Una bomba che esplodendo ne ha fatta scoppiare un’altra. È il caso delle lettere di Aequa Roma, inviate agli inquilini delle case popolari di Roma Capitale, che arrivando in commissione Patrimonio su convocazione del presidente Yuri Trombetti, ha fatto emergere una criticità ancora più grossa e strettamente connessa: nelle casse del Campidoglio mancano circa 365 milioni di euro. Sono soldi che gli inquilini, tra assegnatari regolari e chi è in attesa della sanatoria, non hanno versato tramite il pagamento del canone mensile.
Roma Capitale a caccia di morosi
Facciamo però un passo indietro. Ad agosto scoppia il caso delle lettere di Aequa Roma, società che per conto del Comune si occupa della gestione della riscossione nei confronti degli inquilini popolari. Come raccontato da RomaToday, migliaia di raccomandate sono arrivate in tutti i quadranti della città, partendo da Villa Gordiani dove le prime realtà di quartiere si sono attivate a tutela dei nuclei. Molti si sono visti arrivare richieste anche superiori ai 20mila euro, altri hanno letto contestazioni di morosità risalenti a diversi decenni addietro. Apriti cielo.
Un debito da 365 milioni di euro
Per questo, dopo alcune settimane di incontri con i sindacati e assemblee pubbliche, il presidente della commissione Patrimonio e Casa, Trombetti, ha deciso di convocare gli uffici per fare chiarezza. In audizione c’erano il direttore del dipartimento Tommaso Antonucci, la capostaff dell’assessore Tobia Zevi, Valentina Senese, e la dirigente Maddalena Piedimonte della direzione edilizia residenziale pubblica, cioè l’ufficio che fisicamente ha incaricato Aequa Roma dell’invio delle raccomandate. Dalla voce di quest’ultima arriva il conteggio che lascia a bocca aperta: “Nell’ultimo mese sono state inviate oltre 12 mila comunicazioni bonarie e più di 3 mila costituzioni in mora” hanno spiegato dal dipartimento. “L’operazione consente di salvaguardare crediti per circa 365 milioni di euro. Il valore complessivo degli atti adottati ammonta a circa 700 milioni di euro, che non corrisponde all’effettiva esposizione debitoria degli inquilini; il calcolo, infatti, comprende anche importi contabilizzati più volte” la doverosa specifica da parte del dipartimento Patrimonio.
Gli errori nelle lettere di Aequa Roma
In totale, quindi, circa 365 milioni di euro che mancano nelle casse, accumulati in decenni. Questo, però, non significa che tutte le lettere inviate (circa 16mila tra diffide a pagare e costituzioni in mora) siano corrette. Lo ha fatto notare lo stesso Trombetti: “Ho fatto dei controlli a campione e sulle diffide ci sono dei problemi. Ad esempio a una signora, che è entrata nella casa popolare nel 2000, è stato chiesto un debito che risale al 1985. Poi sono stati mandati atti di costituzione in mora a persone che hanno la richiesta di sanatoria in corso e la sanatoria, se accolta, comporta un diverso e più basso calcolo dei canoni. Quindi, l’atto di costituzione in mora può essere fatto fare solo alla fine della sanatoria”. C’è anche chi avrebbe già firmato un accordo di rateizzazione del debito, ma continuano a ricevere lettere per la stessa morosità. A riguardo, però, Piedimonte è stata chiara: “Anche il mancato pagamento di una sola rata del piano di rateizzazione può comportare la perdita sia del beneficio della rateizzazione sia un disallineamento per cui a quel punto Aequa Roma, come è previsto, tutela l’intero credito”.
La spiegazione da parte degli uffici
Rispetto a sviste e altri errori che si annidano tra le circa 16mila lettere inviate, gli uffici si sono resi disponibili a correggere e modificare: “Sicuramente saremo in grado di correggere le fisiologiche anomalie che possono esserci – ha garantito la direttrice Piedimonte -. Le 12.846 lettere di diffida sono necessarie a compulsare l’utente rispetto al pagamento del dovuto ma non hanno efficacia esecutiva, non sono un accertamento esecutivo né sono un’ingiunzione fiscale di pagamento e non costituiscono l’avvio immediato di una procedura coattiva. I 60 giorni per produrre quietanze e riscontri non hanno natura perentoria per l’utente e questo deriva dalla natura non esecutiva di questi atti”. Una delle contestazioni fatte da inquilini e sindacati intervenuti in queste settimane era proprio questo: l’aver ricevuto queste lettere in piena estate, in un periodo difficile per la chiusura degli uffici e le ferie in corso.
“La fase esecutiva non è automatica”
“Non c’è un avvio automatico della fase esecutiva attraverso un atto di costituzione in mora, perché Roma Capitale già dal 2021 non ha reso automatica questa operazione dopo 60 giorni – ha continuato Piedimonte -. Il passaggio all’atto esecutivo è subordinato a una serie di verifiche rigorose in cui la direzione vaglierà, anche singolarmente, le situazioni”. Stesse rassicurazioni sugli atti di costituzione in mora: “Qualora dovessero emergere disallineamenti e vizi formali o sostanziali si procederà in autotutela all’annullamento dell’atto divenuto esecutivo. Poi c’è un ulteriore passaggio tra l’atto e il ruolo che dipende dall’amministrazione: la cartella non è immediata, c’è una fase di verifica che attiveremo, i termini sono soggetti anche a una fase di sospensiva e questo ci consente di avere un margine più ampio per analizzare tutte le sitauzioni difformi da quanto l’utente deve pagare”.
La soddisfazione di Trombetti (Pd)
Insomma, la strategia è chiara: Roma Capitale ha l’obbligo di recuperare le morosità, ma le tempistiche non sono così stringenti e le famiglie avranno tutto il tempo e il modo di chiarire la propria posizione, con eventuali errori che saranno sanati. Soddisfatto Trombetti: “Recuperare quanto dovuto è giusto e doveroso, ma bisogna distinguere chi sceglie sistematicamente di non pagare da chi ha saltato qualche bolletta, ha una rateizzazione, una sanatoria in corso o contesta una parte delle somme richieste. Dalla commissione sono arrivati chiarimenti e impegni importanti: le diffide non determinano automaticamente l’avvio della riscossione coattiva e i termini indicati per presentare osservazioni e richieste di riesame non sono perentori. Abbiamo inoltre chiesto un differimento dei tempi, considerando che molte comunicazioni sono arrivate nel mese di agosto.Tutti gli inquilini che chiedono un confronto sulla propria posizione dovranno essere ascoltati. Abbiamo chiesto di accelerare la delibera sulla transazione delle morosità per gli inquilini che hanno presentato domanda di sanatoria. È uno strumento ormai urgente”.
“Sbagliano i calcoli e non rispondono”: il caos delle raccomandate AequaRoma a Villa Gordiani
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