa più attenzione per il calcio in Nord America e quindi anche maggiori potenzialità economiche per la federazione. Che proprio il miglior marcatore degli Usa sia stato assolto per la partita a eliminazione diretta più importante degli americani degli ultimi decenni rafforza ulteriormente questa percezione.

Nessuna prova, solo una brutta sensazione

Il passato non facilita il dibattito. Già ai Mondiali 2022 in Qatar ci sono state diverse decisioni controverse intorno all’Argentina che hanno fatto discutere. I rigori dubbi contro la Olanda nei quarti di finale, la Croazia in semifinale e la Francia in finale, oltre ad altri episodi Var, sono stati ampiamente discussi. Nessuna di queste situazioni dimostra un favoritismo, ma hanno contribuito a rendere molti tifosi oggi particolarmente attenti quando si ripresentano schemi simili.

Il vero problema della Fifa non è quindi solo un possibile errore arbitrale. È la perdita di fiducia. Un Mondiale funziona solo se i tifosi credono che alla fine conti esclusivamente il merito sportivo. Nel momento in cui nasce il sospetto che grandi nomi, interessi economici o fattori politici possano avere un peso, la Fifa danneggia i valori fondamentali della competizione sportiva: correttezza, credibilità e integrità.


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