“La pista nera è depistaggio rosso”: a Palermo Gioventù Nazionale sfida i teoremi della sinistra


L’iniziativa di Gioventù nazionale contro la deriva ideologica sulle stragi di mafia, per affermare ancora una volta che la verità si trova negli atti e nei documenti delle indagini

Davanti al murales di Paolo Borsellino, a pochi passi da via D’Amelio, i militanti di Gioventù Nazionale hanno aperto uno striscione provocatorio contro la narrazione costruita da Report, Il Fatto Quotidiano e da una parte della sinistra. Un luogo simbolico, un messaggio netto, una sfida politica lanciata senza giri di parole. Questa mattina a Palermo i militanti di Gioventù Nazionale, movimento giovanile di Fratelli d’Italia, si sono dati appuntamento davanti al murales dedicato a Paolo Borsellino, in via Autonomia Siciliana, nei pressi di via D’Amelio, per presentare alla stampa il documento politico dal titolo inequivocabile: “La pista nera è depistaggio rosso”. Una frase provocatoria presente anche nello striscione aperto sul posto dai giovani della destra siciliana. Non una manifestazione commemorativa, ma una vera e propria controffensiva politica e culturale contro quella che Gioventù Nazionale considera l’ennesima operazione di fango sulla storia della destra italiana e siciliana.

“La pista nera è depistaggio rosso”: Gioventù nazionale sfida i teoremi della sinistra

Al centro dell’iniziativa c’è la contestazione della cosiddetta “pista nera”: la tesi, rilanciata negli ultimi mesi da Report, dal Fatto Quotidiano e da settori politici della sinistra, in particolare del Movimento 5 Stelle, secondo cui ambienti dell’estrema destra avrebbero avuto un ruolo di ispirazione, collegamento o supporto nella stagione stragista di Cosa Nostra. Una ricostruzione che, secondo Gioventù Nazionale, tenta di saldare artificialmente la strategia della tensione degli anni Settanta con le stragi di Capaci e via D’Amelio, costruendo un presunto scenario “fascio-mafioso” mai dimostrato.

Il bersaglio polemico è chiaro: quel circuito mediatico e politico che da anni pretende di piegare la memoria di Paolo Borsellino a una narrazione utile a colpire il centrodestra. Un circo mediatico, denunciano i giovani di Fratelli d’Italia, che riesuma vecchie dichiarazioni, verbali decontestualizzati, colloqui investigativi privi di riscontri solidi, per arrivare a infangare anche figure della destra istituzionale siciliana come Guido Lo Porto, storico esponente del MSI ed ex parlamentare.

Il caso Lo Porto e il documento presentato alla stampa

È proprio sul caso Lo Porto che Gioventù Nazionale insiste con maggiore durezza. Nel documento presentato alla stampa si parla di un tentativo grave e indecente: associare il nome di un uomo della destra parlamentare siciliana a una ricostruzione priva di basi concrete, con l’obiettivo di sporcare retroattivamente un’intera comunità politica. Secondo la nota, la narrazione sulla “pista nera” non si limita a ipotizzare improbabili connessioni tra neofascisti e mafia, ma arriva a sostenere che Paolo Borsellino sarebbe stato assassinato perché avrebbe scoperto questa presunta convergenza. Una tesi che Gioventù Nazionale respinge alla radice, definendola una mostruosità logica prima ancora che storica.

«La destra siciliana non ha nulla da farsi perdonare sul terreno della lotta alla mafia»

«Abbiamo scelto un luogo simbolico, a pochi passi da via D’Amelio, perché non accettiamo che il nome di Paolo Borsellino venga piegato a operazioni di propaganda politica», dichiara Aldo Gulotta, coordinatore regionale Sicilia occidentale di Gioventù Nazionale. «La cosiddetta pista nera viene presentata come una rivelazione, ma in realtà si regge su suggestioni, forzature e vecchie dichiarazioni prive di riscontro. Non esiste alcuna prova seria che colleghi la destra siciliana alle stragi mafiose del 1992».

Parole dure, pronunciate davanti a un murales che per la giovane destra palermitana non è soltanto un simbolo, ma una rivendicazione identitaria. Paolo Borsellino, spiegano i militanti, non può diventare proprietà privata di chi usa l’antimafia come clava politica. Non può essere arruolato post mortem in un teorema costruito per trasformare la ricerca della verità in una resa dei conti ideologica. «La destra siciliana non ha nulla da farsi perdonare sul terreno della lotta alla mafia», prosegue Gulotta. «La nostra comunità ha sempre considerato Paolo Borsellino un esempio di coraggio, giustizia e amore per la Patria. Per questo respingiamo con forza ogni operazione di fango e chiediamo che si torni a parlare dei fatti: delle carte, delle omissioni, delle piste concrete e delle responsabilità che per troppo tempo sono rimaste nell’ombra».

