Sto pensando a Finn per gli Europei. Ciccone uomo chiave al Mondiale, Pellizzari può diventare un protagonista



Roberto Amadio è stato il team manager dell’ultima grande squadra italiana capace di lasciare un segno nel ciclismo mondiale. La Lampre ha chiuso la propria storia alla fine del 2016, ma prima di allora Amadio aveva guidato la Liquigas, formazione che tra il 2010 e il 2012 poteva contare su campioni del calibro di Vincenzo Nibali, Ivan Basso, Peter Sagan ed Elia Viviani. Dopo l’esperienza alla guida delle Nazionali come team manager, lo scorso 22 novembre ha raccolto il testimone di Marco Villa diventando commissario tecnico della Nazionale maschile élite su strada, salendo sull’ammiraglia che fu di Alfredo Martini e Franco Ballerini. L’obiettivo è chiaro: costruire un gruppo competitivo in vista di Los Angeles 2028, città che per Amadio ha un significato speciale, visto che vi partecipò ai Giochi Olimpici del 1984 da atleta. Ma prima ancora c’è una missione da inseguire: riportare l’Italia sul tetto del mondo, con quella maglia iridata che manca ormai dal successo di Alessandro Ballan nel 2008.

Che bilancio tracci dei tuoi primi mesi da ct, anche se gli appuntamenti più importanti arriveranno tra un paio di mesi?
“Per il momento ho vissuto direttamente solo il Tour of the Alps ed è stata un’esperienza molto positiva, perché stare in corsa ti permette di osservare da vicino i ragazzi e capire il loro stato di forma. In questi mesi ho seguito tutte le gare come il Giro d’Italia, che ha dato segnali incoraggianti soprattutto dai più giovani. Piganzoli è stata una bella scoperta nel ruolo di supporto a Vingegaard, mentre Pellizzari aveva iniziato il Giro molto bene prima di essere frenato da un virus. Nonostante questo ha dimostrato carattere, riuscendo a rientrare in gruppo e a rendersi nuovamente utile alla squadra negli ultimi giorni. Sono esperienze che fanno crescere un corridore. Al Giro di Slovenia l’ho visto brillante, segno che aveva recuperato bene dalla Corsa Rosa. Senza quel problema fisico sono convinto che avrebbe disputato un grande Giro. Anche il successo di Jonathan Milan a Roma ha dato continuità dopo un inizio Giro non semplice. Sono state importanti anche le vittorie di Alberto Bettiol, conquistata con determinazione, e quella di Davide Ballerini a Napoli, che per lui, dopo alcune stagioni complicate, rappresenta una vera boccata d’ossigeno. Ciccone, pur senza successi di tappa, è stato uno dei protagonisti del Giro, conquistando anche la maglia azzurra.”

Partiamo dai Mondiali in Canada. Che percorso sarà?
“È un percorso impegnativo. I primi 100 chilometri saranno pianeggianti, poi si entrerà nel circuito di Montreal con due salite, la più lunga di circa 3,5 km, e un arrivo in leggera ascesa. È un tracciato esigente, che si adatta perfettamente a corridori come Pogacar e Vingegaard. Credo comunque di poter schierare una squadra competitiva e penso che il podio possa essere un obiettivo alla nostra portata. Mi spiace soltanto che il Campionato Italiano abbia proposto un percorso diverso da quello iridato, risultando decisamente meno selettivo.”

Ganna punterà esclusivamente sulla cronometro iridata?
“Sì, l’idea è questa. Poi da qui a settembre possono cambiare tante cose. Potrebbe anche essere inserito nella prova in linea per dare un contributo importante nei primi cento chilometri, ma è un discorso che affronteremo dopo il Tour.”

Hai già in mente quali saranno i pilastri della Nazionale per il Mondiale?
“Sicuramente Ciccone sarà uno degli uomini chiave. Già dall’inverno sto parlando con i ragazzi non solo in ottica Mondiale, ma anche guardando ai prossimi tre anni, con il grande obiettivo delle Olimpiadi di Los Angeles, dove il percorso sarà impegnativo. L’idea è creare un gruppo solido, capace di arrivare agli appuntamenti più importanti con una forte mentalità e un autentico spirito di squadra”. 

Pellizzari ci ha spiegato che non farà la Vuelta e punterà sulle Classiche italiane per arrivare al Mondiale al massimo della condizione. Cosa ti aspetti da lui e come giudichi la sua stagione?
“Con Giulio abbiamo condiviso questo programma e credo sia la scelta migliore per presentarsi al Mondiale nella condizione ideale. Lo stesso discorso vale per Ciccone, che rinuncerà alla Vuelta per concentrarsi sulle corse di un giorno. Pellizzari ha disputato una stagione di alto livello. Ha iniziato molto forte, poi ha vinto il Tour of the Alps con autorità, e al netto dei problemi fisici avuti al Giro è sempre stato protagonista. Rispetto allo scorso anno ha compiuto un salto di qualità importante, soprattutto dal punto di vista mentale. Sta crescendo nel modo giusto e ha tutte le caratteristiche per diventare uno dei protagonisti del ciclismo internazionale. Per la Nazionale rappresenta una pedina fondamentale, così come Ciccone, Finn e Piganzoli. Oggi all’Italia manca forse il fuoriclasse assoluto alla Pogacar o Van der Poel, ma abbiamo un gruppo di ottimi corridori e sono molto fiducioso del percorso di crescita che stanno seguendo. Sarà fondamentale anche la collaborazione delle squadre, che non è sempre semplice con calendari così intensi, ma sono convinto che tutti comprenderanno quanto sia importante indossare la maglia azzurra ai Mondiali e alle Olimpiadi.”

Il percorso degli Europei sarà simile a quello dei Mondiali. Vedremo quindi due Nazionali molto simili?
“Assolutamente sì. Ho già parlato con i ragazzi della possibilità di disputare entrambe le manifestazioni. La struttura della squadra sarà molto simile, con un paio di cambi al massimo in base alle condizioni dei corridori.”

C’è l’idea di portare Lorenzo Finn agli Europei Elite?
“Sì. Se arriverà nelle giuste condizioni, la mia intenzione è quella di schierarlo nella prova Elite agli Europei e disputare il Mondiale tra gli Under23. Naturalmente tutto dipenderà dal suo stato di forma, come vale per tutti gli altri corridori. Ci siamo confrontati nei giorni scorsi e lui ha accolto con entusiasmo questo programma.”


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 Francesca Cazzaniga

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