Un giro d’affari compreso tra 2 e 3 mila miliardi di dollari, oltre 100 milioni di occupati a livello globale e, solo in Italia, più di 75 miliardi di euro di valore aggiunto. Sono questi i numeri della blue economy, l’economia del mare e degli oceani, secondo quanto calcolato da un’analisi di Bper. Un tesoro inestimabile fortemente messo in difficoltà dall’attività umana intensiva e dal cambiamento climatico. Motivo per cui anche le società di gestione focalizzate sugli investimenti a impatto si sono attivate per la sua preservazione.
Etica Sgr, ad esempio, ha sottoscritto (insieme ad altre 40 istituzioni finanziarie) uno statement per impedire l’estrazione di minerali in acque profonde, fino a quanto i rischi non saranno pienamente compresi.
L’impegno delle istituzioni finanziarie per la blue economy
Intesa Sanpaolo invece, insieme alla Sda Bocconi School of Management, ha attivato un osservatorio permanente sulla blue economy con l’obiettivo, si legge sul sito della banca, di «favorire il dialogo tra soggetti pubblici e privati, stimolare innovazioni organizzative e tecnologiche e promuovere un cambiamento culturale nell’approccio a questo ambito strategico». Da un punto di vista finanziario, l’economia degli oceani riunisce al suo interno tutta una serie di settori tra loro differenti: dalla nautica alla pesca alla cantieristica, passando per il turismo, i trasporti, l’energia e perfino la tecnologia. Una trasversalità, questa, che fa sì che la blue economy possa essere annoverata a pieno di titolo tra i megatrend di portafoglio.
In un certo senso gli investimenti tematici sugli oceani sono una specifica del più vasto universo della sostenibilità, in acronimo Esg. Un ambito tornato a crescere nelle scelte degli investitori. Secondo quanto calcolato da Moneyfarm nel primo semestre 2026 le masse investite in portafogli Esg dai clienti della piattaforma hanno segnato un +10% a livello globale. E proprio su questo fronte emerge un dato significativo: in Italia, circa il 45% delle clienti donne ha scelto almeno un portafoglio Esg, rispetto al 29% degli uomini, una propensione all’investimento responsabile più marcata nella componente femminile.
I fondi e gli Etf focalizzati sul settore
Tornando alla blue economy, il megatrend capta sempre più l’interesse delle case di gestione, che si affacciano al tema con strumenti di risparmio gestito dedicati. La tabella in pagina, elaborata da Fida, riunisce cinque tra fondi ed Etf specializzati proprio nella blue economy. Da gennaio la loro performance media è pari al 9,1%, con punte superiori al 13%. A un anno il rendimento medio passa al 12,1%, per arrivare al 33,5% su una prospettiva triennale. Il tutto con costi medi dello 0,8%, ma variabili tra i comparti più economici (0,18%) e i più cari (che arrivano al 2%).
Bnp Paribas Am è molto attiva nel megatrend con una serie di strumenti dedicati: Ecpi Global Esg Blue Economy Track (+13,6% nel 2026, commissioni dello 0,4%), l’Etf Easy Ecpi Global Esg Blue Economy (+13,2%, 0,18% i costi) e Bnp Paribas Global Multi Factor&Blue Economy Protetto (7,13%, commissioni dello 0,75%). Demis Todeschini, head of Etf sales Italy, si concentra in particolare sullo strumento passivo, che seleziona 50 titoli equiponderati con ribilanciamento semestrale. «Un esempio concreto dei titoli inclusi nell’indice ci è fornito dalla italiana Prysmian, leader nella produzione di cavi sottomarini».
Più in generale, il money manager ritiene che esporsi al megatrend significhi oggi puntare su «attività legate all’uso sostenibile delle risorse: mezzi di sussistenza costieri, energia, pesca, riduzione dell’inquinamento e navigazione».
Come uso in portafoglio, Todeschini utilizzerebbe uno strumento di questo tipo come «diversificatore dell’azionario globale: la tecnologia, ad esempio, è solo al 6,4%, con maggiore peso di industriali, utility e consumi di base».
Le strategie dei gestori e i sotto-settori preferiti
Con il comparto Blue Leaders Arca Fondi Sgrmette a segno da gennaio una performance del 7,8%, che sfiora il 39% a tre anni anche se con costi elevati e pari proprio al 2% annuo. Sara Venturi, equity portfolio manager della società di gestione, ritiene che il punto di forza della blue economy in portafoglio sia principalmente «la visibilità di crescita a lungo termine rafforzata da massicci piani di investimento pubblici e privati, a cui si aggiunge il boom dell’AI che richiede volumi idrici importanti per il raffreddamento dei data center».
Proprio la tecnologia è uno dei temi chiave dell’economia dell’acqua e degli oceani secondo la money manager. La selezione dei titoli include infatti «sia operatori diretti sia fornitori di tecnologie e infrastrutture abilitanti lungo tutta la catena del valore». Venturi privilegia «società leader in nicchie ad alto valore tecnologico, protette da solide barriere all’ingresso, con forte pricing power e ricavi ricorrenti: caratteristiche strutturali che garantiscono una crescita degli utili solida e altamente resiliente anche durante i cicli economici avversi».
Dws si approcciaall’asset class con il fondo Concept Esg Blue Economy, che da gennaio sfiora il 4% di rendimento e arriva sopra il 23% a tre anni, con commissioni dello 0,75%. Per quanto riguarda i sotto-settori più interessanti Paul Buchwitz, head of investment strategy equity, guarda con attenzione all’eolico offshore, dove «alcuni sviluppi recenti tra cui un’asta record nel Regno Unito e il passaggio della Germania verso un meccanismo contract-for-difference (incentivi statali a lungo termine, ndr) potrebbero sostenere l’attività di investimento». Occhi puntati poi sulla crocieristica, «settore caratterizzato da significative barriere all’ingresso e da un calendario relativamente prevedibile degli incrementi di capacità», e sullo shipping, dopo che i conflitti in Medio Oriente «hanno evidenziato l’importanza di catene di fornitura e infrastrutture portuali resilienti», ricorda il money manager.
I progetti immobiliari e la rigenerazione costiera
Degno di notaè infine l’impegno delle società di gestione alternative che si stanno specializzando nella blue economy in tutte le sue sfaccettature, inclusa quella più strettamente turistica. Un esempio è quello di Blue Sgr, società di gestione italiana da 2,5 miliardi di euro di masse in gestione, che lo scorso luglio ha ottenuto il permesso ci costruire dal comune di Andora e ha completato l’iter di messa in sicurezza dell’area ex Ariston affacciata sul mare. Obiettivo: costruire un complesso residenziale fronte mare, con appartamenti sostenibili dal punto di vista ambientale e accesso diretto alla spiaggia. (riproduzione riservata)
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