Tra le novità allo studio per la prossima legge di bilancio spicca una proposta destinata a far discutere: la detassazione degli aumenti di stipendio riconosciuti ai giovani lavoratori. A illustrarla è stato il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti, che ha aperto uno scenario nuovo per chi ha meno di una certa età e lavora alle dipendenze di un’azienda disposta a incrementare la sua retribuzione.
L’idea, ancora in fase di elaborazione e da discutere con gli alleati di governo, punta a replicare un meccanismo già sperimentato con successo lo scorso anno.
La proposta di Giorgetti: flat tax sugli aumenti di stipendio per i giovani
Il ministro dell’Economia ha spiegato che gli aumenti stipendiali che potrebbero essere riconosciuti dai datori di lavoro per i giovani sotto una determinata età potrebbero beneficiare di un trattamento fiscale agevolato. In pratica, non si tratterebbe di un bonus universale o di uno sgravio a pioggia, ma di un incentivo mirato che scatterebbe solo in presenza di un incremento reale della busta paga da parte dell’azienda.
Il meccanismo pensato dal Mef ricalcherebbe quello della flat tax al 5%, già utilizzata per un’altra platea di lavoratori. Giorgetti lo ha definito un possibile patto tra Stato e imprese: da un lato le aziende si impegnano ad alzare gli stipendi dei lavoratori più giovani, dall’altro lo Stato applica su quella quota di aumento un’aliquota agevolata al posto della normale tassazione Irpef a scaglioni, oggi particolarmente pesante proprio sugli scatti retributivi.
Un punto che il ministro ha voluto sottolineare riguarda la natura selettiva dell’intervento. Il governo, ha detto, intende continuare a muoversi in modo selettivo e il più possibile equo, evitando misure generalizzate e concentrando le risorse su categorie precise, in questo caso il ceto medio e, in particolare, i lavoratori a inizio carriera.
Il precedente del 2026: il grande successo della flat tax al 5% sui rinnovi contrattuali
Per spiegare la logica della nuova proposta per la prossima Manovra Finanziaria 2026-2027, Giorgetti ha fatto esplicito riferimento a quanto già fatto con la manovra 2026. In quell’occasione il governo aveva introdotto una tassazione agevolata al 5% sugli aumenti derivanti dai rinnovi dei contratti collettivi, in sostituzione dell’aliquota marginale Irpef che normalmente si applica agli incrementi di reddito.
Il ministro ha parlato apertamente del grande successo che ha avuto l’iniziativa del governo, l’anno scorso, sottolineando come questa misura abbia effettivamente reso più conveniente, sia per i lavoratori sia per le imprese, procedere con gli adeguamenti salariali previsti dai contratti collettivi nazionali. Un risultato che, secondo Giorgetti, dimostra come uno strumento fiscale mirato possa incidere concretamente sulle buste paga senza gravare in modo eccessivo sui conti pubblici.
Proprio da questa esperienza positiva nasce la volontà di allargare il perimetro della misura. Come ha dichiarato lo stesso ministro, l’obiettivo è che questo successo possa essere trasferito, con i dovuti accorgimenti, anche agli eventuali aumenti di stipendio riconosciuti ai giovani nelle aziende, creando così una seconda leva fiscale accanto a quella già collaudata sui rinnovi contrattuali.
Per chi varrebbe la nuova detassazione: l’attenzione ai giovani lavoratori
Il cuore della proposta riguarda i lavoratori under, sotto una determinata età ancora da stabilire. Nelle varie uscite pubbliche, Giorgetti ha fatto riferimento a fasce che, secondo alcune ricostruzioni, potrebbero collocarsi attorno ai 35 anni, anche se la soglia esatta non è stata ancora fissata e potrebbe essere oggetto di confronto politico nelle prossime settimane.
L’obiettivo dichiarato è duplice:
- Contrastare le retribuzioni di ingresso troppo basse, che il ministro ha definito un problema di assoluta evidenza per chi entra oggi nel mondo del lavoro.
- Incentivare le imprese a investire sui salari dei più giovani, offrendo un vantaggio fiscale concreto a fronte di un aumento reale della retribuzione.
Non si tratterebbe quindi di un beneficio automatico per tutti i giovani occupati, ma di un incentivo condizionato: la detassazione scatterebbe solo se il datore di lavoro decide effettivamente di alzare lo stipendio. In questo senso, la misura assomiglia più a un patto tra Stato e aziende che a un bonus fiscale generalizzato, e mira a spostare l’attenzione dal semplice sostegno al reddito verso un incentivo agli aumenti salariali decisi dalle imprese stesse.
Tra le motivazioni che accompagnano la proposta, diversi osservatori hanno sottolineato anche l’obiettivo di contrastare la cosiddetta fuga dei cervelli, ovvero la scelta di molti giovani qualificati di cercare lavoro all’estero, spesso attratti da stipendi più competitivi rispetto a quelli offerti in Italia.
