#Finsubito news – accuse di Calenda e indagini Arera


Alcuni big dell’energia avrebbero ottenuto guadagni extra grazie a prezzi “drogati”, provocando aumenti manipolati delle bollette e lucrando ingiustamente sui consumatori. Nell’estate 2025 l’ipotesi era stata avanzata dalla stessa Arera, l’autorità statale che regolamenta i mercati energetici. Dopo un anno e mezzo, i dubbi aumentano e – in nuovi documenti – Arera riferisce di indagini in corso su situazioni simili. Sul tema si è esposto il leader di Azione, il senatore Carlo Calenda, che denuncia “manipolazioni del mercato” nell’ordine di circa 3 miliardi di euro in prezzi maggiorati. In quali tasche sono finiti? Andiamo per ordine.

Le accuse di Calenda: “Una manipolazione del mercato che ci costa 3 miliardi”

Calenda ha più volte puntato il dito contro il settore energetico. Contesto internazionale a parte, i prezzi sarebbero spinti al rialzo a causa di comportamenti “manipolatori”. Cosa intende dire? Durante un’interrogazione parlamentare al ministro dell’Ambiente e della Sicurezza energetica Gilberto Pichetto Fratin, il leader di Azione ha parlato di una “vera e propria truffa ai danni dei cittadini italiani”.

L’accusa, secondo la sua ricostruzione, è diretta ad alcuni grandi produttori che “manipolano il mercato elettrico”, grazie all’azione combinata di centrali idroelettriche e a gas in loro possesso. In pratica, tratterrebbero parte della loro capacità produttiva a gas, per poi proporre l’energia idroelettrica per soddisfare la domanda che loro stessi hanno creato, spingendo al rialzo i prezzi e aumentando di conseguenza i profitti. Proprio l’idroelettrico è spesso tra le fonti più costose.

Calenda fa l’esempio di un’offerta idroelettrica, che nelle ore di picco viene proposta a 300-350 euro per megawattora, a fronte di costi di produzione che, secondo le sue valutazioni, sarebbero di 35-40 euro. Il senatore ha poi ribadito le sue tesi ospite di Porta a Porta e sui social, annunciando denunce all’Antitrust e alla procura della Repubblica, contestando anche tempestività ed efficacia dell’attività di controllo di Arera.

Solo negli ultimi quattro mesi, questi comportamenti avrebbero generato maggiori esborsi per i cittadini quantificabili in 3 miliardi di euro. “Quello su cui non mi ritengo soddisfatto è che il Governo non dia almeno la constatazione della manipolazione del mercato”, ha detto Calenda in Senato.

Le simulazioni di Arera sui prezzi manipolati e il paradosso delle multe

Già nel luglio 2025 Arera aveva pubblicato un rapporto – che Dossier aveva mostrato per primo – sulle modalità con cui gli operatori hanno presentato le loro offerte nel mercato elettrico. Tramite simulazioni, l’autorità ha confrontato i prezzi osservati con quelli che si sarebbero potuti determinare utilizzando i costi marginali attesi. Le centrali che hanno provocato i prezzi più “ingiusti” erano quelle a gas.

Le differenze medie riscontrate nelle ore interessate dalle simulazioni arrivano a 17-22 euro al megawattora nel 2023 e a 15-24 euro nel 2024. Numeri che, tradotti, avrebbero portato a differenze potenzialmente rilevanti per il costo complessivo dell’elettricità, fino a sei miliardi nel biennio considerato. 

Lo strumento era proprio il “trattenimento economico di capacità”. Alcuni produttori di energia avrebbero spinto il prezzo in alto, dichiarando di non poter produrre energia che in realtà sarebbe stata nelle loro capacità. La scarsità fa così salire le quotazioni e la remunerazione per chi produce. Ma quella scarsità sarebbe stata solo provocata.

