Nel regime forfettario si pagano già poche tasse: un’imposta sostitutiva del 15%, o del 5% per i primi cinque anni, su un reddito calcolato con un coefficiente fisso. Ma ci sono ancora molti modi legali per pagare meno tasse da forfettario, e alcuni errori che fanno pagare di più. Valgono per i redditi del 2026, che dichiarerai nel modello Redditi 2027, e in buona parte anche per l’anno fiscale 2027. In questa guida trovi 10 trucchi aggiornati alle regole 2026: dal tetto di 85.000 euro da non superare alla riduzione del 35% dei contributi INPS per artigiani e commercianti, dalla deduzione dei contributi versati entro il 31 dicembre al limite di 35.000 euro per chi ha anche un lavoro dipendente. Ogni trucco ha un esempio con il risparmio stimato.
Questa guida fa parte della nostra serie sul fisco delle partite IVA: leggi anche le novità del forfettario nella Manovra 2027 e, se hai ricavi più alti, i 10 trucchi per pagare meno tasse con la partita IVA ordinaria.
I 10 trucchi in sintesi
| Trucco | Esempio di risparmio | Quando agire |
| 1. Sfruttare l’aliquota al 5% dei primi 5 anni | 2.307 € su 40.000 € di ricavi | All’apertura |
| 2. Restare sotto gli 85.000 € di ricavi | evitare l’uscita dal regime | Fine anno, sugli incassi |
| 3. Pagare i contributi INPS entro il 31 dicembre | deduzione nell’anno | Dicembre |
| 4. Chiedere la riduzione del 35% dei contributi | circa 1.614 € per un commerciante | Entro il 28 febbraio |
| 5. Controllare il codice ATECO e il coefficiente | fino al 46% di reddito tassabile in meno | All’apertura e a ogni cambio di attività |
| 6. Rispettare il limite di 35.000 € con lavoro dipendente | evitare l’uscita dal regime | Per tutto il 2026 |
| 7. Far detrarre le spese a chi paga l’IRPEF | detrazioni altrimenti perse | Prima di pagare |
| 8. Fondo pensione solo se hai altri redditi | fino a 5.300 € deducibili dall’IRPEF | Entro il 31 dicembre |
| 9. Accantonare per il secondo anno e rateizzare | niente sorprese a giugno | Dal primo anno |
| 10. Confrontare ogni anno con il regime ordinario | dipende dai costi reali | Ogni autunno |
Stime della redazione. I contributi INPS sono quelli 2026 indicati dalle fonti di settore; verifica sempre gli importi aggiornati sul sito dell’INPS.
1. Sfrutta l’aliquota al 5% dei primi cinque anni
Chi apre una nuova attività paga l’imposta sostitutiva al 5% invece che al 15% per i primi cinque anni. Servono alcuni requisiti: non aver svolto attività d’impresa o professionale nei tre anni precedenti, e la nuova attività non deve essere la prosecuzione di un lavoro svolto prima come dipendente o collaboratore (salvo il praticantato obbligatorio).
Esempio: un professionista con 40.000 euro di ricavi e coefficiente del 78% ha un reddito di 31.200 euro. Tolti circa 8.130 euro di contributi alla Gestione separata, l’imponibile è di circa 23.070 euro. Al 15% pagherebbe circa 3.460 euro, al 5% circa 1.150: il risparmio è di circa 2.300 euro l’anno, oltre 11.500 euro in cinque anni. I dettagli sono nella guida al forfettario con imposta al 5%.
2. Resta sotto gli 85.000 euro di ricavi
Il regime forfettario vale fino a 85.000 euro di ricavi o compensi incassati nell’anno. Se li superi, esci dal regime dall’anno successivo; se superi i 100.000 euro, esci subito e devi applicare l’IVA dalla fattura che fa scattare il superamento.
Il trucco sta nel principio di cassa: conta la data di incasso, non quella della fattura. Se a dicembre sei vicino alla soglia, puoi concordare con i clienti il pagamento a gennaio. Come sempre, lo spostamento deve essere reale. Tutti gli scenari sono nell’articolo sul superamento della soglia di 85.000 e 100.000 euro.
