SS16 e stazione, due emergenze riminesi. Ma Gnassi dov’è?


SS16 e stazione, due emergenze riminesi. Ma Gnassi non c’è

Due interrogazioni parlamentari hanno riportato all’attenzione del Governo due questioni decisive per Rimini: il futuro della variante alla Statale 16 e l’eliminazione delle barriere architettoniche nella stazione ferroviaria.

Sulla SS16 è intervenuto il senatore del Movimento 5 Stelle Marco Croatti. Salvini sostiene che il progetto possa ancora proseguire e richiama i 450 milioni di euro inseriti nel contratto di programma, mentre Fratelli d’Italia si dichiara contrario. È uno scontro interno alla maggioranza su un’opera ferma da decenni e ora colpita anche dall’annullamento della proroga della Valutazione di impatto ambientale.

Croatti definisce la risposta del ministro una “presa in giro”, dopo quattro anni di immobilismo, e propone di abbandonare il vecchio tracciato, riqualificare la Statale esistente e realizzare un nuovo casello autostradale al servizio della Fiera.

Occorre dirlo con chiarezza: quella maxi variante va definitivamente cancellata. È un progetto vecchio, sovradimensionato e invasivo, che aprirebbe una nuova ferita nel territorio riminese. Le risorse disponibili devono essere utilizzate per riqualificare l’attuale Statale 16: eliminare i punti più pericolosi, migliorare gli incroci, rendere il traffico più scorrevole e potenziare i collegamenti con l’autostrada e la viabilità urbana, compreso un nuovo casello per la Fiera. Non serve continuare a inseguire un progetto nato un quarto di secolo fa: serve una soluzione realizzabile e adeguata ai problemi di oggi.

La deputata di Forza Italia Rosaria Tassinari ha invece interrogato il ministro sull’accessibilità della stazione. La risposta conferma che ascensori e scale mobili nel nuovo sottopasso centrale arriveranno soltanto nel 2028. Ma il problema principale rimane: gli ascensori per raggiungere direttamente i binari non sono previsti. Nonostante le richieste del sindaco e della città, RFI continua a non modificare il progetto. Per una stazione importante come quella di Rimini è una situazione vergognosa.

Croatti e Tassinari hanno svolto il loro compito di parlamentari del territorio, portando a Roma due problemi concreti della comunità riminese.

Dispiace constatare che Andrea Gnassi, già sindaco e oggi deputato del Partito Democratico, da mesi non sia presente sulla scena politica riminese, proprio mentre si discutono questioni così importanti per il futuro della città.

 

Porto e Delphinarium: a Riccione basta scambiarsi i problemi

Alla fine la Giunta di Riccione ha dichiarato il pubblico interesse per la proposta di riqualificazione del porto. Ora il Comune dovrà pubblicare un avviso e concedere almeno sessanta giorni ad altri operatori interessati a presentare progetti concorrenti. Seguiranno la valutazione comparativa, l’approvazione del progetto e, infine, la gara.

La strada, dunque, è ancora lunghissima: forse tre o quattro anni. E resta avvolto nella nebbia proprio l’aspetto decisivo: la proposta economica presentata da circa 90-100 concessionari balneari. Si sa soltanto che sarebbero disponibili a finanziare le opere del porto in cambio di concessioni della durata di vent’anni.

La sindaca Daniela Angelini ha voluto caparbiamente portare avanti una procedura che difficilmente arriverà alla fine. Le norme italiane ed europee impongono gare vere per le concessioni demaniali: il project financing non può diventare lo strumento per garantire agli attuali concessionari altri vent’anni sulla spiaggia. Evidentemente a Riccione i consulenti sono particolarmente bravi a convincere gli amministratori.

A questo punto avanzo una proposta provocatoria. La società che vuole trasformare l’ex Delphinarium realizzando circa 4 mila metri quadrati di appartamenti potrebbe partecipare al project financing e finanziare la riqualificazione del porto.

Si risolverebbero contemporaneamente due problemi: il progetto immobiliare del Delphinarium troverebbe finalmente quel consistente interesse pubblico che oggi gli manca e le concessioni balneari potrebbero tornare nell’unica strada legittima, quella dei bandi aperti e competitivi.

Naturalmente non accadrà nulla di tutto questo. Continueremo invece ad assistere a progetti presentati come strategici, proposte tenute riservate, consulenze, manifestazioni d’interesse e promesse di opere pubbliche. Poi arriveranno le norme europee, le sentenze e i ricorsi.

 

I balneari temevano i grandi gruppi. Ora preparano loro il terreno

Leggendo i giornali di questi giorni mi pare di sognare. Una delle critiche più furibonde rivolte dai concessionari alla Bolkestein era questa: con le gare arriveranno multinazionali e grandi gruppi finanziari, cancellando la storia delle piccole imprese balneari italiane.

Ho sempre sostenuto che il rischio poteva essere limitato con una scelta semplice: bandi riguardanti aree di dimensioni contenute, capaci di conservare il carattere familiare e la struttura delle micro e piccole imprese.

Ora, invece, sono proprio gli attuali concessionari a proporre maxi aggregazioni. A Rimini, con in prima fila il presidente della cooperativa bagnini Mauro Vanni, si progettano concessioni comprendenti almeno otto stabilimenti e un pubblico esercizio. A Riccione circa cento concessionari propongono un unico project financing. A Bellaria tutte le concessioni vengono messe a disposizione di un’altra operazione unitaria.

È evidente che strutture di queste dimensioni possono attirare grandi gruppi imprenditoriali, fondi di investimento e società alberghiere. Esattamente ciò che per anni ci è stato indicato come il pericolo da scongiurare.

La giustificazione è che le macro-aggregazioni sarebbero indispensabili per riqualificare la spiaggia. Ma si confondono due questioni completamente diverse: il progetto architettonico e urbanistico dell’arenile e la dimensione delle concessioni da mettere a gara.

Nulla vieta a più operatori di condividere un progetto unitario lungo 400 o 500 metri, coordinando strutture, servizi e qualità urbana, mantenendo però concessioni di dimensioni limitate. Si può riqualificare insieme senza consegnare interi tratti di spiaggia a un unico soggetto economico.

Se si costruiscono maxi concessioni, poi non si può gridare allo scandalo quando alle gare si presenteranno i grandi gruppi. La strada gliela stanno preparando proprio coloro che sostenevano di volerli tenere lontani.

 

Maurizio Melucci


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