Nello stesso rapporto, Arera riconosceva la mancanza di dati più precisi: per questo “la natura generale e conoscitiva dell’indagine, che ha richiesto come si è visto l’adozione di ipotesi semplificatrici, non consente tuttavia di attribuire automaticamente alle suddette condotte una connotazione abusiva”. Di conseguenza, era impossibile sanzionare qualcuno, anche perché le multe sarebbero troppo basse rispetto al beneficio ottenuto. In più, “lunghezza e incertezza del contenzioso amministrativo” avrebbero potuto ridurne la deterrenza oltre a produrre un tardivo e parziale ristoro del danno patito dagli acquirenti. Inoltre, le analisi del 2025 riguardavano gas a ciclo combinato, eolico e fotovoltaico. Gli impianti idroelettrici modulabili erano esclusi dalle simulazioni principali, perché mancavano informazioni sufficientemente dettagliate per valutarne i costi opportunità.

Cosa ha scoperto Arera nell’ultima indagine

Con parole diverse, ora Arera ha ribadito il concetto. Nell’ultima memoria trasmessa alla Commissione attività produttive della Camera, l’Autorità scrive che “l’accertamento di eventuali fenomeni di manipolazione del mercato, per esempio, tramite trattenimento di capacità, richiede ulteriori analisi di dettaglio e affinamenti, che l’Autorità sta già svolgendo, anche caso per caso”.

Il documento descrive anche le due modalità con cui può verificarsi il trattenimento della capacità produttiva. Il primo è quello fisico, quando un operatore sottrae capacità al mercato attraverso indisponibilità non motivate o limitazioni tecniche non necessarie. Il secondo è quello economico, quando l’energia viene offerta a prezzi superiori alla somma del costo variabile e del costo opportunità, senza essere selezionata dal mercato.

Caro bollette, perché noi italiani rischiamo di pagare il gas ai tedeschi

Nella memoria Arera spiega: “Il trattenimento di capacità può, quindi, configurarsi come forma di manipolazione di mercato e, conseguentemente, può comportare inefficienze nel mercato all’ingrosso influenzando, al rialzo, il prezzo che si forma”. E precisa. “Benché al momento non siano ancora disponibili gli elementi necessari su cui basare le conclusioni in proposito, appare ragionevole ipotizzare che eventuali fenomeni manipolativi abbiano effetti (al rialzo) sui prezzi”.

Chi fa davvero il prezzo (alto) dell’energia in Italia

“È bene però ricordare – si legge nella memoria di Arera – come gli elevati prezzi del mercato all’ingrosso in Italia siano, per larga parte, derivanti dall’attuale mix di generazione elettrica nazionale, in cui tuttora la produzione dal gas naturale assume un ruolo preponderante e, conseguentemente, dai prezzi del gas naturale”.

Gas acquistato dallo Stato nel 2022 e rivenduto a prezzi più bassi: 3 miliardi di buco

Nel passaggio dai mesi invernali a quelli estivi del 2026, l’Autorità registra una “riduzione del contributo dei cicli combinati a gas alla fissazione del prezzo; riduzione che, oltre all’approvvigionamento dall’estero, va a vantaggio delle tecnologie di picco”. Tra queste, il più costoso è l’idroelettrico.

prezzi pun fonti gas idroelettrico arera

Il grafico contenuto nella memoria Arera mostra che, nei primi nove mesi del 2026, il prezzo medio dell’elettricità nelle ore in cui risultavano marginali gli impianti a gas era di 141,9 euro al megawattora. Quando a fissare il prezzo erano invece gli impianti idroelettrici a modulazione, il valore medio saliva a 175,2 euro. Per gli impianti a pompaggio raggiungeva 177,1 euro.

Cosa dice il ministro Fratin e cosa succede adesso

Il ministro Gilberto Pichetto Fratin ha risposto sottolineando che è “essenziale disporre di strumenti idonei a distinguere i legittimi segnali di prezzo da eventuali comportamenti abusivi degli operatori”. C’è poi il tema delle concessioni idroelettriche, per l’80 per cento in scadenza e da mettere in gara, come previsto dalle norme europee.

Concessioni idroelettriche in scadenza (Dati Camera dei Deputati)

L’Autorità ritiene che, nel medio-lungo periodo, la riduzione strutturale dei prezzi debba passare soprattutto attraverso una maggiore diffusione delle rinnovabili e dei sistemi di accumulo, capaci di ridurre il ricorso alla generazione da gas nei momenti di maggiore domanda. Ma nel breve servirebbero dei controlli. Ciò che è certo è l’aumento del costo dell’energia per consumatori e imprese: qualcosa che non ha bisogno di indagini.

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