Basta con le strumentalizzazioni ideologiche

Nel mirino c’è soprattutto il tentativo, attribuito a una parte della sinistra giudiziaria, mediatica e politica, di trovare sempre una nuova cornice narrativa per sostenere che le stragi mafiose degli anni Novanta abbiano avuto un movente riconducibile al centrodestra. Dopo il ridimensionamento del processo sulla cosiddetta trattativa Stato-mafia e dopo il venir meno di altre ipotesi sui mandanti politici delle stragi, la “pista nera” appare a Gioventù Nazionale come l’ultimo capitolo di un copione già visto: se la verità giudiziaria non coincide con il teorema, si cambia teorema. Il documento presentato a Palermo insiste invece su un altro filone: mafia-appalti. Una pista reale, documentata, concreta, che affonda le proprie radici nel lavoro di Giovanni Falcone e che Paolo Borsellino considerava centrale per comprendere gli interessi economici, imprenditoriali e istituzionali che ruotavano attorno a Cosa Nostra.

Non suggestioni televisive, non montaggi narrativi, non processi mediatici: carte, atti, omissioni, responsabilità rimaste per troppo tempo fuori fuoco. A rafforzare questa impostazione, Gioventù Nazionale richiama quanto emerso in Commissione parlamentare Antimafia guidata da Chiara Colosimo. Il procuratore di Caltanissetta Salvatore De Luca, esaminando le carte trasmesse da Palermo, ha definito la “pista nera” uno “zero tagliato” e ha chiarito che, allo stato, non vi sarebbero elementi ostensibili per indicarla come causale delle stragi, mentre mafia-appalti rappresenterebbe una sicura concausa della strage di via D’Amelio e, in misura minore, di Capaci.

La verità sulle stragi va trovata negli atti e nei documenti

«La verità sulle stragi non può essere cercata nei teoremi ideologici, ma negli atti e nei documenti», afferma il senatore Raoul Russo, capogruppo di Fratelli d’Italia in Commissione parlamentare Antimafia, presente alla manifestazione. «La cosiddetta pista nera, allo stato, non ha prodotto elementi concreti capaci di sostenerla. Al contrario, il lavoro della Commissione Antimafia ha riportato l’attenzione su mafia-appalti, un filone serio, solido, storicamente rilevante, che merita di essere approfondito fino in fondo». Russo interviene anche sulla denuncia depositata dall’avvocato Luigi Li Gotti contro il procuratore De Luca. Una vicenda che ha acceso ulteriormente lo scontro politico attorno alle audizioni in Antimafia e alla documentazione trasmessa dalla Procura di Caltanissetta.

«La denuncia dell’avvocato Li Gotti contro il procuratore De Luca è un atto grave e infondato», afferma Russo. «Gli atti dimostrano che la Commissione Antimafia ha ricevuto dalla Procura di Caltanissetta tutta la documentazione utile, comprese le carte sulla cosiddetta pista nera, rivelatasi inconsistente. Chi oggi accusa De Luca di occultamenti tenta solo di delegittimare un magistrato che ha avuto il coraggio di smontare ricostruzioni fragili e ideologiche sulle stragi del 1992. Noi difendiamo la verità degli atti contro ogni operazione di propaganda».

Difendere Borsellino dai santini di comodo: Gioventù nazionale porta avanti la lotta alla mafia

È questo il cuore politico della manifestazione palermitana: difendere Borsellino dai santini di comodo e dalle manipolazioni postume. Per Gioventù Nazionale, la memoria del magistrato non può essere trasformata in un format televisivo, né piegata agli umori di chi da decenni prova a usare la mafia come arma impropria contro la destra. La verità sulle stragi, sostengono i giovani di FdI, non passa dalle fiction militanti, ma dalla pazienza degli atti, dal coraggio delle audizioni, dalla riapertura dei cassetti rimasti chiusi troppo a lungo.

L’iniziativa si inserisce nel percorso verso il prossimo 19 luglio, quando a Palermo tornerà la tradizionale Fiaccolata in memoria di Paolo Borsellino e degli agenti della scorta. Un appuntamento che da trent’anni porta in strada giovani, militanti, cittadini e rappresentanti delle istituzioni nel nome della giustizia, della verità e della lotta senza tregua alla mafia. «Il 19 luglio saremo ancora una volta in piazza, torce in mano, per ricordare Paolo Borsellino e gli uomini della scorta», conclude Gulotta. «Lo faremo senza complessi, senza arretrare e senza accettare lezioni da chi pretende di trasformare l’antimafia in una arma politica. La verità non ha bisogno di teoremi: ha bisogno di coraggio. E noi continueremo a chiederla, difenderla e testimoniarla».

Il murales, la torcia e la promessa: la battaglia per la verità prosegue

E forse il senso più profondo della manifestazione sta tutto lì, in quel murales davanti al quale i ragazzi di Gioventù Nazionale hanno scelto di parlare. “Paolo Vive”, c’è scritto sul muro. Non vive nelle ricostruzioni di comodo, nei sospetti agitati a comando, nelle campagne mediatiche utili a colpire un avversario politico. Vive nel coraggio di chi non abbassa lo sguardo, nella fiaccola tricolore che continua ad ardere, nella Sicilia che non si rassegna al fango e pretende ancora verità. Perché Paolo Borsellino non appartiene ai professionisti del sospetto. Appartiene a chi, da trent’anni, torna in via D’Amelio con una torcia in mano e una promessa nel cuore: nessuna tregua alla mafia, nessuna resa ai depistaggi.


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 Mauro La Mantia

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