#Finsubito news – Banche ea rischio i depositi a basso costo


L’intelligenza artificiale potrebbe cambiare anche il rapporto tra banche e depositanti, trasformando la ricerca del rendimento in una nuova fonte di pressione sulla redditività degli istituti di credito. Citigroup e Bank of America hanno deciso di limitare l’accesso degli agenti di intelligenza artificiale ai conti dei clienti, temendo che questi strumenti possano trasferire automaticamente la liquidità verso conti più remunerativi, sottraendo alle banche una parte dei depositi a basso costo su cui si fonda la loro attività di finanziamento. È quanto riporta FT.

La preoccupazione riguarda la diffusione dei cosiddetti AI agent, assistenti capaci non soltanto di rispondere alle richieste degli utenti, ma anche di eseguire operazioni per loro conto. Se utilizzati per ottimizzare la gestione della liquidità personale, potrebbero individuare le offerte più convenienti sul mercato e spostare il denaro senza che il cliente debba intervenire direttamente in ogni passaggio.

Citigroup ha chiarito di non consentire ad agenti o assistenti di AI di terze parti di accedere ai conti dei clienti attraverso le proprie piattaforme digitali o di effettuare direttamente operazioni. La banca ha motivato la decisione con la necessità di proteggere i conti e le informazioni personali. L’istituto mantiene tuttavia la possibilità di autorizzare, tramite alcuni operatori di open banking, un accesso limitato e di sola lettura alle informazioni bancarie. La distinzione è rilevante: consultare un saldo o analizzare i movimenti non equivale ad avere il potere di trasferire denaro.

Anche Bank of America sta limitando l’accesso degli agenti ai conti dei clienti, mentre lavora alla definizione di protocolli che chiariscano le responsabilità in caso di pagamenti autorizzati da sistemi di intelligenza artificiale. “Crediamo fermamente che ci debba essere una persona coinvolta nell’autorizzazione dei trasferimenti di denaro dal proprio conto” ha dichiarato l’amministratore delegato Brian Moynihan in un’intervista a CNBC, ed evidenziato il rischio che i clienti contestino operazioni effettuate da un agente senza comprenderne pienamente la destinazione o le motivazioni. La questione, quindi, non riguarda soltanto la sicurezza informatica, ma anche il controllo effettivo del denaro e la possibilità di attribuire con chiarezza la responsabilità delle transazioni.

Il potenziale impatto economico è significativo perché le banche fanno affidamento sui depositi a basso costo, in particolare quelli sui quali non vengono riconosciuti interessi, per finanziare i prestiti e sostenere i margini. Secondo un’analisi di Torsten Slok, chief economist di Apollo, riportata da FT, gli assistenti basati sull’AI potrebbero trasferire automaticamente la liquidità delle famiglie verso conti capaci di offrire rendimenti compresi tra il 3,3% e il 5%, rispetto a una remunerazione media nazionale dello 0,1% sui conti correnti.

La differenza potrebbe diventare determinante se questi strumenti venissero adottati su larga scala. JPMorgan Chase, Bank of America e Wells Fargo detengono complessivamente 1.600 miliardi di dollari in depositi che non producono interessi, pari al 16% delle loro passività. Se fossero costrette a riconoscere su queste somme un rendimento del 3%, il costo annuo aggiuntivo arriverebbe a circa 47 miliardi di dollari, quasi la metà degli utili annuali complessivi dei tre istituti.

Si tratta di una stima illustrativa, ma rende evidente la posta in gioco. Se gli agenti AI spingessero una quota crescente dei risparmiatori a cercare automaticamente le condizioni più vantaggiose, le banche potrebbero essere costrette ad aumentare la remunerazione dei depositi per evitare deflussi. Il risultato sarebbe una pressione sui costi di raccolta e, di conseguenza, sulla redditività. “Se ogni famiglia utilizzasse agenti di intelligenza artificiale per ottimizzare il rendimento della propria liquidità, le banche potrebbero perdere una parte significativa dei depositi a basso costo su cui fanno affidamento per concedere prestiti” ha scritto Slok, avvertendo che le conseguenze potrebbero estendersi all’intero sistema finanziario.

Finora, la ricerca di un conto più remunerativo richiedeva al risparmiatore tempo, confronti e operazioni da eseguire manualmente. Con l’automazione, queste attività potrebbero diventare continue, riducendo gli ostacoli pratici che spesso mantengono la liquidità presso la banca abituale.

Le restrizioni arrivano in un momento in cui le società tecnologiche stanno accelerando lo sviluppo di strumenti destinati alla gestione delle finanze personali. Il lancio, a settembre, dell’assistente AI personale Muse di Meta ha contribuito ad alimentare i timori che i chatbot possano iniziare a spostare somme consistenti di liquidità per conto degli utenti, privilegiando il rendimento rispetto alla fedeltà alla banca. La questione è già arrivata all’attenzione delle autorità di vigilanza. Secondo una fonte a conoscenza delle discussioni, dirigenti di Wall Street hanno contattato la Federal Reserve per esprimere preoccupazioni sull’aumento dell’utilizzo di agenti AI nelle transazioni finanziarie.

Le autorità avrebbero accolto con favore le iniziative degli istituti volte a impedire l’accesso indiscriminato degli agenti ai conti. Resta però da chiarire come debba essere formalizzata l’autorizzazione del cliente a una tecnologia autonoma e chi debba rispondere in caso di errori, trasferimenti indesiderati o frodi. Anche JPMorgan Chase ha annunciato un orientamento restrittivo. L’ad Jamie Dimon ha spiegato che la banca non intende consentire a qualsiasi agente esterno di accedere ai conti dei clienti, citando il rischio legato alla possibile proliferazione di sistemi autonomi non sufficientemente controllati. “Dobbiamo assicurarci di proteggere i nostri clienti nel modo corretto. Per questo stiamo sviluppando strumenti adeguati” ha dichiarato, e nel frattempo l’istituto non permetterà accessi indiscriminati alle proprie piattaforme.

Il fenomeno potrebbe però spingere gli istituti a rivedere le strategie commerciali per trattenere la liquidità della clientela. Se gli assistenti digitali renderanno più semplice confrontare le offerte e trasferire denaro tra diversi operatori, la relazione tradizionale tra banca e depositante potrebbe diventare meno stabile. La sfida sarà così quella di trovare un equilibrio tra la necessità di offrire condizioni competitive e quella di preservare margini sostenibili. Una maggiore remunerazione della liquidità potrebbe infatti trattenere i clienti, ma anche aumentare il costo della raccolta.

Il confronto tra banche, società tecnologiche e autorità di vigilanza sarà quindi decisivo. Prima che gli agenti autonomi possano gestire liberamente i conti, serviranno regole chiare sull’accesso ai dati, sull’esecuzione dei pagamenti e sulla responsabilità delle transazioni. Nel frattempo, la scelta degli istituti di mantenere un controllo diretto sui trasferimenti segnala quanto l’intelligenza artificiale possa incidere non solo sui servizi finanziari, ma anche sulle fondamenta economiche del sistema bancario.


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