Il buon momento di Tyra Grant, l’uscita di scena di Serena Williams e la consapevolezza di Jannik Sinner sono stati tra gli argomenti centrali trattati da Dario Puppo a TennisMania, rubrica di approfondimento tennistico in onda sul canale YouTube di OA Sport. In prima battuta, l’analista sportivo ha parlato di quanto successo nella giornata di martedì.
“Martedì è stata sicuramente, almeno dal nostro punto di vista, una giornata decisamente più ricca di tennis. Mentre la prima giornata, lunedì è stata invece più concentrata tanto sul campo centrale perché lì c’erano sia Sinner che Djokovic. Devo dire che il bilancio degli italiani alla fine è migliore di quello che forse ci si aspettasse. La sensazione è che l’atmosfera sia un po’ cambiata, con molte partite lottate. È un po’ quel discorso che si era fatto al Roland Garros, dove ci provano un po’ tutti quanti. Forse mi sono fatto prendere soprattutto dal punteggio della partita di Berrettini e Wawrinka. C’è stato un precedente soltanto di cinque tie-break tra due svedesi, almeno questo è quello che è saltato fuori come risultato, poi non so se ce ne sono stati altri. Invece un punteggio così chiaramente richiama, proprio perché è uguale tranne il fatto che c’erano Sampras e Agassi, quel quarto di finale del 2001 senza addirittura palle break; Berrettini le ha concesse solo quando è stato brekkato nel game servito per il terzo set. Mi ha affascinato molto il punteggio, devo dire la verità“.
Il giornalista ha poi parlato di Serena Williams, eliminata da Maja Joint: “La Williams non si è fermata a fare la conferenza stampa; probabilmente perché era arrabbiata, ma non lo sappiamo. Quello che mi ha colpito è che si capiva che non avesse il livello e non doveva giocare il singolare a Wimbledon. Lei ha detto che ha aspettato fino all’ultimo, poi ha deciso dicendo: ‘Come faccio a non giocare se Wimbledon mi tiene in conto una wild card?’. Dopo uno scambio non lungo, di tre o quattro tiri, lasciava un buco enorme da una parte, Joint tirava comodamente il vincente. La gente si chiede: ma perché non mettono le luci sugli altri campi? Non è il problema della luce, è che l’erba poi diventa umida e non puoi giocare”.
Non è mancato poi un commento su Matteo Berrettini: “La prestazione al servizio di Berrettini è stata clamorosa; a un certo punto è venuta fuori la statistica sulla media della prima di servizio, ma poi sono andato a vedere la seconda: 211 orari di media. Stiamo parlando di fantascienza. Un po’ te lo aspetti, ma i numeri sono impressionanti. La media della seconda era oltre i 180 km/h orari. La mia immagine che fa da contraltare a quella di Serena Williams? Una delle due palle break nell’ottavo game del quinto set tra Virtanen e Shelton. Shelton fa due scivolate, una da una parte per andare a recuperare e una dall’altra, proprio come un giocatore di calcio che entra per prendere la palla. Il dritto di Virtanen è qualcosa di troppo bello, perché a volte sembra che lo appoggi e dà la sensazione che arrivi di là piano. Per quello mi è venuto da dire che era da tempo che non vedevo un “molleggiato” giocare così il dritto, perché è veramente impressionante. La cosa incredibile è quando scambiavano sul dritto, perché poi si girava dalla parte del rovescio Shelton per tirare il dritto, e allora si incrociavano. Era imbarazzante quell’immagine perché Shelton si sforzava come se fosse in fabbrica; non voglio dire che non abbia talento, perché ce l’ha. Si sforzava, accompagnava con la voce, e l’altro arrivava e tirava forte come lui. Era impressionante la differenza tra i due sul dritto”.
L’analista, riguardo la sterile polemica sulla folta presenza di papà allenatori tra l’elite tennistica, ha svelato un aspetto particolare su Flavio Cobolli, notato in occasione del Roland Garros: “Durante il riscaldamento dell’allenamento Stefano, il papà, stava ai margini, mentre Giannessi aveva in mano la sessione d’allenamento. Giannessi è da poco che si è inserito e devo dire che è molto apprezzato sia dal papà che da Flavio. Ho visto proprio la dinamica stando lì. E poi Flavio non me lo aspettavo così vedendolo nell’allenamento; si capisce che la sua personalità sta continuamente crescendo ed è lui che decide. Per come mi sembra di capire, lui ovviamente sta maturando ed entra sempre di più in certe scelte, però ha dentro di sé ancora delle incertezze e delle insicurezze che cozzano un po’ con il fatto che sia uno spavaldo”.
