#Finsubito news – Cgil, Cisl e Uil chiedono un tavolo urgente


Un’economia che cresce meno della media nazionale, retribuzioni penalizzate dall’inflazione e un settore dei servizi in difficoltà. È il quadro tracciato dalle segreterie regionali di Cgil, Cisl e Uil dell’Umbria, che chiedono alla Regione l’apertura immediata di un confronto sulle politiche economiche e occupazionali.

Le tre organizzazioni sindacali intervengono dopo la pubblicazione delle stime di Unioncamere e del Centro studi Tagliacarne sul valore aggiunto e dei dati del Geography Index dell’Osservatorio JobPricing relativi alle retribuzioni.

Secondo i sindacati, gli indicatori confermano problemi strutturali che da tempo condizionano il mercato del lavoro regionale e il reddito delle famiglie.

Per affrontare la situazione, le confederazioni hanno inviato alla Giunta regionale una richiesta formale di incontro urgente, finalizzata all’attivazione di un tavolo permanente sul Patto Umbria 2030.

Crescita economica all’1,80%: Umbria al diciassettesimo posto

Il primo elemento evidenziato dalle organizzazioni riguarda la dinamica economica regionale.

Secondo le stime di Unioncamere e Tagliacarne, nel 2025 il valore aggiunto dell’Umbria è cresciuto dell’1,80% a prezzi correnti, contro il 2,30% registrato a livello nazionale.

Il risultato colloca la regione al diciassettesimo posto tra le venti regioni italiane per incremento del valore aggiunto.

La differenza rispetto alla media del Paese viene indicata dai sindacati come un segnale della difficoltà dell’economia umbra a mantenere il passo con le aree più dinamiche.

L’andamento non è però uniforme tra i diversi comparti produttivi.

Industria e costruzioni mostrano risultati positivi, mentre alcuni settori dei servizi registrano una crescita molto contenuta o una contrazione.

È proprio questo squilibrio a preoccupare Cgil, Cisl e Uil, che temono conseguenze sulla qualità dell’occupazione e sulla capacità di spesa delle famiglie.

Commercio, trasporti e turismo: il comparto arretra dello 0,45%

Tra i dati più critici figura quello relativo all’aggregato che comprende commercio, trasporti, servizi di alloggio e ristorazione, informazione e comunicazione.

In Umbria il valore aggiunto di questo insieme di attività ha registrato una variazione negativa dello 0,45%.

Secondo le elaborazioni richiamate dai sindacati, si tratta dell’unico risultato regionale negativo in Italia per questo aggregato.

Il dato non indica necessariamente una contrazione di ciascuna attività considerata singolarmente, ma segnala la debolezza complessiva di un’area importante dell’economia regionale.

Per le organizzazioni sindacali, le difficoltà del terziario rischiano di ripercuotersi sull’occupazione e sui consumi, soprattutto in presenza di redditi già sotto pressione.

Perugia cresce più di Terni: aumenta il divario provinciale

Le differenze emergono anche dal confronto tra le due province umbre.

Perugia registra una crescita del valore aggiunto del 2,01%, sostenuta in particolare dall’andamento dell’industria.

Terni si ferma invece all’1,12%, collocandosi al 101esimo posto tra le 107 province italiane per dinamica economica.

Cgil, Cisl e Uil collegano il risultato ternano anche alla debolezza della manifattura tradizionale.

Il diverso andamento dei territori viene considerato un ulteriore elemento di fragilità per la regione, perché può accentuare le disparità economiche e occupazionali già esistenti.

Potere d’acquisto, Umbria ultima secondo il Geography Index

Accanto alla crescita economica, le tre sigle sindacali pongono al centro della loro analisi la perdita di potere d’acquisto dei lavoratori.

Secondo i dati del Geography Index di JobPricing citati dalle organizzazioni, l’Umbria presenta un divario negativo del 15,1% tra l’andamento delle retribuzioni e quello del costo della vita.

Un risultato che, nell’interpretazione dei sindacati, colloca la regione nella posizione peggiore a livello nazionale per la perdita di capacità d’acquisto.

La retribuzione media annua indicata dal rapporto è pari a 29.952 euro.

Le organizzazioni sottolineano che il livello degli stipendi, unito all’aumento dei prezzi, rende sempre più difficile sostenere le spese quotidiane.

La questione salariale viene inoltre collegata alla diffusione di forme di lavoro precario e a basso reddito, sulle quali Cgil, Cisl e Uil chiedono interventi specifici.

Patto Umbria 2030, richiesta una convocazione immediata

Di fronte a questi indicatori, Cgil, Cisl e Uil hanno chiesto ufficialmente alla Regione Umbria di convocare un tavolo permanente di confronto sul Patto Umbria 2030.

L’obiettivo è definire una strategia condivisa tra istituzioni e parti sociali, capace di affrontare contemporaneamente le difficoltà produttive e quelle occupazionali.

Tra le priorità indicate dai sindacati figurano:

  • Transizione industriale, energetica e digitale, con interventi programmati per sostenere il sistema produttivo.
  • Occupazione stabile, sicura e di qualità, da collegare anche all’impiego delle risorse pubbliche.
  • Contrasto al lavoro precario e alle attività economiche basate su bassi livelli retributivi.
  • Rinnovo dei contratti e tutela dei salari, per sostenere il potere d’acquisto.
  • Politiche attive del lavoro e misure a sostegno dei redditi da lavoro dipendente e da pensione.

Le confederazioni chiedono inoltre che i fondi europei e le risorse pubbliche siano orientati alla creazione di occupazione di qualità, evitando interventi frammentati.

La richiesta alla Regione: una risposta strutturale alla crisi

Nel documento congiunto, Cgil, Cisl e Uil sostengono che non siano più sufficienti confronti istituzionali privi di risultati operativi.

La richiesta è quella di costruire un programma economico e sociale condiviso, in grado di intervenire sulle cause della debolezza regionale e non soltanto sulle sue conseguenze.

Le organizzazioni ritengono necessario rafforzare il collegamento tra politiche industriali, qualità del lavoro e tutela dei redditi.

La convocazione del tavolo sul Patto Umbria 2030 rappresenta quindi la prima risposta concreta attesa dai sindacati.

Al momento, nel materiale diffuso dalle tre confederazioni non sono riportati una data per l’incontro né una risposta ufficiale della Giunta regionale.

Il confronto richiesto punta a mettere al centro dell’agenda regionale salari, occupazione e competitività delle imprese, in una fase caratterizzata da crescita economica inferiore alla media italiana e difficoltà nel recupero del potere d’acquisto.

Redazione

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