3. Paga i contributi INPS entro il 31 dicembre
Nel forfettario l’unico costo che puoi dedurre davvero sono i contributi previdenziali obbligatori, e solo nell’anno in cui li paghi. Tutte le altre spese sono già comprese nel coefficiente di redditività.
Per artigiani e commercianti la quarta rata dei contributi fissi scade a febbraio dell’anno dopo: se la paghi entro il 31 dicembre la deduci un anno prima. Lo stesso vale per eventuali versamenti in ritardo. Con l’imposta al 15%, ogni 1.000 euro di contributi dedotti vale 150 euro di imposta in meno. Calcoli ed esempi sono nella guida ai contributi INPS nel forfettario.
4. Chiedi la riduzione del 35% dei contributi INPS
Se sei iscritto alla gestione artigiani o commercianti, puoi chiedere di pagare il 35% in meno di contributi. La riduzione non è automatica: la domanda va presentata all’INPS entro il 28 febbraio per valere dall’anno stesso.
| Gestione INPS | Contributi fissi 2026 | Con riduzione del 35% | Risparmio |
| Commercianti | 4.611,64 € | circa 2.998 € | circa 1.614 € |
| Artigiani | 4.521,36 € | circa 2.939 € | circa 1.582 € |
C’è però un costo nascosto: con meno contributi avrai una pensione più bassa, perché la riduzione abbassa anche l’anzianità contributiva riconosciuta. Chi si è iscritto per la prima volta nel 2025 può invece avere uno sconto del 50% per 36 mesi, non cumulabile con il 35%. La riduzione non vale per la Gestione separata dei professionisti senza cassa.
5. Controlla il codice ATECO e il coefficiente di redditività
Il reddito su cui paghi l’imposta dipende dal coefficiente collegato al tuo codice ATECO: va dal 40% al 86% dei ricavi. A parità di incassi, un coefficiente più basso significa meno tasse e meno contributi.
| Attività (esempi) | Coefficiente | Reddito su 30.000 € di ricavi |
| Commercio all’ingrosso e al dettaglio | 40% | 12.000 € |
| Alloggio e ristorazione | 40% | 12.000 € |
| Intermediari del commercio | 62% | 18.600 € |
| Altre attività economiche | 67% | 20.100 € |
| Professioni tecniche, scientifiche, sanitarie, istruzione | 78% | 23.400 € |
| Costruzioni e attività immobiliari | 86% | 25.800 € |
Il codice ATECO non si sceglie a piacere: deve corrispondere all’attività che svolgi davvero. Ma con la nuova classificazione ATECO 2025 conviene verificare di avere il codice corretto, e chi svolge più attività deve applicare il coefficiente giusto a ciascuna, tenendo i ricavi separati.
6. Con un lavoro dipendente rispetta il limite di 35.000 euro
Nel 2026 puoi restare nel forfettario anche se hai un lavoro dipendente o una pensione, purché quei redditi non superino i 35.000 euro. Dal 2027 la soglia torna a 30.000 euro, salvo proroga nella Legge di Bilancio. La causa di esclusione non vale se il rapporto di lavoro è cessato nell’anno precedente.
Chi è vicino alla soglia deve fare attenzione a tredicesima, premi e conguagli, che possono far superare il limite. Tutti i casi sono nella nostra guida a forfettario e lavoro dipendente e nell’articolo sul ritorno del limite a 30.000 euro.
7. Fai detrarre le spese a chi paga l’IRPEF
Il reddito forfettario non è soggetto a IRPEF, quindi le detrazioni del 730 (spese mediche, ristrutturazioni, interessi del mutuo) spesso non si possono usare. Se hai solo redditi forfettari, la detrazione va persa.
Il trucco legale è organizzare per tempo chi sostiene le spese. Le spese mediche per un familiare a carico possono essere detratte dal genitore o dal coniuge che le paga; per le ristrutturazioni la detrazione spetta a chi paga ed è titolare di un diritto sull’immobile, come il comproprietario. Se in famiglia c’è un dipendente o un pensionato con IRPEF da pagare, conviene che sia lui a pagare e a intestarsi fatture e bonifici. Ricorda che il 2026 è l’ultimo anno del bonus ristrutturazione al 50% sulla prima casa.
