#Finsubito news – Hojlund non segna ma ha il posto fisso di centravanti del Napoli


Non bisogna necessariamente cercare un colpevole dopo ogni partita. È una delle abitudini peggiori del calcio, soprattutto a Napoli, dove tra il triplice fischio e l’apertura del processo trascorrono generalmente pochi secondi. Ma non cercare colpevoli non significa nemmeno rinunciare a individuare i problemi.

E il Napoli, oggi, ne ha uno piuttosto evidente, evidente quasi quanto una difesa che va in difficoltà ogni volta che c’è da gestire un risultato: il problema è che Rasmus Hojlund non segna. Non segna mai.

Otto partite consecutive senza gol

Otto partite consecutive senza gol. Due reti complessive in stagione per un centravanti di 23 anni sul quale il Napoli ha investito circa 50 milioni e al quale ha sostanzialmente consegnato le chiavi dell’attacco. Non è ancora una sentenza, naturalmente. Ma siamo al 24 ottobre e comincia a essere qualcosa di più di una curiosità statistica.

Su queste pagine, ad agosto (non oggi), avevamo sollevato una questione abbastanza precisa: Hojlund è un ottimo calciatore, probabilmente destinato a diventare un grande attaccante, ma non sembra ancora possedere quella particolare ossessione per il gol che distingue i centravanti più prolifici. E soprattutto avevamo sottolineato quanto fosse rischioso lasciarlo senza una concorrenza credibile (come poi è accaduto, perché Gabriel Jesus non è arrivato) dopo la partenza di Lukaku.

Non era una bocciatura. E non sarebbe particolarmente intelligente trasformarla in una rivendicazione oggi. Il problema è che, a distanza di oltre due mesi, gli indizi iniziano ad accumularsi.

posto fisso

Quattro gol al Bodo e lui nemmeno uno. Come per i tre alla Roma

Contro il Bodø/Glimt, in una partita nella quale il Napoli ha segnato quattro gol, Hojlund è rimasto ancora a guardare il tabellino. Contro la Roma ha lavorato, combattuto, creato anche una splendida opportunità per Olivera con un ottimo coast-to-coast. Ma ha pure sprecato, a giudizio di chi scrive, un’occasione importantissima un colpo di testa da posizione estremamente favorevole nel primo tempo. E questo, per un centravanti, è tutt’altro che un dettaglio.

Il calcio contemporaneo ci ha insegnato a valutare gli attaccanti oltre il numero delle reti realizzate. Possiamo misurare la partecipazione alla manovra, la qualità degli smarcamenti, la pressione esercitata sui difensori, il contributo alla costruzione delle occasioni. E va bene, sarebbe sciocco ignorare tutto questo. Ma sarebbe altrettanto sciocco utilizzare la complessità dell’analisi per dimenticare la finalità più elementare del gioco. Gli attaccanti devono sentire la porta, fare gol, anche in maniera impacciata, basta che lo facciano. Inzaghi docet. Non possono però costantemente “giocare bene” senza segnare. Non è un dettaglio.

De Bruyne e McTominayDe Bruyne e McTominay

McTominay ha il gol nel sangue, Hojlund no

Anche perché, a pochi metri da Hojlund, gioca uno scozzese che sembra avere una concezione meno sofisticata della questione. Scott McTominay è tornato da poco in condizione. Ha messo insieme tre partite e qualche spezzone dal rientro. Ha segnato quattro gol, tutti nelle ultime due gare. Due al Bodø, due alla Roma. Il doppio di Hojlund in meno della metà delle partite. E no, non è un centravanti.

La differenza non è semplicemente nella precisione delle conclusioni. È nell’atteggiamento con cui i due interpretano l’area di rigore. McTominay sembra continuamente alla ricerca del punto in cui il pallone potrà diventare pericoloso. Attacca lo spazio, aggredisce le seconde palle, accompagna l’azione con la convinzione che prima o poi ci sarà qualcosa da raccogliere. Soprattutto, quando si presenta l’occasione, ha una straordinaria naturalezza nel trasformarla in gol. McTominay ha il gol nel sangue, come i centravanti. Hojlund, almeno per il momento, come dicevamo già ad agosto, no.

Naturalmente questo inizio di stagione rappresenta un campione troppo limitato per trarre conclusioni definitive sul valore del ragazzo. Ma il calcio non è soltanto una disciplina statistica. È anche una competizione nella quale bisogna risolvere problemi immediati. E il Napoli non può aspettare che il campione diventi statisticamente significativo per chiedersi come ottenere qualche gol in più dal suo centravanti.

Anche perché il problema realizzativo non si esaurisce con Hojlund. Politano partecipa moltissimo alla manovra, crea occasioni, fornisce assist ma segna proprio qualche volta, diciamo raramente. Lang continua ad alternare intuizioni interessanti a lunghe assenze dalla partita. Dagli altri uomini offensivi arriva un contributo troppo discontinuo, soprattutto in rapporto alle ambizioni della squadra. E così si finisce per affidare la produzione offensiva soprattutto agli inserimenti dei centrocampisti. Che sono risorsa tattica, finché integra i gol degli attaccanti. Un problema, quando deve invece sostituirli.

McTominay, insomma, non può diventare contemporaneamente il motore del centrocampo, il principale terminale offensivo e l’assicurazione sulla vita di una squadra che fatica a trovare altre soluzioni.

Qui torna il secondo punto sollevato ad agosto: la concorrenza. Oggi Hojlund non ha praticamente nessuno che possa insidiargli seriamente il posto. Lucca attualmente non è un calciatore. Dispiace, ma è così. Le ultime partite hanno detto (sorprendentemente) che Giovane può essere una risorsa interessante, ma non è certo un concorrente credibile per il ruolo di centravanti.

Il risultato è che il danese può attraversare il periodo di scarsa prolificità, può protrarlo quasi all’infinito, senza che questo modifichi sostanzialmente le gerarchie.

E forse (anzi sicuramente) questo non è nemmeno il modo migliore per aiutarlo a crescere. Perché un calciatore di 23 anni può avere bisogno di fiducia, continuità e pazienza. Ma può avere bisogno anche di sentire che il proprio posto non è garantito per diritto di investimento. Che segnare fa parte delle sue responsabilità. Che, se non riesce a farlo, esiste qualcuno pronto a provarci al suo posto.

Quando McTominay segna quattro gol in due partite e il centravanti titolare ne ha segnati due in tutta la stagione, dunque, non siamo davanti a una semplice anomalia statistica da archiviare con una pacca sulla spalla. Siamo davanti a una enorme questione tecnica. Che riguarda Hojlund, certamente. Ma anche chi ha costruito un reparto offensivo senza prevedere una vera alternativa. E ora ne paga il conto. Salatissimo.


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