Di quanto sarebbe l’agevolazione fiscale
Sul fronte dell’aliquota applicabile, il riferimento più naturale resta quello della flat tax al 5% già utilizzata per i rinnovi contrattuali della manovra 2026. Giorgetti ha più volte richiamato quel modello come base di partenza, lasciando intendere che un meccanismo simile potrebbe essere replicato anche per gli aumenti riconosciuti ai giovani nelle aziende.
Va detto però che, al momento, non esiste ancora una misura approvata. Mancano infatti diversi elementi tecnici fondamentali:
- L’aliquota definitiva da applicare sugli aumenti agevolati.
- Il limite di età massimo per accedere al beneficio.
- L’importo dell’aumento che potrebbe rientrare nel regime fiscale agevolato.
- Eventuali limiti reddituali per i lavoratori beneficiari.
- I requisiti richiesti alle aziende che decidono di aderire.
Il meccanismo, secondo alcune ricostruzioni, sarebbe diverso da una semplice proroga della detassazione già in vigore per i rinnovi contrattuali. L’agevolazione potrebbe infatti essere collegata direttamente alla scelta dell’impresa di riconoscere una maggiore retribuzione, trasformando così il vantaggio fiscale in un vero e proprio incentivo a investire sui salari, più che in un semplice sconto fiscale slegato dal comportamento aziendale.
Il contesto: la manovra 2027 e le altre misure sul fisco
La proposta sulla detassazione degli aumenti per i giovani si inserisce in un quadro più ampio di interventi allo studio per la legge di bilancio 2027. Tra le ipotesi che il ministro dell’Economia ha messo sul tavolo figurano anche:
- L’estensione del regime forfettario, con l’ipotesi di innalzare il tetto di reddito da 85mila a 100mila euro per l’accesso alla flat tax dei lavoratori autonomi e delle partite Iva.
- Una possibile maggiore flessibilità in uscita per l’accesso alla pensione, con riferimento a un’età anagrafica di 64 anni.
- Un possibile ampliamento della fascia a cui si applica l’aliquota Irpef del 33%, con l’ipotesi di estenderla fino a 60mila euro di reddito.
- La proroga della detassazione già prevista per gli aumenti derivanti dai rinnovi contrattuali.
Giorgetti ha inoltre ribadito la necessità di superare il vincolo europeo, definito piuttosto astruso, che oggi limita a 85mila euro i redditi delle partite Iva a cui si può applicare l’aliquota preferenziale del 15%. Un tema, questo, che il governo intende affrontare anche a livello di negoziato con Bruxelles.
Il ministro ha collegato più volte il tema degli aumenti salariali anche alla competitività delle imprese, sottolineando come il salario debba essere considerato sempre più una forma di investimento e non solo un costo da contenere. Una visione che accompagna l’intera impostazione della manovra, orientata a interventi selettivi piuttosto che a misure indistinte rivolte a tutta la platea dei contribuenti.
I nodi ancora da sciogliere
Nonostante l’entusiasmo mostrato da Giorgetti nel presentare la proposta, restano diversi nodi politici e tecnici da affrontare prima che la misura possa trovare posto nel testo definitivo della manovra. La proposta di detassare gli incrementi contrattuali, ha precisato lo stesso ministro, va discussa nell’ambito della coalizione di governo, segno che il tema non è ancora stato definito nei dettagli e che potrebbe subire modifiche nelle prossime settimane.
A pesare, come sempre accade in fase di costruzione della legge di bilancio, sarà anche la questione delle coperture finanziarie. Il governo deve infatti conciliare le richieste dei diversi partiti della maggioranza con le risorse effettivamente disponibili, un vincolo che lo stesso Giorgetti ha definito centrale nell’impostazione dell’intera manovra 2027.
La proposta di detassazione degli aumenti di stipendio per i giovani, annunciata da Giorgetti in vista della manovra 2027, rappresenta, dunque, uno dei temi più discussi tra le misure fiscali allo studio del governo. L’idea di base è chiara: replicare il successo ottenuto con la flat tax al 5% sui rinnovi contrattuali della manovra 2026, estendendo un meccanismo simile agli aumenti di stipendio riconosciuti ai lavoratori più giovani dalle imprese.
Dott. Giovanni Matano
Il Dott. Giovanni Matano è un esperto di fiscalità pratica e consulente fiscale con oltre 15 anni di esperienza nel settore. Laureato in Economia e Commercio presso l’Università Bocconi di Milano, ha dedicato la sua carriera a supportare piccole e medie imprese nella pianificazione fiscale e nell’ottimizzazione delle agevolazioni fiscali. La sua competenza si estende anche …
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