8. Fondo pensione: conviene solo se hai anche altri redditi
Nel forfettario i versamenti al fondo pensione non riducono l’imposta sostitutiva: si deducono solo dal reddito soggetto a IRPEF. Per un forfettario “puro” la deduzione fino a 5.300 euro non porta quindi alcun risparmio immediato.
Diverso è il caso di chi ha anche un lavoro dipendente o una pensione: in quel caso il versamento riduce l’IRPEF su quei redditi, con un risparmio fino a 1.749 euro all’aliquota del 33%. Anche per il forfettario puro il fondo resta utile per la pensione e per la tassazione agevolata finale. Ne abbiamo parlato nell’articolo su forfettario e deducibilità della previdenza.
9. Accantona per il secondo anno e paga a rate
Il primo anno di forfettario non si pagano acconti, ma il secondo anno arrivano tutti insieme: saldo del primo anno più acconti del secondo. Secondo i nostri calcoli, con 30.000 euro di ricavi a giugno del secondo anno si possono dover versare oltre 10.000 euro tra imposta e contributi.
Il trucco è accantonare ogni mese una quota degli incassi, ad esempio il 25-30%, su un conto separato. Il saldo e il primo acconto si possono poi dividere in rate mensili con un interesse dello 0,33% al mese. Tutte le date sono nel calendario delle scadenze fiscali 2027.
10. Confronta ogni anno il forfettario con il regime ordinario
Il forfettario conviene finché i tuoi costi reali sono più bassi di quelli “presunti” dal coefficiente. Se hai molti costi, ad esempio affitto, dipendenti o investimenti, il regime ordinario può far pagare meno tasse, perché lì deduci i costi effettivi.
Ci sono poi spese che riducono il guadagno netto anche nel forfettario, come il commercialista. Con un servizio online si può spendere molto meno di uno studio tradizionale: lo spieghiamo nell’articolo sul costo del commercialista per il forfettario. Non dimenticare infine il bollo da 2 euro sulle fatture sopra i 77,47 euro: puoi addebitarlo legalmente al cliente indicandolo in fattura.
FAQ: pagare meno tasse nel regime forfettario
Come si pagano meno tasse nel regime forfettario?
Sfruttando l’aliquota al 5% dei primi cinque anni, la riduzione dei contributi e la deduzione dei contributi versati. Conta anche restare sotto gli 85.000 euro di ricavi e usare il coefficiente ATECO corretto.
Quanto si paga di tasse nel forfettario?
Si paga un’imposta sostitutiva del 15%, o del 5% per i primi cinque anni, sul reddito forfettario. Il reddito si calcola applicando ai ricavi un coefficiente tra il 40% e l’86%, meno i contributi versati.
Nel forfettario si possono scaricare le spese?
No, nel forfettario non si deducono le spese reali: sono già comprese nel coefficiente. L’unico costo deducibile sono i contributi previdenziali obbligatori pagati nell’anno.
Conviene la riduzione del 35% dei contributi INPS?
Conviene a chi ha bisogno di liquidità, ma riduce la pensione futura. Per un commerciante il risparmio sui contributi fissi è di circa 1.614 euro l’anno. La domanda va fatta entro il 28 febbraio.
Si può avere il forfettario con un lavoro dipendente?
Sì, nel 2026 se il reddito da lavoro dipendente o pensione non supera i 35.000 euro. Dal 2027 la soglia torna a 30.000 euro, salvo proroga.
Avvertenza
Questo articolo ha finalità informative e non sostituisce la consulenza di un commercialista, di un CAF o di un consulente del lavoro. Le regole fiscali indicate sono quelle in vigore a ottobre 2026 e possono cambiare in modo repentino, anche con la Legge di Bilancio 2027 attualmente in discussione: verifica sempre limiti, requisiti e scadenze sulle fonti ufficiali prima di decidere. Per approfondire puoi consultare il sito dell’Agenzia delle Entrate e dell’INPS, dove sono pubblicati ogni anno i contributi minimi di artigiani e commercianti.
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