Puppo ha poi parlato dell’ottima prestazione offerta da Tyra Grant, abile a battere l’esperta Boulter: “Fisicamente mi sembra migliorata, si è fatta trovare pronta in questo momento a Wimbledon e sono rimasto impressionato tanto da non accorgermi del rapporto tra la sua giovane età e la vittoria nello Slam. Il record assoluto resta a Diego Nargiso, che ha vinto a 18 anni e 97 giorni; Sinner ci ha impiegato due mesi in più, praticamente 18 anni e 157 giorni. Tyra Grant è decisamente più giovane rispetto a tutti i nomi che si possono immaginare, che poi sono sei: chiaramente Schiavone, Pennetta, erano intorno ai vent’anni quando vincevano il primo incontro Slam. Paolini è arrivata più tardi, ci ha messo molto di più, a 24 anni, e anche Camila Giorgi a quasi 21. Comunque lei l’ha sottolineato anche nell’intervista. La cosa più interessante di Boulter è che conosce sicuramente bene questi campi. Mi aspettavo una partita più combattuta, magari un terzo set, ma Grant non ha concesso palle break e ha gestito il servizio in un modo che non mi aspettavo. Poi è vero che Boulter è stata anche più avanti in classifica, però non è una giocatrice che ti travolge. Bisogna vederla con altre giocatrici; ha pescato probabilmente quella giusta anche per avere più attenzione. Ho visto che Wimbledon le ha dedicato una grafica”.
E sulla prossima avversaria di Grant, Marie Bouzkova: “Bouzkova mi era capitato di commentarla con Bronzetti al primo turno sulla terra a Parigi, non riesco ancora proprio a valutarla, però lì ha giocato sicuramente una buona partita agevolata da Bronzetti. Però penso sia giocabile. Chiaramente mi aspetto che comunque Grant non si lasci troppo impensierire o distrarre dalla grande attenzione che sicuramente sta ricevendo in queste ore, perché ha fatto una partita in gestione buona in tanti momenti. Quello che mi ha colpito, tanto quanto la condizione fisica, è stata vederla così brillante, per cui sono curioso di rivederla. Secondo me è una giocatrice che può salire rapidamente tanto“.
La voce di Eurosport ha poi parlato di un documentario su Jannik Sinner prodotto dalla BBC: “Hanno intervistato il suo primo maestro, quello che lo portava sia a sciare che a giocare a tennis. Una delle cose che è stata raccontata bene è che il papà, che sembra un personaggio assolutamente ai margini della vicenda, si faceva 12 o 14 ore di lavoro al rifugio a fondo valle e poi tornava a casa e con gusto aveva il piacere di giocare con Jannik a tennis. Jannik in camera nell’aspettarlo spaccava tutto perché tirava ovunque; d’estate questa cosa succedeva e nessuno dei due voleva andare a casa a mangiare, facevano a gara a chi andava avanti ancora e tornavano tardissimo a casa. Il papà di Sinner secondo me è stato ancora poco scoperto, perché della mamma e della sua agitazione nel seguire Jannik si è parlato di più nell’immaginario dei tifosi. Comunque non è un documentario in chiave critica, è la narrazione del fatto che sia uscito fuori come un fungo dai margini più incredibili del tennis. Djokovic non aveva il dubbio su cosa fare. C’è quell’intervista quando a quattro o cinque anni si capiva che era totalmente dedito al tennis, anche su di lui si sta producendo un documentario. Anche se in realtà questo progetto è partito forse dal 2017 quando hanno iniziato a girare, ma a un certo punto tutto viene preso in mano per fare una cosa ancora più grande con il regista di The Last Dance e sarà completamente diverso da quello che abbiamo visto degli altri, perché comunque Djokovic è più filosofico e più introspettivo”.
E a proposito del serbo, Dario Puppo ha commentato le recenti parole del giocatore, in cui sperava in dei cambi regolamentari per diminuire i tempi delle partite: “Quello che dice Djokovic mi fa un po’ strano, perché le qualità che gli hanno permesso di diventare quello che è diventato sono basate anche sulla tenuta. Lui parla della destrezza di una volta, ma non ci si può aggrappare al tennis di una volta, era un gioco diverso, basato sul mettere in difficoltà l’altro non con la potenza. Secondo me è difficile apportare un cambiamento perché bisogna mettere d’accordo troppe entità. Ci vuole ragionevolezza nel gestire i tornei, non solo quelli dei grandi. Per me uno dei problemi è anche questo fatto dei medical time-out e del toilet break. Fa molto discutere quello che ha detto Sinner, che non voleva interrompere il ritmo”.
Secondo l’esperto, Sinner ha capito pienamente quanto successo a Parigi: “Io credo che abbia capito che l’hanno gestita male a Parigi, è andato in blackout lì e si è reso conto che non puoi perdere una partita così quando sei vicinissimo al traguardo. Claudio Pistolesi ha detto che secondo lui è stato un colpo di calore, ti arriva come una martellata in testa e non capisci più niente, sei completamente allo sbando e hai un terzo delle forze. Sono cose che succedono. Potrà succedere quando ci saranno condizioni climatiche difficili in Nord America, a Shanghai o in Australia, ma in quei contesti sei più preparato. Molti giocatori arrivavano da contesti dove non c’era assolutamente caldo, e la stessa cosa è successa a chi ha fatto le qualificazioni a Parigi con un clima autunnale; doversi abituare rapidamente a una condizione diversa può essere un problema non indifferente”.
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Fabrizio Testa
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